10. ago, 2018

OCCIDENTE VS CINA

OCCIDENTE VS CINA.

 

Tempo addietro, a cena con amici, posi il seguente quesito: “Definitemi con una sola parola il mondo occidentale e poi il mondo cinese”. Come ovvio all’inizio tutti si aspettavano che fosse uno scherzo o una barzelletta del tipo “Ci sono un italiano, un francese e un tedesco….” ma, resisi conto che era una domanda seria, ciascuno cominciò a dare una definizione: progresso, modernità, democrazia, etc., fino a quando una persona disse: libertà!

Esatto “risposi, e aggiunsi: libertà individuale, libertà di pensiero, di parola, di opinioni, di impresa, di associazione  etc. sostanzialmente libertà di tutto ciò che non sia vietato dalla legge e che non violi la libertà di un altro. La dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, proclamata nel 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, recita:

art. 1   Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti….

Art. 2   Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e le libertà enunciate nella presente Dichiarazione..

Art. 3   Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà…..

Etc.

E per finire

Art.29  nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri…..

Ne discutemmo per un po’ ma alla fine sostanzialmente tutti furono d’accordo. Fu quindi il momento di definire il mondo cinese e qui ci fu silenzio, fin a quando dissi: armonia!

 

Il 15 settembre 2005, in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione dell’ONU Hu Jintao pronunziò un discorso di grande respiro, anche se fu accolto con freddezza dall’assemblea. Esso ruotava intorno all’antichissimo principio confuciano dell’armonia e la costituzione di una società “armoniosa” in cui gli interessi dell’individuo fossero subordinati a quelli della collettività. “preservando la diversità nello spirito di uguaglianza e apertura, al fine di rendere più democratiche le relazioni tra le nazioni e consentire la costruzione di un mondo “armonioso” nel quale tutte le civiltà e le culture possano coesistere e aiutarsi vicendevolmente”.

Non fu una dichiarazione rivoluzionaria rispetto a quanto stava succedendo in Cina. Il confucianesimo che nelle sue varie varianti aveva regolato tutta la storia e il vivere civile cinese per oltre 2000 anni, all’inizio del ‘900, in seguito alle due disastrose guerre dell’oppio e dell’occupazione di alcune zone e dei gangli vitali dell’amministrazione cinese da parte delle potenze occidentali, fu considerato il responsabile dell’arretratezza civile e militare cinese rispetto al mondo occidentale. Bandito con l’avvento di Mao fu poi definitivamente “sepolto” con la rivoluzione  culturale. Alla fine degli anni settanta il confucianesimo cominciò a riemergere come rappresentativo della civiltà e della storia cinese, anche se modificato secondo i principi del maoismo e del Denghismo. Un impulso a questa nuova concezione fu dato dalla rapida crescita delle “Tigri asiatiche” negli anni ’80; esse dimostrarono infatti che il “modello occidentale” non era necessariamente l’unico modello possibile per lo sviluppo mondiale.

Non voglio qui approfondire il concetto di confucianesimo, anche se esso è fondamentale per la comprensione del mondo cinese, ma qualche parola è comunque necessaria. Maurizio Scarpari, professore all’Università Ca’ Foscari ed autorevole studioso della lingua e della cultura cinese, afferma “ Il confucianesimo è un sistema di pensiero fondato su ideali e valori etici universali, quali l’amore per il prossimo, l’integrità morale, il senso di giustizia, il rispetto per gli anziani, i superiori e le istituzioni, e su un principio di armonia che lega in modo indissolubile la realtà degli uomini alla sfera della natura, dell’universo e del divino.”

Alcuni semplici aforismi negli scritti dei discepoli di Confucio possono darvi un’idea di ciò di cui si parla.

Per realizzare l’armonia sociale è necessario entrare in sintonia perfetta con il cuore del popolo. “Conquistare il cuore del popolo è uno degli obiettivi prioritari della politica del sovrano illuminato, poiché se egli dovesse perdere il cuore del popolo, verrebbe privato del mandato celeste a governare  e di conseguenza verrebbe destituito.”

