16. mar, 2022

Testo

16 marzo 2022

La guerra in Europa I

Ogni giorno nel mondo ci sono ovunque guerre, morti, distruzioni, fame. Diamo una scorsa appena ai giornali che ce ne parlano e passiamo ad altro. Questa volta però la guerra è in Europa, a casa nostra. Pensavamo che dopo i due disastri delle guerre mondiali non sarebbe più successo. Avevamo ottenuto un vaccino perfetto e perenne che avrebbe protetto noi e i nostri figli da ogni guerra. E invece è successo! La notte sembra di sentire il fragore delle cannonate, perché esse arrivano proprio da dietro l’angolo. Sentiamo i pianti dei feriti. Questa è la guerra ed essa deve essere condannata sempre e dovunque perché non è accettabile che un essere umano voglia sopraffarne un altro con la forza. Ho scritto e riscritto questa nota, con una grande paura di non trovare le parole adatte, di essere iscritto come sta già accadendo in questi giorni, in una delle due categorie “guelfi o ghibellini” oppure “romanisti o laziali” in cui da secoli ci sentiamo obbligati a dividerci. Sono stato anche tentato di rinunziare a esprimermi, ma mi è sembrata una viltà infantile. E allora, eccomi qui, con una nota in due parti: la prima è una dichiarazione, senza se e senza ma, di ciò che sento, e credo che sia lo stesso per tutti voi. La seconda sarà un’analisi in prospettiva storica di cosa potremmo fare per ristabilire nel nostro continente una pace che è durata oltre settant’anni e che possa durare per altrettanto tempo senza farci precipitare di nuovo nella spirale di guerre sostanzialmente continue che ci ha flagellato per oltre mille anni.

L’articolo 11 della nostra Costituzione dichiara “ L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; …..”. Le costituzioni degli altri stati europei e, più in generale, della grande maggioranza degli stati del mondo esprimono gli stessi concetti. La Russia nell’invadere l’Ucraina ha torto assoluto senza se e senza ma; non esistono argomentazioni che possano giustificare la morte di innocenti. I Russi hanno torto come avevano torto quando cercarono di istallare i loro missili a Cuba, a 90 miglia dalle coste americane, portandoci a un passo da una disastrosa guerra atomica. Hanno torto come avevano torto gli USA a far guerra al Vietnam provocando la morte di centinaia di migliaia di civili. Come avemmo torto noi Europei a far guerra alla Libia destabilizzando un Paese che ancora oggi non riesce più a trovare un suo punto di equilibrio. E potrei andare avanti all’infinito.

Dell’articolo 11 della nostra costituzione tutti noi ricordiamo però solo le parole iniziali. Se ci limitassimo ad esse, e le mettessimo in pratica alla lettera, dovremmo evitare un nostro intervento militare per qualunque massacro che succedesse in altri Paesi. Ciò sarebbe forse altrettanto colpevole. La seconda parte di quel bellissimo articolo recita però “consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Queste parole, ignorate dai più, dovrebbero porre le basi per quella che, a mio avviso, è l’unica possibile soluzione alle innumerevoli crisi che affliggono il nostro mondo fra cui quella dell’Ucraina che ci sembra molto più grave per il semplice motivo che avviene dietro casa nostra. Esiste però una domanda da farsi: quale organizzazione internazionale può avere il diritto di assicurare la pace e la giustizia nel mondo? Non può essere certamente uno stato, per quanto grande e potente esso sia. Non può essere neanche un’alleanza fra stati che condividono valori e interessi simili. Alcuni, pochissimi, diritti possono essere definiti come veramente primari e universali, considerati tali dalla generalità dei cittadini del mondo: la vita, la protezione dalla fame, la salute, l’istruzione, un lavoro e pochi, pochissimi altri. Essi però hanno un aspetto in comune. Nessuno, assolutamente nessuno,  se ne cura realmente. Non è un paradosso. Nel mondo esistono oltre un miliardo di persone costrette a vivere con meno di 1 dollaro al giorno, e che muoiono per la mancanza di medicine il cui costo si misura in centesimi. In questo stesso mondo si spendono ogni anno quasi 2000 miliardi in armamenti, e non menziono quanto viene speso in oggetti assolutamente voluttuari. Quanto viene dedicato, nel bilancio delle “nazioni civili del primo mondo” alla soluzione di questi problemi? Inezie, meno dell’1% del PIL. L’esempio più evidente è costituito dalle centinaia di poveretti che dormono sotto i ponti o nelle stazioni delle principali città europee. La motivazione è sempre la stessa “Non abbiamo abbastanza soldi neanche per i nostri cittadini” Eppure ci mobilitiamo subito per correre in supporto di diritti diversi da quelli che ho menzionato.

