FANG FANG – Wuhan Diari da una città chiusa

29. set, 2020

29 settembre 2020

FANG FANG – Wuhan Diari da una città chiusa

29. set, 2020
29. set, 2020

PARTE PRIMA

Il 3 gennaio, come ogni anno, ero a Pechino per una decina di giorni: era l’occasione per festeggiare con i miei amici locali il Capodanno occidentale appena trascorso e quello cinese che si sarebbe celebrato di lì a poco. Quest’anno non fece eccezione. Incontrai due miei colleghi, un cinese e un americano che erano convalescenti (ancora con una voce cavernosa e una bruttissima tosse) da una “polmonite anomala” e scherzammo amichevolmente sul “morbo di Wuhan” che probabilmente aveva colpito anche loro anche se Pechino era lontana. Più o meno ogni sera ero invitato ad una cena di festeggiamenti con i soliti innumerevoli “campai”. Ognuno si preparava, come da tradizione a fare ritorno nel luogo d’origine della propria famiglia  per festeggiare lo Spring Festival. In sostanza tutto come ogni anno. Di tanto in tanto si parlava però di questo misterioso focolaio epidemico che era scoppiano a Wuhan; ci si chiedeva come si sarebbe sviluppato ma nessuno era particolarmente preoccupato. Del resto Wuhan era lontana! Appunto, Wuhan era lontana, quindi che problema c’era? Perché turbare i giorni più importanti dell’anno?

Tornato in Italia, ricordandomi dell’epidemia di SARS di molti anni fa, comprai su Amazon una scorta di mascherine di vario tipo… non si sa mai, anche se fui preso in giro per le mie precauzioni assurde, tipiche di un vecchio. Del resto Wuhan era lontana, anche se l’OMS aveva già lanciato l’allarme. Passarono i giorni, il 31 gennaio, a seguito di un rinnovato allarme dell’OMS, il governo dichiarò lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale. Credo che fosse la prima volta dalla fine della guerra, ma nessuno, uomini politici, giornalisti, media di tutti i tipi, si preoccupò di informare la popolazione. Del resto Wuhan era lontana! Già erano stati scoperti casi in Tailandia, Corea, Giappone, Taiwan, ma Wuhan era lontana dall’Europa e nessuno se ne preoccupò anche se l’epidemia era ormai nascosta ma presente in mezzo a noi e la diffusione ormai notevole. Si diceva che eravamo in pieno inverno, si trattava delle consuete complicazioni dell’influenza, e non poteva essere certo il coronavirus, Wuhan era lontana!.  A metà febbraio un italiano si presentò in ospedale con una brutta polmonite e fu ricoverato. Finalmente un’anestesista del reparto di rianimazione ebbe il dubbio che si trattasse di qualcosa di molto peggio e chiese l’autorizzazione per sottoporlo a un tampone… un semplicissimo tampone, come tantissimi che vengono poggiati in gola ad adulti e bambini durante l’inverno, anche se questa volta l’analisi era più complessa… Le fu risposto che nella situazione al momento del paziente, il tampone non era previsto dai protocolli, ma “sotto la sua responsabilità” poteva eseguirlo! Era il convenzionale “paziente uno” del corona virus. E fu il panico! Ne fummo tutti colti impreparati, ordini e contrordini si susseguirono specialmente in Lombardia e Veneto, dove il virus era comparso. Non era stato approntato alcun piano. Del resto Wuhan era lontana! Era lontana? Con i mezzi di comunicazione di oggi? Ma di questo abbiamo già parlato.

Riprendo oggi il discorso per parlarvi di un libro, un diario che una scrittrice di Wuhan, Fang Fang appunto, anche se il suo vero nome è Wang Fang scrisse giorno dopo giorno, chiusa nella sua casa al centro di Wuhan. L’ho letto tutto d’un fiato, rivivendo momento per momento ciò che avevo vissuto con la mia famiglia a Pavia dove ero stato bloccato dal “lock down” generale. Ho ricordato l’ululato delle sirene che rompevano il silenzio della notte entrando e uscendo dal San Matteo, uno dei centri d’eccellenza nazionale, la preoccupazione quando dovevo uscire per fare la spesa, guardando con sospetto gli eventuali, pochi, passanti e allontanandoci uno dall’altro al momento dell’incrocio, la polizia che spesso mi fermava per chiedermi “l’autocertificazione”. Mi sembrava di rivivere la peste descritta da Manzoni nei Promessi Sposi che rilessi per l’occasione su Internet. E poi l’oppressione nello stare rinchiuso, la preoccupazione di ciò che sarebbe potuto succedere a ciascuno di noi, specialmente i più anziani per i quali il morbo era veramente pericoloso. Era ben noto infatti che l’ospedale non era in grado di ricevere più nessuno che non avesse sintomi così gravi da essere sostanzialmente in punto di morte. Più di una volta durante la notte mi sono scoperto a escogitare piani più o meno cervellotici su ciò che avrei fatto qualora uno dei miei cari avesse avuto alcuni dei sintomi tipici del virus. Certo non avrei accettato di star lì ad aspettare il destino. E poi cosa era successo ai miei amici, quasi tutti anziani? Seppi dopo che due non erano sopravvissuti.

