HONG KONG: CHI SE NE RICORDA?

20 giugno 2021

Hong Kong: chi se ne ricorda?

Una delle caratteristiche più tipiche del mondo di oggi è la facilità, o meglio l’ineluttabilità con cui notizie che infiammano l’opinione pubblica per qualche giorno improvvisamente scompaiano al sopraggiungere di un altro argomento destinato a sua volta a spegnersi come un fiammifero. E’ il caso di Hong Kong. Le manifestazioni di piazza, gli scontri fra studenti e polizia del 2019, riempirono i notiziari di tutto il mondo ed io ne scrissi moltissimo; poi arrivò il Covid… Improvvisamente quando la Cina impose la Legge sulla sicurezza nazionale se ne riparlò, ma non faceva granché notizia, non si vedevano scontri di piazza, e subito scomparve.

E invece i problemi, quelli veri che non fanno notizia ma cambiano la vita dei popoli purtroppo restano!

Oggi voglio riprendere l’argomento e riparto da alcune frasi che scrissi in quegli articoli. Per chi fosse interessato ad approfondire, i principali fra essi risalgono al 17 agosto, 22 settembre, 2 dicembre 2019 etc, e si possono ancora trovare nel mio sito www.amacripellizzeri.it cliccando nel menu la pagina “La Cina in pillole” dove è raccolta anche questa nota. Ve ne riporto qualche stralcio

