Joe Biden vs. Xi Jinping. Come andrà a finire

14  ottobre 2021

Biden vs. Xi: cambierà qualcosa? E in che direzione?

INTRODUZIONE

Il 21 settembre il Segretario generale Antonio Guterres ha aperto la 76a sessione dell’assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il suo discorso è stato uno dei più accorati e drammatici che mi sia mai capitato di ascoltare e ho voluto conservarlo. Cercherò di trasmettervi il senso profondo delle sue parole anche se non sarà semplice.

“Siamo sull’orlo di un abisso e ci muoviamo nella direzione sbagliata… Il nostro mondo non è mai stato più minacciato o più diviso…Affrontiamo la più grande cascata di crisi della nostra vita…La pandemia di Covid-19 ha evidenziato enormi disuguaglianze…La crisi climatica sta aggredendo il pianeta…Gli sconvolgimenti, dall’Afghanistan, all’Etiopia, allo Yemen e oltre hanno ostacolato la pace… Un’ondata di sfiducia e disinformazione sta polarizzando le persone e paralizzando le società…I diritti umani sono sotto tiro… Da un lato vediamo i vaccini sviluppati a tempo di record, e dall’altro vediamo quel trionfo della scienza annullato dalla tragedia della mancanza di volontà politica, dall’egoismo e dalla sfiducia. Un surplus in alcuni Paesi. Scaffali vuoti in altri. La maggioranza del mondo più ricco si è vaccinata. Oltre il 90% degli Africani sta ancora aspettando la prima dose. Questo è un atto d’accusa morale contro lo stato del nostro mondo. E’ un’oscenità” Dopo questo drammatico incipit Guterres ha cercato di essere più positivo e propositivo. “L’umanità ha dimostrato che siamo capaci di grandi cose quando lavoriamo insieme… Questa è la ragion d’essere delle Nazioni Unite... Ma siamo franchi. Il sistema multilaterale odierno è troppo limitato nei suoi strumenti e capacità rispetto a quanto necessario per un’efficace governance della gestione dei beni pubblici globali. Dobbiamo concentrarci sul futuro. Bisogna rinnovare il contratto sociale. Dobbiamo garantire che le Nazioni Unite siano adatte a una nuova era... Ma per raggiungere la terra delle nostre promesse, dobbiamo superare i Grandi Divari” “Eccellenze, vedo 6 grandi divari – sei grandi Canyons che dobbiamo colmare ora.

