5. ott, 2022

E' LA GUERRA

4 OTTOBRE 2022

E’ LA GUERRA.

Gli avvenimenti di questi ultimi giorni mi hanno costretto a riscrivere una nota già pronta per essere emessa. Non perché fosse sbagliata, sempre dal mio punto di vista, ma perché le annessioni fatte da Putin hanno impresso una svolta, forse irreversibile a tutta la situazione.

Visto che si parla di Ucraina, sono costretto a fare la solita premessa, e darne evidenza, che non sono filo-russo o filo-chiunque, ma semplicemente uno studioso che non considera la situazione odierna come una partita di calcio in cui la passione annulla ogni razionalità. Vi parlo perciò brevemente di quelli che sono i miei sentimenti. Ho affrontato per tutta la primavera e l’estate “un” problema, che è diventato per me “il” problema della mia vita, almeno in questo periodo: sono dovuto entrare nella vita dei rifugiati ucraini che ospito, persone che non vedevano un futuro di fronte a sé, non sapevano come muoversi in un mondo che vedevano a loro ostile. Si tratta di persone di culture, storie, religioni, ambienti sostanzialmente diversi da quelli in cui sono vissuto. Eppure si aggrappavano a me per avere ancora una speranza. Qui il coinvolgimento è stato totale: non mettevo a disposizione una parte dei miei beni come era successo in passato, ma me stesso, assumendomi responsabilità che non avrei mai pensato di dovermi prendere. Il giorno dopo averli conosciuti, essi avevano le chiavi di casa nostra e la sera avevo una bimbetta di quasi due anni in braccio e un bimbo di sette anni  seduto accanto. Li toccavo, li sentivo respirare, cercavo di far sentire loro che si trovavano in una casa, un luogo sicuro dopo gli spaventi subiti. Capii perfettamente a quel punto le parole di papa Francesco che, più o meno, suonavano così “i poveri, i profughi i diseredati, dobbiamo toccarli con le nostre mani, per capire quale dovrebbe essere il nostro dovere”. Tutto ciò, questa mia esperienza così profonda, mi ha reso ancora più fermo nel mio pacifismo. Non un pacifismo che si arrende, ma un pacifismo consapevole che non esiste guerra inevitabile, che qualunque disputa può essere risolta pacificamente cercando di capirsi SINCERAMENTE e di trovare una soluzione che vada bene per tutti. Questo è ciò che chiedono i popoli, di vivere in pace ed in maniera decorosa. Tutto il resto ha a che fare con ideologie, interessi, sopraffazioni che interessano solo ai potenti e a chi vede la guerra, la fame, la carestia, da lontano, molto da lontano, come in un film.

Mi scuso per questo brevissimo incipit che chiarisce da che parte sto in questa guerra che inaspettatamente abbiamo vicino casa. Purtroppo, come ho detto, se si vuole parlare serenamente di Ucraina, bisogna giustificarsi prima di far scadere tutto in una diatriba fra tifosi beceri.

Parto dalla coda: un’intervista molto interessante, fatta da Paolo Valentino, sul Corriere di qualche giorno fa, ad Andrey Meninchenko, un industriale russo  leader mondiale nella produzione dei fertilizzanti con stabilimenti in Europa, anche in Italia. Essa tocca vari aspetti interessanti di cui bisognerebbe parlare ma mi limito ad uno soltanto, citando come mia abitudine, alcune frasi.