Devo anzitutto fare una confessione: amo Hong Kong. La ho amata dal primo momento che vi sono atterrato oltre 40 anni fa sfiorando i grattacieli che incombevano a sinistra e a destra e non ho mai smesso di amarla. Io penso che, più di New York, Hong Kong sia il simbolo del mondo, il punto di scontro (o di incontro) delle due grandi civiltà su cui si è basato lo sviluppo di questo nostro piccolo globo. Ci sono stato un’infinità di volte ed ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo. Ricordo quando il 31 dicembre1980, quasi a mezzanotte, vi atterrai con mia moglie. Eravamo partiti da una tristissima Pechino, da un aeroporto deserto, ed arrivammo in una città festante. Gli altissimi edifici erano coperti da decorazioni luminose gigantesche raffiguranti i simboli del nostro capodanno, Babbo Natale con le renne, alberi di Natale scintillanti di luci etc. Passando per strade affollatissime trovammo a stento un tavolo nel roof garden dello Shangri-La dove aspettammo il Nuovo anno; l’indomani pomeriggio assistemmo in diretta in televisione, come ogni anno da Roma, al concerto di Capodanno a Vienna. Ma Hong Kong non era solo Occidente; bastava andare a Aberdeen e si vedevano i Sampan e le giunche abitate dai pescatori dove su lunghi fili stesi da poppa a prua erano appesi contemporaneamente abiti ad asciugare e pesci a seccare. Se poi tornavi a Kowloon potevi nel pomeriggio prendere il tè nel salone decorato con stucchi ottocenteschi del Peninsula ascoltando dal vivo un quartetto d’archi che suonava musica classica. Se sceglievi invece di sederti al tramonto accanto alle gigantesche vetrate dell’Intercontinental hotel (il nome di oggi) potevi assistere all’illuminarsi dei grattacieli dell’isola di Hong Kong man mano che il buio avanzava e nel canale passavano grandi navi, chiatte da trasporto e di nuovo giunche simili a quelle che da qualche secolo solcavano quelle acque. Ed era bello perdersi nelle viuzze che circondavano Nathan Road dove si vendeva di tutto in piccoli negozi cinesi fra una moltitudine di gente vociante e accanto ad essi altri negozi dove si vendevano gli ultimi ritrovati della tecnologia e gioielli di tutti i tipi (spesso artefatti nelle maniere più fantasiose) per i turisti occidentali. Incontravi professionisti vestiti come nella City di Londra accanto a cinesi con i loro pantaloni larghi, e tutta questa gente correva di qua e di là come colonne di formiche. In fondo, dietro i monti, l’immensa Cina misteriosa…. Negli anni tutto ciò è andato lentamente svanendo. Poco a poco, dopo il passaggio alla Cina, qualcosa cambiava lentamente ma inesorabilmente; Hong Kong diventava più sciatta, più sporca, meno vitale, e quell’immagine di città pazza e protesa in avanti lentamente spariva mentre una certa malinconia diventava la sensazione dominante. E’ difficile da spiegare, ma a Hong Kong, ad ogni istante, ad ogni angolo di strada passavi in un attimo da un occidente già post industriale ad un Oriente che correva instancabilmente qua e là, proteso ad incrementare i suoi commerci. Secondo una definizione che a me piace molto, HK gode di un “cultural edge effect”, ovvero è sul crinale di due culture diverse. HK ha una legge britannica, una cultura e un’etica del lavoro cinese, una burocrazia britannica e via di seguito. Tutto ciò, la presenza di culture così diverse, ha plasmato un equilibrio delicatissimo e molto pragmatico di rapporti sociali. Chi è nato a HK o ci vive da molti anni è cosciente di questa specialissima situazione e del fatto che se questo confine, questa miscela dovesse scomparire, HK finirebbe di esistere. Se i Cinesi riusciranno a fagocitare HK essa diventerà una qualsiasi, e non la più importante, delle decine di megalopoli cinesi. Ma vale anche il viceversa: se si riuscisse ad espellere l’influenza della cultura cinese da HK e trasformarla in una città con una visione della vita di tipo anglosassone, essa morirebbe perché la sua anima verrebbe distrutta e sarebbe del tutto inutile, dipendente com’è dalla Cina per tutto, inclusa acqua ed energia elettrica… Nel suo profondo, lo scontro oggi attraversa le famiglie e pone uno contro l’altro genitori e figli, interpreti di due diverse visioni del futuro. I giovani infatti dicono: noi siamo la prima generazione che vive peggio nei nostri padri; anche se riusciremo a sopravvivere a questa crisi progressiva, cosa succederà nel 2047? E i loro genitori dicono: e se invece, per ipotesi assurda HK diventasse indipendente sotto l’egida occidentale come potremmo sopravvivere? Diventeremmo una delle tante China Towns che oggi esistono nel mondo, in una città che si avvierebbe alla morte? ...  HK appartiene da sempre alla Cina ed è cinese storicamente, etnicamente, culturalmente e linguisticamente. Nel 1842 fu conquistata con le armi dall’Inghilterra che ne fece una sua colonia. Margareth Thatcher, nell’ambito del dissolvimento dell’impero britannico si accordò con Deng Xiaoping per la restituzione della sua ultima colonia alla madre patria e la città ritornò cinese il primo ottobre 1997. L’accordo ancora in vigore prevede un periodo transitorio di 50 anni in cui il suo status, rispetto alla madre patria, sarà quello di “un Paese, due sistemi”. In sostanza, OK con la cessione torna ad essere immediatamente cinese, ma fino al 2047 resterà a HK il sistema giuridico, sanitario, il welfare, la libertà di parola, di manifestazione pacifica, di stampa, la libertà di movimento etc. che erano in vigore nel periodo coloniale. Fu concordata una costituzione che dava a HK un embrione di democrazia di cui non aveva mai goduto, neanche sotto la dominazione britannica. Ve ne cito alcuni articoli.

- Art.1 La regione amministrativa speciale di Hong Kong (RASHK) è una parte inalienabile della RPC

- Art.2 Il Congresso Nazionale del Popolo (Pechino) autorizza RASHK ad esercitare un alto grado di autonomia ed esercitare un potere esecutivo, legislativo e giudiziario indipendente, in accordo con le disposizioni di questa Basic Law

- Art. 5 Il sistema e le politiche socialiste non saranno praticate nella RASHK ed il precedente sistema capitalista e modo di vita rimarranno inalterate per 50 anni

- Art.12 La RASHK è una regione amministrativa locale della RPC, con un alto grado di autonomia e dipende direttamente dal governo centrale

- Art.14 Il governo centrale è responsabile della difesa della RASHK. Il governo della RASHK è responsabile dell'ordine pubblico nella regione. Le forze militari cinesi residenti nella RASHK per la difesa non interferiscono negli affari locali della Regione. Il governo della RASHK può, quando necessario, chiedere al governo centrale assistenza da parte del contingente militare per il mantenimento dell'ordine pubblico ed in caso di disastri naturali.