In primo luogo, dobbiamo colmare il divario della pace. Per troppi, in tutto il mondo, la pace e la stabilità rimangono un sogno lontano. In Afghanistan, in Etiopia, in Myanmar, nel Sahel, in luoghi come Yemen, Libia e Siria, in Israele e Palestina, ad Haiti e in tanti altri luoghi lasciati alle spalle… stiamo assistendo a un'esplosione di prese di potere con la forza. Tornano i colpi di stato militari. La mancanza di unità nella comunità internazionale non aiuta. Le divisioni geopolitiche minano la cooperazione internazionale e limitano la capacità del Consiglio di sicurezza di prendere le decisioni necessarie. Allo stesso tempo, sarà impossibile affrontare drammatiche sfide economiche e di sviluppo mentre le due maggiori economie del mondo sono in contrasto tra loro. Eppure temo che il nostro mondo stia strisciando verso due diversi insiemi di regole economiche, commerciali, finanziarie e tecnologiche, due approcci divergenti nello sviluppo dell'intelligenza artificiale e, in definitiva, il rischio di due diverse strategie militari e geopolitiche. Questa è una ricetta per i guai. Sarebbe molto meno prevedibile della Guerra Fredda. Per ripristinare la fiducia e ispirare speranza abbiamo bisogno di cooperazione. Abbiamo bisogno di dialogo. Abbiamo bisogno di comprensione. In secondo luogo, dobbiamo colmare il divario climatico. Ciò richiede un ponte di fiducia tra Nord e Sud. Abbiamo bisogno di più ambizioni da parte di tutti i Paesi in tre aree chiave: mitigazione, finanza e adattamento. Più ambizione sulla mitigazione, significa Paesi che si impegnano per la neutralità del carbonio entro la metà del secolo. Più ambizione sulla finanza, significa che le nazioni in via di sviluppo vedano finalmente i promessi $ 100 miliardi di dollari all'anno per le azioni necessarie per il clima, mobilitando pienamente le risorse sia delle istituzioni finanziarie internazionali che del settore privato. Più ambizione sull'adattamento, significa che i paesi sviluppati mantengano la promessa di un sostegno credibile ai Paesi in via di sviluppo per costruire la resilienza per salvare vite e mezzi di sussistenza.Terzo, dobbiamo colmare il divario tra ricchi e poveri, all'interno e tra i Paesi. Questo inizia ponendo fine alla pandemia per tutti, ovunque. Abbiamo urgente bisogno di un piano di vaccinazione globale per almeno raddoppiare la produzione di vaccini e garantire che i vaccini raggiungano il settanta per cento della popolazione mondiale nella prima metà del 2022. Quarto, dobbiamo colmare il divario di genere. Il COVID-19 ha esposto e amplificato l'ingiustizia più duratura del mondo: lo squilibrio di potere tra uomini e donne. Quando la pandemia ha colpito, le donne sono state la maggior parte dei lavoratori in prima linea, le prime a perdere il lavoro e le prime a sospendere la carriera per prendersi cura di coloro a loro vicini. Le ragazze sono state colpite in modo sproporzionato dalla chiusura delle scuole che ne limita lo sviluppo e aumenta il rischio di abusi, violenze e matrimoni precoci. Colmare il divario di genere non è solo una questione di giustizia per donne e ragazze. È un punto di svolta per l'umanità. Quinto, ripristinare la fiducia e ispirare speranza significa colmare il divario digitale. Metà dell'umanità non ha accesso a Internet. Dobbiamo connettere tutti entro il 2030. Uno dei maggiori pericoli che dobbiamo affrontare è la crescente portata delle piattaforme digitali e l'uso e l'abuso dei dati. Una vasta libreria di informazioni è stata assemblata su ognuno di noi. Eppure non abbiamo nemmeno le chiavi di quella biblioteca. Non sappiamo come queste informazioni siano state raccolte, da chi o per quali scopi. Ma sappiamo che i nostri dati vengono utilizzati a fini commerciali, per aumentare i profitti aziendali. I nostri modelli di comportamento vengono mercificati e venduti come contratti futures. I nostri dati vengono utilizzati anche per influenzare le nostre percezioni e opinioni. I governi e altri possono sfruttarli per controllare o manipolare il comportamento delle persone, violando i diritti umani di individui o gruppi e minando la democrazia. Questa non è fantascienza. Questa è la realtà di oggi.Sesto, dobbiamo colmare il divario tra le generazioni. I giovani erediteranno le conseguenze delle nostre decisioni, buone e cattive. Allo stesso tempo, ci aspettiamo che nascano 10,9 miliardi di persone entro la fine del secolo. Abbiamo bisogno dei loro talenti, idee ed energie. La nostra agenda comune propone un vertice sulla trasformazione dell'istruzione il prossimo anno per affrontare la crisi dell'apprendimento e ampliare le opportunità per gli 1,8 miliardi di giovani di oggi. Ma i giovani hanno bisogno di più del supporto. Hanno bisogno di un posto a tavola. I giovani hanno bisogno di una visione di speranza per il futuro. Circa il 60 percento dei vostri futuri elettori si sente tradito dai propri governi. Dobbiamo dimostrare ai bambini e ai giovani che, nonostante la gravità della situazione, il mondo ha un piano e i governi si impegnano a metterlo in atto. Con un vero impegno, possiamo essere all'altezza della promessa di un mondo migliore e più pacifico. L'interdipendenza è la logica del 21° secolo. Ed è la stella polare delle Nazioni Unite. Questo è il nostro tempo. Un momento di trasformazione. Un'era per riaccendere il multilateralismo. Un'era di possibilità. Ristabiliamo la fiducia. Ispiriamo speranza. E cominciamo subito.”

Di fronte ad una tale drammaticità ho letto anche molti fra i discorsi pronunziati nell’annuale passerella. Ve ne riassumo tre (Biden, Xi Jinping, e Macron). Angela Merkel purtroppo, a mandato finito, ha preferito cedere il passo al Presidente tedesco. Francamente, di tutti questi discorsi, l’unico veramente all’altezza della situazione mi è parso quello del Presidente francese. Comunque lascio a voi le conclusioni.

