22. apr, 2018

Testo

Xi Jinping: Il nuovo imperatore?

 

Nel 2012, subito dopo la sua elezione a segretario del PCC, Xi Jinping, durante una cerimonia solenne nella Great Hall of the People, disse “ Nessun individuo o organizzazione è al di sopra della costituzione; chiunque agirà in violazione di essa ne sarà chiamato a rispondere”. In pochi dettero peso a questa affermazione, considerandola parte di un rito, del resto il suo predecessore Hu Jintao aveva detto più o meno la stessa cosa. Solo pochi liberali, essenzialmente nel mondo occidentale, cominciarono a sperare che, nel solito linguaggio cauto dei Cinesi, Xi volesse alludere a una possibile apertura verso la libertà di espressione e di stampa.

La sorpresa fu quindi enorme quando l’Assemblea Nazionale in marzo approvò le proposte fatte il 25 febbraio dal Comitato Centrale del PCC di 21 modifiche alla Costituzione. Tutti i giornali, le televisioni e le agenzie di stampa del mondo gridarono all’unisono che Xi si era autonominato Dittatore a vita, nuovo imperatore, nuovo Mao, come se la Cina fosse stata fino a quel momento una democrazia di tipo occidentale e Xi fosse l’autore di un vero e proprio colpo di stato.

Bisogna dire che questa notizia, per altro prevista da tempo anche se nessuno si aspettava una formalizzazione in questi termini  ed in questo momento, ha lasciato stupiti anche gli osservatori più attenti e molti Cinesi delle generazioni più giovani che, pur non dando molta importanza alla notizia non ne capivano il vero motivo e erano quindi sospettosi per il futuro.

 

Che cosa era successo?

Uno dei punti della costituzione, quello che ha destato più scalpore, recitava fino ad ora (cito il testo ufficiale in inglese della Xinhua) “ The term of office of the President and Vice-President of the People’s Republic of China is the same as that of the National People’s Congress, and they shall serve no more than two consecutive terms”. Le ultime dieci parole sono state tagliate e quindi il testo diventa “The term of office of the President and Vice-President of the People’s republic of China is the same as that of the National People’s Congress”.

Innanzi tutto ciò non vuol dire “ Imperatore a vita” perché comunque dovrà essere rieletto ogni volta. Poi anche la Costituzione degli USA non aveva tale limite ed il Presidente Roosevelt mantenne questa carica per quattro mandati, pur se in circostanze eccezionali. Il capo del governo tedesco (carica equivalente), la signora Merkel è al suo quarto mandato, per non parlare del nostro Paese dove Giulio Andreotti fu presidente del Consiglio per sette volte.

 

Inoltre è importante dire che le posizioni al vertice del potere cinese sono tre: il segretario del PCC, il presidente della commissione centrale militare ed il Presidente della Repubblica. Fra le tre cariche, la prima e la seconda sono incomparabilmente più importanti della terza e non hanno limiti di mandato. Tanto per fare un esempio, Deng Xiaoping, il fondatore della Cina di oggi, non fu mai presidente della repubblica. 

 

Infine la posizione del Presidente della repubblica è  oggi più rilevante di prima perché, con l’apertura della Cina alle relazioni internazionali, è diventata necessaria una funzione equivalente, almeno da un punto di vista formale, a quelle dei capi di Stato o di governo del mondo occidentale.

 

Qual’era il sistema precedente?

Alla fondazione della People’s Republic of China le principali funzioni del Partito e del Governo erano separate almeno da un punto di vista istituzionale. Nel 1957 Deng, uno dei più stretti seguaci di Mao, fu nominato segretario del PCC e assieme a Liu Shiaoqi, Presidente, iniziò gradualmente una timida politica di riforme molto più pragmatiche rispetto alle idee di Mao e alla catastrofe del “Grande balzo in avanti”. Quest’ultimo si rese conto che stava gradualmente perdendo il suo ruolo di leader reale per diventar un puro simbolo e reagì in maniera violenta epurando i primi due (Liu Shiaoqi morì in un campo di rieducazione) e lanciò la Rivoluzione culturale. Deng, ritornò in seguito in sella (ma questa è un’altra storia) e ritenne che la causa dei vari disastri precedenti fosse dovuta alle conseguenze di un potere sostanzialmente monocratico che andò progressivamente degenerando sia per motivi intrinseci sia per ovvi problemi legati all’età. Propugnò quindi una separazione fra la “direzione e leadership politica” di competenza esclusiva del PCC e le attività “amministrative” di competenza del governo centrale con larga autonomia dei governi locali. Pensava infatti ad un potere sostanzialmente collettivo che avrebbe impedito l’autocrazia ed il culto della personalità. I poteri forti erano comunque il PCC e la Commissione militare.

