Il diciannovesimo congresso del partito comunista cinese 2

10. nov, 2017

Un evento che cambierà il mondo II  – Il diciannovesimo congresso del partito comunista cinese (CPC)

 

Vi ho parlato fino ad ora degli avvenimenti personali e politici che caratterizzarono la vita di Xi Jinping perché penso che siano necessari per capire il background della sua opera di oggi. Veniamo quindi al Congresso vero e proprio. La stampa internazionale, quella inglese e americana in particolare, oltre a quella cinese, ha inondato il mondo di articoli, analisi, commenti e valutazioni varie. Mi sono trovato di fronte ad un numero di documenti quanti raramente mi era capitato in passato e ognuno di essi aveva indubbiamente spunti interessanti. Cercherò come al solito di darvene una sintesi “dalla Luna” evitando però gli aspetti troppo di dettaglio (quali ad esempio i testi completi delle risoluzioni e le modifiche di dettaglio della costituzione); voglio infatti darvi un’idea precisa di ciò che è successo e delle sue ricadute, cercando però di non annoiarvi.

Anche in questo caso devo partire da un confronto rapido fra la Cina che si è trovata di fronte Deng Xiaoping nel 1979 e quella del 2012, quando Xi è salito al potere.

-          In quell’epoca il GDP della Cina era un quinto di quello del Giappone, un terzo della Gran Bretagna, meno di un decimo rispetto agli USA;

-          Il reddito medio annuo di un cinese era inferiore a 100$.

-          Oggi l’ economia cinese è la seconda del mondo e secondo molte stime potrebbe superare gli USA entro il 2030.

Tutto ciò fu per larga parte dovuto al sistema economico che Deng mise in moto, anche se ancora guidato dalla mano pubblica.

-          Egli annunziò la politica delle “porte aperte” agli investimenti internazionali nel 1978;

-          Spostò gli obiettivi di crescita verso la produzione di beni, essenzialmente di consumo, per l’esportazione.

-          “inventò” zone economiche speciali, sempre per attrarre investimenti;

Ovviamente tutto ciò ebbe un costo, come ad esempio l’aumento rapidissimo dell’inquinamento che era già alto, specie nelle grandi metropoli per l’utilizzo di scarti di carbone per il riscaldamento. Ciò causò gravissimi problemi di salute a milioni di famiglie. Inoltre, mentre queste riforme diedero condizioni di vita dignitose, e spesso una certa prosperità, a diverse centinaia di milioni di persone ha lasciato ancora vaste sacche di povertà e un diffuso risentimento nei confronti delle élite ricche, anche perché oggi esse sono nettamente più visibili rispetto a cinquanta anni fa.

L’eredità di Deng include anche il massacro di Tienanmen, che ha rinforzato il giudizio totalmente negativo, senza attenuanti, del mondo occidentale.

Quando Xi andò al potere nel 2012 il popolo cinese usciva da trent’anni di crescita a due cifre, quale non si era mai sperimentata al mondo. Ma non tutto è oro ciò che luccica. Egli ereditò anche un gigantesco debito sia pubblico che privato, società statali enormi e decotte, e grandi aspettative da parte della popolazione che, avendo ottenuto i beni assolutamente necessari per la sopravvivenza, chiedevano al governo la soluzione dei problemi di cui vi ho parlato in passato ( figlio unico, libertà di residenza etc.) ed un miglioramento del welfare. Questa è stata la problematica di Xi durante il suo primo mandato.

Che cosa ha fatto?

-          Ha cercato di spostare l’economia da “fabbricazione ed esportazione” verso “consumi e servizi” creando innovazione, e sta avendo successo ( come si può vedere dall’analisi del GDP) anche se non alla velocità richiesta dall’occidente (un po’ ciò che in un altro contesto l’Europa chiede alla Germania). La politica del “One Belt one road” è anch’essa parte di questi obiettivi, anche se non solamente;

-          Ha cercato di ridurre l’indebitamento;

-          Ha cercato di ridurre le diseguaglianze sociali e migliorare l’ambiente. Fino ad ora i risultati non sono stati esaltanti, ma lo sforzo che sta facendo la Cina per combattere l’inquinamento è sotto gli occhi di tutti e, dopo l’uscita degli USA dagli accordi COP, la Cina è oggi il Paese che più spinge verso le politiche “green”.

-          Ha fatto importanti riforme sulla politica del figlio unico ed ha iniziato una graduale riforma dell’HUKOU di cui vi ho parlato).