Il discorso di Biden è molto diverso dal precedente, non si distacca molto dalla linea politica iniziata in maniera felpata da Obama e urlata da Trump con la sua politica di “America first”. Nel discorso inaugurale, Biden proclamava “America is back” e queste parole alla luce dei primi mesi di presidenza sintetizzano il concetto: cambiano i toni, ma la direttrice americana in politica estera non ha mai scossoni, com’è sempre stato, a differenza della politica interna. Vediamolo. L’esordio è sulla linea di Guterres. Concorda che “siamo a un punto di svolta della storia e sono qui per condividere con voi come gli Stati Uniti intendono lavorare con partner e alleati per rispondere a queste domande”. Un richiamo all’uscita dall’Afghanistan “Invece di continuare a combattere le guerre del passato, stiamo fissando i nostri occhi e dedicando le nostre risorse alle sfide che detengono le chiavi del nostro futuro collettivo” la pandemia, la crisi climatica, “gestire i cambiamenti nelle dinamiche del potere globale, plasmare le regole del mondo su questioni vitali come il commercio, la cibernetica e le tecnologie emergenti e affrontare la minaccia del terrorismo come è oggi”. Segue la prima affermazione “E mentre rivolgeremo la nostra attenzione alle priorità e alle regioni del mondo, come l’Indo-Pacifico, che sono più importanti oggi e domani, lo faremo con i nostri alleati e partner, attraverso la cooperazione presso istituzioni multilaterali come le Nazioni Unite”. Biden riassume quindi la sua attività all’inizio del suo mandato: rinnovare l’impegno con la NATO, con l’Unione Europea “un partner fondamentale”, la partnership QUAD tra Australia India, Giappone e USA, e annunzia che “Siamo tornati al tavolo dei forum internazionali, in particolare delle Nazioni Unite…. Siamo nuovamente impegnati presso l’Organizzazione mondiale della Sanità… abbiamo aderito all’accordo di Parigi sul clima. E stiamo correndo per riprendere un seggio al Consiglio per i diritti umani” In sostanza, mentrecerchiamo di radunare il mondo all’azione, noi guideremo non solo con l’esempio del nostro potere ma, se Dio vuole, con il potere del nostro esempio” “Noi continueremo a difendere noi stessi, i nostri alleati e i nostri interessi dagli attacchi…. Mentre ci prepariamo a usare la forza se necessario … ma la missione deve essere chiara e realizzabile, intrapresa con il consenso informato del popolo americano e, quando possibile, in collaborazione con i nostri alleati. Il potere militare degli USA deve essere il nostro strumento di ultima istanza, non il nostro primo, e non dovrebbe essere usato come risposta a tutti i problemi che vediamo nel mondo”. Si sofferma poi su alcune minacce di oggi e di domani come le epidemie per le quali chiede “un consiglio per le minacce alla salute globale, dotato degli strumenti di cui abbiamo bisogno per monitorare e identificare le pandemie emergenti in modo da poterle affrontare con un'azione immediata <ma non c’è l’OMS per questo?>” “Gli eventi metereologici estremi che abbiamo visto in ogni parte del mondo rappresentano ciò che il Segretario Generale ha giustamente chiamato codice rosso per l’umanità... ogni nazione deve portare le proprie ambizioni più alte possibili quando ci si incontra per il COP26” “Stiamo entrando in una nuova era. Un’era di nuove tecnologie e possibilità che hanno il potenziale per rimodellare ogni aspetto dell’esistenza umana. E sta a tutti noi determinare se queste tecnologie sono una forza per dare potere alle persone o per approfondire la repressione… lavoreremo insieme ai nostri partner democratici per garantire che i nuovi progressi vengano utilizzati per sollevare le persone, risolvere i problemi e far progredire la libertà umana, non sopprimere il dissenso o prendere di mira le comunità minoritarie”. E poi prosegue nel suo elenco dicendoPerseguiremo nuove regole del commercio globale e della crescita economica che si sforzino di livellare il campo di gioco in modo che non sia artificialmente ribaltato a favore di un paese a spese degli altri e ogni nazione abbia il diritto e l’opportunità di competere in modo equo <questa volta nel mirino c’è il WTO>” “Ci adopreremo per garantire che i diritti fondamentali del lavoro e le tutele ambientali e la proprietà intellettuale siano protetti e che i benefici della globalizzazione siano ampiamente condivisi in tutte le nostre società <ora è la Cina nel mirino senza essere nominata>” “Continueremo a sostenere… impegni fondamentali come la libertà di navigazione, l’adesione a leggi e trattati internazionali, supporto per misure di controllo degli armamenti che riducano il rischio e aumentino la trasparenza” “Gli Stati Uniti competeranno, e competeranno vigorosamente, e guideremo con i nostri valori e la nostra forza. Sosterremo i nostri alleati e i nostri amici e ci opporremo ai tentativi dei paesi più forti di dominare quelli più deboli, sia attraverso cambiamenti di territorio con la forza, coercizione economica, sfruttamento tecnologico o disinformazione. Ma non stiamo cercando, lo ripeto, non stiamo cercando una nuova guerra fredda o un mondo diviso in blocchi rigidiFin qui non nomina nessuno direttamente, poi va in qualche dettaglio “Gli USA restano impegnati a impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Stiamo lavorando con il PS5+1 per convincere l’Iran e cercare un ritorno al JCPOA. <Qui non è proprio sincero perché Trump, ossia gli USA, uscì unilateralmente dall’accordo, smentendo anche l’agenzia internazionale di controllo. Sperava di tirarsi dietro tutti i firmatari dell’accordo ma non ci è riuscito. Ora sta facendo marcia indietro e vuole salvare la faccia ma l’Iran sta cercando di impedirlo>” “Allo stesso modo cerchiamo una diplomazia seria e sostenuta per perseguire la completa denuclearizzazione della penisola coreana  <anche qui gli altri attori non sono d’accordo e chiedono che in parallelo anche le truppe americane abbandonino la penisola coreana>" ”Uno dei modi più importanti in cui possiamo migliorare efficacemente la sicurezza e ridurre la violenza è cercare di migliorare la vita delle persone in tutto il mondo che vedono che i loro governi non stanno servendo i loro bisogni” “Dobbiamo tutti denunciare e condannare il targetting e l’oppressione delle minoranze razziali, etniche e religiose quando si verificano, sia nello Xinjiang che nell’Etiopia settentrionale o in qualsiasi parte del mondo” “La verità è: il mondo democratico è ovunque. Vive negli attivisti anticorruzione, nei difensori dei diritti umani, nei giornalisti, nei manifestanti per la pace in prima linea in questa lotta in Bielorussia, Birmania, Siria, Cuba, Venezuela e ovunque nel mezzo” <Anche dal suo punto di vista, giustizia vorrebbe che fossero elencati anche altri Paesi che invece ha platealmente ignorati come ad esempio l’Arabia Saudita.. Come sempre gli ideali sono solo un pretesto da parte di chiunque>. E chiude così “Io so questo: mentre guardiamo avanti, saremo i leader. Condurremo tutte le più grandi sfide del nostro tempo, dal Covid al clima, alla pace e alla sicurezza, alla dignità umana e ai diritti umani.”