Esistono altri valori che fanno parte della nostra storia e della nostra cultura e mi riferisco all’Europa. Essi si sono costruiti poco a poco nell’arco di due millenni o poco più e sono tuttora in evoluzione. Se noi oggi parliamo di libertà di fede, di pensiero, di parola, di sistema democratico, è perché tutto ciò è il distillato di centinaia di anni, direi millenni della nostra storia. Nel passato quante guerre si fecero per portare la nostra fede agli “infedeli”, quante streghe furono mandate al rogo, quanti Paesi furono “civilizzati” con la violenza! Non mi pare che difendessimo in maniera corretta diritti che oggi saremmo disposti a considerare universali. Si trattava, e si tratta oggi, dei valori di noi Europei e basta.  Certamente essi non erano condivisi dagli “infedeli” che vivevano a Gerusalemme, o dai Paesi Africani e Sud-Americani che non avevano alcuna voglia di essere “civilizzati”. E ciò vale anche per l’intera India “colonizzata” dall’impero britannico. Dobbiamo quindi stare molto attenti a definire universale un valore che è invece frutto solo della nostra storia, della nostra cultura e limitatamente ad un certo tempo. Il capitalismo liberale non è un valore universale e non è “la fine della storia” come sostenne Fukuyama in un libro che vi ho citato più volte. La democrazia come la intendiamo noi oggi (ben diversa da come la consideravamo fino a solo un secolo fa in condizioni economiche e sociali diverse) non è un valore universale come ci viene dimostrato ogni giorno nei Paesi in cui abbiamo cercato di imporla con la forza: la Libia, la Somalia, l’Iraq, il Vietnam, l’Afghanistan,  etc.  E non è considerata un valore in Paesi grandi e importanti come la Cina, la Russia, l’India, il Pakistan, l’Indonesia ed altri che incidentalmente costituiscono la maggioranza della popolazione mondiale. Ancora di più, i più anziani di noi certamente ricordano che fino alla prima metà degli anni ’50 il lavoro minorile era ben presente in Italia. Oggi ne saremmo scandalizzati. Infine i nostri sistemi occidentali prevedono che il governo sia “il consiglio di amministrazione della maggioranza” secondo la felice espressione di un giornalista, ed esso tuteli gli interessi e le idee di chi lo ha scelto. E gli altri? Aspettano di potere fare, disfare, modificare a proprio piacimento se risulteranno vincitori nella successiva legislatura. Inoltre chiunque sia maggiorenne e incensurato può diventare ministro delle finanze, degli esteri o financo Primo ministro anche senza alcuna competenza, anche analfabeta. Può essere questo un valore universale? Con ciò voglio dire che a livello di singole nazioni non è accettabile che una sola, o un gruppo di esse, possano arrogarsi il diritto di dichiarare universali i propri valori e, sulla base di essi, obbligare con la forza altri popoli o altri governi ad accettarli. Anche in questo caso la guerra non può, non deve essere in nessun caso il metodo di soluzione dei problemi. Possiamo cercare di mediare, di convincere, ma niente di più.

E allora siamo alla paralisi? Non possiamo impedire a nessuno di violare i principi di una normale convivenza? La mia risposta, e credo che dovrebbe essere la risposta di tutti proprio sulla base delle  nostre idee, della nostra cultura, del concetto stesso di democrazia che proclamiamo senza spesso sapere che cosa voglia dire è la seguente: NO. NON DA SOLI.