Ecco, questo è ciò che ho provato leggendo quel libro. Secondo me il Diario è la dimostrazione evidente che, cambiando il nome della città, la stessa cosa si potrebbe scrivere per Milano, Parigi, Madrid o New York. Come al solito l’uomo, i suoi sentimenti, le sue paure, il senso d’impotenza ed il bisogno di “trovare un colpevole possibilmente lontano” è uguale sotto tutte le latitudini, come d’altro canto è stata uguale l’incapacità di tutti i governi del mondo di reagire a questa emergenza come avremmo dovuto aspettarci nel ventunesimo secolo.

Voglio farvi un rapido parallelo, richiamando ciò che è successo da noi con le date in cui le stesse cose sono descritte nel diario.

-          La preoccupazione e l’incredulità iniziale. Tutti noi fummo sorpresi e sbigottiti quando scoprimmo la presenza del virus e la velocità con cui si stava diffondendo. Era davvero così pericoloso, era proprio necessario chiudersi in casa?  25 gennaio

-          Le istituzioni esitarono ad imporre le mascherine. E del resto esse non erano abbastanza per le necessità della popolazione, I prezzi salirono e cominciò il mercato nero: 27 gennaio,

-          Ricordate gli avvisi? Non recatevi in ospedale se non avete febbre alta, scomparsa dell’odorato, e mancanza di respiro! Quanti telefonarono al medico di base che suggerì di stare ancora in casa, specie in Lombardia dove la situazione era disperata?: 3 febbraio,

-          Quanti morirono in casa in attesa di un ricovero che non arrivò mai? Mi riferisco di nuovo al nord Italia: 31 gennaio,

-          Il dolore, il senso di colpa e la disperazione di chi ha visto morire un proprio caro senza poterlo aiutare e di tutti quelli che sono morti in ospedale senza ricevere una carezza da un congiunto. Le ultime parole alle infermiere “Dite a mia moglie e ai miei figli che li benedico”: 2 febbraio, 9 febbraio, 13 marzo, 17 marzo,

-          Ricordate le varie dichiarazioni?  Se vuole fare un tampone lo faccia pure sotto la sua responsabilità perché il protocollo non lo prevede; è’ poco più di un’influenza; Milano deve vivere; ci stanno privando della libertà:  perché quell’area non è stata chiusa?; è responsabilità del governo, no, delle regioni, noi abbiamo seguito le regole; il virus non esiste; il governo e i poteri forti vogliono ridurci in schiavitù : 12 febbraio, 27 febbraio, 29 febbraio,  9 marzo,

-          La rabbia contro i governanti che non hanno capito in tempo la gravità della situazione: 26 gennaio, 28 gennaio, 12 febbraio, 13 febbraio, 7 marzo, 18 marzo,

-          Quanti di noi non conserveranno nella memoria l’immagine dell’infermiera distrutta dalla stanchezza con la testa poggiata sul tavolo del computer, oppure le foto dei sanitari con il viso segnato dalla continua presenza delle mascherine? Dovremmo dare una medaglia al valor civile a tutti i sanitari morti in prima liea sul campo. Sarebbe una magra consolazione per le famiglie, ma pur sempre un ringraziamento perenne da parte della Patria per la quale hanno sacrificato la vita: 7 febbraio,

-          Vi ricordate i morti nelle case di riposo? Fu noncuranza, incapacità oppure speculazione economica? Se ne è parlato per un po’ e poi più nulla: 24 febbraio,

-          Ripresosi dalla sorpresa, il governo in primis, ma più in generale le istituzioni sono state capaci di una reazione efficace: 5 febbraio,