Aveva inoltre pensato a un sistema di successione nel potere sostanzialmente unico al mondo (per quanto io ne sappia). Senza entrare in dettagli, ogni leader designava nei fatti il “successore del proprio successore”.

Questo approccio, di avere cioè il proprio successore designato già noto e, quando egli fosse andato al potere ( dopo dieci anni) ci fosse già un altro probabile successore sostanzialmente quasi prescelto che, in attesa di andare al potere dopo altri dieci anni, avrebbe continuato a fare esperienza rispondeva a due criteri fondamentali: garantire una transizione morbida fra le varie generazioni e permettere l’arrivo al potere massimo di persone che avessero fatto tutto il “cursus honorum” necessario per avere la competenza e l’esperienza necessarie per governare la nazione. La costituzione del 1982 rifletteva, con la definizione del massimo di due mandati, questi concetti generali.

 

E allora perché cambiare?

La spiegazione ufficiale è molto semplice. La carta fondamentale del PCC stabilisce chiaramente che nessun funzionario di partito a nessun livello può restare in carica a vita. A parte la carica di segretario generale i cui limiti di età sono stati molto flessibili, per tutte le altre posizioni esistono regole o consuetudini molto rigide. Questo è anche vero per tutte le cariche apicali delle grandi società di stato occupate ovviamente da iscritti al partito. E’ opportuno quindi unificare l’ordinamento delle tre cariche.

 

Tutto qua? Tanto rumore per nulla?

Certamente no, in Cina niente avviene per caso, e qui entriamo nella parte più complessa e meno “certa” del discorso.

Il Guardian ha buon gioco nel raccontare la storia di Yao Shuping un’anziana signora che ora vive in Massachusetts. Quando aveva 26 anni e viveva in Cina ella vide le Guardie Rosse irrompere nella casa di famiglia, malmenare e portar via la madre che non rivide mai più viva. In seguito altri familiari fecero la stessa fine. La signora Yao, nell’intervista del Guardian dice che la grande carestia e le successive stragi delle Guardie Rosse furono l’inevitabile conseguenza di “un uomo solo al comando” e del conseguente “culto della personalità”. Deng, sopravvissuto alle purghe forse solo per la protezione di Zhou Enlai ne era ben consapevole ed è sua la frase “Mettere il destino di un Paese nelle mani di una o due persone è molto pericoloso” e ad evitare ciò miravano le sue riforme. La conclusione della signora Yao è semplice “Corriamo il rischio di ricadere in un periodo che tutte le famiglie cinesi ricordano come un incubo”. Questo è assolutamente vero. Tutti i Cinesi non amano parlare del periodo della rivoluzione culturale. Il Guardian cita anche la lettera aperta scritta da Li Datong che in aperto dissenso con queste decisioni invitava i parlamentari a non approvare la proposta di riforma alla costituzione del 1982 che indicava come “la più grande eredità lasciataci da Deng”. Il Global Times e lo stesso People’s Daily hanno dichiarato ridicole queste preoccupazioni. Probabilmente è vero per quanto dirò dopo, mentre è più legittimo essere preoccupati per ciò che succederà a Li Datong una volta fuori dalla luce dei riflettori. La classe media cinese ha sposato il sogno di Xi della “national rejuvenation” ma sarà più difficile per loro accettare le conseguenze di questa modifica che stanno apparentemente dividendo l’opinione pubblica.

 

E torna la domanda: perché allora?

Due analisi molto chiare e abbastanza concordanti fra loro sono state fatte da Forbes e dal South China Morning Post. In tre parole, Xi non vuole consolidare il concetto di “One Man Rule” ma quello, profondamente differente di “one Party Rule”. Dopo 70 anni di dominio incontrastato del PCC, non ci sono segni reali di decadimento del sistema, ma di perdita di rilevanza si. A parte pochi attivisti le persone “normali” non si oppongono al sistema, ma spesso, a bassa voce, lo mettono in ridicolo. La censura del web  è oggi più occupata a bloccare l’ironia che non l’opposizione reale. Non c’è niente di più preoccupante per un sistema che vuole oggi essere preso sul serio. I giovani, specie gli studenti universitari, sono ancora oggi interessati a diventare membri del PCC ma il loro interesse maggiore va a rimpolpare il proprio CV e la tessera può essere utile. Per la generazione di Mao e di Deng il partito era “tutto”; per quella successiva e per i “principini” (i figli dei leader della generazione precedente) era la strada per il potere e l’agiatezza; per i più giovani il Partito rischia di diventare un “club di vecchi intrallazzatori”. In altri termini sembra che Xi sia riuscito a rendere di nuovo grande la Cina, ma non a rendere interessante il PCC.