Proprio per risolvere questa problematica, alla fine della seconda guerra mondiale fu creato l’ONU in sostituzione della Società delle Nazioni, ormai obsoleta. In questa assise 193 nazioni, quasi tutti gli Stati del mondo, hanno la possibilità di confrontarsi, di dibattere, di censurare, e, se necessario, imporre con la forza tutte le azioni necessarie per mantenere una pacifica convivenza fra i popoli. La sua carta fondativa è stata approvata da tutti i i suoi membri che ne hanno accettato le regole al loro ingresso. L’ONU però non ha istituzionalmente alcun potere pratico di imporre alcunché. Credo che sia il caso di spendere qualche parola senza entrare in tecnicismi, inutili in questa nota. L’Assemblea generale, ha la possibilità di dibattere qualsiasi argomento proposto e di esprimere opinioni, suggerimenti, appelli ma niente di più. Vale a dire, il mondo, il rappresentante democratico di tutti gli abitanti di questo pianeta, non ha alcun potere!  Esiste un altro organo che ha il potere di decidere, imporre le sue decisioni anche inviando eserciti nei Paesi in guerra per mettere in pratica le proprie risoluzioni. E’ il Consiglio di Sicurezza che, secondo l’art. 24 dello statuto dell’ONU ha “la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”. Esso deve, fra l’altro, determinare l’esistenza di una minaccia alla pace o di un atto di aggressione, e decidere le azioni da intraprendere: anche azioni militari contro un possibile aggressore. Sarebbe una soluzione perfetta. Una decisione presa con la maggioranza di nove dei quindici componenti del consiglio, in modo assolutamente democratico e con l’autorità che le deriva dal fatto di rappresentare l’intero mondo, potrebbe imporre la pace. Esiste un però, tale da rendere inutile l’intera istituzione!  Dieci dei quindici componenti sono eletti ogni due anni dall’assemblea generale. Gli altri cinque sono membri permanenti, inamovibili e, peggio, ciascuno di essi può, da solo, bloccare qualunque decisione che il Consiglio possa prendere. E chi sono questi membri che, quasi per diritto divino, possono, da soli, bloccare le decisioni del mondo intero? USA, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina, per il fatto di essere i (principali) vincitori della seconda guerra mondiale. E’ ciò che sta succedendo oggi in Ucraina, ma è successo quasi sempre negli anni e nei decenni trascorsi. E’ questa la democrazia che proclamiamo e in base alla quale un numero ridotto di Paesi normalmente largamente minoritario, o addirittura uno solo può imporre con la forza le proprie idee. Faccio un solo esempio, ormai storico, di ciò che dico. Il Presidente Eisenhower, il vincitore della seconda guerra mondiale, all’avvento al potere di Castro pose sotto embargo Cuba, dicendo “Affamiamoli e ci penseranno loro stessi a rovesciare il dittatore”. Da allora, dopo un tentativo di invasione supportato dagli Americani, dopo un embargo sempre più duro, dopo ben 28  risoluzioni dell’assemblea generale volte a porre termine a tale iniquità e sempre disattese, nell’ultima di esse gli USA sono stati sconfitti di nuovo con 181 voti a favore, due contrari (USA e Israele), e tre astenuti (Colombia, Ucraina e UAE). Di fatto tutto il mondo è rimasto impotente, e tale embargo ancora resiste. A confronto, nella risoluzione di giorni fa, in una situazione certamente più grave, i risultati, che ci sono sembrati clamorosi, “senza precedenti” sono stati ben più modesti. Ci sono stati infatti 141 voti a favore,5 contrari (Russia, Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord, Siria), e ben 34 astenuti sparsi in tutti i continenti: Africa (Algeria, Angola, Burundi, Centrafrica, Congo, Madagascar, Mali, Mozambico, Namibia, Senegal, Sud Africa, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Uganda, Zimbabwe), America (Bolivia, Cuba, Salvador, Nicaragua), Medio Oriente (Armenia, Iran, Iraq, Kazakistan, Kyrgyzstan, Tajikistan), Asia (Bangladesh, Cina, India, Laos, Mongolia, Pakistan, Sri Lanka, Vietnam). Questa maggioranza, vasta comunque anche se non propriamente plebiscitaria, è stata ottenuta solo ammorbidendo il testo delle risoluzione da “condanna” a “deplorazione”, Possiamo dire che il mondo intero nel primo caso, e gran parte di esso (con la vistosa assenza di India, Cina, Bangladesh e Pakistan che da soli valgono oltre 3 miliardi di abitanti) decide qualcosa ma un solo Paese è in grado di bloccarlo. Potrei fare decine di esempi di questo tipo, riferibili a ciascuno dei membri permanenti. Ho parlato di Cuba perché è quello che dura da più tempo. E allora, smettiamola di parlare di libertà, di sovranità dei popoli, di diritti umani universali e affrontiamo la verità, per dura che sia. Il mondo è diviso in due o tre blocchi e chi è più forte vuole imporre la sua volontà con i propri metodi. La nostra specie umana, ora che ne ha acquisito la possibilità tecnica,  merita di autodistruggersi e può solo scegliere come farlo: con l’atomica, con la devastazione climatica, con le epidemie etc. eppure continuiamo tutti a pretendere di avere la verità in tasca. Ma quale verità? Con quale diritto diciamo che la nostra è LA VERITA’. Stiamo pur certi che il pianeta sopravviverà all’estinzione della nostra specie, come è sempre sopravvissuto a ben altre catastrofi, e si ripopolerà con specie più capaci di convivere.