-          Purtroppo le parti politiche anche in questo caso si accusarono l’un l’altra di incapacità. Questo tipo di accuse, com’è ovvio, lasciano il tempo che trovano. Ma oggi dobbiamo chiederci seriamene e serenamente: è chiaro che non esistevano precedenti a cui riferirsi, ma è stato fatto tutto il possibile in buona fede o ci sono state delle valutazioni dovute a interessi nascosti? Cosa dobbiamo cambiare? Secondo me un colpevole c’è ed è la politica, tutta la politica. Anche in questa tragedia le parti politiche non sono state in grado di fare un fronte comune ma hanno badato essenzialmente al proprio tornaconto elettorale. Salvo solo il governo (mi riferisco solo alle persone al governo) che, trovandosi in mezzo alla tempesta, ha dovuto restare saldamente al timone fino alla fine ed al Presidente della Repubblica che discretamente lo ha sostenuto  : 27 febbraio,

-          Gli scontri verbali sui social: 16 febbraio, 18 febbraio, 10 marzo, 11 marzo, 15 marzo, 20 marzo,

-          La cooperazione internazionale degli scienziati, in opposizione ai contrasti politici: 22 marzo, 24 marzo

Voglio spendere però due parole su alcune, poche, differenze

Si è parlato subito di “virus Cinese”. E’ vero, questo virus ha fatto il salto di specie in Cina, anche se le ultime ricerche fanno pensare che ciò sia successo nel Guandong e solo uno o due mesi dopo si sia diffuso nell’Hubei, a Wuhan, che da millenni è stato un punto di scambio a livello mondiale. Si è detto: tutte le epidemie partono dalla Cina! Non è vero. io stesso ho detto che la peste che decimò l’Europa nel 1200-1300 è nata nell’Hubei, ma la “Spagnola” che causò all’inizio del ‘900 molti più morti del Covid è nata negli Stati Uniti, l’Ebola è nata in Africa, la pandemia influenzale 2009-2010 (284000 morti stimati) in Messico, “Mucca pazza” in Europa, la “MERS” in Medio Oriente, il “morbo del legionario”  nel Mediterraneo. E che dire dell’HIV” o “AIDS” come preferite? E’ una peste per cui non esiste vaccino dopo vari decenni. Non si tratta di un’epidemia nata da qualche parte in America che ha invaso il mondo? Ha senso colpevolizzare un Paese perché un’epidemia è nata lì?

Si è argomentato che questa volta è corretto attribuire delle colpe per tre motivi.

  • Trump ha dichiarato di avere le prove che questo virus era uscito colposamente o dolosamente da un laboratorio cinese e al momento opportuno le avrebbe mostrate al mondo. E’ passato quasi un anno e queste prove non si sono viste, anzi gli esperti internazionali ritengono che il virus sia di origine naturale.
  • Tutto l’occidente è convinto che i Cinesi in maniera colpevole  abbiano nascosto al mondo l’esistenza e la natura dell’epidemia. Credo che anche questo non sia vero. Nel mondo occidentale si seppe il giorno 1 gennaio che esisteva questo focolaio epidemico. I Paesi che presero sul serio questa dichiarazione (Tailandia, Corea del Sud, Giappone, Taiwan) si misero immediatamente in allarme e identificarono subito i primi casi già fra il sette e il venti gennaio.  In questi Paesi il Covid ha colpito molto di meno. In Italia per tutto il mese di gennaio non si è fatto niente (e oggi sappiamo che il virus era già fra noi), il 31 gennaio fu dichiarato lo stato di emergenza nazionale, il virus stava già dilagando ma fu considerato “una normale complicazione dell’influenza” fino a quando un’anestesista “sotto la sua responsabilità” fece un tampone e il 18 febbraio fu finalmente diagnosticato il primo caso. Peggio di noi in Francia dove già all’ospedale di Colmar, come si legge sull’Ansa del 7 maggio, passando in rassegna retrospettiva 2456 scanner toracici effettuati fra il primo novembre e il 30 aprile  si sino evidenziati contagi di coronavirus già dal 16 novembre. Secondo il Corriere (cito a memoria) in novembre sarebbero  stati decine o centinaia. Il peggio è successo negli USA dove Trump ha dichiarato di essere stato al corrente del virus e della sua pericolosità ma di averlo taciuto per non turbare la popolazione. Come si legge nel diario di Fang Fang (ma già si sapeva) anche in Cina c’è stato un ritardo ma, come in tutto il resto del mondo, ignoranza, superficialità e burocrazia lo hanno determinato. Tutto il Mondo è Paese. E’ imperdonabile il fatto che la politica si sia impadronita di una tragedia GLOBALE per i suoi scopi assurdi e meschini,

