17. mar, 2019

Testo

15 Marzo 2019

LA GUERRA DELLA VIA DELLA SETA

Quando  si  cominciò a parlare di Nuova Via della Seta le mappe preparate e pubblicizzate dal governo cinese prevedevano che le due vie, quella terrestre e la più nuova via marittima, si congiungessero nella città di Venezia. Venezia ha sempre avuto un valore simbolico per la Cina e già quarant’anni fa, quando quel grande Paese cominciò ad aprirsi all’estero, non c’era delegazione che nell’ambito di un viaggio in Italia non chiedesse di trascorrere un giorno in quella città così sognata. Ricordo che a quell’epoca ero diventato una specie di accompagnatore turistico per qualche centinaio di Cinesi che portammo a vedere Piazza San Marco, Rialto, Murano con relativi acquisti di souvenir (ovviamente a carico della nostra azienda perché a quel tempo i cinesi avevano ben poco)  etc.

Se guardiamo le mappe di oggi ci accorgiamo che la via terrestre passa al di sopra delle Alpi ed arriva fino alla Spagna, mentre quella marittima dopo uno stop al Pireo attraversa il Mediterraneo, lo stretto di Gibilterra ed approda ad Anversa.

Come mai? Perché nonostante l’abbondanza e l’importanza dei porti italiani il Pireo è diventato il vero “hub” mediterraneo per le merci cinesi? Sapevo da qualche tempo che, prima ancora dei contatti con il Pireo ce ne erano stati altri con il porto di Gioia Tauro, ma non riuscivo ad averne conferma. Finalmente ho trovato un articolo sul quotidiano La Repubblica del 13 dicembre 2009 il cui titolo non ha bisogno di commenti “Patto ‘ndrangheta-cinesi a Gioia Tauro”. Non è compito di questa nota approfondire se, e fino a che punto, questa notizia fosse fondata (non ho motivo per dubitarne) e se il nostro governo abbia fatto qualcosa per favorire l’ingresso cinese in maniera “appropriata” quanto utilissima per lo sviluppo di quel porto e di tutto il meridione d’Italia.

Resta il fatto che più o meno nello stesso periodo la Cina firmò il primo accordo per la concessione dei moli 2 e 3 del porto del Pireo per un periodo di 35 anni. In seguito, nel 2016, la Cosco Shipping, acquisì il 67% delle azioni della Pireaus Port Authority (PPA) e salì quindi sul ponte di comando.  Ovviamente la reazione dei sindacati non fu positiva. Pur considerando la situazione molto precaria dell’economia in Grecia in quel periodo, essi temevano che questa acquisizione fosse il primo atto dell’appropriazione dei gioielli del Paese (vi ricordate il dubbio che anche il Partenone fosse in vendita) e che il Pireo sarebbe diventato una vera e propria enclave cinese in Grecia. Le cose non andarono così. La capacità annua di lavoro del porto salì da 0,68 milioni di TEU a 4.15 milioni nel 2017, ed il suo posizionamento nel mondo è salito dal posto N°93 al N°36. La sorpresa maggiore fu che oggi il porto impiega oltre 1700 lavoratori greci mentre il personale cinese è ridotto a meno di un centinaio, essenzialmente dedicati alla gestione dei collegamenti con la madrepatria ed ai collegamenti con gli altri traffici internazionali del gruppo. I sindacati ancora protestano (cosa molto comune in Europa ed è anche giusto) perché l’approccio dell’azienda a guida cinese assomiglia molto a quanto Marchionne ha fatto per tirare su la FIAT sull’orlo del fallimento, ma questa azienda resta una delle più sicure in Grecia. Un semplice esempio spiega la vita del porto. Il 15 febbraio scorso la nave portacontainer “Pisces”, una delle più grandi al mondo con una capacità di 20000 TEU è approdata al Pireo nel suo viaggio inaugurale, ha scaricato e caricato containers, e dopo 24 ore è salpata con destinazione Anversa. Il Pireo è oggi un gigantesco polo intermodale e da lì le merci vengono trasferite via terra verso i Balcani e l’Europa Centrale.(Fig. 1) Ma non basta: Il gruppo Cosco Shipping ha inaugurato due linee con frequenza settimanale dal Pireo verso il porto di Venezia e quello di Napoli con l’impiego di piccole unità da 1400 TEU. Pino Musolino, Presidente dell’autorità di sistema Portuale del mare Adriatico ha dichiarato (Adn Kronos, 7/11/2018) “Gli incontri e le relazioni avviate da tempo con il gruppo Cosco Shipping hanno confermato l’interesse verso il porto di Venezia … aprendo la strada al nuovo collegamento regolare con il Pireo. Il risultato ottenuto garantirà un significativo incremento del traffico container e conferma che è questa la strada giusta per incrementare i traffici dello scalo veneziano. Il nostro porto è uno degli hub più importanti per l’import-export italiano e del Nord-Est. Con questa stretta collaborazione con Cosco diamo corpo e sostanza alla strategia della “ Nuova via della Seta”. Marco Donati, general Manager di Cosco Shipping Italy  ha dichiarato “ Da anni serviamo egregiamente il  porto di Napoli con un servizio analogo Pireo-Napoli-Pireo che ci ha consentito di diventare un importante player del porto di Napoli. La stessa strategia sarà trasferita al porto di Venezia da dove offriremo servizi da e per Venezia verso le maggiori destinazioni con tempi di transito veramente ridotti, soprattutto perché il feeder che collega Venezia al Pireo non effettuerà nessun altro scalo e la merce al Pireo troverà servizi madre per tutte le altre principali destinazioni con frequenza elevatissima”.