Inoltre Xi non dimentica che la sua transizione al potere non è stata poi così tranquilla come quella dei suoi due predecessori. Non sapremo mai in dettaglio cosa è successo e perché Xi sia scomparso per una settimana poco prima della sua nomina a segretario del PCC ma è certo che nel 2012 ci fu un grande scontro fra le fazioni di Xi e Bo Xilai, un altro “principino” e carismatico segretario del Partito di Chongqing. Noi diremmo che fu una battaglia campale fra la destra (Bo Xilai) conservatrice e desiderosa di fermare i cambiamenti e la sinistra (Xi Jinping) riformista e desiderosa di aprirsi del tutto all’economia di mercato: ovviamente non era in discussione la primazia del PCC ma la sua linea politica si. La Cina infatti ( e di questo ne parleremo in futuro) non è una dittatura in senso stretto, ma è “one-party-state”. Al suo interno non esiste una democrazia in senso occidentale e non ci sono elezioni simili alle nostre ma esiste una competizione interna, e il confronto talvolta aspro e sotto la superficie fra diverse idee che si confrontano.

Tutto quanto sopra diventa più chiaro dall’analisi di tutte le modifiche alla costituzione e non solo quella più evidente e che “fa più notizia”. Secondo gli analisti più avveduti e più informati, ciò di cui secondo Xi la Cina ha bisogno oggi per portare avanti le riforme non è un leader forte  ma un Partito di governo forte ed unito nei suoi obiettivi. Secondo Li Shuzhong, vice presidente dell’università di legge e dottrina politica, i membri anziani del PCC subito dopo la rivoluzione culturale si orientarono verso una separazione più o meno spinta dei poteri fra Partito e Governo. Ne è conseguito un indebolimento graduale del potere del partito e questo fatto, insieme alla corruzione cresciuta anche per la decentralizzazione del potere verso le amministrazioni provinciali e i vari dipartimenti, ha fortemente indebolito il sistema. Da questo concetto nasce il corpus di modifiche della costituzione. All’articolo 1 si dice “The leadership of the communist party of China is the defining feature of socialism with Chinese characteristics”. In passato tale leadership appariva in maniera più sfocata in un preambolo. Ciò lasciava spazio a mettere in dubbio la legittimità del partito egemone. Rispondendo a chi sosteneva che la “one party rule” non fosse scritta da nessuna parte nella costituzione, Xi ha risposto in un discorso del 2015 che si trattava di un argomento pretestuoso al quale sarebbe stata data una risposta chiara. Oggi la risposta è chiaramente scritta nella costituzione e preceduta da una frase che Xi ha detto durante l’ultimo congresso del partito “Il governo, le forze armate, la società e la cultura sono come i quattro punti cardinali (N-S-E-O) e ugualmente importanti, ma al centro c’è il PCC”.

In sintesi la riforma costituzionale sancisce la completa fusione fra partito e governo e questo spiega il significato della dichiarazione con cui ho iniziato la mia nota, anche se il mondo occidentale si aspettava qualcosa di diverso. Questo concetto permea un po’ tutte le modifiche che sono state fatte, infatti viene sancita la leadership del PCC in tutto l’apparato statale, come pure nelle università nelle organizzazioni sociali etc. Alla fine di questa nota trascriverò alcune delle modifiche più importanti per chi ne fosse interessato.

 

Che cosa succederà ora?

E’ praticamente impossibile “leggere” la Cina, specialmente per chi cinese non è, e questo vale per qualunque aspetto della vita cinese.

Alcune cose però si possono ragionevolmente dire.

Xi Jinping non è andato contro il PCC. Parecchie fonti hanno confermato che la preparazione di questa sostanziale modifica alla Costituzione è andata avanti per più di un anno attraverso consultazioni a tutti i livelli, specialmente con i membri più anziani e più influenti del PCC. Xi infatti non ha alcun interesse e non fa parte della sua strategia instaurare una dittatura personale a vita. Il suo interesse è invece quello di portare a buon fine la gigantesca rivoluzione della nazione cinese che ha appena iniziato e di passare alla storia probabilmente a livello più alto dello stesso Mao. Per ottenere questo ha bisogno che nessuno possa utilizzare il potere del governo per paralizzare o rallentare le politiche promosse dal partito. Le modifiche costituzionali gli garantiscono ciò purché riesca ad ottenere una sostanziale unita del PCC del cui supporto ha bisogno.