Chiudo con due parole sulla censura in Cina. E’ assolutamente indubbio, e chiunque abbia Wechat o entri comunque in un sito cinese, si rende conto facilmente che molti post sono cancellati dalla censura. Lo sanno tutti, anche gli stranieri. Ovviamente per noi Occidentali è qualcosa di disgustoso e inaccettabile, ma vi assicuro che in Cina lo è molto di meno e ne ho spiegato i motivi in altre occasioni. Del resto sanno di avere una serie di circuiti paralleli per tenersi informati. L’esistenza di questo diario ne è la prova. Sarebbe stato possibile, e più semplice, convocare Fang Fang in questura ed imporle il silenzio come fu fatto con il dott. Li, ma si è permesso che i suoi post abbiano ricevuto quasi 400 milioni di contatti. Ciò è successo perché in Cina è sostanzialmente accettato che vengano rivolte critiche anche forti rispetto a ciò che non funziona, purché non si tenti di contestare le direttive strategiche del governo centrale. Anche questo per noi è inaccettabile, ma c’è molto di confuciano in questo atteggiamento. Chiediamoci però perché quando tutti in Cina sapevano da gennaio del morbo di Wuhan, perché quando tutti gli stranieri hanno accesso a Wechat e agli altri social cinesi, i nostri giornalisti residenti a Pechino non abbiano saputo darci in tempo reale la notizia del dramma che stava vivendo la Cina e che certamente ci sarebbe caduta addosso. Come minimo sarebbe stato sufficiente leggere o farsi raccontare i diari di Fang Fang in tempo reale  

 

PARTE SECONDA

Ma voglio parlarvi di questo libro. Ogni sera, subito dopo la mezzanotte FF scriveva su Weibo, uno dei social più diffusi in Cina,  quattro o cinque pagine di diario, lette immediatamente dai suoi circa quattro milioni di followers che aspettavano pazientemente di poterlo fare immediatamente. Nessuno era infatti sicuro che la mattina successiva la censura non lo avrebbe cancellato. Ciò successe spesso, ma il diario era già stato letto e copiato su un’infinità di altri social che lo diffondevano all’infinito. Secondo il Guardian, sul solo WEIBO, il diario è stato visto 380 milioni di volte, determinato 94000 discussioni, e 8410 post correlati. Ho fatto una mia microscopica verifica: tutti, dico tutti, i miei amici cinesi lo hanno letto. Ho scelto alcune frasi, secondo me esemplificative del contenuto del diario. Sono circa 5 pagine estratte da un libro di quasi 400 ma spero che siano sufficienti. Leggetele, ne vale la pena. Per chi fosse interessato, il libro è oggi anche in italiano.

25 gennaio

Wuhan è stata blindata … e io mi sono ritrovata in quarantena, proprio qui, in questa città…Ho ricevuto messaggi da molte persone che mi chiedono come sto. Sono tutti preoccupati e vogliono farmi sentire la loro vicinanza

26 gennaio

La conferenza stampa che si è tenuta ieri è diventata un trendic topic su internet. Un sacco di gente sta criticando on line quei funzionari. I tre rappresentanti del governo sembravano sfiniti e depressi, ma questo non fa che dimostrare quanto sia confusa la situazione. Ma sento pena per loro. Di sicuro hanno dei familiari qui a Wuhan, e quando hanno tentato di assumersi la responsabilità di quanto stava accadendo mi è sembrato che fossero sinceri… Durante la prima fase dell’epidemia, i funzionari di Wuhan non hanno preso seriamente il virus.

27/28 gennaio

Ciò che preoccupa i cittadini al momento è la carenza di mascherine…….Queste mascherine monouso sono piuttosto superflue…..Secondo i medici solo le mascherine N95 <ffp2> sono veramente efficaci contro la diffusione del virus, ma è impossibile procurarsele. Quelle vendute online risultano esaurite…. Xiao Yuan, un mio vecchio amico, dopo aver letto il mio post sulla carenza di mascherine, me ne ha fatto trovare tre pacchi sulla soglia di casa! Ero commossa. E’ bello avere degli amici su cui poter contare…Ne darò alcune alla mia collega. E’ appena venuta a prenderle e in cambio mi ha portato un po’ di verdura fresca. E’ davvero come se fossimo una piccola comunità che lavora insieme per superare questo momento difficile

28 gennaio

In via Baiubuting 40000 persone si erano riunite a mangiare insieme durante una festa. Ho usato parole piuttosto dure…. Organizzare un evento così dovrebbe esser una  forma di reato… Oggi in quell’area si sono confermati numerosi nuovi casi di corona virus… Il sindaco Zhou sta girando incessantemente per tutta la città… dal suo volto traspaiono angoscia e stanchezza. Credo sia consapevole di ciò che gli accadrà una volta che la situazione si sarà stabilizzata… Tuttavia lui è ancora alla guida della nostra città; deve farsi forza e concentrarsi sulle questioni più urgenti

31 gennaio

<un mio conoscente> dopo essersi ammalato è stato iscritto in una lista di attesa per il ricovero in ospedale, ma quando gli hanno comunicato che si era liberato un posto letto lui era già deceduto. Mio Dio, quante famiglie qui a Wuhan usciranno distrutte da questa tragedia? E finora nessuno mi sembra che abbia chiesto scusa o si sia assunto la responsabilità di tutto ciò, mentre c’è una quantità infinita di persone che scrive articoli e rilascia dichiarazioni per scaricare la responsabilità su altri.