In sintesi non ci si può aspettare che Xi raggiunga i risultati di crescita ottenuti da Deng anche perché è più facile ottenere risultati partendo da zero. Egli dovrà dedicarsi quindi, a parte la crescita, a cambiamenti più “filosofici” quali il riconoscimento della Cina come “forza globale”. Egli vuole dare alla Cina un nuovo modello di vita, alternativo a quello occidentale, “il socialismo con caratteristiche cinesi” che non rinnega tutto il recente passato ma si riallaccia alle tradizioni millenarie, citate sempre più spesso, ed allo stesso tempo lancia un monito agli altri Paesi in via di sviluppo di “far crescere le loro economie ma salvaguardando la loro indipendenza”. 

Vi cito solo qualche passaggio dei suoi discorsi “ colui che governa per le proprie virtù è come la stella polare (citando Confucio); essa è immobile e una moltitudine di stelle la omaggiano”. E poi cita Su Shi, un personaggio dell’XI secolo “ La situazione più pericolosa per un Paese è quando tutto sembra a posto in superficie ma esistono pericoli sommersi; se si aspetta che essi appaiano, la situazione arriva a un punto di non ritorno”, “Se il nostro popolo non sostiene i valori morali che sono nati e si sono sviluppati sulla nostra terra e, al contrario, scopiazza ciecamente i valori morali esterni, allora sarà il momento di chiedersi se  noi ci avvieremo a perdere i nostri propri valori come Paese e come popolo” è la chiosa di Xi, e poi, “ I geni della cultura tradizionale cinese sono impressi profondamente nella nostra mentalità; noi tutti dobbiamo identificarci con la nostra madrepatria, la nostra cultura  e la via cinese al socialismo

In questa mia introduzione mi sono basato quasi esclusivamente su un’analisi della BBC di pochi giorni fa. Essa mi pare (confrontandola con altre) molto obiettiva e non tacciabile di “parzialità” o “asservimento” verso la Cina, visto che la BBC è stata esclusa, assieme a qualche altro giornale, da una partecipazione diretta alla conferenza stampa finale di Xi.

Non posso però evitare di darvi la versione ufficiale del lavoro fatto durante il primo mandato di Xi Jinping che, bisogna dire, è abbastanza in linea con quanto sopra.

-          Raggiunti risultati significativi nello sviluppo economico;

-          Iniziato un grande processo di riforme;

-          Migliorato lo sviluppo della democrazia e del sistema giuridico;

-          Significativi progressi sul fronte culturale;

-          Migliorati stabilmente gli standard di vita;

-          Fatti notevoli progressi nello sviluppo di una società ecologica;

-          Iniziato un nuovo stadio di rafforzamento e rivitalizzazione delle forze armate;

-          Fatti progressi nei rapporti con Hong Kong, Macao e Taiwan;

-          Fatti ulteriori progressi nei rapporti diplomatici con gli altri Paesi;

-          Ottenuti risultati notevoli nella piena e assoluta governance del Partito.

 

Nel suo lungo discorso di apertura (tre ore e mezza), Xi Jinping ha toccato tutti i punti critici della società cinese , dell’economia e dei rapporti internazionali. Vi riassumerò i concetti essenziali perché essi avranno certamente una notevole ricaduta sul resto del mondo.

-          Lo sviluppo della Cina avverrà in due fasi: la prima, da ora al 2035, creerà una società moderatamente prospera e realizzerà un socialismo moderno con caratteristiche cinesi

-          L’obiettivo per il 2050 è invece quello di avere un grande paese socialista  che sia prospero, forte, democratico, avanzato culturalmente, armonioso e “bello”;

-          Oggi la Cina fronteggia la grande contraddizione di uno sviluppo sbilanciato e inadeguato ai bisogni crescenti di una vita migliore. Il popolo ha bisogno di uno sviluppo materiale e culturale ma non solo: esso domanda democrazia, regole di giustizia, sicurezza materiale e sociale, un clima migliore. “Facciamo oggi una solenne promessa che elimineremo le residue sacche di povertà nel nostro Paese”.

-          In economia la Cina è in un momento di transizione da una fase di rapida crescita a uno sviluppo qualitativo più adeguato al raggiunto livello economico. La Cina sosterrà il capitale pubblico e privato a diventare più forte e a trasformare le imprese cinesi in società di alto livello e competitività internazionale. La Cina supporterà il ruolo fondamentale dei consumi interni per una crescita economica, migliorerà la sua politica monetaria e gradualmente aprirà ai mercati internazionali la regolazione del tasso di cambio. Rafforzeremo sia la ricerca di base che le scienze applicate e daremo priorità all’innovazione tecnologica;

-          La Cina non chiuderà le sue porte ma, al contrario, si aprirà al mondo e proteggerà i legittimi interessi e i diritti degli investitori internazionali,

-          Il concetto di “beautiful China” sarà una parte fondamentale dello sviluppo futuro. L’obiettivo è “creare una coesistenza armoniosa fra l’uomo e la natura circostante”. Verrà creata un’agenzia centrale per regolare le risorse naturali, gli eco-sistemi e sviluppare ulteriormente le riserve naturali e i parchi nazionali.