Il Presidente lo ha fatto < la mobilitazione e i referendum> perché non aveva scelta. Gli Stati Uniti non sono disponibili a raggiungere un accordo generale sulla sicurezza in Europa. La sola alternativa era riconoscere la propria debolezza e l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi dell’Operazione Speciale. Nel sistema attuale equivarrebbe a un suicidio politico. La mobilitazione aggiusterà l’equilibrio delle capacità militari. Quanto all’ammissione delle nuove regioni in Russia, è una cosa molto seria. A mio avviso l’Occidente non ha ancora capito cosa significhi realmente. Una volta acquisita, sarà impossibile da cambiare. Né da Putin né dai suoi successori, per i prossimi 30 o 40 anni. Significherebbe avere una maggioranza qualificata nelle due Camere legislative e questo non credo sia possibile. Comunisti, nazionalisti, una significativa parte del Centro rimarranno nel sistema politico russo per alcune generazioni e queste forze non appoggeranno mai una tale decisione, tanto più sotto pressione esterna. In Occidente c’è l’idea che in Russia tutto è deciso da Putin e che tutti i problemi, in primis quelli di sicurezza, saranno risolti non appena ci sarà un cambio di regime. È un’idea ingenua e pericolosa. E ancora più pericolosa è l’idea che l’isolamento e la pressione economica sulla Russia possano rendere il mondo un posto più sicuro. Quanto alla popolarità del presidente non credo che soffrirà in modo serio. La società russa si adatterà rapidamente alla nuova realtà… <si aspettava la guerra?> No, non in questo momento. Ma è vero che il sistema globale era squilibrato. Il lavoro di riequilibrio dopo la fine della Guerra Fredda non è mai stato completato e in tali casi, le possibilità di una guerra sono alte…Ogni tragedia si può e si deve evitare. Sfortunatamente non abbiamo ancora imparato a risolvere i nostri problemi in modo pacifico… Che il mondo nel quale avevamo vissuto dopo il crollo del blocco sovietico era finito. Che quello che stavamo vivendo non era solo l’inizio di una guerra civile tra due popoli fratelli, ma un potente movimento tettonico in grado di spaccare il mondo, le cui conseguenze saranno avvertite da miliardi di persone che non hanno nulla a che vedere con questo conflitto. C’era un ordine mondiale, dopo la fine della Guerra Fredda, che ha portato crescita, prosperità e pace per molte persone in tutto il mondo. I protagonisti erano USA, Cina, Russia ed Europa, le loro economie erano interconnesse in un ordine multilaterale basato su regole condivise e globalizzazione. Tutto ciò è finito.

Ecco, queste sono le parole di un multimiliardario russo che si era dichiarato contrario alla guerra molto prima che ciò avvenisse e che non è particolarmente nelle grazie di Putin. Penso che condensino bene un’analisi realistica della situazione odierna. Non intendo analizzare di nuovo gli antefatti di questa guerra. Chi fosse interessato potrebbe leggerli nel mio articolo LA GUERRA IN EUROPAII del 9 aprile 2022 in questa stessa pagina GEOPOLITICA del mio sito. Comincerei a sfatare alcuni luoghi comuni “la prima guerra fatta con i metodi del secolo scorso”, “l’intera comunità internazionale condanna l’invasione russa”. Dalla fine della seconda guerra mondiale, il mondo non ha mai avuto un momento di pace: la guerra di Corea, la guerra tra francesi e vietnamiti, la guerra fra americani e vietnamiti, la guerra fra cinesi e vietamiti. E poi le guerre degli Afghani contro gli Inglesi, contro i Russi, contro gli Americani. E poi la rivolta contro lo Scià di Persia che fece arrivare trionfalmente Khomeini dalla Francia con le conseguenze che vediamo anche oggi. E poi la sequenza di guerre in Medio Oriente (una quindicina). E i colpi di stato che hanno continuamente insanguinato l’America Latina. Non vi parlo dell’Africa in cui ci si è sempre combattuti, frequentemente con l’intervento diretto delle grandi potenze. Tutte queste guerre hanno creato centinaia di migliaia di morti civili, la distruzione di città, scuole, ospedali, infrastrutture etc. Cosa c’è di diverso nella brutalità di tutte queste guerre, rispetto alla guerra in Ucraina ed alla seconda guerra mondiale, che è stata la prima ad aver inaugurato questi disastri che coinvolgevano le popolazioni civili?  Solamente che essa avviene in Europa. La seconda frase mette in rilievo l’orgoglio, direi quasi la tracotanza di noi Europei e USA, che pensiamo di identificarci con “il mondo”. Per noi, certo, la guerra è dietro l’angolo, dobbiamo affrontare il “fastidio” che ci verrà creato dalla mancanza di gas. A parte il fatto che siamo in guerra e questo tipo di reazioni ne è parte inevitabile, ma pensate voi veramente che in Tailandia, in Vietnam, in Indonesia, in tutta l’America Latina e in tutta l’Africa si pongano veramente problemi per questa guerra? E parlando delle grandi potenze, pensate che il miliardo di persone che vivono in India sappiano e, sapendolo, si preoccupino di ciò che sta succedendo in Ucraina. E lo stesso vale per il miliardo e mezzo di persone che vivono in Cina. In Cile ad esempio hanno problemi con il cambio della loro costituzione: pensate che spendano un solo minuto per informarsi su cosa sia il Donbass? E in Brasile con le elezioni presidenziali che potrebbero conchiudersi con un colpo di stato? Del resto, anche in Italia, quanta gente sa che cosa è successo in Ucraina dal 2010 ad oggi, del perché molti anni fa (ricordate quando?) sia stato abolito il bilinguismo in un Paese che è bilingue più di quanto sia da noi l’Alto Adige? E allora, torniamo con i piedi per terra. Se questa guerra fosse stata intentata da Russi (o Americani) in Congo per difendere una parte della popolazione contro l’altra, le notizie relative sarebbero state in poche righe in una pagina interna dei giornali.