Ho guardato un’intervista … che parlava di una clamorosa vittoria contro il virus. Sono rimasta senza parole. Dai un’occhiata a Wuhan! Dai un’occhiata al Paese! Milioni di persone stanno vivendo nel terrore, migliaia di pazienti sono ricoverati in ospedale, le loro vite appese a un filo, innumerevoli famiglie sono state distrutte…

2 febbraio

Oggi il filmato che ho guardato è stato quello di una ragazza che gridava e piangeva mentre si trascinava dietro il carro funebre di sua madre: La sua mamma era morta e ora portavano via ciò che restava: la ragazza non le potrà dare una degna sepoltura, probabilmente non saprà nemmeno che fine faranno le sue ceneri… Ci sono decine di migliaia di giovani volontari impegnati in prima linea a combattere contro l’epidemia: Lo fanno di loro spontanea volontà, utilizzando le piattaforme social come We Chat per organizzarsi e agiscono alla luce del sole. Sono incredibili!

3 febbraio

Ci sono alcuni filmati online che non riesco più a guardare, sono troppo strazianti. Ma dobbiamo rimanere calmi e lucidi….un mio amico medico, uno di quelli impegnati ad affrontare l’emergenza in prima linea, ha dedicato alcuni minuti a rispondere alle mie domande.<Mi ha detto> …..Le risorse di cui dispongono sono sufficienti per altri due o tre giorni…. Gli ospedali più piccoli sono quelli in maggiore difficoltà.. Rispedire nelle comunità i pazienti con la febbre per i quali si sospetta un corona virus non è affatto opportuno. Queste piccole comunità non dispongono di professionisti esperti né di dispositivi di protezione idonei…

5 febbraio

Oggi ho letto un articolo che mi è sembrato interessante… I pazienti sono stati divisi in tre diverse categorie di isolamento. L’ospedale H e il L <gli ospedali costruiti in pochi giorni>insieme ad altri specifici ospedali sono le strutture appartenenti al livello 1, responsabili dell’isolamento e del trattamento dei pazienti più gravi. Gli undici nuovi ospedali provvisori appartengono al livello 2  e si occupano dei pazienti affetti da forme più lievi di infezione. Gli hotel e le scuole sono invece le strutture del livello 3, incaricate di isolare i casi sospetti di coronavirus e chi è stato a stretto contatto con persone contagiate. Una volta isolati questi tre gruppi di persone si procederà con una sterilizzazione completa della città… Da quando l’esercito ha messo piede a Wuhan ho notato un improvviso miglioramento dell’efficienza con cui stanno affrontando la crisi

7 febbraio

Ieri è morto il dott. Li Wenliang <l’oculista che per primo parlò di epidemia trasmissibile da uomo a uomo> e io mi sento distrutta… Stasera la città di Wuhan piange la morte di LWL. Mai avrei immaginato che l’intero Paese lo avrebbe pianto…Il contagio si diffonde con molta più rapidità e il comportamento strano e incomprensibile del virus lascia perplessi persino i medici più esperti… chi soffre di più è il personale medico…Ho sentito che oltre a LWL almeno altri tre dottori sono morti a causa del virus. In pratica in tutti gli ospedali ci sono operatori sanitari che si sono ammalati. Hanno sacrificato la loro salute e in alcuni casi la loro vita pur di salvare i pazienti. Il mio amico medico <mi ha detto> quando hanno iniziato ad ammalarsi quei medici sapevano che si trattava di un’infezione contagiosa, ma nessuno aveva il coraggio di dirlo, avevano tutti paura di essere messi a tacere. Ma non si può rinunciare a parlare soltanto perché qualcuno ti dice di non farlo. Perché l’amministrazione dell’ospedale non può dire la verità?.. In confronto a qualche giorno fa, la gente che tendeva a essere ottimista, ora sembra un po’ più oppressa e sconfortata. Sono tutti chiusi da ormai troppo tempo nei loro minuscoli appartamenti

9 febbraio

Ci sono pazienti che pensavano che la vita sarebbe continuata tranquilla come sempre: pensavano che se si fossero ammalati sarebbero semplicemente andati dal dottore. Non erano assolutamente preparati all’eventualità di morire in modo tanto inaspettato, né di vedersi negare le cure mediche. Non è possibile immaginare il dolore e il senso di disperazione che devono aver provato prima di morire…. Vorrei dire ai miei cari censori su internet: dovreste lasciar parlare le persone di Wuhan, dovreste permettere loro di dire ciò che vogliono. Si sentirebbero meglio se potessero liberarsi dal peso che hanno sul cuore…Nei prossimi giorni andremo avanti come sempre. Continueremo a sostenere il governo rimanendo chiusi in casa e tenendo duro fino alla fine.