Xi Jinping non ha intenzione di restare al potere a vita. Fin dal primo periodo del suo primo mandato si è capito che dieci anni non sarebbero bastati per portare a termine le riforme che ha in mente o quanto meno arrivare ad un punto di non ritorno. Il dubbio era come avrebbe fatto a mantenere il potere, se cioè continuare sulla falsariga di Deng, oppure se modificare la politica di successione. Già alle prime battute dell’ultimo congresso del PCC si è capito che fra cinque anni non ci sarebbero stati un nuovo segretario generale e un nuovo presidente ma si pensava che Xi avrebbe atteso ancora prima di formalizzare la modifica alla regola dei due mandati. Ha invece preferito affrettare i tempi. Xi da persona colta ed esperta come dimostra tutta la sua vita è invece consapevole che i dittatori a vita finiscono male, o come minimo lasciano il Paese nel caos, e lo stesso Mao ne è stato un esempio. Il suo interesse è quello di passare alla storia come il vero Padre della Patria. Del resto lo ha dichiarato ripetutamente.

Manca certamente oggi il meccanismo di successione. Quello adottato da Deng ha dimostrato di funzionare bene, dando alla Cina 25 anni di stabilità e progresso incredibili. Ora  è stato di fatto abolito. Parecchie voci però dicono che questo sarà il principale argomento strategico da sviluppare nel quinquennio appena iniziato e sarà parte delle modifiche alla Costituzione che saranno proposte nel prossimo congresso. Sarà vero? Probabilmente sì, e per due motivi. Anzitutto la  costituzione cinese è un continuo “work in progress” nel senso che è forse la più modificata al mondo proprio per riflettere le profonde mutazioni della realtà cinese. In secondo luogo perché fra cinque anni Xi avrà completato il secondo mandato e qualunque sia la modifica, essa gli garantirà il terzo e forse anche il quarto mandato alla fine del quale avrà l’età giusta per ritirarsi e aver preparato una successione stabile.

La speranza di molti politici occindentali di una graduale ma ineluttabile convergenza del mondo cinese verso i principi di democrazia come viene intesa oggi in occidente è morta probabilmente per sempre. L’economia e la vita pratica probabilmente continueranno a consolidarsi su un sistema libero di “sinistra moderata” in cui gradualmente saranno migliorati la previdenza, il welfare e parecchi dei diritti individuali come sta già succedendo da qualche tempo. Il sistema politico secondo me non è destinato a cambiare. Esso va sempre più consolidandosi e dandosi radici storiche e culturali profonde insite nel mondo cinese. L’accesso dell’individuo ai vari livelli del potere e del governo è basato da millenni su criteri meritocratici applicati più o meno bene e quindi sostanzialmente diversi dai nostri in cui può arrivarci chiunque sulla base di elezioni. Esse esistono anche da loro ma in maniera molto indiretta.

Le libertà civili non credo che cambieranno più di tanto, anzi sono convinto che stiamo assistendo a un progressivo inasprimento della censura e delle restrizioni alla libertà di esprimere il proprio pensiero. Tutto il sistema politico è convinto che l’unica maniera di guidare la Cina sia ancora basato su un dirigismo che non ammette contraddizioni. Probabilmente i più giovani di noi assisteranno a una progressiva liberalizzazione ma ci vorrà una generazione. Penso invece, nonostante il parere contrario di molti, che, a parte quanto sopra, la forza del diritto si affermerà nel prossimo futuro e sarà sempre meno soggetto al dispotismo dei forti sui deboli.

Staremo a vedere, ma sono certo che la rinascita della Cina dopo quasi due secoli di decadenza sia ormai una realtà e l’occidente dovrà rinunziare all’egemonia anzitutto culturale e di conseguenza economica e politica che ritiene di avere non so bene in base a quale diritto. Il mondo è multipolare e dovremo fare i conti con quest’ideache ci  è totalmente sconosciuta. La storia occidentale è basata, infatti, su una cultura che, nata nel Mediterraneo ha egemonizzato il mondo antico allora conosciuto, fino ad affacciarsi qualche volta ai margini di un altro mondo, “il celeste impero” o “l’impero di mezzo” come si chiamano ancora oggi i Cinesi, che ha egemonizzato l’estremo oriente. Oggi questi due mondi sono contigui l’uno all’altro e devono trovare il modo di coesistere senza che nessuno di essi pretenda di essere il portatore del giusto e del bello, in sostanza della civiltà.