“ Fine ultimo dell’azione politica è realizzare il bene del popolo che deve essere guidato con saggezza e lungimiranza da persone capaci e preparate, selezionate in base al merito, che facciano prevalentemente uso della persuasione morale piuttosto che su sistemi coercitivi basati su leggi e punizioni.”

“Se si governa con le leggi e si mantiene l’ordine con le punizioni il popolo cercherà di evitare di essere punito  e non proverà vergogna per le proprie mancanze.” 

Armonia non significa accordo a ogni costo e le differenze sono una ricchezza da ricondursi all’unità complessiva. Armonia significa piuttosto ricerca del giusto mezzo che è diverso dalla mediazione fra opposti interessi ma piuttosto il punto di equilibrio fra esigenze diverse della popolazione volte a creare il benessere morale e materiale dell’intero popolo.

Nel 1989, poco prima del crollo del muro di Berlino il famoso politologo Francis Fukuyama scrisse il saggio “La fine della storia”, successivamente sviluppato nel libro “La fine della storia e l’ultimo uomo”, in cui disse ”Non stiamo assistendo solo alla fine della Guerra Fredda ……ma anche alla fine della storia in quanto tale, e cioè alla fine dell’evoluzione ideologica dell’umanità e alla universalizzazione della democrazia liberale occidentale come la forma finale del governo degli uomini”. Comunismo e fascismo stavano scomparendo e un mondo finalmente unipolare stava sorgendo.

Sono passati quasi trent’anni e cosa è rimasto di quest’affermazione trionfale che preannunciava l’arrivo dell’età dell’oro? Nel 2014 l’ex ambasciatore e editorialista del Corriere Sergio Romano, nel suo libro “Il declino dell’impero americano” considera evidente il declino degli Stati Uniti come impero mondiale e si chiede cosa succederà dopo.

“La condizione imperiale è una droga dalla quale non è facile disintossicarsi e sarà tanto meno rischiosa quanto più sarà accompagnata da scelte ragionevoli degli altri grandi Paesi, specialmente dell’Unione Europea che non può assecondare l’America in ciò che rimane della sua politica imperiale, e le sarà tanto più utile quanto più diverrà, in una realtà multipolare, il punto di equilibrio.”

“Per gli Americani, che ancora credono nella vocazione imperiale del loro Paese, un’Europa divisa è il migliore degli alleati possibili: L’Unità Europea si farà soltanto a dispetto dell’America.”

Proprio oggi, mentre scrivo, stanno entrando in vigore le nuove sanzioni americane all’Iran e Trump minaccia le riluttanti nazioni europee “ Chi fa affari con l’Iran non farà affari con noi”; sta cioè legiferando non solo in nome del suo Paese  ma anche di un altro mezzo miliardo di persone (l’Europa)che non lo hanno eletto e su cui non dovrebbe esercitare alcun potere!

L’avvento di Trump al potere, assieme all’indebolimento di Angela Merkel, e alla crescita in Europa dei nuovi partiti più o meno “sovranisti”, per non adoperare la parola “nazionalisti” che evoca cattivi ricordi, rende ancora più grigio il futuro del mondo.

Una realtà multipolare quindi e l’Europa come punto di equilibrio mondiale; e torniamo a quanto dicevo prima. La cultura cinese è all’estremo opposto dell’individualismo assoluto degli USA. Per loro le elezioni di tipo Occidentale, enfatizzando i sentimenti, le emozioni e le differenze maggiori fra i vari individui (vedi le ultime elezioni italiane o il referendum per la Brexit, per non dire le recenti elezioni americane) rompono irrimediabilmente l’armonia sociale. E’ un principio che si evidenzia in Cina anche nella vita di tutti i giorni e ve ne parlerò in una prossima nota raccontandovi alcune esperienze personali nella sezione “La mia Asia”. Non solo: le elezioni di tipo occidentale si fondano sull’interesse di ogni elettore, anche senza ricorrere ai fattori emozionali oggi sempre più frequenti. Chi interpreta meglio gli interessi della maggioranza va al potere e viene osteggiato da chi sta all’opposizione. Molto spesso cercherà (nonostante frequenti rituali dichiarazioni contrarie) di tutelare tali interessi e non gli interessi generali per sperare di essere rieletto. Tutto ciò non ha niente a che fare con la tutela dell’armonia, e del bene comune che, all’opposto viene spesso sacrificato.

