9. apr, 2022

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9 aprile 2022

La guerra in Europa II

Vi ho parlato delle emozioni che ho provato, e provo ancora, al cospetto di questa carneficina così vicina a noi. La sento ancora più vicina perché stiamo ospitando una giovane mamma e i suoi due bimbi: Paolo otto anni e Anastasia, due anni, fuggiti da Kiev e arrivati fortunosamente a Roma dopo quasi tre settimane di peregrinazioni. Della mamma so solo che quando vede in televisione i disastri e i morti nel suo Paese mormora “Perché, perché questa guerra, questi morti? Con i Russi eravamo amici, ogni Ucraino ha parenti e amici in Russia e viceversa”. Non ho parole capaci di rispondere a queste domande in maniera tale la spiegare la morte di un bambino. Peggio il bambino che ho visto due volte piangere in un angolo, ma non come fanno i bimbi: piangeva silenziosamente come un adulto. Una sensazione terribile! Stiamo facendo di tutto con mia moglie per farli sentire a casa propria, ma chissà se riusciranno mai a rimuovere questo trauma. E non sono solo loro, ma milioni di bambini. Nei giorni che ho trascorso all’immigrazione centrale di Roma ne ho visti a decine, di tutte le età. Questa è la guerra! E questo è ciò che produce su povere vittime innocenti che vorrebbero solo vivere in pace. Se poi allarghiamo lo sguardo ci rendiamo conto che ciò che vediamo oggi perché succede dietro casa nostra, in questi stessi giorni succede in tanti altri Paesi di cui ci scordiamo facilmente. Questa è la guerra! E non posso fare a meno di chiedermi “Perché sono stato così pronto a ricevere questa famiglia, a me del tutto sconosciuta, e non mi sono mai posto il problema di ospitare i profughi afghani o tanti altri che ogni giorno arrivano in Italia?” Non ho risposte, o meglio ho brutte risposte…. E non si può non pensare alla filosofia di Nietzsche, alla distruzione di tutti i valori, di ogni regola, di ogni morale e alla guerra che non è più dettata dalla sopravvivenza come in Schopenhauer ma guerra come volontà di potenza! Da tutto ciò, non dimentichiamolo sono nate le tragedie del ‘900.

Come vi ho detto però, abbiamo il dovere di capire perché queste cose succedono, senza limitarci a una risposta consolatoria per noi “Putin è impazzito ed è diventato un nuovo Hitler”. Dobbiamo capirne i motivi dicevo, ma non dobbiamo però limitarci solamente a posizioni dettate dai nostri sentimenti e dalle nostre emozioni; essi sono necessari per portare soccorso ai deboli, alle persone aggredite come in questo caso il popolo ucraino. Ciò non serve, o non serve da solo, per trovare una soluzione alla guerra e cercare la possibilità di una pace che non sia solo la tregua di un momento. Voglio proporvi le mie opinioni sull’argomento. Questa situazione sta diventando ogni giorno più grave, il coinvolgimento dell’occidente si sta facendo sempre più diretto e non è più indirizzato solo a supportare gli Ucraini nella loro difesa contro l’Orso Russo, ma a permettere una contro-offensiva capace di respingere la Russia fino ai confini precedenti al 2014. Tale volontà, spiegabile nel popolo ucraino (o in gran parte di esso), sta poco a poco degenerando in una guerra di livello ben più alto fra NATO e Russia con l’utilizzo di armamenti molto più sofisticati e in prospettiva di armi atomiche a bassa intensità (inferiori a quelle della seconda guerra mondiale) ma capaci di distruggere intere città in un colpo solo. Tutta l’Europa ne uscirebbe distrutta (Russia inclusa) ma gli USA ne uscirebbero indenni come nelle due guerre mondiali. Ovviamente ne uscirebbe indenne anche la Cina. Ciò serve a delimitare il campo di chi ha più interesse a fare una pace: Parigi, Roma, Berlino, Madrid etc. oltre a Mosca e San Pietroburgo.

L’analisi deve essere fatta sia da un punto di vista politico che da una prospettiva storica. Dall’insieme delle due si può tentare di capire ciò che è negoziabile e ciò che non lo è fra tutte le parti coinvolte.