 

E qui di seguito la lista di alcune delle modifiche costituzionali per chi ne fosse interessato.

Article 36: In paragraph 2 of article 1 of the  Constitution, after “The socialist system is the basic system of the People’s Republic of China.” is inserted a new sentence that reads: “The dening feature of socialism with Chinese characteristics is the leadership of the Communist Party of China.” [This article for the first time writes the phrase “Communist Party of China”—and its “leadership”—into the main body of the Constitution. Absent this article, the Party is referenced only in the Preamble. Chinese scholars hold different views regarding whether and if so, to what extent, the Preamble has legal force. If one subscribes to the view that at least part of the Preamble has legal force, then this article only serves to reaffirm the Party’s domination of Chinese politics. If, however, one is of the opinion that the Preamble has no legal force whatsoever, then this article for the first time constitutionalizes China’s status as a de facto one-party state, and will render any competitive multi-party system unconstitutional.]

第三十七条 宪法第三条第三款“国家行政机关、审判机关、检察机关都由人民代表大会产生,对它负责,受它监督。”修改为:“国家行政机关、监察机 关、审判机关、检察机关都由人民代表大会产生,对它负责,受它监督。” Article 37: Paragraph 3 of article 3 of the Constitution that reads “All administrative, adjudicatory and procuratorial organs of the State are created by the people’s congresses to which they are responsible and by which they are supervised.” is amended to read: “All administrative, supervision, adjudicatory and procuratorial organs of the State are created by the people’s congresses to which they are responsible and by which they are supervised.” [This is the first among many articles in this amendment that seek to give supervision commissions constitutional status.]

第四十条 宪法第二十七条增加一款,作为第三款:“国家工作人员就职时应当依照法律规定公开进行宪法宣誓。” Article 40: In article 27 of the Constitution, a new paragraph is added to be paragraph 3 and to read: “State functionaries shall take a public oath of allegiance to the Constitution when assuming office.” [This article constitutionalizes the requirement that all state employees take the constitutional oath when taking office, a system the Party first decided to establish in its 2014 Fourth Plenum Decision and which is now governed by a decision of the NPCSC (hps://npcobserver.com/2018/02/24/translationnpcsc-decision-on-implementing-the-constitutional-oath-system-2018-revision/).]

第四十四条 宪法第六十七条“全国人民代表大会常务委员会行使下列职权”中第六项“(六)监督国务院、中央军事委员会、最高人民法院和最高人民检察 院的工作”修改为“(六)监督国务院、中央军事委员会、国家监察委员会、最高人民法院和最高人民检察院的工作”;增加一项,作为第十一项“(十一)根 据国家监察委员会主任的提请,任免国家监察委员会副主任、委员”,第十一项至第二十一项相应改为第十二项至第二十二项。 宪法第七十条第一款中“全国人民代表大会设立民族委员会、法律委员会、财政经济委员会、教育科学文化卫生委员会、外事委员会、华侨委员会和其他需 要设立的专门委员会。”修改为:“全国人民代表大会设立民族委员会、宪法和法律委员会、财政经济委员会、教育科学文化卫生委员会、外事委员会、华侨 委员会和其他需要设立的专门委员会。” Article 44: In article 67 of the Constitution under “The Standing Commiee of the National People’s Congress exercises the following functions and powers,” item 6 that reads “(6) to supervise the work of the State Council, the Central Military Commission, the Supreme People’s Court and the Supreme People’s Procuratorate” is amended to read “(6) to supervise the work of the State Council, the Central Military Commission, the State Supervision Commission, the Supreme People’s Court and the Supreme People’s Procuratorate”; and a new item is added to be item 11 and to read “(11) to appoint or remove, at the recommendation of the Chairperson of the Supervision Commission, the Vice Chairpersons and members of the State Supervision Commission,” and items 11 through 21 are accordingly changed to items 12 through 22. In article 70, paragraph 1 of the Constitution, “The National People’s Congress establishes an Ethnic Affairs Commiee, a Law Commiee, a Financial and Economic Affairs Commiee, an Education, Science, Culture and Public Health Commiee, a Foreign Affairs Commiee, an Overseas Chinese Affairs Commiee and such other special commiees as are necessary.” is amended to read “The National People’s Congress establishes an Ethnic Affairs Commiee, a Constitution and Law Commiee, a Financial and Economic Affairs Commiee, an Education, Science, Culture and Public Health Commiee, a Foreign Affairs Commiee, an Overseas Chinese Affairs Commiee and such other special commiees as are necessary.” [The first paragraph grants the NPCSC supervisory power over the State Supervision Commission, and power to appoint and remove other members of the State Supervision Commission (besides the Chairperson). The second paragraph renames the NPC Law Commiee, signaling that the Commiee might be given jurisdiction over constitutional review and interpretation. See more background information here (hps://npcobserver.com/2018/01/26/npcsc-now-researching-expansion-of-constitutional-review/).]