Si tratta quindi, come ho cercato di dimostrare, di posizioni assolutamente inconciliabili ed ognuna ha i suoi punti di forza. Indubbiamente, e credo che chiunque mi legga sia d’accordo, la mancanza in Cina di alcune libertà per noi fondamentali come quella di pensiero, di espressione e di associazione sono inaccettabili, anche se la stampa occidentale esagera la realtà, come si può evidenziare da molti studi pubblicati nelle università cinesi più importanti, abbastanza contrari alla linea prevalente. Anche la pubblicazione e la libera vendita di alcuni libri occidentali assolutamente “eretici” come i romanzi di Orwell (che ho visto con i miei occhi in libreria) indica che i divieti (rigidissimi) si riferiscono solo ad alcuni aspetti che il governo giudica assolutamente “sensibili”

Per converso le libertà e l’individualismo estremo del mondo occidentale sono altrettanto criticabili. La mancanza di un diritto vero alla salute per tutti, uno dei dogmi del mondo americano, è per me qualcosa di inaccettabile in un Paese ricco e civile. Essa non è dettata da mancanza di risorse economiche ma da un “credo filosofico” per cui chi non ha risorse economiche proprie è quasi “un peccatore” che deve espiare.

E per tornare in Italia, chi è realmente soddisfatto della maniera in cui siamo stati e siamo ancora governati a partire da qualche decennio fa? Riteniamo corretto che gli interessi di gruppi anche microscopici riescano a bloccare per anni, se non per decenni, qualunque opera pubblica? E’ proprio sicuro che l’interesse pubblico non debba prevalere mai su quello individuale? Ha un senso che l’opinione “not in my backyard” (fate quest’opera ovunque ma non vicino a casa mia) possa bloccare opere di interesse nazionale? E’ sensato che nessuno voglia una centrale elettrica o un gasdotto nel suo villaggio, ma tutti vogliano essere liberi di illuminare o istallare l’aria condizionata a casa loro; per non parlare del fatto che l’esistenza delle fabbriche (e dell’occupazione) è basata sull’energia elettrica assolutamente disponibile e a basso costo? E’ accettabile che tutti vogliano energie verdi, ma poi protestino perché le pale eoliche o le distese di centrali solari deturpano il paesaggio? Potrei fare decine di esempi di questo tipo come ad esempio il porto del Pireo (Atene) che genera ricchezza in Grecia perché scelto come punto di approdo principale per le merci cinesi. E Genova? E Venezia? E Trieste? E Napoli? Litigano fra loro, non esistono linee di comunicazioni e trasporti efficienti con l’Europa centrale, ed alla fine è ritenuto più semplice riavviarli via terra attraverso i Balcani, o via mare, passando da Gibilterra su navi più piccole. Per non parlare del tunnel in Val Susa che ricalca il dibattito analogo ai tempi di Cavour! Vi allego a questo proposito il resoconto della seduta del parlamento cisalpino che in cui si dibatteva questo argomento. Quanta più lungimiranza, competenza e senso del bene comune oltre 150 anni fa.

Ed infine chi rappresenta, chi tutela realmente, e non solo a parole, gli interessi e i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione dei senza lavoro, dei lavoratori precari, delle persone più o meno costrette a lavorare “in nero”. Certo, anche loro votano, ma non saranno mai maggioranza e mai conteranno niente.