 

I precedenti storici. Tutti noi abbiamo studiato a scuola la cultura e le vicende della Russia, per cui mi limiterò a sottolineare solo alcuni punti. Tralasciando l’antichità, nel VII secolo gli Slavi cominciarono a essere predominanti riaspetto a tutte le altre etnie che si erano succedute e già nel IX secolo si formò il primo nucleo realmente “Russo”, il principato “Rus’ di Kiev”. Il legami di amore e odio ma di sicura interazione fra le future Ucraina e Russia risalgono quindi alle loro origini. Nel X secolo Vladimir I portò il Cristianesimo nel suo regno da Bisanzio con cui aveva stretti legami, e, badiamo bene, non da Roma. Con l’invasione mongola nel 1237 tutta la struttura si disgrega in vari principati tributari dei “Khan” e questo periodo comincia a chiudersi nel XV secolo fino all’indipendenza ufficiale sancita nel 1480. In quel periodo infatti il Granducato di Mosca si affrancò dal dominio mongolo e si affermò sugli altri potentati. Sempre in quel periodo Ivan il Grande sposò la nipote dell’ultimo imperatore di Bisanzio e sancì il mito della “terza Roma”, cioè la Russia erede dell’impero Romano e della civiltà romano-bizantina. Sempre di quel periodo è il rifiuto di ogni autorità del “Papa di Roma” e la dichiarazione di un’autorità derivante direttamente da Dio, da cui prende le mosse l’assolutismo russo. Nel 1613 Michele di Russia diede inizio alla dinastia dei Romanov che regnò fino al 1917. Durante il periodo imperiale la Russia si estese fino all’estremo lembo orientale della Siberia artica e più oltre incluse l’Alaska nel continente americano, quest’ultimo possedimento poi venduto agli USA nel 1867. Più importante per noi è la relazione continua con i potentati europei con influenze reciproche notevoli, anche se in un clima di persistente diffidenza che non si esaurì mai. La Russia partecipò con ruoli di primo piano a tutte le guerre europee e diede un notevole contributo alla sconfitta di Napoleone (ricordate Guerra e Pace?) e al congresso di Vienna che diede inizio alla restaurazione dei regni precedenti. Nonostante l’influenza europea però l’impero russo non comprese la rivoluzione industriale che diede una gigantesca svolta al mondo intero e ai rapporti di forza fra i vari Stati. All’inizio del XX secolo l’impero dei Romanov era rimasto molto conservatore, con un sistema agricolo, industriale e sociale cristallizzato ai secoli precedenti, un po’ come la Cina nello stesso periodo. La prima guerra mondiale fu la goccia che fece traboccare il vaso. Già dal 1905 (sanguinosa manifestazione di Pietrogrado) i Bolscevichi avevano iniziato la loro ribellione che tentava di applicare per la prima volta in Europa le teorie sociali ed economiche di Marx ed Engels. Con la vittoria dei Bolscevichi, e la caduta dell’impero, la Russia firmò un trattato di pace con la Germania e si ritirò dalla guerra. Gli Inglesi a quel punto, avendo bisogno di un fronte orientale, e preoccupati di un possibile allargamento delle teorie leniniste negli stati occidentali cercarono in tutti i modi di rimettere sul trono la monarchia. Si innescò quindi una disastrosa guerra civile sostenuta dalle potenze occidentali che si esaurì con la definitiva vittoria dei sovietici all’inizio degli anni ’20. Alla morte di Lenin nel 1924 Stalin assunse il potere e lo trasformò in una vera e propria dittatura con l’eliminazione sistematica di tutti gli oppositori. In politica estera il patto Molotov-Ribbentrop concordò una reciproca non aggressione con la Germania nazista ma fu di breve durata; la Germania attaccò la Russia in quello che fu il più duro e sanguinoso teatro di guerra in Europa, la seconda guerra mondiale. Dopo un breve periodo di ecclissi la Russia era ritornata un grande impero con un ruolo primario nel  mondo, una delle due potenze dominanti. Stalin in sostanza aveva ricostruito l’impero storico. Cominciò la Guerra Fredda fra gli USA (e la NATO) e il blocco comunista (con il Patto di Varsavia). Ricordiamo tutti ciò che avvenne nei decenni successivi, ma la Russia non era in grado di sostenere la sfida a tutto campo con gli USA e, pur mantenendo una grande potenza militare (soprattutto nucleare) cominciò a cedere. Gorbachev, consapevole di ciò, iniziò un periodo di grandi riforme (ricordiamo tutti la glasnost e la perestrojka) ma il sistema collassò. Eltsin andò al potere, crollò il muro di Berlino e tutti conosciamo bene gli avvenimenti successivi. In questo rapido excursus ho cercato di farvi notare che negli ultimi cinque secoli la Russia dall’impero degli Zar, fino a Gorbachev ebbe un ruolo assolutamente primario nello scenario europeo e poi mondiale. Essa si riteneva l’erede naturale dell’impero romano e quindi aveva un ruolo storico che nessuno poteva mettere in dubbio. Eltsin ne sancì il crollo e la ridusse al ruolo di una piccola potenza regionale, fuori dai grandi giochi internazionali, monopolio degli Stai Uniti e successivamente riservati a USA e Cina. Putin, una volta ristabilita una certa stabilità ed una lenta crescita economica, ritenne che questo non potesse essere il destino della “grande madre Russia”. Essa doveva continuare a ricoprire il suo ruolo come parte a tutto titolo di un’Europa che doveva tornare grande.Ed in questo fu aiutato da Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie che, a sua volta ha una grande influenza in tutto il mondo ortodosso. Sarebbe troppo lungo occuparsi anche di quest’aspetto ma non si può ignorare l’influenza che esso ha sulla popolazione russa, profondamente religiosa, specialmente quella dispersa nell’immenso territorio. Anche la religione è diventata un fattore di contrapposizione. Il metropolita di Kiev, dipendente dal Patriarcato di Mosca, si è infatti staccato da esso  e nel 2019 è stato proclamato (dal Patriarca di Costantinopoli) patriarca di una nuova chiesa autocefala, ritenuta scismatica da Mosca. Oggi esistono perciò due chiese ortodosse in Ucraina, a loro volta in lotta fra loro.  E’ questa in conclusione la missione che Putin si è assunta per passare alla storia prima di terminare il suo regno che si approssima alla fine. 