Che dire: in apparenza è un discorso di grandi principi e sono certo che ne sia convinto in buona fede. Ma è mille miglia lontano da quanto detto dal Segretario Generale. Guterres ha chiaramente indicato che per salvare il mondo dobbiamo abbandonare i litigi fra USA e Cina, non esserne schiavi, e collaborare TUTTI. Biden parla solo di USA e dei suoi alleati, che lui può scegliere “à la carte”, può essere la NATO oppure il QUAD, o anche l’AUKUS formato da USA, UK, e Australia oppure le altre organizzazioni che ha creato nel continente americano. Gli altri sono i cattivi. Non è questa la visione di Guterres. Inoltre Biden proclama di essere rientrato nelle varie organizzazioni internazionali (quasi tutte) dalle quali Trump era orgogliosamente uscito, ma con l’obiettivo di riformarle perché, come giustamente sostiene Rampini, esse sono state penetrate dalla diplomazia cinese <ma non c’è niente di strano, esse devono essere un luogo di confronto libero fra tutti i Paesi, non assemblee controllate dagli USA perché appartengono in maniera democratica a tutti i Paesi aderenti all’ONU>. In sostanza Biden vede il mondo fatto a blocchi in cui uno deve sottomettere l’altro, non accetta per principio il multilateralismo e chiunque se ne faccia paladino. E’ questa la differenza essenziale e l’esempio massimo della continuità della politica estera americana che muta solo nella forma da un Presidente all’altro fin da quando Eisenhower si ritrovò a capo di un impero mondiale. Oggi tale impero vacilla, non può essere presente contemporaneamente in tutti gli scacchieri del mondo e per questo cerca “vassalli fidati” con cui possa presidiarlo. Ma passiamo agli altri.