Non c’è alcun dubbio quindi che HK sia parte della Cina, molto di più di quanto la Catalogna sia parte della Spagna da cui ha una lunga storia indipendente ed una lingua diversa. E’ una situazione inoltre completamente diversa rispetto a quanto possano essere state l’Ungheria o la Cecoslovacchia, stati storicamente sovrani che tentarono di ribellarsi alla sostanziale occupazione sovietica…. Alla fine degli anni novanta HK era una città ricca: seconda al mondo per PIL pro capite, settima per riserve valutarie, terza per esportazione di prodotti tessili. Allo stesso tempo però era oltre il settantesimo posto nella graduatoria delle disuguaglianze economiche e sociali (una posizione da terzo mondo). Inoltre l’industria era in grande deperimento per la concorrenza prima della Corea, poi della Tailandia ed infine di Cina e Vietnam che avevano un costo più basso della manodopera. Il sistema elettorale vigente è molto complicato, ma, per darvene un’idea, vi accenno in maniera semplificata all’elezione del governatore che ha poteri amplissimi. Egli/Ella viene eletto da 1200 grandi elettori divisi in quattro settori di 300 elettori ciascuno. Il primo settore è diviso in 17 sub-settori che rappresentano le più importanti categorie industriali e commerciali; il secondo rappresenta le grandi professioni in dieci sub-settori; il terzo ha cinque sub-settori (agricoltura e pesca, lavoro, religioni, welfare sociale, sport e cultura); l’ultimo con sei sub-settori rappresenta i politici (4 sub settori e 183 grandi elettori) mentre gli altri due sub-settori esprimono 117 grandi elettori eletti a suffragio universale. E’ quindi chiaro che il governatore è espressione delle classi ricche e potenti, fra cui i grandi immobiliaristi, che hanno in pugno la vita di HK e proteggono i loro interessi. Il popolo, la classe media ed i poveri, non ha di fatto voce in capitolo. Di questo aspetto fondamentale e che sembra impossibile in una regione pur sempre parte della Cina socialista, i media non fanno cenno e come vedremo è invece una delle due cause fondamentali di tutto. E’ purtroppo questo il frutto avvelenato lasciato alla fine del dominio britannico durante il quale non era mai esistita una costituzione.

 

Negli anni ci sono state varie manifestazioni, più o meno violente, fino al 2019 quando una motivazione sostanzialmente secondaria portò in piazza enormi moltitudini. Sarebbe stata una situazione come tante in passato, fino a quando non furono pronunciate le parole “libertà” e “indipendenza” con successivi oltraggi alla bandiera e agli altri simboli dello stato Cinese. A noi sembra impossibile, i nostri uomini politici hanno spesso fatto strame del tricolore, ma siamo in un mondo diverso, si era raggiunto il limite e questo venne addirittura superato quando alcuni giovani invocarono il supporto degli stranieri e furono ricevuti da uomini politici occidentali. Vi aggiungo, sempre dai miei vecchi articoli, ciò che si diceva a quel tempo.

- 3 agosto. Ex direttore ed ora editorialista di SCMP. Molti vedono un grande pericolo che l’esercito cinese (PLA) intervenga a HK. Tale preoccupazione è aumentata dopo il 21 luglio quando i dimostranti hanno deturpato lo stemma cinese esposto sull’edificio della rappresentanza del governo centrale. Il capo del contingente del PLA di stanza a HK ha dichiarato che attacchi di tale violenza non saranno tollerati e che il PLA è determinato a proteggere la sovranità della Cina e salvaguardare la stabilità di HK. Nonostante ciò le proteste stanno crescendo… E ‘purtroppo molto più probabile invece che HK divenga un altro anello della contesa fra USA e Cina, come dimostra la presenza di diplomatici americani fra i dimostranti.