 

La politica dei due blocchi, più uno.

La conferenza di Yalta poco prima della fine della guerra determinò la spartizione delle zone di influenza del mondo fra le potenze vincitrici e pose le basi per la fondazione dell’ONU. Quest’ultima idea si è rivelata intrinsecamente fallace, come ho cercato di spiegare nella mia nota precedente. La prima però, almeno all’inizio, funzionò bene nel teatro occidentale e di questo ci occuperemo. Il continente americano rimase nella zona esclusiva di influenza degli USA, mentre per l’Europa la “spartizione” fu più difficile. La parte occidentale rimase “dominio esclusivo” USA, i Paesi dell’URSS e soprattutto del costituendo Patto di Varsavia fecero parte del “blocco sovietico”. La Iugoslavia titina fu influenzata da quest’ultimo, ma in maniera più defilata. Due punti rimasero assolutamente critici: la Germania divisa, come la stessa Berlino, in quattro “zone di occupazione” delle potenze vincitrici e l’Italia, tutta nell’orbita americana come una “marca di frontiera”. Essa infatti si distingueva perché confinante con la Iugoslavia, e soprattutto perché da noi c’era il Partito comunista più forte dell’intero blocco occidentale, guidato in maniera carismatica da Palmiro Togliatti che durante la guerra era stato un altissimo funzionario nell’organizzazione internazionale dell’URSS. Non parlo di ciò che successe in Africa e Asia perché non ci interessa direttamente. Questo “armistizio” però durò molto poco perché i due blocchi, contrapposti da un fortissima differenza ideologia (ricordiamo il Maccartismo in USA) oltre che di potere, cominciarono rapidamente a scontrarsi. Nel 1949 fu fondata la NATO come accordo di difesa comune contro le possibili aggressioni del blocco sovietico. I due blocchi non arrivarono mai allo scontro diretto e mi limito a citarvi solo qualche punto. Cuba. Fidel Castro il 1° gennaio 1959 estromise il dittatore dell’epoca Fugencio Batista e prese il potere. Gli USA di Kennedy cercarono di ribaltarlo senza successo e quest’ultimo si rivolse a Mosca che subito “corse in aiuto”. Quando Kruscev tentò di istallare dei missili a novanta miglia dalle coste americane Kennedy minacciò una guerra nucleare immediata se le navi sovietiche non avessero invertito la rotta, e Kruscev si ritirò. La pace era salva. Non Cuba che però è tuttora sottoposta a un durissimo embargo americano. Essa non costituisce alcun pericolo per gli USA ma si rifiuta di accettare la sua permanenza sotto “l’ombrello americano” e ne paga le conseguenze. Altri Paesi sudamericani che cercarono di svincolarsi dal concetto delle “zone di influenza” si trovarono oggetto di colpi di stato (Cile ad esempio) a cui dovettero soccombere. Anche in Europa ci furono tentativi di svincolarsi dal “protettorato” sovietico e finirono anch’essi nel sangue. Ricondiamo tutti la rivolta d’Ungheria e più ancora la primavera di Praga. Noi in Italia, proprio per la posizione critica, “di frontiera” eravamo sotto un controllo ferreo. Esso non degenerò in scontro aperto per la lungimiranza e il senso dello stato sia di De Gasperi che di Togliatti che si fermarono sempre in tempo prima di una nuova guerra civile. Il controllo americano però diventò sempre più presente, anche se discreto. Prova ne sono il gran numero di basi americane sul nostro territorio, pari solo a quelle che esse hanno in Germania e le “scoperte” che si fanno ancora ai nostri giorni, come quella di “gladio” l’organizzazione militare clandestina che abbiamo scoperto pochi anni fa.