Il discorso di Xi nella sua parte iniziale enuncia le stesse urgenze del precedente. Egli dice “Il nostro mondo sta affrontando gli impatti combinati di cambiamenti mai visti in un secolo, e la pandemia di Covid. In tutti i Paesi le persone desiderano la pace e lo sviluppo più che mai, il loro appello all’equità e alla giustizia sta diventando più forte e sono più determinate nel perseguire una cooperazione vantaggiosa per tutti. Spetta a ogni statista responsabile rispondere alle domande dei nostri tempi e fare una scelta storica con fiducia, coraggio e senso della missione.” Poi entra in qualche dettaglio “innanzitutto dobbiamo sconfiggere il Covid e vincere questa battaglia decisiva…. La vaccinazione è la nostra arma contro il Covid… di assoluta priorità è garantire la distribuzione equa dei vaccini a livello globale…. La Cina continuerà a sostenere e impegnarsi nella ricerca globale delle origini basata sulla scienza e si oppone fermamente alle manovre politiche in qualsiasi forma <e qui lancia la prima stoccata alla politica di Trump, proseguita da Biden, di insistere sull’origine del Covid nel laboratorio di Wuhan>” “In secondo luogo dobbiamo rivitalizzare l’economia e perseguire uno sviluppo globale più solido, più verde e più equilibrato. Lo sviluppo è la chiave del benessere delle persone” ed a questo proposito suggerisce alcune iniziativeRimanere impegnati nello sviluppo come priorità…Dobbiamo promuovere partenariati per lo sviluppo globale più equi ed equilibrati, creare una maggiore sinergia tra i processi multilaterali di cooperazione allo sviluppo e accelerare l’attuazione dell’agenda 2030 dell’ONU. Rimanere impegnati in un approccio centrato sulle persone. Dovremmo salvaguardare e migliorare i mezzi di sussistenza delle persone e proteggere i diritti umani attraverso lo sviluppo, e assicurarci che lo sviluppo sia per le persone e dalle persone e che i suoi frutti siano condivisi fra le persone…Rimanere impegnati a benefici per tutti. Dovremmo preoccuparci dei bisogni speciali dei Paesi in via di sviluppo. Possiamo impiegare mezzi come la sospensione del debito e gli aiuti allo sviluppo…. Rimanere impegnati nello sviluppo guidato dall’innovazioneRimanere impegnati per l’armonia tra l’uomo e la natura… Dobbiamo accelerare la transizione verso un’economia verde e a basse emissioni di carbonio e ottenere una ripresa e uno sviluppo verde…. Rimanere impegnati in azioni orientate ai risultati… Dobbiamo aumentare il contributo allo sviluppo, promuovere in via prioritaria la cooperazione in maniera di riduzione della povertà, sicurezza alimentare…” Ripeto, a parte il concetto di multilateralismo, molto diverso dalle proposte di Biden, non esistono grandi differenze. Sono concetti comuni a tutti e abbastanza generici. Da qui in poi invece cambia “Dobbiamo rafforzare la solidarietà e promuovere il rispetto reciproco e la cooperazione vantaggiosa per tutti nella conduzione delle relazioni internazionali…. La democrazia non è un diritto speciale riservato a un singolo Paese, ma un diritto di cui godono i popoli di tutti i Paesi. I recenti sviluppi della situazione globale mostrano ancora una volta che l’intervento militare dall’esterno e la cosiddetta trasformazione democratica non comportano altro che danni. Dobbiamo difendere la pace, lo sviluppo, l’equità, la giustizia, la democrazia e la libertà, che sono i valori comuni dell’umanità e rifiutare la pratica di formare piccoli circoli, giochi a somma zero. Differenze e problemi tra Paesi, difficilmente evitabili, devono essere affrontati attraverso il dialogo e la cooperazione sulla base dell’uguaglianza e del rispetto reciproco. Il successo di un <paese> non deve significare il fallimento di un altro Paese e il mondo è abbastanza grande da accogliere lo sviluppo e il progresso comuni di tutti i Paesi…  La Cina non ha mai invaso o prevaricato gli altri e mai lo farà, né cercherà l’egemonia. La Cina è sempre un costruttore di pace mondiale, un contributore all sviluppo globale, difensore dell’ordine internazionale e fornitore di beni pubblici. La Cina continuerà a portare al mondo nuove opportunità attraverso il suo nuovo sviluppo”. Qui si può credere o non credere alle parole del Presidente cinese, ma esistono alcune verità storiche inoppugnabili. Già nel sedicesimo secolo Filippo II di Spagna, con il beneplacito del Papa, stava studiando l’invasione della Cina di cui conosceva la ricchezza e l’attitudine mite e non guerriera. Poi vi rinunziò. Nel 1842 l’Inghilterra mosse guerra alla Cina e si impadronì di Hong Kong. Poco dopo la stessa Inghilterra, la Francia la Germania, la Russia, gli USA, l’Italia e il Giappone si spartirono sostanzialmente il territorio Cinese. Alla fine della Prima guerra mondiale la Cina, che vi aveva partecipato dal lato dei vincitori, chiese che le fossero restituiti i territori occupati, ma intere province rimasero agli invasori giapponesi che invece avevano perso la guerra. Ce ne è abbastanza senza bisogno di andare più indietro nel tempo, ma è innegabile che l’intero Occidente è sempre stato una civiltà di guerrieri mentre non si può dire lo stesso per l’Impero Cinese.. ContinuiamoDobbiamo migliorare la governance globale e praticare un vero multilateralismo. Nel mondo esioste un solo sistema internazionale, ovvero il sistema internazionale con al centro le Nazioni Unite. C’è un solo ordine internazionale, cioè quello sostenuto dal diritto internazionale. E c’è un solo insieme di regole, cioè le norme di base che regolano le relazioni internazionali sostenute dagli scopi e dai principi della Carta delle Nazioni Unite. L’ONU dovrebbe tenere alta la bandiera del vero multilateralismo e fungere da piattaforma centrale per i Paesi per salvaguardare congiuntamente la sicurezza universale, condividere i risultati dello sviluppo e tracciare la rotta per il futuro del Mondo. Le Nazioni Unite dovrebbero rimanere impegnate a garantire un ordine internazionale stabile, aumentando la rappresentanza e l’opinione dei Paesi in via di sviluppo negli affari internazionali e assumendo un ruolo guida nel progresso della democrazia e dello stato di diritto nelle relazioni internazionali. L’ONU dovrebbe portare avanti, in modo equilibrato, il lavoro in tutte e tre le aree della sicurezza, dello sviluppo  e dei diritti umani. Dovrebbe stabilire un’agenda comune, evidenziare questioni urgenti e concentrarsi su azioni reali, e fare in modo che gli impegni assunti da tutte le parti a favore del multilateralismo siano veramente rispettati.”