- 8 agosto Michael Chugani, giornalista televisivo. Ci stiamo rapidamente avvicinando al Primo ottobre. Non è un anniversario come un altro, Pechino sta preparando il settantesimo anniversario della Repubblica con grandi celebrazioni il cui tema è il Patriottismo. HK sarà il guastafeste? Pechino ha sofferto quando il suo emblema nazionale è stato deturpato e come se non bastasse, è stata umiliata quando una sua bandiera è stata buttata in mare. Ricordate che i Cinesi sono stati storicamente umiliati dalle potenze occidentali, oggi la Cina reagisce ad ogni offesa alla dignità nazionale.

- 10 agosto David Dodwell osservatore politico, Carrie Lan ha ritenuto di dare priorità alla legge sull'estradizione. Sarebbe stato meglio che si fosse dedicata a trovare lo spazio per progetti di edilizia pubblica a HK, usando provvedimenti di emergenza se necessario. Mi rendo conto che oggi è necessario porre termine alla violenza dell'ultimo periodo, ma per far ciò bisognerebbe lanciare allo stesso tempo un programma di riforme costituzionali capaci di rispondere ai bisogni reali dei cittadini. Nel frattempo bisogna dare un chiaro segnale che si sta ponendo rimedio al piu' grave dei problemi: quello della casa. Una task force messa in piedi nel 2018 dopo anni di oblio ha chiaramente descritto i termini del problema. Ora, in una situazione di chiara emergenza, il governo ha il dovere di usare i suoi poteri in casi di questo genere per rimuovere gli ostacoli che sono evidenti. Dagli studi fatti, risulta che sono necessari 1200 ettari di aree abitative di cui 800 immediatamente. Sono state ampiamente trovate soluzioni possibili a questa emergenza, ma tutte respinte dal CEO per problemi burocratici relativi agli espropri dei proprietari, per lo più immobiliaristi il cui unico obiettivo è il proprio guadagno…. Nelle attuali circostanze emergenziali Carrie Lan dovrebbe mettere da parte i suoi progetti grandiosi e dedicarsi a progetti più realistici scontrandosi con chi si oppone per il proprio interesse personale. Gli immobiliaristi dovrebbero essere obbligati a utilizzare i loro terreni oppure cederli. Si sono arricchiti abbastanza e non e' più tempo di speculazioni

- 13 agosto Winston Mok Uomo d’affari privato. Perché’ la gioventù di HK e’ così infuriata? La legge sull’estradizione è stata dichiarata morta da tempo ma la situazione peggiora ogni giorno. In realtà, al di là dei problemi contingenti, sono i problemi economici a trainare la disperazione e la disillusione della generazione più giovane. Di solito la gioventù nei Paesi in via di sviluppo si aspetta una standard di vita migliore di quello dei propri genitori…  Una volta una laurea era un passaporto per un ingresso decoroso nella middle-class, mentre oggi anche i laureati devono affrontare un futuro incerto. Tutto ciò in un mondo in cui l’uno per cento della popolazione prospera a spese della middle class. La specificità di HK consiste però nel fatto che, a differenza delle altre nazioni, per un giovane è assolutamente impossibile possedere una casa. In un paese dove anche un medico altamente specializzato fatica ad avere una casa, c’è certamente qualcosa di sbagliato. Hong Kong è una bomba innescata. Tutto ciò risale al periodo coloniale, e Pechino, che dovrebbe essere un Paese socialista, ha totalmente fallito nel governare la classe media e quella dei lavoratori. HK è oggi un esperimento paleo capitalista fallito con gigantesche disparità sociali, e la gioventù non può essere pacificata senza una rivisitazione del contratto sociale.

Vi cito a questo proposito due interviste interessanti. Nella prima un medico, abbastanza avanti nella carriera, diceva di non essere in grado di acquistare un appartamento ed i suoi infermieri avevano grossi problemi per trovare un alloggio purchessia. Nell’altra, in un certo senso più commovente, un signore diceva “in molti Paesi al mondo le ricchezze del sottosuolo, il petrolio per esempio, appartengono allo stato che poi ne da lo sviluppo in concessione. Il nostro petrolio sono le aree fabbricabili, che il governo dovrebbe espropriare per lanciare un grande piano di case popolari”. Quando i dimostranti chiedono “democrazia” non a caso assieme a “suffragio universale” essi non chiedono diritti che già hanno ma semplicemente di poter influire sulle decisioni del governo, essere cittadini e non sudditi, come li riduce un sistema elettorale che risale al governo inglese.