12 febbraio

Mi chiedo: quand’è che questi funzionari pubblici smetteranno di scattare foto commemorative e cominceranno a lavorare? Quand’è che i leader politici inizieranno a fare visita agli ospedali senza pretendere che le persone cantino canzoni di ringraziamento o mettano su degli spettacoli in loro onore? Solo quando capiremo cos’è il buon senso saremo in grado di occuparci delle questioni pratiche. In quale altro modo possiamo aspettarci di mettere fine alle sofferenze della gente?

13 febbraio

Hanno finalmente rimosso la persona incaricata di guidare la battaglia contro l’epidemia, qui a Wuhan. I dirigenti dell’Hubei rimossi dall’incarico non sono stati mai all’altezza del loro compito, che è quello di proteggere questa regione e di tutelarne la popolazione. Hanno fatto sì che questa città e i suoi abitanti vivessero un dolore terribile, mandarli via è l’unico modo per placare la rabbia…In passato, l’imperatore tendeva a non servirsi più dei funzionari che avevano commesso errori tanto gravi da provocare danni irreparabili al popolo e al Paese. Credo che bisognerebbe usare lo stesso approccio in questo caso: altrimenti questi dirigenti se la caveranno fin troppo facilmente.

16 febbraio

Un altro utente di Weibo ha commentato “Quando Fang Fang scrive on line cose come “un mio amico medico mi ha inviato una foto, o un mio compagno di classe è morto, o è successo questo e quest’altro a un mio vicino”, non nomina mai le persone in questione, sta solo cercando di diffondere paure. Basta leggere i suoi ultimi post per vedere che ha creato un bel gruppetto di personaggi anonimi, si potrebbe definire un’interessante opera letteraria. Eccolo qui un altro idiota privo di buon senso. Queste persone sono appena morte e le loro famiglie sono ancora devastate dal dolore: pensi davvero che debba infliggere altro dolore diffondendo online i nomi dei loro cari? Pensi davvero che vogliano che tutti sappiano quanto stanno soffrendo? Io vivo a Wuhan e ho studiato qui, i miei vicini di casa e i miei compagni di scuola abitano in questa città. I miei scritti sull’epidemia sono pubblici, non credi che la gente che conosco mi direbbe qualcosa se mi stessi inventando tutto?... Vi chiedete cos’è una catastrofe? Una catastrofe è quando un ospedale nel giro di due giorni riempie un intero fascicolo di certificati di morte, mentre di solito impiega alcuni mesi. Una catastrofe è quando il carro funebre che trasporta i cadaveri al forno crematorio, invece di caricare una singola bara, carica un mucchio di corpi chiusi nei sacchi. Una catastrofe non è quando uno dei tuoi familiari muore, ma quando un’intera famiglia viene spazzata via nel giro di alcuni giorni o settimane…. Una catastrofe è quando di mattina vai all’ospedale per vedere un dottore e riesci a parlarci soltanto la notte del giorno dopo.. Una catastrofe è quando rimani a casa in attesa che l’ospedale ti avverta che si è liberato un posto letto, e quando succede sei già morto.

18 febbraio

Gli ultracomunisti cinesi <la fazione più conservatrice del PCC, spesso critici nei confronti del capitalismo e dell’Occidente> hanno provocato danni irreparabili alla nazione e alla sua popolazione. Il loro unico obiettivo è quello di tornare ai vecchi tempi della Rivoluzione Culturale e invalidare le politiche dell’epoca delle riforme. Chiunque abbia un’opinione diversa dalla loro è considerato un nemico. Si comportano come un branco di criminali e attaccano tutti quelli che si rifiutano di collaborare. Invadono il mondo con il loro linguaggio pieno di odio e spesso ricorrono a metodi ancora più spregevoli. Com’è possibile che riescano a pubblicare post assurdi, che capovolgono la realtà senza che la censura intervenga e senza che nessuno metta un freno alle loro azioni?

