2. dic, 2020

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ILARIA CAPUA E IL Covid 19

2 dicembre 2020

Il dieci gennaio 2020 l’OMS diffuse il genoma del nuovo coronavirus, appena sequenziato dagli scienziati cinesi e messo a disposizione del mondo. Sembra oggi una cosa normale, anzi si dibatte se tale annunzio sia stato deliberatamente fatto in ritardo, o anche peggio. Il fatto che tale informazione sia stata resa pubblica è considerato assolutamente ovvio.

Ma è proprio così? Assolutamente no, e se ciò avviene è merito assoluto e personale dell’audacia e della lunga battaglia sostenuta proprio da Ilaria Capua, messa alla gogna, processata e costretta a dimettersi dal Parlamento ed auto esiliarsi in Usa.

Oggi Ilaria Capua vive in Florida, è a capo di un dipartimento di ricerca multi-disciplinare ed è considerata fra i 50 scienziati più influenti a livello mondiale, anche se ancora in questi giorni qualcuno ha dichiarato di non voler dibattere “con una veterinaria”. Bene, nel 2006  la Prof. Capua sequenziò il primo ceppo africano dell’influenza H5N1 (la famosa Aviaria) e lo depositò su un sito accessibile a tutti. Ciò diede inizio a un grande dibattito a livello internazionale sull’opportunità o, ancora di più, l’obbligatorietà di rendere pubbliche le informazioni rilevanti per combattere un’epidemia potenzialmente globale. Per questo dico che se abbiamo saputo subito le caratteristiche genetiche del virus, lo dobbiamo per larga parte anche a lei.

Ma allora le cose non furono così semplici. Nel 2010 fu avviata un’indagine su di lei, ipotizzando i reati di corruzione e addirittura di diffusione di epidemia, reati che, se provati, avrebbero potuto portare a una condanna fino all’ergastolo. In altre parole si ipotizzava che la Capua, in combutta con alcune case farmaceutiche avesse creato un virus per poi vendere il vaccino per curarlo. Inutile dire che Ilaria Capua fu alla fine assolta, ma nel frattempo dovette dimettersi dal Parlamento e ricostruirsi una vita in Florida, dopo aver subito un gigantesco linciaggio morale sulla stampa di cui nessuno chiese scusa, per quanto ne so.

Infine una conclusione molto amara. La storia si ripete; oggi parliamo di nuovo di un virus creato in laboratorio anche se per altri scopi, l’Italia ha perso una grande scienziata ed ancora oggi c’è chi non vuole dialogare con “una veterinaria”