Credo che dobbiamo tutti raggiungere una convinzione profonda: esistono a mio avviso due sole alternative. La prima, auspicabile ma molto difficile da realizzare, è quella di dotare l’ONU o qualsiasi altra organizzazione rappresentativa di tutti i Paesi del mondo, di una possibilità reale di fare da arbitro nelle controversie internazionali e di imporne la sentenza. L’altra possibilità è quella di dividere il mondo in parti assolutamente impermeabili l’una all’altra e capaci di ignorare qualsiasi cosa succeda in un altro blocco. Rendiamoci conto che non esiste una sola verità; che noi, i Cinesi, i Russi o, in futuro gli Indiani o altri grandi popoli non possediamo la verità. Per millenni abbiamo pensato che noi Europei, e in seguito gli Americani, fossimo possessori della VERITA’, ci siamo posti allo stesso livello di DIO. I risultati si vedono: la storia del mondo non credo che abbia mai visto 50 anni consecutivi di pace, ma solo guerre, morti, distruzioni e rovine. Noi amiamo ricordare solo il “progresso” ma a che costo esso è stato ottenuto! E ogni volta c’era qualcuno che pensava di possedere la verità. Oggi però in ogni momento può succedere che un Paese, anche non grandissimo, possa, messo alle strette, usare l’arma atomica. Già oggi si sussurra che la Russia potrebbe decidere di usare una bomba atomica “tattica”. Che parola gentile! Non una di quelle gigantesche, capaci di immani disastri, ma una “piccolina, quasi dolce, capace di fare danni piccoli, limitati, solo a una piccola regione”! E oggi noi abbiamo deciso di evitare di imporre la “no fly zone” sull’Ucraina solo perché ciò significherebbe una guerra diretta fra NATO e Russia, con possibilità che la Russia, meno forte, possa decidere di usare l’atomica! Ma potremmo deciderlo anche noi, per porre fine a una guerra che si protraesse troppo a lungo con molti morti anche dalla nostra parte. Vi rendete conto di che parliamo? Può il mondo essere alla mercé della distruzione totale della nostra specie per la decisione di qualcuno, chiunque esso sia? Non si può neanche ipotizzare la prospettiva di una tale guerra fra gli “imperatori”! Purtroppo però sperare della ragionevolezza dell’uomo è un’utopia, è cosa vana.

L’Ucraina, tutto il suo popolo, ha deciso di non arrendersi e di combattere contro l’aggressore. Noi abbiamo il DOVERE, L’OBBLIGO MORALE, di aiutarli senza sindacare questa loro decisione. Stiamo fornendo loro armi, equipaggiamenti, cibi, medicine. Stiamo accogliendo i loro profughi, ma a loro non basta come non basterebbe a noi al loro posto. Un popolo che muore non può accontentarsi solo di questo. Non può vedere i nostri dibattitti mentre loro sono sotto le bombe.  Abbiamo applicato una serie di sanzioni economiche, ma noi, come individui, come famiglie, ne abbiamo avuto danni importanti? Continuiamo ad andare al cinema, a teatro, a vedere le partite di calcio, al ristorante, con l’eccezione di pochi, realmente poveri, come per altro già lo erano. E certamente non soffriremo troppo per la mancanza del caviale russo e della vodka sulle nostre tavole. Le nostre case sono riscaldate e le automobili continuano a muoversi nelle città. Gli esperti sono tutti concordi nell’affermare che l’aumento del prezzo del gas sia dovuto a fenomeni speculativi perché esso ci arriva nelle stesse quantità in cui ci arrivava prima dell’invasione.  NON POSSIAMO ASSISTERE SENZA FAR NIENTE. Dobbiamo dimostrare ai nostri fratelli ucraini, europei, figli della nostra stessa cultura, che stiamo facendo tutto il possibile. Dopo avere a lungo riflettuto e dopo essermi documentato per quanto potevo, sono arrivato alla conclusione che esiste ancora una carta che possiamo e a mio avviso dovremmo giocare. L’EMBARGO DEL GAS RUSSO a livello europeo! Decenni addietro, all’epoca del blocco delle forniture petrolifere non facemmo guerre, affrontammo la situazione. Ricordiamo tutti le domeniche a piedi, le targhe alterne etc. E allora perché non correre questo rischio? Se la Russia bloccasse le sue estrazioni, cadrebbe in una crisi terribile. Potrebbe ovviamente vendere il gas alla Cina, e quest’ultima lo comprerebbe. Se però facesse ciò, il gas, o il petrolio che essa compra oggi in Medio Oriente tornerebbero sui mercati mondiali, e quindi sarebbero disponibili. Inoltre l’Europa (nel suo insieme) è il maggior compratore di gas sul mercato mondiale e quindi non sarebbe facile ai produttori negare un reale supporto. Abbiamo già cominciato, noi e i tedeschi, a mettere in funzione le centrali a carbone, e noi stessi abbiamo alcune centrali a combustibile liquido ferme perché non convenienti da un punto di vista economico. Gli USA, i Paesi europei etc. potrebbero aiutarsi l’un l’altro, potremmo fare insomma tante cose, che non eliminerebbero però tutti i rischi e non ci darebbero la certezza di un inverno COMODO. E’ questa la parola chiave. Siamo disponibili a fare sacrifici che però potrebbero turbare la nostra vita tranquilla? Ecco, sono d’accordo che non dobbiamo rischiare una catastrofe nucleare, ma penso che sia nostro dovere rischiare una crisi economica (come tante altre in passato) per dare un aiuto reale all’Ucraina, per far loro constatare che anche noi stiamo soffrendo per aiutarli e non ci limitiamo a chiacchierarne comodamente in televisione o a fare manifestazioni che servono solamente a tranquillizzare le nostre coscienze. Oggi i governi europei esitano ad adottare questa misura perché hanno paura di reazioni, anche violente, dei cittadini. E se fossero i cittadini a chiedere a gran voce l’adozione di questa misura? Sarebbe certo un grande esempio di democrazia consapevole.