24 febbraio

Oggi pomeriggio ho letto l’articolo di un giornalista di Caixin Media <un’agenzia di stato conosciuta per la sua libertà di pensiero> sulla situazione che stanno attraversando le case di riposo…. Circa dieci giorni fa avevo letto di una serie di decessi avvenuti in una struttura pubblica per anziani…. Ieri la casa di riposo ha telefonato ai parenti per informarli che i loro familiari dovevano essere messi in quarantena…I familiari degli anziani erano pieni di rabbia e preoccupazione mentre aspettavano che la casa di riposo rispondesse alle loro domande… Il grado di civiltà di un Paese non si misura dall’altezza dei suoi grattacieli o dalla velocità delle sue macchine, né importa quanto siano evolute le sue armi o quanto sia potente il suo esercito, né tanto meno quanto sia avanzata la sua tecnologia o quali successi abbia ottenuto in campo artistico e non dipende nemmeno da quanto sono sfarzose le riunioni di governo ….. C’E’ UN SOLO MODO PER MISURARLO, ED E’ COME VENGONO TRATTATI I PIU’ DEBOLI E VULNERABILI DELLA SOCIETA’

27 febbraio

Dalla comparsa dei primi casi di Coronavirus a Wuhan al momento in cui è stata imposta la quarantena c’è stato un ritardo di oltre venti giorni: questo è un fatto indiscutibile. Qual è il motivo principale di questo ritardo? Chi ha la responsabilità di aver concesso al coronavirus tempo e spazio per propagarsi, costringendo la nostra città a un lockdown senza precedenti?... Dobbiamo andare in fondo a questa vicenda. A Wuhan sono venute tre squadre di esperti e noi dobbiamo sapere da chi erano composte, chi le guidava, quali ospedali e reparti hanno visitato, a quante riunioni hanno partecipato, con quali medici hanno discusso, quali informazioni hanno ottenuto da loro, a quali conclusioni sono giunte, chi prendeva le decisioni tra gli esperti. Considerata l’entità della catastrofe licenziare un paio di funzionari non può essere sufficiente. La popolazione di Wuhan pretenderà una dichiarazione di colpevolezza da parte di tutti coloro che hanno contribuito a diffondere queste menzogne e che hanno portato avanti le conseguenti politiche disastrose.

29 febbraio

Dichiarazione del direttore dell’ospedale Zhongman dell’università di Wuhan. Il virus si è diffuso molto velocemente. Il 10 gennaio i nostri 16 letti in terapia intensiva erano già tutti occupati. Quando mi sono reso conto della gravità della situazione, mi sono subito rivolto all’amministrazione dicendo che dovevamo riferire quanto stava accadendo. Loro hanno trasmesso un report alla commissione municipale per la salute di Wuhan. Il 12 gennaio la commissione ha inviato all’ospedale Zhongnan un team di tre esperti. In seguito all’osservazione clinica dei pazienti gli esperti hanno ritenuto che il virus assomigliasse in qualche modo a quello della SARS, tuttavia hanno continuato ad attenersi ai parametri di diagnosi standard. Nei giorni successivi l’amministrazione del nostro ospedale ha continuato a rimanere in contatto con la Commissione per la salute, e so che anche altri ospedali l’hanno fatto…. Questo virus ha fatto a pezzi molte famiglie, ma in qualche modo sono i bambini a subire le conseguenze peggiori. Quanti bambini si sono ritrovati orfani nel corso dell’epidemia? Un amico mi ha detto che almeno una ventina di bambini ha perso entrambi i genitori a causa del coronavirus. Continuo a imbattermi on line nella registrazione audio di un bambino che piange e grida “Mamma non andare via! Ti voglio tanto bene mamma” Da madre ogni volta che sento quella voce mi corre un brivido di freddo lungo la schiena.

7 marzo

I dirigenti politici a Wuhan hanno chiesto ai cittadini di esprimere pubblicamente la loro gratitudine nei confronti del PCC e della nazione intera. Il loro modo di pensare è davvero strano. Il governo è il governo del popolo; esiste per servire il popolo. I funzionari di stato sono i servitori del popolo, non il contrario…. L’epidemia è ora sotto controllo e dovremmo essere grati per questo. Ma dovrebbe essere il governo a esprimere la sua gratitudine….. Il governo dovrebbe ringraziare tutti gli operatori sanitari e i 40000 angeli in camice bianco che sono venuti a Wuhan da ogni parte della Cina per salvare la vita delle persone; hanno lavorato in una condizione di estremo pericolo salvando un’anima dopo l’altra. Il governo dovrebbe ringraziare tutti coloro che hanno continuato a lavorare durante l’epidemia; sono loro che hanno permesso alla città di continuare a funzionare nel mezzo della crisi. E il governo dovrebbe ringraziare gli abitanti di Wuhan che seno rimasti chiusi a casa nonostante le difficoltà. Senza la loro collaborazione la diffusione di questo virus non sarebbe mai stata contenuta…. Il governo dovrebbe chiedere perdono al popolo. Un governo lucido che possiede una coscienza ed è capace di ascoltare i bisogni del popolo e di confortarlo, dovrebbe subito avviare un’indagine indipendente che metta insieme i vari dettagli legati all’epidemia per scoprire chi è il responsabile del ritardo con cui si è agito…