第四十五条 宪法第七十九条第三款“中华人民共和国主席、副主席每届任期同全国人民代表大会每届任期相同,连续任职不得超过两届。”修改为:“中华 人民共和国主席、副主席每届任期同全国人民代表大会每届任期相同。” Article 45: Paragraph 3 of article 79 of the Constitution that reads “The term of office of the President and Vice President of the People’s Republic of China is the same as that of the National People’s Congress, and they shall serve no more than two consecutive terms.” is amended to read: “The term of office of the President and Vice President of the People’s Republic of China is the same as that of the National People’s Congress.” [This article repeals the two five-year term limits on the Presidency and Vice Presidency, which were first wrien into the Constitution in 1982. Constitutionally, the Presidency and Vice Presidency still remain largely ceremonial positions.]

第五十二条 宪法第三章“国家机构”中增加一节,作为第七节“监察委员会”;增加五条,分别作为第一百二十三条至第一百二十七条。内容如下: 第七节 监察委员会 第一百二十三条 中华人民共和国各级监察委员会是国家的监察机关。 第一百二十四条 中华人民共和国设立国家监察委员会和地方各级监察委员会。 监察委员会由下列人员组成: 主任, 副主任若干人, 委员若干人。 监察委员会主任每届任期同本级人民代表大会每届任期相同。国家监察委员会主任连续任职不得超过两届。 监察委员会的组织和职权由法律规定。 第一百二十五条 中华人民共和国国家监察委员会是最高监察机关。

国家监察委员会领导地方各级监察委员会的工作,上级监察委员会领导下级监察委员会的工作。 第一百二十六条 国家监察委员会对全国人民代表大会和全国人民代表大会常务委员会负责。地方各级监察委员会对产生它的国家权力机关和上一级监察 委员会负责。 第一百二十七条 监察委员会依照法律规定独立行使监察权,不受行政机关、社会团体和个人的干涉。 监察机关办理职务违法和职务犯罪案件,应当与审判机关、检察机关、执法部门互相配合,互相制约。

第七节相应改为第八节,第一百二十三条至第一百三十八条相应改为第一百二十八条至第一百四十三条。 Article 52: In Chapter III of the Constitution titled “The Structure of the State,” a new section is added to be Section 7 titled “The Supervision Commissions”; and five new articles are added to be articles 123 through 127. The content is as follows: Section 7 The Supervision Commissions Article 123: The supervision commissions of the People’s Republic of China at various levels are the supervision organs of the State. Article 124: The People’s Republic of China establishes the State Supervision Commission and local supervision commissions at various levels. A supervision commission is composed of the following: a Chairperson; several Vice Chairpersons; and several members. The term of office of the Chairperson of a supervision commission is the same as that of the people’s congress at the same level. The Chairperson of the State Supervision Commission shall serve no more than two consecutive terms. The organization and functions and powers of the supervision commissions are prescribed by law. Article 125: The State Supervision Commission of the People’s Republic of China is the highest supervision organ. The State Supervision Commission directs the work of the supervision commissions at various local levels, and supervision commissions at higher levels direct the work of those at lower levels. Article 126: The State Supervision Commission is responsible to the National People’s Congress and its Standing Commiee. Supervision commissions at the various local levels are responsible to the organs of state power which created them and to the supervision commissions at higher levels. Article 127: The supervision commissions exercise supervision power independently, in accordance with the provisions of law, and not subject to interference by any administrative organ, public organization or individual. The supervision organs, in handling cases of illegal or criminal abuse of public office, shall mutually cooperate with and mutually restrict adjudicatory organs, procuratorial organs, and law enforcement departments. Section 7 is accordingly changed to Section 8, and articles 123 through 138 are accordingly changed to articles 128 through 143.