Il Guardian (inglese), in un articolo del 16 settembre 2019 intitolato La verità circa il governo britannico a HK scrive “<I giovani, oggi> guardano l’UK come una madre superiore e benevola che ha il dovere di proteggere la sua ex colonia nei riguardi della madrepatria Cina. Nonostante non l’abbiano mai sperimentato, la nostalgia per l’impero è altissima. Vista come un’età dell’oro in cui HK era al suo top e non c’era alcun pericolo di interazione con la madrepatria, percepita come inferiore politicamente e socialmente.” …. “La realtà era molto diversa: HK fu costruita sulla base di una chiara gerarchia razziale in cui i Bianchi Inglesi e i loro interessi finanziari erano prevalenti su quelli dei locali, che erano considerati come manodopera economica e conveniente” … “Dopo il consolidamento della PRC negli anni ’60 il fervore della ribellione prese piede fra i giovani che soffrivano il loro status di colonia britannica come una differenziazione razziale.” … “Una serie di dispute per le cattive condizioni di lavoro in una fabbrica determinarono una violenta reazione della polizia, che a sua volta determinò una serie di proteste della sinistra contro il governo britannico al grido di Abbasso l’imperialismo britannico” …. “Il governo rispose con la legge marziale, accordò poteri eccezionali alla polizia, bandì le pubblicazioni, chiuse le scuole…  Circa 5000 persone furono arrestate e 36 uccise”, …” E’ quindi ben strano che il governo britannico si sia posto su un piedistallo ed abbia sostenuto che il governo locale e la PRC non siano credibili nella loro capacità di badare al territorio”. All’inizio di questa nota ho riprodotto alcune fotografie dei disordini dell’epoca.

 

Ho cercato di darvi un’idea della tesi che cercavo allora di dimostrare. Alcuni giovani, con un’idea molto idealizzata e parziale della realtà, ipotizzavano una qualche forma di transizione che avrebbe portato ad una certa indipendenza. Essi, assolutamente in buona fede, non si rendono conto che ciò è impossibile e HK verrà integrata gradualmente nel sistema cinese. Secondo me ciò sarebbe avvenuto realisticamente dopo il 2047, quando la stessa cosa avverrà per Taiwan e l’irredentismo che accomuna tutto il popolo cinese avrà raggiunto, dopo due secoli, il suo obiettivo storico. Del resto l’obiettivo di HK, Taiwan e in un certo senso anche Pechino è una forma di governo ispirata a Singapore, vale a dire un sistema di tipo sostanzialmente dirigista, verniciato di democrazia di tipo occidentale, in cui le capacità individuali e l’esperienza fanno premio sul resto. Purtroppo la politica internazionale è un tritacarne che non bada a niente e a nessuno e si è impadronita di questi problemi, come del Covid, e li usa come proiettili in una guerra senza quartiere. Questo è forse oggi il problema principale e potrebbe condurre il mondo a disastri immensi e sanguinosi. Prima di arrivare ad oggi invito di nuovo chi è interessato a questi argomenti a leggere i miei articoli precedenti.

 

E torniamo ad oggi.

Si parla poco di HK, le dimostrazioni vengono bloccate prima ancora che nascano e apparentemente il sistema è tornato alla normalità. Sono però state effettuate due modifiche importanti alle leggi fondamentali di HK

1                    La costituzione di HK prevedeva l’approvazione di una legge sulla sicurezza nazionale di cui si era parlato varie volte, ma per 23 anni non era mai stata approvata nel parlamento di HK. Dopo la fine delle agitazioni il Parlamento cinese con una procedura di dubbia costituzionalità ha approvato e sostanzialmente imposto l’introduzione a HK di questa legge. In base ad essa vengono oggi giudicati tutti i tentativi di “sovversione” commessi durante gli eventi passati e quelli successivi. <Vedi il mio articolo del 20 luglio 2020 sempre nella stessa pagina del mio sito.>