E’ quindi un trionfo per la nostra politica commerciale ? Siamo diventati un porto periferico che gestisce il traffico locale con navi straniere? Ho letto titoli esultanti sulla stampa nazionale, del tipo “ I porti italiani alla conquista dei mercati cinesi”, ma a me sembra piuttosto una Caporetto annunciata da vari anni.

Ho seguito con attenzione i dibattiti televisivi sull’argomento “Via della seta” da cui sembra che i politici (o politicanti?) italiani si siano resi conto solo oggi e con scarsissima cognizione di causa della rivoluzione (sia essa positiva o negativa) creata comunque dalla BRI, e questo accomuna purtroppo tutte le forze politiche. 

Vorrei sottoporvi alcune riflessioni e vi invito a leggere le mie note di questi ultimi anni sull’argomento che vi elenco in calce a questa, nel caso foste interessati a rileggerle. Cercherò di andare all’essenziale, evitando di riempirvi di numeri e statistiche per quanto possibile.

L’Europa occupa un ruolo molto importante nell’interscambio con la Cina, specie in questo momento di “guerra fredda “ con gli USA in cui l’aspetto commerciale rappresenta solo la facciata ( ma non è l’argomento di oggi). Secondo il rapporto di MERICS a cui si riferiscono le figure allegate Gli investimenti esteri diretti della Cina verso l’UE sono stati nel 2018 pari a 17,3 miliardi di €, con un calo notevole rispetto al 2017 (29,1 miliardi) e del picco del 2016 (37 miliardi). Sempre nel 2018 la Cina ha investito 4,2 miliardi in UK, 3,4 miliardi in Svezia,  2,1 miliardi in Germania, 1,6 miliardi in Francia. In tutti i Paesi del Sud e dell’est Europa (incluso Spagna e Italia) 2,2 miliardi soltanto.  Se però consideriamo gli investimenti complessivi dal 2000 al 2018, noi risultiamo i terzi, leggermente superiori alla Francia. Bisogna notare che questi valori non includono gli investimenti al di sotto del 10% come ad esempio quello nella Volvo (9,7%), o nella Daimler (di cui fa parte la Mercedes) anch’esso al 9,7%. Un’altra cosa da tener presente è che tutti i Paesi europei hanno negli ultimi anni reso più stretta la griglia di ammissibilità degli investimenti cinesi. Sotto questo aspetto si può concludere quindi che non siamo noi certamente i più aperti alla Cina.(figg. 2, 3, 4)

Gli investimenti e la penetrazione cinesi nel settore dei trasporti e della logistica.

Questo è certamente un aspetto fondamentale visto che oggi la UE ci accusa di voler diventare la testa di ponte per la penetrazione delle merci cinesi in Europa. Cerchiamo di capire se, e quanto, ciò risponda a verità.