I media hanno descritto questa guerra come un conflitto epocale fra la democrazia e la dittatura.

Se l’Ucraina perderà, ciò sarà l’inizio del crollo, una ad una, della libertà di tutti i Paesi dell’Europa centrale. E tutto ciò sarà solo l’inizio, perché, galvanizzata dal successo russo, la Cina occuperà tutti i Paesi del Pacifico per poi affrontare e distruggere tutte le nostre democrazie che saranno ridotte in schiavitù. Da ciò nasce la necessità di coalizzarci in una lotta senza quartiere contro la Russia per poi (Biden dixit) dedicarci a punire la Cina.

Non credo che la Russia abbia alcun interesse a impadronirsi dell’Europa Centrale e men che mai che la Cina abbia alcun interesse a sovvertire le nostre democrazie, semmai il contrario. E’ però certamente vero che, almeno per una generazione il mondo non sarà come prima e ne pagheremo tutti le conseguenze. Purtroppo però, oggi, a fare le spese di queste bellissime parole che leggiamo sui nostri giornali sono e saranno le mamme ucraine (ma anche russe) che non vedranno più i loro figli, le mogli che hanno perso i loro mariti, i bambini che resteranno senza padre.

Prima degli ultimi avvenimenti, in questa nota intendevo parlarvi (e lo farò ancora sinteticamente) dell’annuale assemblea generale dell’ONU e del summit dello SCO (Shanghai Cooperation Organization) che si è tenuto quest’anno il 14 e 15 settembre a Samarcanda. Se vogliamo capire qualcosa di questa guerra e di come essa si evolverà sul versante orientale bisogna guardare molto di più a Samarcanda che alla passerella dell’ONU. Intanto cosa è lo SCO? E’ un’organizzazione intergovernativa creata nel 2001 da Cina Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Successivamente India e Pakistan hanno aderito nel 2017 e quest’anno l’Iran ha firmato un memorandum di adesione che diverrà effettivo nel 2023. Al summit di Samarcanda quest’anno hanno partecipato anche come osservatori Bielorussia e Mongolia, e come ospiti invitati Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Nepal, Sri Lanka, Turchia e Turkmenistan. Anche Bahrain, Maldive, EAU, Kuwait, e Myanmar sono stati aggiunti come partners di dialogo. Uno dei principali obiettivi dell’organizzazione è promuovere la cooperazione tra i suoi stati membri in settori quali il commercio, l’economia, la scienza, l’istruzione etc. Fra gli altri scopi ci sono la collaborazione nella lotta contro il terrorismo interno e internazionale, la lotta alla droga etc. Fra le varie associazioni di stati, lo SCO è quella più frequentemente indicata come “l’anti NATO” ma in realtà ad essa appartengono Paesi che fanno parte di altre alleanze come ad esempio l’India, alleata di USA, Australia e Giappone in funzione strettamente anti-cinese e la Turchia che per il momento partecipa come osservatore ed è addirittura membro della NATO. Lo SCO non è una struttura rigida e formale come la UE, né tanto meno militare, ma piuttosto un forum fra stati asiatici, di discussione e impegni specifici, caso per caso, su base essenzialmente economica. Del resto India e Pakistan sono nemici storici, India e Cina hanno dispute storiche di frontiera, e addirittura alcuni stati membri erano, durante il summit, in guerra fra loro. Li riunisce il comune interesse a promuovere la stabilità della