Oggi ho dato libero sfogo alle mie sensazioni di cittadino del mondo, ma, vi prego di credermi, questa guerra mi ha sconvolto nel profondo e mi ha fatto molto pensare. Nella parte seconda di questa nota cercherò di analizzare più serenamente ciò che sta succedendo in Ucraina da una prospettiva storica, vale a dire andando indietro nel tempo e non fermandosi a ieri o avantieri. Sarebbe puerile affermare che la responsabilità della prima guerra mondiale sia attribuibile all’attentatore di Sarajevo. Ci viene più difficile analizzare la seconda guerra mondiale perché è ancora troppo vicina a noi. Ma, limitandoci alla parte Euro-Atlantica, dovremmo chiederci come abbia fatto la Germania, uno dei Paesi più colti e civili d’Europa a portare liberamente al potere Hitler. Certo, Hitler, una volta al potere, sappiamo bene cosa ha fatto, ma PERCHE’ è andato al potere? E allora bisogna tornare indietro al congresso di Versailles del 1919 che pose fine alla prima guerra mondiale. La Germania fu umiliata, distrutta economicamente e culturalmente, obbligata a pagare danni di guerra impossibili. Un popolo con la storia e la cultura tedesca non poteva accettare a lungo questa forma di schiavitù. Ciò non giustifica assolutamente quello che è successo, ma forse spiega il retroterra, l’humus, in cui ha potuto formarsi, crescere e affermarsi il nazismo. Molti media parlano di disturbi mentali di Putin o di malattie curate con farmaci che ne abbiano limitato la lucidità. Ma non scherziamo: un Paese, qualunque sia il suo governo, non è mai in balia di una sola persona. Quando si ipotizzò che Nixon negli ultimi, terribili, giorni del suo mandato potesse compiere un atto inconsulto e scatenare una guerra, Kissinger e il generale Haig sondarono i vertici militari ed avrebbero concordato di disobbedire a decisioni “pazze” del Presidente. Fortunatamente non ce ne fu bisogno. Ma pensate che se oggi ci fosse un minimo rischio che Putin non fosse più in grado di esercitare il suo ruolo, il suo entourage, specie militare, esiterebbe a esautorarlo? E lasciamo infine perdere l’idea assurda di una rivolta del popolo russo. Essa non appartiene a questo secolo.  

Ecco io, per quello di cui sono capace, vorrei cercare di capire perché oggi, apparentemente di punto in bianco, la Russia abbia deciso un’azione che ritenevamo impossibile nella civilissima Europa. Solo così infatti questi disastri possono insegnarci qualcosa che non sia la risposta oggi più ovvia: “dobbiamo mettere la Russia in condizione di non nuocere!” Pensavamo di averlo fatto alla fine della guerra fredda ma mi pare evidente che ci eravamo sbagliati. E solo capendo ciò potremo ristabilire la pace in Europa.