I due “imperatori” però, pur digrignando i denti, non arrivarono mai allo scontro diretto preferendo la “guerra per procura” supportando cioè conflitti in Paesi terzi. La progressiva, enorme, crescita economica americana, e la contemporanea corsa al riarmo dei due eserciti con costi sempre più alti, contribuì al collasso del blocco sovietico. A quel tempo in Russia si era esaurito il ciclo della gerontocrazia storica ed era asceso al potere Gorbachev, un giovane dirigente che portò una ventata di “freschezza” e realismo nel sistema esistente. Dall’altro lato c’era Reagan, a cui poi subentrò Bush padre. Entrambi, specialmente il primo, capirono che era il momento di raccogliere il frutto degli anni di contrapposizione e di arrivare ad un accordo che però permettesse alla Russia di non uscirne umiliata. Di quei tempi è la “passeggiata nel bosco” dei due leaders e il progressivo riavvicinamento. Fu forse l’unico, breve, momento di pace fra USA e Russia. Da esso sortì un accordo per cui gli USA non avrebbero dovuto trarre vantaggio dalla nuova politica di “Glasnost e Perestroika” del presidente sovietico che avrebbe provocato a breve la dissoluzione sia dell’URSS che del Patto di Varsavia. La caduta improvvisa e assolutamente pacifica del muro di Berlino è dovuta a questo patto tacito che ora viene negato anche se un recentissimo articolo dell’influente giornale tedesco Der Spiegel ne ha trovato le prove negli archivi britannici.  https://www.dropbox.com/s/a3hwixg90kwke2x/NATO%27s%20Eastward%20Expansion_%20Is%20Vladimir%20Putin%20Right_%20-%20DER%20SPIEGEL.pdf?dl=0                                                                  