Trasporti marittimi.

A parte il Pireo, di cui abbiamo già parlato, società cinesi possiedono il 35% di Euromax, che gestisce il più grande porto europeo, quello di Rotterdam, possiedono inoltre il 20% del terminal gateway di Anversa. Un consorzio cinese possiede il 100% del terminal principale di Zeebrugge (il porto di Bruges) e di conseguenza controlla il 75% del traffico del più importante porto roll-off-roll-on del mondo. Società cinesi non possiedono azioni del porto di Amburgo, ma i loro traffici merci sono maggiori di tutti quelli degli altri Paesi del mondo messi assieme, e ciò da ovviamente loro un grande potere contrattuale. Quando nel 2017 fu messa in gara ad Amburgo la realizzazione di un nuovo terminal per navi portacontainer ad alta capacità, il contratto fu assegnato ad una società cinese. Se poi guardiamo al Mediterraneo, Cosco possiede il 51% di NOATUM che controlla il porto di Valencia e quello di Bilbao (questo sull’Atlantico). Cosco e Qingdao possiedono il 49% del porto di Vado Ligure. Tralascio i porti di Turchia, Egitto e Nord Africa. Voglio aggiungere una cosa sola che può essere interessante. Il canale di Suez, recentemente ampliato, offre tariffe estremamente competitive a navi che trasportano merci dall’Estremo Oriente con destinazione la costa atlantica del continente americano. Di questo ho parlato in dettaglio in una mia nota precedente.

Durante la cerimonia per la concessione a ZeebruggeH.E. Kris Peeters, Vice Prime Minister and Minister for Work, Economic A􀄂airs and Consumer ha detto

"COSCO SHIPPING's decision once again proves that, with its openeconomy and central position in Europe, Belgium is the ideal place for logistic investments. During the first nine months of 2017, our exports to China increased by 20 percent, reaching 6 billion Euro. China is getting more significant as a trading partner. Last year's opening of a direct train connection between the port andthe city of Daqing in China already testified to this fact. The continued presence of COSCO SHIPPING in Zeebrugge contributes to strengthening Belgian-Chinese trade and the international position of the Port ofZeebrugge”. (fig.5)

Indubbiamente il porto di Trieste riveste per la Cina un enorme interesse. I suoi alti fondali permettono l’approdo di navi da 20000 TEU e in prospettiva più grandi. Inoltre è in una posizione ideale come polo intermodale verso l’Europa centro-settentrionale e l’Europa Occidentale. Infatti potrebbe inserirsi facilmente sulle grandi rotte ferroviarie europee, certamente più facilmente del Pireo. Il Pireo è un centro intermodale, ma realizzare una linea ferroviaria ad alta capacità attraverso tutti i rissosi Paesi balcanici non sarà certamente semplice. Oggi è in via di realizzazione la line Belgrado – Budapest ed in prospettiva si vedrà.  Una lista (quasi) completa dei porti europei e Mediterranei in cui i cinesi sono in qualche modo coinvolti è allegata (fig. 6)  Il porto di Trieste avrebbe un altro grande vantaggio: una zona franca molto ampia che indubbiamente agevolerebbe i traffici internazionali. A questo proposito aggiungo un ricordo personale. Una trentina di anni fa, quando la Cina si stava aprendo al mondo e la zona franca a Trieste già esisteva, anche se poco utilizzata, si tentò di realizzare un’idea. I Cinesi già producevano, a costo bassissimo, golf di cachemire, con un buon filato ma una realizzazione molto approssimativa. Si pensò allora, con una società mista, di importare filati di qualità dalla Cina, realizzare i golf ed altri manufatti in zona franca e venderli nel mondo con qualità italiana ed il marchio “made in Italy”. L’idea sfumò perché era troppo avveniristica per l’epoca, ma Trieste è sempre là.

Sostenere quindi che l’Italia sarebbe la porta d’accesso per l’invasione delle merci cinesi in Europa mi sembra, alla luce dei fatti, quantomeno un po’ azzardato!  Sarebbe forse meglio dire “stiamo cercando di recuperare una posizione che era per noi naturale e che abbiamo fino ad oggi perduto”.

Trasporti ferroviari.