Si tratta di una visione diversa del mondo rispetto a quanto proposto da Biden. Se le parole distintive di Biden sono state “l’uso della forza come ultima istanza” e quelle di Xi Jinping “multilateralismo sotto l’egida dell’ONU”, il discorso di Macron, molto diverso può essere sintetizzato come “nuovo ruolo dell’Europa, multilateralismo e sovranità in una rinnovata globalizzazione”.  Vediamolo.

Anche Macron esordisce con le conseguenze del Covid che hanno creato una nuova crescita della povertà estrema dopo qualche decennio di miglioramenti, della poca diffusione dei vaccini a livello mondiale, e con inevitabili conseguenze sull’istruzione dei giovani, sostanzialmente bloccata in questi due anni. E aggiunge “Mentre l’unica soluzione sarà trovata attraverso la nostra cooperazione, le organizzazioni internazionali di cui abbiamo cruciale bisogno, come l’OMS, sono state accusate da alcuni di compiacenza, mentre altri le manipolano… le stesse Nazioni Unite hanno rischiato l’impotenza… Ma il membri permanenti <del consiglio di sicurezza> non hanno potuto, in circostanze così eccezionali, riunirsi come avremmo voluto, perché due di loro hanno preferito dichiarare la loro rivalità piuttosto che lavorare insieme efficacemente. .. L’Unione Europea, che molti prevedevano sarebbe rimasta divisa e impotente, ha compiuto grazie alla crisi un passo storico verso l’unità, la sovranità e la solidarietà, la scelta del futuro” E prosegueIl mondo così com’è oggi non può ridursi alla semplice rivalità tra Cina e Stati Uniti… l’Europa deve assumersi la sua parte di responsabilità.  Ciò significa sostenere i suoi valori…”. Nella seconda parte Macron passa ad indicare i cinque principi proposti dalla Francia: anzitutto la lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa e contro il terrorismo e qui menziona la serie lunghissima di Paesi in cui il suo Paese sta cercando azioni proattive, Siria, Iraq, lotta contro il Daesh (Isis) che non è stato distrutto, il Sahel in cui la Francia ha un ruolo determinante e in cui ha inviato truppe, ma solo perché le è stato richiesto dai singoli Paesi sovrani, ed è pronta a ritirale immediatamente non appena i singoli stati glielo richiederanno “Io credo nella sovranità dei popoli e penso che la nostra azione contro il terrorismo può essere utile e sostenibile solo se essa è combinata con il rispetto per la sovranità, una effettiva democrazia, ed un genuino sviluppo della politica”  “La seconda priorità è la costruzione della pace e della stabilità, assiema all’assicurazione della sovranità dei popoli. Le regole della pace e della stabilità devono essere ridefinite… Io non credo nella pace costruita sull’egemonismo o l’umiliazione. Anche se viene data una compensazione finanziaria. Sappiamo bene che il denaro non può compensare l’umiliazione di un popolo.” “Non posso rimanere silente circa il fatto che stiamo vivendo in una situazione nella quale la nostra sicurezza e stabilità dipendono in gran parte su accordi firmati in passato fra USA e USSR, e che sono stati gradualmente smantellati nello scorso decennio… Voglio essere molto chiaro quando dico che noi non delegheremo la nostra sicurezza collettiva a potenze diverse dall’Europa…”  “Il terzo obiettivo è la protezione dei beni comuni… la salute … il clima … la biodiversità … gli Oceani … i Poli e le foreste pluviali … la digitalizzazione … la creazione di un ordine pubblico mondiale per Internet, l’educazione su cui stiamo lavorando da molti anni e che è oggi in crisi anche per l’epidemia” La quarta priorità è la costruzione di una nuova era della globalizzazione “La prima era iniziò con i viaggi di Cristoforo Colombo e di Magellano. Fu quella della scoperta assieme alle prime invasioni. Un’era piena di tentativi ed errori, di una sorta di fascinazioni e allo stesso tempo di mutue incomprensioni. La seconda era fu quella degli imperi coloniali e della rivoluzione industriale del XIX secolo. Essa fu la globalizzazione attraverso il commercio, il primo sforzo di aprire le nostre economie ma anche le rotte della schiavitù, dello sfruttamento, lo sviluppo di alcuni e la schiavitù di altri, i primi movimenti di masse e una ricostituzione del mondo secondo le regole di questi poteri dominanti. La terza è iniziata nel 1989 con la caduta del muro di Berlino, l’apertura dei confini e la convinzione emergente che i movimenti di merci e persone e l’uso diffuso di internet avrebbero potuto portare a una convergenza di interessi, valori e idee… Questa terza fase fu accompagnata dall’idea che sarebbe stata una globalizzazione di pace, di condivisione di valori e universalizzazione, di rispetto per gli altri. Essa è stata però posta in discussione dalla crisi finanziaria, la trasformazione del mondo, il ritorno delle coscienze nazionali, e per