Non è possibile negare però il trattato INF che risolse il problema dei missili nucleari a medio raggio istallati da USA e URSS sul territorio europeo. Per la prima volta tali armi non venivano ridotte o ritirate ma totalmente eliminate dal continente. Inoltre esisteva un sistema di ispezioni sia sul territorio europeo che su quello sovietico per la verifica dell’osservanza del trattato. Questa è la vera prova che le due parti non intendevano molestarsi. Negli anni successivi la NATO si allargò progressivamente a quasi tutti i Paesi confinanti con Russia, Nel 1990 il territorio della ex-DDR entrò nella NATO; è il primo allargamento a territori precedentemente nell’are di influenza sovietica. Negli anni successivi sono stati inclusi, in varie ondate Ungheria, Polonia, repubblica Ceca; Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Bulgaria, Romania; Albania, Croazia; Montenegro; Macedonia del Nord. La Russia, sprofondata nella più grave crisi economica della sua storia, non aveva alcun modo di reagire. Col tempo però, come sempre, le cose cambiarono da entrambi i lati: Xi Jinping, appena entrato in carica, dedicò il suo primo viaggio all’estero proprio all’incontro con Putin. In sintesi i due Paesi riconobbero che un accordo sarebbe stato essenziale per entrambi. La potenza economica della Cina avrebbe supportato la crescita russa e quest’ultima avrebbe aiutato la Cina con forniture  via terra, essenzialmente gas e petrolio, di cui la Cina aveva un grande bisogno. Già allora infatti la politica di Obama “pivot to Asia” (di cui vi parlai a suo tempo) lasciava prevedere l’accerchiamento via mare che oggi è il fulcro della politica americana nel Pacifico. Di ciò ho una prova diretta perché, avendo lavorato per molti anni in Russia e moltissimi in Cina, fui avvicinato ad altissimo livello da entrambi con la stessa proposta “Noi due siamo obbligati ad andare d’accordo ma non ci amiamo e non ci capiamo, siamo culturalmente troppo differenti.” “Vieni a lavorare con noi come “interprete” degli accordi economici che dovremo realizzare insieme”. Preferii la Cina e, fino al gennaio 2020, li aiutai nella loro collaborazione con russi e americani. Il colpo finale della convivenza russo-americana fu dato però da Trump, che annunziò il ritiro unilaterale dall’accordo nell’autunno 2018 e ne usci formalmente e unilateralmente il 2 agosto 2019. In questa maniera Putin avrebbe avuto le testate convenzionali e nucleari americane a meno di dieci minuti da Mosca, così come Parigi, Belino, Roma etc. avrebbero avute le testate russe Gli USA però, il vero rivale, potrebbero imporre e gestire di nuovo una guerra europea senza alcun rischio di bombe straniere sul proprio territorio, come per altro sempre nella propria storia (a parte una piccola guerra con la Gran Bretagna nel XIX secolo che portò le truppe inglesi a Washington). Nessuno infatti ancora oggi prevede una vera guerra nucleare basata su missili intercontinentali e bombe nucleari strategiche ad altissimo potenziale. L’equilibrio delle forze, infatti, e la capacità di un “secondo colpo” da entrambi porterebbero ad una sicura distruzione del globo.

La vera domanda è però la seguente: questa guerra, questa strage di innocenti era prevedibile ed evitabile?

Basta analizzare i due presupposti, quello storico ed essenzialmente quello politico per capire che la Russia prima o poi avrebbe reagito alla politica occidentale di accerchiamento. Ma l’Occidente si accorse che qualcosa di grave stava succedendo? E cosa fece per evitarlo? Sono queste le domande fondamentali a cui dobbiamo rispondere perché se è vero che “l’omicida ha sempre torto, chi lo ha istigato al delitto è ugualmente colpevole”.