E quindi è accettabile il nostro sistema di democrazia liberale? Di più, è questa vera democrazia, oppure solo un simulacro di essa, basato sul “dogma”  che una democrazia è tanto “più democratica” quanto più si avvicina alla democrazia diretta? E’ democrazia quella in cui per governare una nazione o anche una grande città non è necessaria alcuna competenza? E siamo legittimati ad esportare con le armi questa democrazia come abbiamo fatto in Iraq con Saddam o in Libia con Gheddafi? E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

Ed alla fine, dicono i Cinesi, tre anni fa Trump era un miliardario di dubbia onestà, che non si occupava di politica ma soltanto dei suoi affari. Oggi è il leader della politica americana e mondiale. Con quale competenza, se addirittura licenzia i consiglieri che non si adeguano alle sue idee? Come può tutto il mondo  accettare i suoi dictat che non si applicano solo al suo Paese?

Xi Jinping non sarà stato eletto secondo i criteri e le modalità occidentali, ma certamente ha fatto tutto il “cursus honorum” a partire dai livelli più bassi, fino a diventare governatore di due province importantissime e alla fine vice Presidente Cinese. Lo stesso vale per tutti i dirigenti politici. Meglio sorvolare su quanto succede oggi in Italia da questo punto di vista.

 

E allora? Non esiste un sistema perfetto né mai esisterà perché l’essere umano e i gruppi che si costituiscono via via hanno i loro difetti che mai scompariranno.

Il sistema ideale, non “il migliore dei mondi possibili”, ma il “meno peggiore” o “il meno rischioso” è secondo me un sistema multipolare, quello che ha garantito la pace in Europa a partire dal congresso di Vienna fino alla Prima guerra mondiale, basato sull’accordo e la non interferenza reciproca fra Inghilterra, Austria, Prussia, e Russia, ciascuna governata in maniera diversa

Zhao Tingyang, dell’Accademia cinese di scienze sociali di Pechino parte dal concetto  plurimillenario che “il mondo non appartiene a un singolo uomo, ma al mondo stesso” e constatando il fallimento dell’ONU propone un sistema oggi utopistico (ma non è detto fra un secolo): parla di un’istituzione realmente universale nella quale tutti i problemi nel mondo potrebbero essere percepiti e reinterpretati come problemi del mondo ed essere quindi affrontati in una visione globale improntata all’armonia, alla pace ed al benessere collettivo. Non mi dilungo in questo concetto se non per sottolineare che Xi Jinping ha impostato su questa base la politica cinese che si sviluppa secondo due grandi direttive: l’individuazione di nuove forme di relazioni fra le grandi potenze e la costruzione di una comunità dal destino comune.

 

Io non credo, come dicono alcuni, che questo sarà il secolo dell’impero Cinese anche perché l’opposizione all’attuale governo è più forte di quanto si creda. Esso non potrà esserlo per diversi motivi, economici, militari e soprattutto per la diffidenza che esso genera in gran parte del mondo.

Mi auguro invece che si possa creare un mondo realmente multipolare basato non sulla minaccia nucleare, come era il duopolio America- URSS ma sull’accettazione reciproca che esistono diverse visioni del mondo e che nessuno ha il diritto di imporre i propri principi e le proprie visioni agli altri. Il tempo delle Crociate e dell’Inquisizione dovrebbe essere finito per sempre.

Purtroppo , come scrive Edward Luce responsabile per l’Asia ed editorialista del Financial Times  il patto civile che per sessant’anni ha consentito all’Occidente di governare le sue crisi sta andando in frantumi sotto la spinta disgregatrice dei populismi, da Trump alla Brexit. Il futuro potrebbe essere il caos in cui multinazionali, regimi totalitari, ”democrazie illiberali” spadroneggeranno senza controllo.

L’Europa soltanto, con la sua visione più equilibrata e meno imperiale potrebbe costituire il punto di equilibrio di tutto, “creare l’armonia”, se solo sapesse ritrovare il suo ruolo e rilanciare la sua unità.