regione e un sistema multipolare di rapporti fra i Paesi del mondo sulla base di interessi nazionali indipendenti. Due Paesi possono essere quindi alleati fra loro su un certo argomento e avversari su un altro. Non esiste, né potrebbe esserci un’ideologia comune fra di loro. Nel complesso però li lega una visione del mondo molto diversa dall’Occidente che invece è oggi, ma è sempre stata, basata su un’affinità ideologica e addirittura religiosa. Tutto ciò si è visto a Samarcanda, dove quasi tutti i Paesi erano rappresentati al massimo livello. La Russia ovviamente ha cercato alleati nella sua guerra contro l’Ucraina. Lo Sco però non ha né appoggiato né si è opposto all’azione di Mosca. Anzi il primo ministro Indiano Modi ha espresso esplicitamente la sua preoccupazione al Presidente Putin “l’era di oggi non è un’era di guerra”, ricevendo una risposta precisa “conosco la tua posizione sul conflitto in Ucraina e le tue preoccupazioni. Faremo tutto il possibile per farla finire presto”. Xi Jinping non ha mai nominato l’Ucraina ma Putin ha dichiarato che Xi aveva “domande e preoccupazioni” sulla guerra. Non ci si poteva aspettare di più. I due leaders non hanno assunto posizioni contrarie alla Russia ed entrambi continuano a supportarla da un punto di vista economico, ma certamente vedono in questa guerra un grande rischio legato ai commerci internazionali che sono fondamentali per entrambi i Paesi. La dichiarazione finale del summit indica l’impegno di creare “un ordine mondiale più rappresentativo, democratico, giusto e multipolare” ma è evidente che la massima priorità dello SCO sia oggi il mantenimento della stabilità in una regione in cui esistono seri problemi, come ad esempio gli scontri di confine in essere fra le truppe kirghise e tagike mentre i due presidenti partecipavano al vertice e avevano un meeting bilaterale. Sempre su questa linea si pone il tentativo di accrescere il potere degli stati minori dell’Asia centrale, gli “stan”, oggi più o meno contesi fra Russia e Cina ed in cui la grande forza economica della Cina appare evidente. Del resto il “decoupling” politico e commerciale che si sta delineando fra la Cina e i Paesi dell’occidente spiega il crescente interesse della Cina verso l’Asia centrale, come mostrato dal potenziamento del meccanismo “C+C5” (Cina più asia Centrale) elevato quest’anno dal livello di ministri degli Esteri a quello di capi di stato. Ciò ovviamente non fa piacere alla Russia, e Pechino, per rassicurarla, ha riconfermato il patto non scritto in cui vengono riconosciuti e rispettati gli interessi reciproci dei due Paesi nella regione. In questo contesto si inserisce l’accordo firmato da Cina, Kirghizistan e Uzbekistan per la costruzione di una ferrovia che unisca i loro tre Paesi. Questa nuova rotta trasporterà circa 10 milioni di tonnellate di merci l’anno , costituirà il “Corridoio centrale” della BRI e accorcerà di 900 km il trasporto delle merci verso l’Europa aggirando la Russia e passando per l’Iran. In chiave forse più politica che strettamente economica si inserisce la proposta di studiare un sistema di pagamenti internazionali fra i Paesi SCO sulla base di loro valute interne evitando di passare attraverso il dollaro o l’Euro, il swift controllato dagli americani, etc. 