2                    E’ più recente invece la modifica della legge elettorale. Se ne era discusso tante volte negli ultimi dieci anni ma essa non era mai passata per l’ovvia opposizione delle classi dominanti, ma anche perché il governo centrale pretendeva di avere voce in capitolo nella selezione dei candidati eleggibili per evitare che gli “indipendentisti” entrassero nel governo in violazione nell’articolo 1 della costituzione di HK. Si era bloccato tutto per faide interne fra i fautori della democrazia in cui la fazione indipendentista era diventata maggioritaria.

Se la legge elettorale era complessa, questa è ancora più complicata. Ve la risparmio, ma è bene dire qualcosa. Sicuramente sia fra i membri del comitato dei “grandi elettori” che fra quelli del parlamento eletto ve ne sarà un maggior numero in qualche modo legati a Pechino. Gli altri membri continueranno ancora a rappresentare le corporazioni dominanti a sfavore di un vero suffragio universale che sarà ancora più sfavorito di prima. Era del resto prevedibile che la “classe alta” avrebbe fatto di tutto per proteggere i propri interessi di classe di fronte alle differenze interne dei veri democratici che avevano poco spazio e ne hanno ancora meno.

Un aspetto fondamentale è però la questione del giuramento. In passato gli eletti dovevano fare il giuramento di fedeltà alla costituzione come avviene in tutti i Paesi del mondo. A HK nelle elezioni del 2016 molti eletti giurarono un testo molto diverso da quello ufficiale oppure talvolta non giurarono del tutto senza particolari conseguenze. Oggi la situazione è molto diversa e secondo me sarà di fatto la maggiore differenza rispetto al passato. Esso si basa su “un’interpretazione autentica” dell’articolo 104 della costituzione di HK che in concreto stabilisce che nell’assumere l’incarico è obbligatorio in accordo con la legge “giurare di sostenere la costituzione della regione amministrativa speciale di HK della repubblica popolare cinese” e portare “fedeltà alla regione amministrativa speciale di HK della repubblica popolare cinese”. “Il giuramento obbliga ad agire in conformità con tutti gli aspetti legali di esso nella forma e nel contenuto. Chi giura deve compiere tale atto sinceramente e solennemente, e deve esprimere il giuramento in maniera accurata, solenne secondo il testo prescritto dalla legge che include fra l’altro le seguenti parole “Sosterrò la costituzione della regione amministrativa speciale di HK della repubblica popolare cinese, e porterò fedeltà alla regione amministrativa speciale di HK della repubblica popolare cinese”

Una persona che, nel giurare, legge un testo che con sia in accordo con quello prescritto dalla legge, o lo fa in una maniera che non sia sincera e solenne è squalificato dall’assumere un pubblico ufficio.

Il giuramento è un impegno legale assunto nei confronti della Repubblica Popolare Cinese e della sua regione amministrativa speciale di HK ed è giuridicamente vincolante. Chi giura deve credere sinceramente al giuramento ed attenersi rigorosamente ad esso. Chi presta un falso giuramento, o, dopo averlo fatto agisce in maniera difforme ad esso, si assume la responsabilità legale secondo la legge.

E’ un testo molto ridondante e apparentemente inutile, ma, nei fatti, determina un impegno estremamente rigido. Esso infatti è sostanzialmente molto simile al nostro “Giuro di essere fedele alla repubblica ma lì si giura di essere fedele alla repubblica popolare cinese e alla sua regione amministrativa a statuto speciale di HK. Ciò non è altro che l’articolo 1 della costituzione di HK, ma oggi impedisce sul nascere l’accesso agli indipendentisti e, peggio ancora, li espone senza attenuanti a conseguenze penali molto pesanti di sovversione secondo la legge di sicurezza nazionale.