Tralascio la storia di ciò che è successo in Ucraina nell’ultimo decennio e del passaggio piò o meno violento fra i vari regimi che si sono via via succeduti, prima inclinati verso la Russia per poi spostarsi rapidamente verso l’Unione Europea e soprattutto la NATO. Quest’analisi, di indubbio valore storico, non ci farebbe fare alcun passo avanti per rispondere alle nostre domande. Mi limito solo a dire che il governo attuale è stato sicuramente eletto dalla popolazione. Vi cito invece tre documenti che sono a mio avviso molto più pertinenti. Il primo è il discorso di Putin alla conferenza di Monaco del 2007. In quell’occasione infatti il Presidente russo, sia pure in maniera “tranquilla” comincia a delineare la sua strategia futura          https://www.dropbox.com/s/t1sa280koitgp9a/L%27intervento%20di%20Putin%20alla%20Conferenza%20di%20Monaco%20%28testo%20integrale%29.pdf?dl=0  La traduzione automatica non è perfetta ma ben comprensibile  Gli altri due invece fanno riferimento agli ultimi, febbrili mesi quando la Russia iniziò la mobilitazione dell’esercito, le “manovre militari” al confine dell’Ucraina. Il primo è un dossier del servizio studi del Senato della Repubblica Italiana, un elenco dettagliato con precisi richiami e link ai vari avvenimenti dall’ottobre 2021 al 24 febbraio 2022, data di inizio dell’invasione.  https://www.dropbox.com/s/xip5s6o7vqzuo3n/Dossier%20Servizio%20Studi.pdf?dl=0          Da questo si evince che Putin aveva chiesto varie volte in maniera chiarissima che condizione essenziale per un accordo fosse l’assoluta garanzia che l’Ucraina non sarebbe mai entrata nella NATO. Sulle altre richieste si poteva trattare. Con altrettanta chiarezza l’Occidente dichiarava questa richiesta IRRICEVIBILE perché ogni Paese sovrano aveva il diritto di stabilire le proprie alleanze e le proprie politiche di sicurezza. Credo che mai negli ultimi secoli i presupposti di una guerra siano stati più chiari ed espliciti. Il secondo è un altro discorso di Putin alla nazione il 22 febbraio 2022, due giorni prima della dichiarazione di guerra, in cui spiega in maniera dettagliatissima e ovviamente dal suo punto di vista, tutti i motivi  per i quali stava per iniziare le ostilità. In questo discorso Putin mette insieme la sua analisi storica e quella politica di cui vi ho parlato qui sopra. In essa alcune cose sono vere, altre no o comunque da verificare; alcuni aspetti sono condivisibili altri no. Comunque non si può parlare di come risolvere questo dramma senza studiare seriamente tutti i punti di vista. https://www.dropbox.com/s/x2rzwub97niq8ez/Donbass%20sovrano%2C%20il%20discorso%20di%20Putin%20alla%20nazione_%20cosa%20vuole%20davvero%20lo%20Zar.pdf?dl=0                   Fate attenzione: Putin annunziò questo discorso al Cancelliere tedesco qualche ora prima di pronunziarlo.  C’era a mio avviso ancora una possibilità per evitare la guerra. Le richieste di Putin, base del negoziato, erano state inviate ufficialmente all’Occidente da oltre due mesi sotto forma di una bozza di due trattati. Vi invito caldamente a leggere sia il documento del Senato che questo discorso se volete farvi un’idea chiara e rispondere voi stessi alla domanda “Si poteva intavolare un negoziato formale serio?”. La mia risposta è netta “SI”, come è altrettanto netta la precisazione “Senza alcuna sicurezza che ci sarebbe stato un risultato positivo”. Ma si doveva provare Ci siamo trovati di fronte ad una serie di dichiarazioni pubbliche inutili e fuori dalla realtà. L’Occidente diceva “L’Ucraina è uno stato sovrano ed ha il pieno diritto di chiedere l’ingresso nella NATO nei termini e nei tempi previsti dai trattati dell’organizzazione”. E poi “Rimandate nelle loro caserme le truppe che avete dislocato in prossimità del confine”.  La prima affermazione è una bellissima utopia che nessun Paese al di fuori di USA, Russia e Cina può permettersi. La seconda richiedeva un’apertura di credibilità che non aveva alcuna base.   E la Russia rispondeva “Abbiamo il pieno diritto di disporre le nostre truppe sul nostro territorio a nostro piacimento.” E poi “Vi abbiamo dato abbastanza tempo per poter rispondere ufficialmente alle nostre proposte” Mentre la seconda affermazione aveva un senso, la prima si presentava come una sfida aperta agli USA “Trattiamo subito e in fretta perché il nostro esercito può invadere l’Ucraina in un’ora. Se quindi tutti questi morti sono responsabilità diretta di Putin che ha scatenato la guerra, non possiamo quindi affermare che l’Occidente non abbia responsabilità. Tutti sapevano perfettamente che eravamo sull’orlo di una guerra devastante e gli USA con i suoi vassalli, Germania, Francia, Italia e compagni, non hanno fatto niente per evitarla. Anche essi, anche noi, visto che ci riteniamo una democrazia, siamo collettivamente e individualmente responsabili dei bambini morti. E’ facile oggi piangere, ma bisognava fare qualcosa prima.

Oggi si dice che Chamberlain non ottenne niente con la sua politica di “appeasement” e la seconda guerra mondiale ci fu lo stesso. Permettetemi di dire che le due situazioni sono molto diverse. Allora, di fronte alla Germania nazista c’erano eserciti e Paesi grandi e ben preparati alla guerra. Oggi Biden aveva dichiarato più volte che non avrebbe in nessun caso fatto intervenire la NATO (cioè gli USA) in una guerra contro la Russia. L’Ucraina era quindi disperatamente sola contro la Russia e la leggenda di Davide che sconfigge Golia è appunto una leggenda.