ultima la pandemia. E’ stata anche messa in discussione dalla crisi della classe media in Occidente che ha cominciato a dubitare di che cosa questo nuovo ordine, la cosiddetta globalizzazione positiva, avrebbe portato a loro. Questa classe media che in tutto l’Occidente ha rappresentato spesso le variabili dei cambiamenti economici e culturali del mondo. Non ha senso però negare ciò che questo periodo ci ha portato in termini di progresso e prosperità. Ha portato fuori dall’estrema povertà milioni di persone proprio attraverso una redistribuzione del commercio e della produzione globali, e la facilità di spostamenti. E sarebbe pericoloso rifugiarsi in un protezionismo diffuso con dazi e guerre commerciali, in un dubbio foriero di isolazionismo e logica di potere. Ciò, infatti, comporterebbe il rischio di rispondere alla crisi della globalizzazione rifugiandosi nel nazionalismo, con la violenza del populismo o piuttosto nell’altro estremo delle logiche di potere. Però è chiaro che questa logica deve essere rivista, perché la crisi ha mostrato che la dipendenza in settori strategici come la salute, le tecnologie digitali, l’intelligenza artificiale, per non parlare del cibo, possono mettere in questione il libero esercizio della sovranità nel mondo di oggi. Esistono però “buone” dipendenze e dipendenze che ci indeboliscono. Dobbiamo mantenere l’apertura del commercio internazionale perché è utile socialmente ed economicamente, e perché in ogni caso non possiamo riportare tutte le produzioni all’interno dei nostri Paesi. La dipendenza totale però in certi settori come la tecnologia, l’industria alimentare crea vulnerabilità che non ci permettono di mantenere il bilanciamento che è parte dell’ordine globale…. E’ essenziale considerare le nuove realtà, in modo da creare le modalità di una cooperazione internazionale più bilanciata, che tenga conto della sovranità di ciascuno e il beneficio di tutti. Da questo punto di vista la guerra contro le disuguaglianze deve essere centrale nel ripensamento della globalizzazione…” L’ultimo obiettivo è infine il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali di tutti. Ciò è essenziale per la sopravvivenza della nostra organizzazione <l’ONU> “Le Nazioni Unite non possono restare inattive… Abbiamo assistito a pratiche inaccettabili incluso da membri permanenti del Consiglio di sicurezza…” “Infine i diritti umani non sono un idea occidentale che possa essere tratta come un’interferenza dalle parti coinvolte. Questi sono i principi della nostra organizzazione, sanciti nei documenti di adesione all’ONU che tutti gli sati membri hanno liberamente accettato. Su questa base la Francia ha chiesto che una missione internazionale sotto gli auspici dell’ONU possa visitare lo Xinjiang per chiarire le preoccupazioni che condividiamo per quanto riguarda la situazione della minoranza Uigura.” “Questi sono i principi sui quali la Francia vuole rifondare con voi l’ordine internazionale…. Il multilateralismo non è un atto fede: è una necessità operativa. Nessun Paese può superare da solo queste problematiche. La cooperazione internazionale può essere difficile, ma è obiettivamente essenziale. Ciononostante non possiamo più accontentarci di un multilateralismo a parole che servano semplicemente a trovare un denominatore comune, una via per nascondere divisioni profonde dietro una facciata di consenso. Dobbiamo trovare un metodo nuovo, rovesciare i termini del contratto e assicurare che la nostra voce risuoni forte e chiara quando altri sono fieri di firmare alleanze, organizzazioni (ed i loro principi) solo per calpestarli nella realtà… Il moderno multilateralismo deve anche mettere insieme organizzazioni internazionali, “stakeholders” privati, il mondo degli affari, le ONG, ricercatori e cittadini, in maniera che ciascuno possa ricoprire un ruolo nelle azioni intraprese. Tutto ciò sarà basato su accordi concreti, che dovranno essere rispettati e verificati fra i partners, in buona fede, sulla base di regole e obiettivi chiari, e con meccanismi di chiara responsabilità. Per questo motivo nel Forum di Parigi in novembre, ci sforzeremo con i nostri partners europei e africani, e con tutti quelli che lo desidereranno in Asia, America e altrove, per consolidare le basi di questo nuovo accordo internazionale per il futuro di quest’organizzazione. Non credo che questo si potrà fare in un giorno. Penso invece a un lavoro determinato, metodico e rigoroso per costruire un ordine internazionale moderno che risparmierà alle future generazioni il flagello della guerra, sancirà i diritti umani e l’uguaglianza fra le nazioni e determinerà il progresso sociale con una maggiore libertà… Io credo nella forza della volontà e nel valore della sincerità e del coraggio… Conto su ognuno di voi. Grazie”