In questa atmosfera di calma forzata si è tornato a parlare dei veri problemi di HK. Prima ancora che finissero i disordini a HK, il quotidiano cinese in lingua inglese Global Times aveva già lanciato un segnale che il governo di Pechino avrebbe cambiato la sua tradizionale politica di non interferenza nel sistema paleo-capitalistico di HK. Il 18/9/2019 scriveva

“La disuguaglianza economica può essere considerata alla base dell’instabilità sociale nella città. La casa rimane uno dei problemi più gravi e difficili che i cittadini devono affrontare: sia quelli a basso reddito che i giovani funzionari”.

“Non mi piacciono i disordini attuali ma i giovani sono oggi pieni di rabbia – dice un proprietario di un mini-appartamento – Molti giovani non hanno un posto in cui vivere… Gli appartamenti sono così piccoli che bagno e cucina sono di fatto la stessa stanza”. “Una coppia di giovani laureati, funzionari dello stato pagano un affitto di 2500 $ per un appartamento di 30 m2…. Del resto HK ha i prezzi della casa più alti al mondo. Un’abitazione media costa oggi a HK 20.000$/m2, mentre a Singapore costa circa 10.000 $/m2 e a Shanghai 9.000 $/m2… I quattro grandi immobiliaristi di HK posseggono i più grandi imperi economici e Li Ka-Shing ha un patrimonio netto di 28,2 miliardi di $.”. “E’ arrivato il momento di rivalutare gli interessi a breve termine e quelli a lungo termine e attuare un bilanciamento fra interessi individuali e interessi generali di sviluppo sociale… Tung Chee-Hwa , il primo Chief Executive dopo il ritorno di HK alla Cina aveva proposto un piano per la realizzazione di case popolari ma esso fu rigettato non solo dagli immobiliaristi ma anche da membri della classe media, timorosi di un crollo del prezzo delle case“

Questo articolo, ancorché a mio avviso assolutamente giusto e giustificato, costituisce il primo intervento reale della Cina nel principio “Un Paese due sistemi”, molto più profondo di quanto sia successo di fronte agli  “indipendentisti” che chiedevano apertamente l’indipendenza (ed il supporto dei governi stranieri) in aperta violazione dell’articolo 1 della costituzione. Purtroppo nessuno (per quanto ne so) dei media occidentali ha trattato questo grande problema che io avevo denunziato più volte.

Oggi, fortunatamente, c’è un gran fiorire di proposte a tutti i livelli sulla maniera più rapida e opportuna per realizzare finalmente un piano di case popolari. Esistono un’infinità di proposte, fra cui quella di più rapida attuazione è stata di dare una sovvenzione ai cittadini a reddito basso per l’affitto di una casa. All’obiezione che questo avrebbe immediatamente creato un aumento dei canoni di affitto e quindi fosse necessario applicare un blocco all’aumento degli affitti, la risposta è stata che “in Un Paese di libero mercato questo non sarebbe accettabile”. Resta allora il sistema più evidente: espropriare aree fabbricabili oppure crearne delle nuove eventualmente cambiando la loro destinazione d’uso. Esiste da molti anni una proposta governativa di creare in mare un’isola artificiale su cui creare un grande quartiere di case popolari, ma essa è bloccata da tempo dagli ambientalisti ed oggi non sarebbe comunque accettabile per i lunghissimi tempi di realizzazione, oltre dieci anni. Per quanto riguarda le prime due idee invece, l’esproprio viene osteggiato da molti in quanto violazione del libero mercato e della proprietà privata, mentre l’altro, il cambio della destinazione d’uso, per esempio rendendo edificabile un’area oggi destinata a verde pubblico, è avversato perché farebbe inevitabilmente abbassare il valore delle case nei quartieri circostanti. Ne esistono anche molte altre che vi risparmio. Ovviamente il problema è sempre lo stesso: enormi interessi privati. Il cambio di posizione, per adesso non formale, del governo centrale fa capire però che, anche secondo Pechino, qualcosa si deve fare ed è significativo che alcuni grandi proprietari abbiano solo ora proposto di cedere all’amministrazione alcuni terreni di loro proprietà oppure costruire e mettere in vendita case a prezzo calmierato, concordato col governo. Si tratta però di poca cosa rispetto alle necessità anche se potrebbe essere un buon punto di partenza. “Bisogna però capire – dicono altri – quali garanzie chiederebbero in cambio al momento della reale stipula dell’accordo”.