Passiamo alla passerella annuale dell’assemblea generale dell’ONU. Tutti si aspettavano le dichiarazioni di USA, Russia e Cina per capire qualcosa sullo sviluppo della crisi, C’è da dire che l’unico leader intervenuto è stato Biden. Il suo discorso, molto lungo, è stato sostanzialmente incentrato sull’Ucraina .Ne trascrivo alcuni punti essenziali:

La Russia ha spudoratamente violato i principi della carta delle nazioni Unite e il divieto di impadronirsi con la forza del territorio di un altro Paese… Il Cremlino sta organizzando un referendum fittizio per cercare di annettersi parti dell’Ucraina, anch’essa una violazione significativa della carta… Putin sostiene di aver dovuto agire perché la Russia era minacciata. Ma nessuno ha minacciato la Russia… Ecco perché 141 nazioni dell’Assemblea Generale si sono riunite per condannare la guerra della Russia… e oggi più di 40 Paesi hanno contribuito con miliardi del proprio denaro per aiutare l’Ucraina a difendersi… Gli Stati Uniti sono determinati a difendere e rafforzare la democrazia in Patria e in tutto il Mondo…

Non manca poi un accenno alla leadership americana per la lotta al cambiamento climatico, ignorando che il Presidente precedente (Trump) era uscito unilateralmente dagli accordi. E il successivo? E non manca il rituale accenno alla Cina che però era secondario in questo caso. Credo che il discorso di Biden sia sostanzialmente sottoscrivibile se non fosse che, come hanno detto vari commentatori internazionali, ciò che oggi Biden imputa alla Russia è stato commesso, in circostanze analoghe, anche dagli USA e la loro credibilità ne viene quindi minata essenzialmente nei Paesi del “terzo mondo”

Il discorso di Labrov, ministro degli Esteri Russo, a differenza di quello di Biden incentrato sul fatto specifico, ponendo le basi delle relazioni internazionali solo sullo sfondo, parla invece essenzialmente di queste ultime, considerando la vicenda ucraina una conseguenza quasi ineluttabile.  Ve ne cito anche qui alcuni passi.

Oggi viene decisa la questione del futuro dell’ordine mondiale. La domanda è se questo sarà un ordine con un egemone, costringendo tutti a vivere secondo le loro famigerate regole, vantaggiose solo per lui. Oppure sarà un mondo giusto e democratico, senza ricatti e intimidazioni verso persone considerate indesiderate…..La Russia sceglie fermamente la seconda opzione… Il modello unipolare di sviluppo mondiale, che serviva gli interessi del “miliardo d’oro” il cui consumo eccessivo è stato fornito per secoli a spese delle risorse dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, sta diventando vestigia del passato….Oggi la formazione di stati sovrani porta alla formazione di un’architettura multipolare uguale, socialmente orientata e sostenibile…Tuttavia i processi geopolitici sono percepiti da Washington come una minaccia alla loro posizione dominante….Dopo ave dichiarato la vittoria nella guerra fredda, Washington si elevò quasi al rango di messaggero di Dio sulla Terra, che non ha obblighi ma solo diritti sacri di agire per fissare il suo ordine…Quali sono i risultati delle avventure americane in Medio Oriente? … Nominatemi un Paese in cui Washington è intervenuta con la forza e in cui la vita è migliorata di conseguenza… Espandendo la NATO a Est, gli USA hanno deciso di subordinare gli spazi asiatici…. Al vertice NATO di Madrid, l’alleanza “difensiva” ha proclamato “l’indivisibilità della sicurezza delle regioni euro-atlantiche e indo-pacifiche”… la dottrina Monroe sta guadagnando una copertura globale… Washington sta cercando di trasformare il globo nel cortile di casa…. Le restrizioni colpiscono la popolazione civile impedendo loro di accedere a beni essenziali, inclusi medicinali, vaccini, cibo. Un esempio lampante è il blocco americano di Cuba che dura da più di 60 anni…

E poi un breve accenno alla situazione attuale, anche questa sostanzialmente vera, a dimostrazione di quanto complessa sia la realtà ucraina.