La guerra è purtroppo iniziata. La domanda finale è oggi: cosa si può fare e cosa succederà? La risposta, a mio avviso è in mano agli USA e all’Europa. Esistono varie possibilità.

1                    Sperare o indurre un colpo di stato che elimini Putin, nell’ipotesi che il successore sia disponibile a ritirarsi in buon ordine. Se pensiamo a una rivolta popolare non abbiamo capito niente della Russia. Potrebbe ribellarsi l’esercito, ma difficilmente i nuovi leaders accetterebbero la sconfitta da parte di un piccolo Paese. Piuttosto adoprerebbero le armi moderne e sofisticate ancora tenute fuori dalla guerra.

2                    Armare sempre di piu l’Ucraina, anche con dispositivi offensivi. Se per ipotesi essa riuscisse a ricacciare la Russia fuori dal Donnbass e dalla Crimea fino ai propri confini, ciò sarebbe veramente la fine di Putin, del suo entourage, dei vertici militari, degli oligarchi etc. Pensiamo che tutti questi accetterebbero una tale disfatta prima di aver utilizzato tutte le armi a loro disposizione, incluso l’arma atomica? Saremmo nella situazione già descritta da Putin “Rischio della sicurezza nazionale”

3                    Intervenire direttamente nella guerra con truppe NATO. Saremmo più o meno nella situazione precedente. Quali Paesi accetterebbero di mandare i propri eserciti a far guerra alla Russia? Qui non si parla della Libia o dell’Afghanistan, ma della Russia. Nei vari Parlamenti si direbbe “E’ preferibile sacrificare l’Ucraina oppure rischiare una bomba atomica su Roma, Parigi, o Berlino?” Una sola sarebbe sufficiente.

4                    Iniziare subito una trattativa con Mosca avendo ben presente però che nessuna delle due parti, in particolare la Russia può risultare perdente. In altre parole Putin deve ottenere qualcosa di più rispetto a ciò che già possiede. Ciò significa che l’Ucraina deve restare chiaramente furi dalla NATO con garanzie ben precise da Paesi terzi. Niente manovre congiunte con eserciti NATO. Crimea e Donnbass più altri territori come per esempio la striscia per congiungere la Crimea alla “madrepatria” devono restare fuori dall’Ucraina. Al massimo si potrebbe ottenere un referendum popolare, sotto controllo internazionale, che darebbe quasi certamente un risultato favorevole alla Russia per buona parte delle regioni che ho menzionato. Inoltre ci sarebbe da discutere circa il disarmo delle repubbliche baltiche. Dobbiamo però renderci conto che Putin oggi ha rinunziato all’idea della “marcia trionfale” ed ha ripiegato sul più realistico obiettivo di consolidare ed allargare ciò che già possiede. Se riuscisse ad occupare Odessa cosa non facile e costosa dal punto di vista delle perdite umane di entrambe le parti”, difficilmente vi rinunzierebbe. E’ quindi assolutamente necessario fare in fretta. L’Europa dovrebbe farsi carico di una proposta congiunta alla Russia e poi spingere gli USA ad accettarla. In parallelo potrebbe accettare la richiesta americana di rifiuto dei prodotti petroliferi russi, gas incluso, unica azione che potrebbe creare danni alla Russia. Soffriremmo? Certo, ma non si può fare una guerra dal salotto di casa e noi stiamo facendo proprio questo

CERTO ABBIAMO IN OGNI CASO OTTENUTO UN BEL RISULTATO! QUESTO VUOL DIRE LASCIARE LA POLITICA AGLI INCOMPETENTI. COMUNQUE ANDRANNO LE COSE NE PAGHEREMO LE CONSEGUENZE PER MOLTI DECENNI. TUTTI I RAPPORTI MONDIALI NE USCIRANNO CAMBIATI E L’ECONOMIA DEI NOSTRI PAESI NE SOFFRIRA’ MOLTO. IL “SECOLO BREVE”, CHE RITENEVAMO FINITO CON LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO, TERMINERA’ SOLO CON QUESTA GUERRA, SPERIAMO SENZA TROPPI DANNI.