Quando fu fatto il primo meeting internazionale della BRI a Pechino, Gentiloni (primo ministro) ebbe la lungimiranza di parteciparvi, unico fra i Paesi fondatori della UE.(fig. 7) L’importanza fu immediatamente capita del governo cinese e Xi Jinping, nella serata di gala al National Theater lo fece sedere alla sua destra, al posto d’onore. In Italia non se ne è parlato, ma in Cina queste cose sono importanti. Oggi sembra chei suoi colleghi di partito se ne siano dimenticati e si oppongono alla firma del Memorandum di cui la visita di Gentiloni è stata il precursore.

Un'altra cosa mi colpì di quella celebrazione: fu messo in rete (lo allegai ad una delle mie note) un breve cartone animato che, ignorando Venezia, faceva vedere il tracciato della via marittima e di quella terrestre, e con riferimento a quest’ultima, chiudeva dicendo “In questo modo potremo importare in Cina dell’ottimo vino spagnolo”.

Un dato, brevissimo, sintetizza la situazione del trasporto terrestre. Fino ad oggi ci sono stati 11000 viaggi a/r fra Cina e Italia, per il trasporto merci, di cui 6300 solo nel 2018. Di questi 11000 treni quanti sono arrivati in Italia? Due (2). Non è un errore di battitura, sono proprio DUE. Anche in questo caso siamo la porta d’ingresso delle merci cinesi in Europa o piuttosto gli ultimi arrivati che cercano di sfruttare la porta posteriore? (Fig. 8, 9).

Vi fornisco qualche dato per una migliore comprensione.

L’hub principale in Europa è senza dubbio Duisburg in Germania. Lì una parte dei containers vengono scaricati ed avviati verso altre destinazioni europee, mentre gli altri restano in Germania. Anche in questo caso dunque abbiamo “perduto il treno”.

E’ vero che i treni partono pieni dalla Cina e tornano quasi vuoti? Certamente, siccome ciò che importiamo è più di quanto esportiamo la risposta è quasi ovvia. Ma questa storia assomiglia a quella del mezzo pollo ciascuno, BMW e Volkswagen mandano in Cina quasi un treno al giorno, pieno delle parti essenziali delle automobili che devono essere montate nelle loro fabbriche in Cina. Lo stesso vale per chiunque abbia avuto e abbia una visione di lungo respiro e non pensi solo all’indomani. Da questo punto di vista è molto istruttiva la dichiarazione che fece Marchionne qualche anno prima di morire “La Fiat ha sbagliato tutta la sua poitica industriale degli ultimi decenni”. E la prova è evidente: La Cina è piena di Audi, Mercedes, BMW, ma non si vedono Fiat !

Credo quindi che non si possa obbiettare sul fatto che l’ UE ci impartisce lezioni solo dopo che ha fatto i suoi affari

Investimenti in settori più sensibili. Ne parleremo più avanti ma la Cina in JV con Cassa Depositi e Prestiti è il primo azionista della TERNA (la nostra rete elettrica) e della SNAM (la nostra rete gas). Si tratta di settori estremamente strategici per il nostro Paese e la società cinese gestisce la più grande rete mondiale. In un dibattito televisivo si è detto, secondo me con troppa leggerezza “ma quello è un investimento esclusivamente finanziario, i Cinesi hanno dei notevoli utili ma non ci sono rischi” E’ vero che ormai non si può far niente ma forse sarebbe meglio approfondire.

La rete 5G

Dalle notizie di stampa, imprecise e frammentarie sembra che in questo MOU non si parlerà del 5G e di Huawei. Visto che però sembra l’argomento più importante ho cercato di capirne qualcosa dalla stampa internazionale. Tutti voi conoscete il contenzioso fra USA e Cina relativo all’ordine di arresto ed estradizione della figlia del fondatore di Huawei, quindi è inutile parlarne. Staremo a vedere come andrà a finire.