Credevamo alle promesse dei leaders occidentali di non espandere la NATO “di un pollice” verso est,… abbiamo sostenuto gli accordi tra l’allora presidente ucraino Yanukovich e l’opposizione per risolvere la crisi nel febbraio 2014… Accordi garantiti da Germania, Francia e Polonia… abbiamo dovuto sopportare la decisione di Kiev di un divieto totale della lingua, dell’istruzione, dei media e della cultura russi…. Forse la Russia ha violato gli interessi dell’occidente chiedendo l’attuazione del pacchetto di misure di Minsk approvato all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’ONU nel febbraio 2015, ma sepolto da Kiev con la partecipazione di USA e UE?... Secondo questo principio, affermato ai massimi livelli nei documenti OSCE nessuno dovrebbe rafforzare la propria sicurezza a scapito della sicurezza degli altri. Abbiamo avanzato la nostra ultima proposta sulla necessità di rendere giuridicamente vincolanti questi accordi nel dicembre 2021, ma abbiamo ricevuto un arrogante rifiuto…

Mi sono un po’ dilungato nel riassumere questo discorso perché mentre è chiara la posizione occidentale, è interessante conoscere la posizione russa e le sue giustificazioni, visto che Mosca è indiscutibilmente l’aggressore. E Mosca fornisce, dal suo punto di vista, una spiegazione storica volta a dimostrare il tentativo americano di mantenere un mondo unipolare definito dopo la fine della guerra fredda e rivendica invece la necessità di un mondo multipolare senza che vi sia un “regolatore globale” che ne indirizzi e regoli l’andamento.

Il discorso cinese, a livello di ministro degli esteri, anch’esso rivendica la necessità di un multipolarismo “a geometria variabile” fra stati sovrani che cooperino e commercino pacificamente e senza interferenze di alcun tipo all’interno dei propri confini. Da questo punto di vista si avvicina alla posizione russa. Afferma però, è questa la differenza rispetto alla Russia, la necessità della pace ad ogni costo che debba essere ottenuta e mantenuta attraverso negoziati pazienti in cui ognuno comprenda le posizioni degli altri pur difendendo i propri interessi. In sostanza è una riaffermazione della posizione storica e mai mutata dei Cinesi.

E’ interessante la posizione dei “Paesi minori”, quelli che apparentemente sono fuori dalla ribalta internazionale, ma, fatti salvi i colossi India e Cina, costituiscono la maggioranza della popolazione mondiale. Su questo si sofferma il New York Times. Erdogan, l’unico vero negoziatore, ha dichiarato “pensiamo che la guerra non trionferà mai, e un vero processo di pace non vedrà mai un perdente.” Abbiamo bisogno di un’uscita dalla crisi che salvi la dignità di tutti, attraverso un processo di pace che sia ragionevole, equo e applicabile.” Il presidente del Senegal ha chiesto alle grandi potenze di non permettere che le loro rivalità creino altre distruzioni nel continente africano. “L’africa non viole essere di nuovo al centro di una nuova guerra fredda.” Il re Abdullah di Giordania e l’Emiro del Qatar hanno sorvolato sulla guerra e hanno chiesto all’assemblea di risolvere l’eterna causa dei Palestinesi. I presidenti di Korea e Brasile hanno chiesto alla comunità internazionale di soffermarsi sugli effetti umanitari della guerra, specialmente su energia e alimentazione. Essi hanno insistito che il Covid è tutt’altro che scomparso nei Paesi in via di sviluppo. E infine, secondo SCMP, i Paesi che rappresentano circa il 90% dell’umanità non considerano la guerra come la loro battaglia. Essa si traduce solo in ricadute economiche che minano i mezzi di sussistenza e gli standard di vita delle persone se vivono in paesi a reddito più elevato, e la disoccupazione, la fame e le malattie se sono abbastanza sfortunate da vivere nei Paesi poveri. Nel mondo dilagano guerre civili o conflitti a bassa intensità. L’Ucraina gode della copertura dei media 24 ore su 24 mentre altre vittime con la pelle più scura vengono per lo più dimenticate o ignorate. Non stanno con l’Occidente ed è assurdo sostenere che la Russia li minacci quando le loro vite sono già sconvolte e minacciate.

