7. dic, 2020

JOSHUA WONG CONDANNATO

7 dicembre 2020

Joshua Wong condannato

La sentenza è stata emessa, e come avevo previsto nel mio ultimo articolo, Joshua Wong, Ivan Lam e Agnes Chow sono stati condannati rispettivamente a 13, 7 e 10 mesi di carcere. I tre si erano dichiarati colpevoli delle accuse ascrittagli e la sentenza ha avuto effetto immediato. Per la ragazza, molto più provata degli altri, è la prima volta in carcere. La condanna era del resto attesa e, secondo il SCMP, abbastanza mite tenuto conto della risonanza e della gravità dell’assedio notturno al quartier generale della polizia. Il filmato di Wong che, su un podio improvvisato, chiamava tutti ad unirsi aveva fatto il giro del mondo. Il giovane però non si era reso personalmente responsabile di alcuno dei vari atti di violenza di quella notte. I giudici non lo hanno ritento colpevole di aver organizzato la protesta, ma solo di aver incitato altri alla partecipazione.

Più interessanti dell’articolo in se sono però i commenti dei lettori. Tralascio i vari insulti inaccettabili dei seminatori di odio che vediamo anche sui nostri giornali per soffermarmi sugli altri. La maggioranza sostengono che i fatti accaduti sono al di fuori del normale modo di operare della città e che bisogna smetterla e ritrovare l’armonia perduta. Allo stesso tempo dichiarano che si sta facendo un processo “alla migliore gioventù di Hong Kong, ai nostri ragazzi”. Essi non sono stati mossi da alcun interesse personale ed anche la giustizia, di cui nessuno critica l’operato, dovrebbe mostrare clemenza. Bisogna mettersi alle spalle quanto accaduto e ricominciare a lavorare.

E’ anche interessante un articolo, riportato dallo stesso giornale, di tre professori dell’università di Hong Kong, uno dei quali inglese, che vi riassumo brevemente.  Essi partono dal presupposto che ci siano stati, è innegabile, devastazioni e atti di violenza mai visti prima, ma erano scontri fra due fazioni, i bianchi e i neri, e questi ultimi erano attaccati solo per il colore delle loro magliette. La maggior parte però  era costituita da persone che manifestavano pacificamente; Il comportamento civile e ordinato dei cittadini, manifestato per generazioni, era stato violentemente turbato solo da pochi. Blocchi stradali, gas lacrimogeni e scontri con la polizia erano diventati parte della vita normale. Ci sono diffuse perplessità che la legge sulla sicurezza nazionale inciderà sulla vita futura. E’ quindi necessaria una genuina riconciliazione nazionale, altrimenti ogni minima occasione potrà essere  causa di nuovi disordini.  Da quando sono cominciate le violenze ci sono stati diecimila arresti e 2300 persone avviate a processo con varie accuse. Una parte di essi sono stati scagionati mentre altri condannati. Ne ha sofferto grandemente il morale di tutta la popolazione, senza dimenticare lo stress dei condannati e la pena dei loro familiari. “Stiamo parlando di un gruppo di giovani che rappresentano il futuro di Hong Kong, e stanno assistendo a un momento fatale in cui molto del loro futuro è in gioco… Si è costruita un’atmosfera di odio verso la polizia, ma, indipendentemente dalle diverse opinioni sulle cause del conflitto, le tensioni devono essere risolte per il bene di tutti i cittadini di Hong Kong… E’ quindi motivo di disappunto che Carrie Lam, la Chief executive, non abbia ancora fatto alcun passo per riunificare la nostra comunità…. Non dimentichiamo che la maggior parte dei ragazzi arrestati sono buoni cittadini, e il loro supporto sarà essenziale per il futuro di Hong Kong”

Ritengo che questo articolo rifletta benissimo il pensiero della maggioranza dei cittadini di Hong Kong. Mi sono confrontato sia con amici locali, sia con alcuni europei che conoscono bene Hong Kong e sono convinto che la grandissima parte della città voglia il ritorno alla pace sociale e la possibilità di riscostruire un’atmosfera assolutamente distrutta sia dai disordini che dall’epidemia, che nella città non si è ancora risolta, anzi anche lì è partita la seconda ondata. A parte veramente pochissimi casi, gli abitanti hanno molto più interesse al loro sviluppo futuro e ad un progresso stabile che non a ideologie “astratte” che sono abbastanza lontane dalla mentalità di tutti i Cinesi ovunque essi abitino, anche a Singapore che viene considerato da noi un esempio di democrazia occidentale quando ne è ben lontano. E’ necessario però che il governo non chieda nessuna “abiura”. Ciò creerebbe un irrigidimento dei contrari e l’aumento delle divisioni.  Da questo punto di vista l’articolo è esemplare. Non si parla mai di “ragione” o “torto”, ma solamente di ritorno alla “pace sociale e alla concordia”. In questo modo ritorniamo alla vera cultura cinese, anche se possono capirlo in pochi in occidente, che pure affermano di avere una grande conoscenza di quel mondo.

Speriamo che i governanti attuali di Hong Kong, Carrie Lam in primis che mi sembra assolutamente inadatta al suo ruolo, agiscano in questa maniera. Speriamo soprattutto che i politici occidentali, che hanno ben altri intere4ssi che non il futuro di Hong Kong, non si intromettano molto. In caso contrario, ben lungi dal poter fare alcunché, saranno di fronte alla storia gli assassini di questa città unica al mondo