Comincio da POLITICO del 19 febbraio scorso. “ L’Europa si è svegliata con una nuova minaccia di spionaggio, ma questa volta il cattivone è la Cina e non gli USA”. Il giornale prosegue dicendo che la UE è preoccupata per i rischi di violazione della privacy o di spionaggio insiti nello scambio di dati e nell’utilizzo di apparecchiature e software cinesi. Chiude poi ricordando il grande scandalo venuto fuori nel 2013 a seguito delle rivelazioni di Snowden. Allora lo “spione” era Big Tech americana che dovette accettare il collasso di “Safe Harbour Transatlantic data flows deal” ed una regolamentazione molto più stretta. Niente di nuovo quindi sotto il sole con l’Europa che sembra preda predestinata dei giganti. La cosa importante è un’altra, Come al solito in Italia, e forse non solo qui, sembra che cadiamo dalle nuvole e sempre all’ultimo istante. Infatti la collaborazione fra UE e Cina nell’ambito del 5G va avanti da vari anni ed in maniera assolutamente pubblica. Il progetto 5G-DRIVE, coordinato da Eurescom, si occupa di processare e validare l’interoperabilità fra i network 5G in UE e Cina. Questo progetto, coordinato da Eurescom (Germania) coinvolge 17 partners europei di undici nazioni. Uwe Herzog, il coordinatore del progetto ha dichiarato il 10 febbraio “La nostra è una collaborazione di ricerca fra UE e Cina e continua ad essere valida ed onorata da entrambe le parti. Noi non siamo preoccupati dalle recenti vicende politiche sullo sviluppo del 5G. Questo progetto si propone di testare e validare l’interoperabilità e connettività fra il network europeo e quello cinese. Il lato cinese di questo progetto è coordinato da China Mobile, con la partecipazione di varie società fra cui Huawei. Il progetto è focalizzato su cinque siti in Italia, Finlandia e UK, e cinque in Cina ad Hangzhou, Shanghai, Wuhan, Suzhou e Guangzhou. Cina e UE nel 2015 hanno firmato un accordo di collaborazione nella tecnologia 5G, promuovendo ricerche congiunte e una standardizzazione comune.” Anche se oggi vari Paesi vorrebbero bandire Huawei e ZTE dai propri network “Questo fatto non dovrebbe impedire il nostro lavoro perché il 5G-DRIVE non si occupa di sviluppo commerciale”, Angela Merkel (Reuters del 27 febbraio) sta cercando di raggiungere un accordo di non spionaggio reciproco in modo da non dover escludere Huawei da una collaborazione nella realizzazione di una rete 5G in Germania. Negoziati sarebbero in corso in Cina. Rispondendo a una domanda precisa, il portavoce del governo tedesco ha detto “Germania e Cina, hanno continui contatti a vari livelli  su numerose questioni bilaterali ed internazionali. Non posso dare alcuna informazione specifica su discussioni relative all’accordo anti-spionaggio.”

Come vedete il discorso è quindi importante e delicato, ma se ne parla da molto tempo. Allora perché i nostri politicanti hanno fatto esplodere questo problema solo qualche giorno prima della firma del Memorandum? Non ne erano al corrente? Non se ne era parlato in Consiglio dei Ministri? Sono iniziative isolate di qualche ministro all’insaputa degli altri? Hanno sottovalutato l’importanza di questo MOU che al massimo ci farà recuperare qualche posizione rispetto agli altri Paesi Europei che sono ben più avanti? Oppure sono troppo occupati a guardarsi l’ombelico (leggasi i sondaggi elettorali) e non hanno tempo di occuparsi di governare l’Italia? E non mi riferisco solo a questo governo, perché il precedente aveva posto le basi di questo accordo ed ora rappresentanti qualificati del PD sembra che caschino dalle nuvole? Ma che classe dirigente abbiamo? Devo dire che l’unico articolo documentato che ho trovato sulla stampa italiana è quello di Milena Gabanelli. Mi dispiace però che, come tutti, cada nei soliti stereotipi per quanto riguarda la presenza (e le relative condizioni) degli Occidentali in Cina. Spesso rispondono a verità, ma non sempre. I Cinesi sono sempre pragmatici, non si fanno trascinare dalle ideologie e sanno distinguere. Purtroppo per rendersene conto bisognerebbe sapere dove guardare perché le informazioni sulla stampa internazionale ci sono, e, chi lo sa, è spesso vincolato dal segreto industriale.