Tutto ciò è stato superato dalla dichiarazione di annessione di alcuni territori ucraini alla Russia e alle conseguenze che esse comporteranno. Credo che a questo punto tutti dovremmo concordare sul fatto che la guerra fra NATO e Russia è ormai in corso, anche se non è stata dichiarata, ha già fatto una quantità gigantesca di vittime, ha distrutto una enorme estensione di territori e soprattutto non se ne vede la fine. Sarà la storia a definire torti e ragioni che però non resusciteranno i morti. Oggi bisogna chiedersi: quando finirà questa guerra? Degenererà in una guerra nucleare con conseguenze catastrofiche per tutto il mondo? Tutto ciò, dando per scontato che anche nella più rosea delle ipotesi il mondo ne uscirà cambiato da un punto di vista politico, e assolutamente sconvolto da un punto di vista economico. Il “decoupling” sarà definitivo, ne conseguirà una crisi economica che colpirà come al solito i più deboli ed il mondo risulterà diviso in due blocchi, molto di più di quanto non lo sia stato nella guerra fredda, con interi continenti sballottati di qua e di là.

Henry Kissinger, il più grande diplomatico oggi vivente, maestro di realpolitik (talvolta a danno dell’Italia come all’epoca delle “convergenze parallele”), e autore dello storico riavvicinamento fra USA e Cina in funzione anti-russa, è spesso interpellato sia dal governo americano che da quello cinese sui problemi più importanti di relazioni internazionali. Egli si è spesso espresso sulla crisi ucraina e può essere utile conoscere come la sua opinione si sia evoluita nel tempo.

5 marzo 2014. Se l’Ucraina vuole sopravvivere e prosperare, non deve essere l’avamposto di nessuna delle due parti contro l’altra; dovrebbe fungere da ponte fra di loro….La Russia deve accettare che costringere l’Ucraina a diventare un satellite, condannerebbe Mosca a ripetere la sua storia di pressioni reciproche con USA e Europa. L’occidente deve capire che per la Russia l’Ucraina non può mai essere solo un Paese straniero. Gli ucraini vivono in un Paese con una storia complessa e poliglotta…l’ovest è in gran parte cattolico, l’est in gran parte russo-ortodosso. L’Occidente parla ucraino, l’est parla principalmente russo. Qualsiasi tentativo da parte di un’ala dell’Ucraina di dominare l’altra porterebbe alla fine alla guerra civile…La radice dei problemi sta negli sforzi dei politi ucraini di imporre la volontà di una parte sull’altra e viceversa. Questa è l’essenza del conflitto fra Yanukovych e Tymoshenko. Noi dobbiamo cercare la riconciliazione, non la dominazione di una fazione sull’altra. La Russia, l’Ovest e le varie fazioni in Ucraina non hanno capito questo concetto. L’Ucraina dovrebbe avere il diritto di fare le sue scelte economiche e politiche incluso l’Unione Europea, Ma non dovrebbe entrare nella NATO, “una posizione che avevo già assunto 7 anni fa (2007)”…

24 maggio 2022 (Washington post) Al Forum di Davos, Kissinger ha esortato gli USA e l’Occidente a non cercare una sconfitta imbarazzante per la Russia, avvertendo che potrebbe peggiorare la stabilità a lungo termine dell’Europa. Kissinger ha anche spinto l’Occidente a convincere l’Ucraina ad accettare i negoziati sulla base di uno “status quo ante”. Le trattative devono iniziare nei prossimi due mesi prima che si creino sconvolgimenti e tensioni che non saranno facilmente superate… Perseguire la guerra oltre quel punto non riguarderebbe la libertà dell’Ucraina, ma una nuova guerra contro la stessa Russia. < questa incredibile preveggenza assoluta non è stata ascoltata> Ursula von der Leyen al contrario, di fronte allo stesso consesso ha dichiarato che la guerra non è soltanto un problema di sopravvivenza dell’Ucraina, ma un dovere dell’intera comunità mondiale!