Come potete vedere dai miei precedenti articoli, Il South China Morning Post, autorevole giornale di HK che vi ho spesso citato, si è battuto da sempre per una soluzione di questo problema e il 9 giugno scorso ha scritto un articolo (seguito da un altro il 17 giugno) a mio avviso molto interessante.

“HK ha bisogno di reinventarsi – sostiene – la legge sulla sicurezza nazionale ha calmato le acque ma non può curare i mali della società di HK, compresa la diffusa frustrazione per l’alto costo della vita, gli alloggi inaccessibili e un sistema economico che avvantaggia pochi privilegiati ma esclude la gente comune”. Si tratta di un principio che la Cina non ha mai osato toccare per non essere accusata di violare la regola di “due sistemi”. “la verità è che la forma estrema di capitalismo che ha servito così bene HK nel XX secolo (una ricerca cieca dei profitti aziendali) è diventata controproducente nel XXI secolo. I profitti aziendali e la felicità delle persone normali mostrano una correlazione sempre più negativa e dobbiamo invertire la tendenza ricostruendo la società per essere più inclusiva… La priorità della politica del governo deve essere la felicità delle persone.... Secondo la Banca Mondiale il PIL pro-capite di HK nel 2019 è stato 48.700$ contro 42.300$ di UK 40.500$ della Francia e 40.200$ del Giappone e le enormi riserve monetarie di HK permettono di far fronte ad un’emergenza”. “L’emergenza abitativa è in crisi e HK dovrebbe immediatamente mettere in atto un massiccio piano di bonifica di alcuni territori, la conversione in aree fabbricabili di alcune zone destinate a verde e chiedere a Pechino di affittare dei terreni nel vicino territorio del Guandong per utilizzo di HK <ciò che gli Inglesi fecero con i Nuovi Territori affittati dalla Cina per 99 anni>…. Non vogliamo con ciò far crollare il prezzo delle case esistenti che rappresentato i risparmi di una vita per moli cittadini della Classe Media. Seguiamo l’esempio di Singapore”

“Anche la tassazione deve crescere. HK ha un’aliquota massima del reddito personale pari al 17% e 16,5% per quella aziendale. In Cina sono rispettivamente 45% e 25%, a Singapore 22% e 17%.... E’ evidente che tutto ciò colpirebbe grandi interessi esistenti e i ricchi protesteranno certamente ma si renderanno conto ben presto che HK resta comunque un posto vantaggioso…. Un capitalismo riformato come questo non spaventerebbe Pechino, anzi il cosiddetto capitalismo di stato cinese è molto vicino ad un “capitalismo degli stakeholders” con grande attenzione alla sostenibilità e all’interesse pubblico” “Che cosa si oppone quindi alla rinascita di HK? La mentalità delle élite di HK nel mondo degli affari, del servizio civile e delle professioni. Sono in genere persone oltre i 50 anni cresciuti durante il miracolo economico del XX secolo, agganciati a idee ormai obsolete. Essi guardano indietro e mancano di una visione del futuro.” “Nel 2047 lo status di HK avrà termine se Pechino non lo estenderà. Dobbiamo assolutamente cambiare HK oggi per creare una situazione che permetta questa estensione”   

E’ interessante sapere che il cinese Global Times in un articolo del 19/5/2020 preconizzava la possibilità di creare due quartieri di HK in aree del Guandong rispettivamente a mezz’ora dall’aeroporto di HK la prima, e l’altra molto vicina a Kowloon. In esse si potrebbero costruire da 160.000 a 200.000 unità abitative in due anni.

Chiediamoci allora perché a mia conoscenza nessun giornale occidentale abbia mai affrontato questo problema di cui parlo da due anni? Forse perché alla politica occidentale fa più comodo immaginare una HK oppressa che cerca l’indipendenza dal giogo cinese piuttosto che una città che affronta il futuro tranquillamente e in buona armonia con la madre patria?

Le truppe inglesi affrontano i rivoltosi a HK nel 1967