-          La modernizzazione del sistema di difesa nazionale e delle forze armate sarà completata entro il 2035. Entro il 2050 esse saranno adeguate a garantire la sicurezza del Paese.

-          Nei confronti del mondo la Cina si impegna a promuovere un futuro condiviso e non cercherà mai un ruolo egemonico o allargamenti territoriali. Non cercherà il suo sviluppo a spese degli interessi degli altri popoli e non porrà alcuna minaccia alle altre nazioni; al contrario ha sviluppato e migliorerà ulteriormente la convergenza e la collaborazione con essi, senza alcuna interferenza nelle loro politiche interne. Nessuno però si aspetti che la Cina subirà ancora che i suoi legittimi interessi vengano messi in pericolo. Non permetteremo a nessuno, sia un’organizzazione, un partito politico o uno stato di cercare di separare in ogni momento o in ogni forma alcuna parte del territorio cinese dalla Cina (un monito a Trump ed agli abitanti di Honk Kong, Macao e Taiwan). Allo stesso tempo nessun partito a Taiwan avrà alcuna difficoltà a discutere con la madrepatria, e gli abitanti di Taiwan godranno gli stessi diritti di quelli della madrepatria. Allo stesso modo continueremo a favorire l’integrazione di Hong Kong e Macao. Comprendiamo e non ostacoliamo le persone che amano allo stesso modo la Cina e le loro regioni e la loro identità. Il mondo oggi pone l’umanità di fronte a sfide spaventose e nessun Paese può tirarsi indietro  (un altro monito a Trump che visiterà la Cina poco dopo in congresso). La Cina continuerà i suoi sforzi per contrastare gli sconvolgimenti climatici, salvaguardare la pace mondiale, migliorare e sviluppare la governance mondiale;

-          Il CPC continuerà la sua lotta indefessa alla corruzione e per assicurare la vittoria sulle minacce che verranno rivolte al partito. Esso continuerà ad essere la guida politica e l’ispiratore della società.

-           

Un capitolo particolare è stato riservato alle attese della popolazione che sono percepite dalla gente in maniera più pressante e importante di quanto non sia da noi:

-          Entro il 2020 tutti i cittadini, specie gli abitanti delle campagne, dovranno uscire dalla soglia di povertà.

-          Promuoveremo lo sviluppo coordinato dell’educazione obbligatoria specie nelle zone rurali; renderemo disponibile ovunque l’educazione secondaria e faremo in modo che ogni giovane abbia accesso a un buon livello educativo.

-          Miglioreremo la politica sanitaria ed assicureremo a tutto il nostro popolo un adeguato sistema sanitario e un’assicurazione sanitaria. L’organizzazione degli ospedali sarà migliorata.

-          Stiamo cercando di creare una “civiltà ecologica” di cui beneficeranno le generazioni a venire. Adotteremo un approccio olistico per preservare le nostre montagne, fiumi, foreste, campagne, laghi e città, e  politiche più restrittive per la protezione dell’ambiente.

-          Miglioreremo la qualità del lavoro e i salari saranno in linea con lo sviluppo economico e l’aumento della produttività.

-          Miglioreremo il sistema di sicurezza sociale che copra sia gli abitanti delle città che quelli della campagna (vi ricordate quanto vi ho detto a proposito delle conseguenze dell’ Hukou?)

-          Useremo i risultati del nostro sviluppo economico per migliorare e generalizzare l’accesso di tutti alla cura dei bambini, all’educazione, all’impiego, ai servizi medici, alla cura degli anziani, e all’assistenza sociale (non si tratta di uno slogan ma di un altro riferimento diretto all’Hukou che è percepito come uno dei più importanti problemi sociali)

-          Non dobbiamo dimenticarci che le case sono fatte per abitarci e non per la speculazione. Noi ci muoveremo per assicurare un sistema che assicuri il diritto alla casa attraverso molteplici canali, e incoraggeremo sia l’acquisto che l’affitto.