30 settembre 2022. (Washington Post). Kissinger, parlando al Council of Foreign relations ha dichiarato: la Russia ha perso la guerra, ora dobbiamo impedire la sua escalation nucleare. Potremmo batterla anche in quello scenario ma la natura delle relazioni internazionali e l’intero sistema mondiale ne risulterebbero sconvolti…non possiamo permettere che l’uso di armi nucleari diventi normale…L’Ucraina non deve essere demoralizzata e deve avere un ruolo primario nelle trattative di pace… La sua appartenenza alla UE deve essere assicurata…. Ma un dialogo anche preliminare è essenziale specialmente ora che si parla di nucleare…Quando cadde il Muro di Berlino e cominciò la grande ristrutturazione dell’Est europeo, gli USA cercarono di integrare tutta l’area in un sistema guidato da loro. Non è stato bene cercare di includere l’Ucraina nella NATO. Ciò non è una scusante per l’aggressione di Putin…. Oggi il problema è la ricerca di una pace con Putin e ciò è parte di un discorso più vasto, le relazioni fra Russia e Occidente… Che cosa vorrà fare la Russia? Essere parte dell’Europa o dell’Asia?.... Non abbiamo mai avuto a che fare con un Paese così imponente <la Cina> e la cui filosofia è praticamente opposta alla nostra, I cinesi considerano la storia come un processo continuo che si dipana nell’arco di migliaia di anni. Noi esaminiamo e affrontiamo i singoli problemi che invece sono per loro parti di un processo unico… Una guerra degli USA contro Russia e Cina avrebbe conseguenze peggiori delle guerre mondiali. Chiude con un richiamo a Churchill e al suo lascito che per la politica estera è necessario “Studiare la storia, studiare la storia, studiare la storia” specialmente oggi che “le condizioni per una nostra leadership mondiale si sono deteriorate, in particolare per la diffusione delle armi nucleari” Con queste parole ricorda la sua vecchia lettera a Nixon “Mi auguro che i tuoi successori saranno saggi come te, e non cercheranno mai di porsi contro Russia e Cina insieme

Questa è Realpolitik. Chi siamo, che cosa vogliamo e dove vogliamo arrivare. I nostri governanti ci parlano di ideali (assolutamente veri e validissimi), di sovranità di ogni Paese per come si è cristallizzata 30 anni fa  (perché proprio in quel momento?) ma non ci dicono chiaramente quali obiettivi si pongono. Ci sono pochissimi modi di porre fine alle guerre: la sconfitta totale del nemico come nella seconda guerra mondiale con la presa di Berlino in Occidente e le due bombe atomiche in Oriente; la resa di Putin, un colpo di stato, più o meno provocato, che scalzi Putin, con il rischio che il successore sia ancora più nazionalista e violento. Oppure una trattativa che oggi è forse l’ultima occasione possibile, perché l’Ucraina può dire di aver respinto la Russia e quest’ultima ha già detto di essere pronta, sulle basi attuali, a chiudere la vicenda. Ora la guerra è diventata fra Russia e NATO. La vogliamo veramente? Ma se è così dovrà essere il nostro popolo a deciderlo, non il governo, che non ha mandato per questo.

Chiudo con le parole di Papa Francesco, l’unico ad aver capito questa immane tragedia.

Mi addolorano le migliaia di vittime… Certe azioni non possono mai essere giustificate, mai!... E che dire del fatto che l’umanità si trova nuovamente di fronte alla minaccia atomica? E’ assurdo… Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione?... rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate-il-fuoco. Tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili. E tali saranno se fondate sul rispetto del sacrosanto valore della vita umana, nonché della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni… DOPOI SETTE MESI DI OSTILITA’ SI FACCIA RICORSO A TUTTI GLI STRUMENTI DIPLOMATICI, ANCHE QUELLI FINORA EVENTUALMENTE NON UTILIZZATI, PER FAR FINIRE QUESTA IMMANE TRAGEDIA. LA GUERRA IN SE’ STESSA E’ UN ERRORE E UN ORRORE.