Un’ultima considerazione mi pare molto importante. Si dice che l’Italia voglia chiedere come contropartita l’acquisto dei nostri BTP. La BRI non prevede cose del genere, ma non vuol dire. E’ verosimile, visto che mese dopo mese sempre meno investitori esteri comprano il nostro debito, ma mi auguro sinceramente che ciò non avvenga. Una cosa, infatti, è la partecipazione cinese a investimenti in Italia, e una cosa ben diversa è l’acquisto da parte della Cina (come di chiunque altro) di una parte sostanziale del nostro debito. Saremmo facilmente ricattabili e perderemmo una gran parte della nostra libertà. Qualcosa del genere l’abbiamo sperimentata alla fine della guerra: eravamo, assieme alla Germania, un Paese di frontiera nei confronti dell’Unione Sovietica avanzante e avevamo bisogno disperato di aiuto…. Non a caso noi e la Germania siamo i Paesi europei con la maggior presenza militare americana (convenzionale e nucleare in Occidente) e non a caso la tragedia del Cermis è rimasta impunita. E sempre non è per caso che la Francia sia militarmente molto più libera e abbia una sua propria forza nucleare.  Nessuno, in tutta la storia, ha mai dato un supporto essenziale a un Paese senza chiedere niente in cambio. La differenza è che negli anni ’50, la nostra libertà e i nostri principi più profondi erano a rischio, oggi non siamo in quella situazione; cerchiamo di mettere a posto da soli i nostri conti! Non dimentichiamo però che l’Italia dalla fine della guerra è sottoposta ad una sovranità limitata.

Detto questo vorrei cercare di arrivare a qualche conclusione, ovviamente personale e criticabile, su questo putiferio.

Gli Americani (Nixon e Kissinger) aprirono la Cina al mondo. Perché? Molto probabilmente perché pensavano che una volta che essa, grazie all’apertura dei commerci, fosse uscita dalla morsa della fame e avesse sviluppato una classe media più ricca e aperta al dialogo, il Paese si sarebbe rapidamente avviato verso un sistema di democrazia liberale di tipo occidentale. L’ingresso della Cina nel WTO avrebbe accelerato questo processo. Non dimentichiamo che stiamo parlando del periodo storico in cui Francis Fukuyama pubblicò il suo famoso saggio “La fine della storia?” “Non stiamo assistendo soltanto alla fine della guerra fredda, o al trascorrere di un particolare periodo nella storia del dopoguerra, ma anche alla fine della storia in quanto tale e cioè alla conclusione dell’evoluzione ideologica dell’umanità e alla universalizzazione della democrazia liberale occidentale come forma finale del governo degli uomini”. Il culmine di questo periodo fu raggiunto col crollo del muro di Berlino. E poi? E poi ci fu il riflusso: alcune democrazie di tipo occidentale si crearono e scomparvero nell’arco di qualche anno. E arriviamo a oggi. Gli USA si sono accorti che la Cina si è arricchita, è ai vertici dell’economia mondiale, ma al liberalismo economico non si è accompagnato neanche un accenno a una democrazia di tipo occidentale. Trump paradossalmente ha accelerato questo processo: il suo concetto di “America first”, il suo progressivo ritiro da tutti gli accordi internazionali, specie quelli commerciali come la TPP, ha lasciato uno spazio immenso alla Cina per proporsi come il campione di un multilateralismo politico ed economico di un mercato più libero etc. La prova più importante è l’adesione rapidissima di tutti i Paesi europei alla AIIB, la banca di investimenti a guida cinese che, in un certo senso è l’anima della BRI.

Gli USA si sono resi conto in questi ultimi anni che con la Strategia BRI e, soprattutto con il piano “China 2025” di cui vi ho parlato, la Cina si avviava a diventare il co-leader mondiale, assieme all’America, e questo era inaccettabile per loro. Il Piano China 2025 in particolare mira a portare la Cina a essere il leader mondiale in svariati settori tecnologici avanzati. La Cina costituisce per gli USA un pericolo maggiore della Russia di una volta. Infatti la Russia aveva una grande potenza militare, ma un’ economia fragilissima e quindi fu relativamente facile, con la corsa agli armamenti, spingerla verso il collasso. La Cina è diversa, nonostante molte fragilità ha un’economia florida. Trump sta costringendo il mondo a fare una scelta di campo “con noi o contro di noi”. Di qui l’uscita dall’accordo NAFTA e il successivo rientro quando il Canada accettò di non fare accordi bilaterali con la Cina. Di qui la dichiarazione che l’Europa era “ il nemico” a differenza dei Cinesi che erano “il competitor”.