 

La prima cosa che si evince dal discorso è la proiezione del futuro della Cina ben oltre la durata del mandato di Xi. Si tratta del lancio di un vero e proprio nuovo modello di sviluppo  in linea con quanto abbiamo visto negli ultimi cinque anni e di cui abbiamo parlato frequentemente in queste note. I punti essenziali sono a mio parere anzitutto il definitivo superamento dello slogan di Deng Xiaoping “evita la luce, coltiva l’oscurità” e, al contrario, il ritorno della Cina al ruolo internazionale cui ritiene di avere diritto dopo due secoli di umiliazioni. All’interno assisteremo a uno spostamento dell’economia verso una politica di consumi e servizi, come oggi già avviene in tutti i Paesi economicamente e socialmente sviluppati. Allo stesso tempo la mano del partito resterà ferrea nel controllo dei rapporti sociali e politici per evitare ogni minimo rischio di squilibri e disordini che potrebbero mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza dello stato. Ciò sembra in stridente contrasto con tutte le occasioni in cui la parola “democrazia” è apparsa nei discorsi di Xi Jinping. Francamente sembra una presa in giro e forse in parte lo è come, ad esempio la repressione della satira (ma un quadro che ho visto ad una mostra, vedi figura, sembra contraddirlo) ed il fortissimo controllo sui “social”. Bisogna però dire che le basi storiche, ideologiche e culturali del concetto di democrazia in Cina sono totalmente diverse dalle nostre. Si tratta di qualcosa che nasce dalle tradizioni profonde della cultura cinese.

 

“Ci sono alcuni occidentali che all’interno delle loro case e con lo stomaco pieno non hanno niente di meglio da fare che puntare il dito contro di noi”. “Essi devono saper anzitutto che la Cina non ha intenzione di esportare la rivoluzione, secondo che non esporterà fame e povertà, terzo che non vi causerà alcun mal di capo;” “Che altro c’è da dire? Pensate ai vostri problemi interni”

Quest’ultima frase, molto decisa, credo che sintetizzi bene il congresso e la visione della Cina futura.

-          Xi Jinping, elevato allo stesso livello di Mao, manterrà il suo potere di guida e leader del Paese molto più in la del suo mandato, indipendentemente dal ruolo che vorrà assumere fra cinque anni e avrà modo di indirizzare la politica del suo Paese secondo le sue idee, assurte a livello costituzionale. Vedremo quindi libertà economica, grande allargamento e miglioramento della prosperità  e creazione di un vero sistema di welfare per tutti.

-          Allo stesso tempo, secondo me non esisterà mai, almeno fino a quando lui sarà al potere, alcun allargamento delle libertà politiche. Troppo grande è la sua paura che un allargamento di esse possa portare a sconvolgimenti catastrofici che in passato ha vissuto direttamente sulla sua pelle. Ma credo che oggi questo non sia una priorità per la grandissima parte dei Cinesi.

-          Da un punto di vista internazionale la sua visione è di un mondo multipolare e interagente: Cina, Russia, Usa ed Europa se quest’ultima riuscirà ad essere veramente unita. Ci saranno poi una serie di Paesi gravitanti come satelliti nelle loro orbite senza però influenzare i grandi rapporti internazionali. La politica di Trump, che sta di fatto rinunziando al ruolo di guida e garante dell’equilibrio mondiale, lo aiuta a percorrere questa strada. Inoltre Xi, con la politica “One belt, one road” inserita in costituzione sta cercando di spostare il baricentro mondiale dal “Pacific Rime “ (come è stato per quasi cent’anni) per rendere centrale il grande continente euro-asiatico. Ciò darebbe di nuovo un ruolo ad un’Europa unita.

 

Chiudo questa nota con un’ultima riflessione. Il concetto di democrazia in Cina e nel nostro mondo è qualcosa che sto studiando a fondo nel tentativo di rispondere a tre domande fondamentali:

-          Ci sono aspetti dell’ideologia cinese che sono importanti e che da noi sono stati dimenticati o messi da parte? vale ovviamente anche il viceversa.

-           Il nostro concetto di democrazia si è profondamente evoluto nel tempo, mantenendo sempre un’unità nel suo nucleo profondo, ma nel nostro mondo in cui tutto sta cambiando, esso è ancora adeguato a regolare i rapporti fra gli individui e fra gli individui e lo stato? 

-          Oppure è necessario che i filosofi e i sociologi pongano mano a un’analisi profonda, dimenticando l’assioma “la democrazia, come la intendiamo noi, è un sistema imperfetto ma non ne esiste uno migliore?”

“NON NE ESISTE UNO MIGLIORE”!, Ne abbiamo fatto “un motore immobile”, il nostro Dio, qualcosa di analogo ai Dieci comandamenti o alle prescrizioni divine di tutte le religioni, in un momento in cui anche esse sono soggette a reinterpretazione. C’è materia su cui riflettere prima che una grande guerra o una rivoluzione ponga fine all’umanità almeno nel modo in cui la conosciamo noi. Ma questo è un altro discorso di cui vi parlerò prima o poi.