Lasciatemi dire che, fra i vari discorsi che ho letto con attenzione, questo è l’unico che guarda al futuro e non al passato. Che prende atto dell’esistenza di un nuovo mondo assolutamente interconnesso e interdipendente in maniera inestricabile e quindi ha bisogno di nuove regole. Esse devono garantire il rispetto dei diritti umani, a partire da quelli primari, la vita, la salute, l’istruzione, il lavoro, la dignità personale senza distinzione di lingua, razza, religione. Esse devono altresì rispettare le culture di tutti i Paesi, grandi e piccoli, e la loro indipendenza e sovranità, senza alcun tentativo di un colonialismo di tipo ottocentesco o di uno più subdolo basato su un vero ricatto economico.

Non è impossibile, il nostro mondo ha visto cambiamenti ben più profondi. Pensiamo al grande scossone costituito dalla rivoluzione industriale che cambiò il mondo del lavoro, la società e i rapporti fra le nazioni. Pensiamo alla prima guerra mondiale al cui termine furono poste le basi della Società delle Nazioni, alla seconda guerra mondiale, finita la quale nacque l’ONU che, con tutti i suoi limiti, è riuscito a garantire una certa stabilità a un mondo sempre più complesso e turbolento. Oggi è superato, ma non dobbiamo, non possiamo aspettare un altro conflitto mondiale per creare una nuova, più moderna, organizzazione.

L’ONU è oggi superato perché esso è legato alla fine della seconda GUERRA MONDIALE. Alcuni esempi ne danno evidenza. Innanzi tutto il Consiglio di Sicurezza, l’unico organo con un certo potere, ha cinque membri con diritto di veto, cioè di bloccare in maniera unilaterale ogni decisione, assieme ad altri minori che cambiano periodicamente e non hanno questo diritto. Essi sono USA, Russia, Cina, UK, Francia. Come mai? Perché esse sono le nazioni che hanno vinto la seconda guerra mondiale. Una specie di protettorato storico, oggi privo di alcun significato e di un minimo di uguaglianza e democrazia proprio in un’organizzazione che vorrebbe essere l’esempio di questi valori. Le altre assemblee non hanno sostanzialmente alcun valore perché le loro delibere sono totalmente disattese. Un  esempio è quello dell’embargo americano a Cuba di cui vi ho parlato di recente: una quantità di delibere pressoché all’unanimità per porvi termine, assolutamente ignorate. Multilateralità vuol dire anche questo, dare voce e diritti anche ai Paesi piccoli e in via di sviluppo, del Sud del mondo. Oggi purtroppo essi sono solo vittime dei giochi fra grandi potenze, essenzialmente due, USA e Cina con il mondo che assiste impotente, molto spesso non conoscendo cosa c’è dietro i loro conflitti fortunatamente non ancora armati. Non, non va bene. Guterres ha lanciato l’allarme, Biden ha dimostrato di essere ancorato al mondo com’era negli anni cinquanta del ‘900, Xi Jinping cerca di creare un sistema multipolare, ma non ha la credibilità per affermarlo. Tocca oggi all’Europa, l’unica che, se parla con una sola voce, può sperare di ritornare ad essere il vero leader del mondo di domani senza alcuna pretesa di egemonismo. Purtroppo Angela Merkel, la leader più lucida degli ultimi dieci anni è ormai fuori da ogni ruolo. Macron ha espresso concetti a mio avviso molto validi ma forse l’anno prossimo potrebbe essere anche lui fuori. I loro successori, per quanto si può capire oggi, avranno un ben altro peso internazionale. Non ne vedo altri che abbiano la stessa credibilità personale internazionale e che allo stesso tempo siano al vertice di Paesi stabili e credibili. Sono oggi molto pessimista. Come le due precedenti grandi guerre, esse non capitarono all’improvviso, erano ampiamente prevedibili e previste, ma nessuno si mosse. Oggi siamo in una situazione analoga. Egemonismi, enormi squilibri sociali fra i Paesi del nord e del sud del mondo e all’interno di ogni Paese, migrazioni sempre più imponenti e conflitti economici che stanno innalzando barriere fisiche ed economiche quali non si vedevano da moltissimo tempo, un’epidemia terribile a cui molti addirittura non credono, mettendone in dubbio la stessa esistenza e vedendo ovunque grandi complotti. Che Dio ci protegga. Ma di tutto ciò parleremo nella prossima nota.