E questo è il punto. Io ho sempre sostenuto che la Cina potrà ammorbidire il suo sistema di governo, ma essi sono storicamente e culturalmente incompatibili rispetto al mondo occidentale. Faccio un solo esempio perché ci inoltreremmo su un discorso diverso. Il rapporto fra bene individuale e bene comune e la prevalenza di un principio sull’altro ci renderanno eternamente incompatibili.

E allora? La nostra cultura, di noi europei, è agli antipodi di quella cinese, mentre è la madre di quella americana ( anche se il figlio non ci è riuscito molto bene), e quindi a quei principi dobbiamo restare agganciati in maniera inderogabile. Noi siamo quelli. Dobbiamo però riconoscere che esistono storie e culture che hanno uguale dignità della nostra e con esse dobbiamo convivere, accettandoci e stimandoci nelle nostre differenze. Si quindi agli scambi economici perché questo mondo è di tutti. Del resto, come ho cercato di dimostrare, gli altri principali Paesi europei sono ben più avanti di noi nei rapporti economici con la Cina.  E per non essere stritolati fra i due grandi, come dirò sempre fino alla noia, dobbiamo agire come “Europei”. In questo modo potremo essere il punto di equilibrio e la base della stabilità.

Infine dobbiamo aver paura della Cina? A mio avviso sicuramente no. I Cinesi, tutti i Cinesi, sono un popolo di mercanti. Non hanno mai avuto alcun interesse ad un’egemonia culturale o politica nei confronti del mondo esterno. Non hanno mai voluto esportare la loro ideologia, la loro religione e i loro punti di vista, non se ne curano. Al contrario, se guardiamo alla storia siamo stati noi Occidentali ad aver invaso e preteso le concessioni in Cina, non viceversa; siamo noi occidentali che ci siamo autoproclamati “difensori della pace mondiale” ed in nome di questa abbiamo (per parlare solo degli ultimi anni) distrutto la Somalia, la Libia, l’Iraq, L’Afghanistan etc. Forse è bene che facciamo qualche riflessione in proposito.

E l’URSS? E’ una cosa del tutto diversa. Come dicono alcuni dei nostri politici, e in questo mi trovano d’accordo, la Russia è un Paese di matrice europea, ha partecipato con un ruolo fondamentale a tutta la storia europea con i suoi pregi e i suoi difetti e come tutti i Paesi europei è stata coinvolta in mille anni di guerre, con pochi intervalli di tregua.

Smettiamola quindi di aver paura di una cultura diversa da noi ma altrettanto profonda, smettiamola di creare mostri che non esistono e derivano dalla nostra abitudine a parlare per sentito dire, smettiamola di usare parole come invasione, colonizzazione, egemonia, espansionismo etc. che sono purtroppo tipiche della nostra storia (incluso il mondo islamico e Israele con i quali condividiamo storia e monoteismo), ma sono totalmente estranee all’Africa nera e a quasi tutto l’Oriente.

Rendiamoci conto invece che il Mondo non è di nostra proprietà ma di chiunque vi nasce, rendiamoci conto, che chiunque nasce su questa Terra a gli stessi diritti e un bambino debba godere degli stessi DIRITTI ovunque esso nasca, rendiamoci conto che non esiste muro che non venga scavalcato e distrutto da chi non ha niente da perdere con la morte perché esistono situazioni peggiori della morte.

Operiamo perché si possa vivere in un mondo MULTIPOLARE, senza EGEMONIE di alcun tipo, Operiamo perché ciascun INDIVIDUO possa godere delle stesse cure mediche, dello stesso cibo, e accetti di “produrre” la stessa quantità di sostanze inquinanti ovunque esso nasca in Medio Oriente, in America, in Europa, e in Asia; quest’ordine non è casuale ma rispecchia il contributo individuale alla produzione di gas serra.

RENDIAMOCI CONTO CHE IL MONDO E’ UNO E NON APPARTIENE A NESSUNO DI NOI