9  marzo

<Ho scoperto di una conferenza tenuta il 14 gennaio dalla divisione Prevenzione malattie della commissione nazionale per la salute> “Durante l’incontro è stato segnalato l’attuale livello di incertezza riguardo ai metodi da impiegare nel contenimento dell’epidemia…Va ancora individuata l’origine del nuovo coronavirus né è stato compreso il modo in cui si trasmette. Dobbiamo mantenere l’allerta alta per accertare se il virus abbia la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Da quando il ministro della salute thailandese ha confermato alcuni casi di contagio provenienti da Wuhan, le misure per contenere l’epidemia hanno subito modifiche considerevoli…”

10 marzo

<Risposa a una dlle domande rivolte a FF durante un’intervista>… Mi arrabbio perché trovo incomprensibile  quello che stanno facendo. Mi chiedo perché questa gente di estrema sinistra <che la critica ferocemente> si comporti in questo modo, non riesco a capire come possano nutrire dentro di sé tanto odio. Non conosco personalmente nessuna di queste persone, né ho mai avuto contatti con loro, eppure il loro odio nei miei confronti è molto profondo…

11 marzo

La censura di internet ha iniziato a suscitare la rabbia di molte persone. E’ come se ci trovassimo a gareggiare in una staffetta; non appena la censura elimina un post gli utenti lo pubblicano di nuovo. Si passano il testimone…. Trovo davvero difficile capire come funzioni la censura di internet. I miei post vengono eliminati di continuo, credo che siano i fanatici di sinistra a bombardare di lamentele le compagnie di internet, sostenendo che i miei post minano gli equilibri sociali, per cui la soluzione migliore è cancellare tutto. Capisco questo tipo di psicologia perché anch’io faccio lo stesso; ogni volta che qualcuno oltrepassa il limite nel commentare i miei post, allora lo blocco

11 marzo

<Ho ricevuto> un post inoltratomi da vari amici. Si intitolava “Cosa ne pensate delle accuse rivolte a Fang Fang da parte degli utenti di internet?” includeva un compendio di oltre duecento feroci attacchi nei miei confronti. Cosa posso dire? Sono persone marce fino al midollo, sembra che non gli sia rimasto un briciolo di onestà. Quantomeno avrebbero dovuto bilanciare quello scritto con delle voci a mio favore, no? Metà e metà non sarebbe stato male..

13 marzo

Si avvicina la festa di Qing Ming. Onorare i propri antenati, bruciare l’incenso per loro e pulire le loro tombe sono tradizioni che persistono da molto tempo nella nostra cultura.. la festa quest’anno rappresenterà un momento molto difficile. In poco più di due mesi ci sono stati migliaia di morti, un lutto che ha coinvolto decine di migliaia di persone tra amici e familiari…Questo vale soprattutto per le famiglie che hanno perso i loro cari nella prima metà di febbraio, di solito nei primi sette giorni dopo la morte di qualcuno vengono celebrati vari riti, invece per loro c’è stato solo caos e dolore…Sono molto preoccupata per le famiglie che hanno subito delle perdite. Temo che quando emergerà la realtà non saranno in gradi di gestire questo lungo periodo di restrizioni e molti rischieranno il crollo nervoso. Solo a pensarci trattengo a fatica le lacrime

15 marzo

Penso che dovrei conservare i messaggi che invadono il mio account Weibo, come un punto d’osservazione, come una testimonianza vivente di quest’epoca. Ogni epoca preserva nella sua memoria cose belle e toccanti, oltre alle cose tristi e dolorose.ma ciò che più lascia il segno è la vergogna. E’ importante preservare anche gli atti vergognosi che caratterizzano la nostra epoca. Questa marea di insulti e minacce costituirà una delle testimonianze più umilianti e vergognose della nostra era. Quando le persone in futuro torneranno a leggere questi commenti del 2020 capiranno che, mentre un virus si diffondeva a Wuhan, un altro virus stava infettando il linguaggio utilizzato da altri utenti della rete e si stava espandendo sul mio account Weibo….il virus che ha infettato il mio account ha rivelato la vera vergogna di quest’epoca.

17 marzo

Oggi si è registrato un solo nuovo caso di contagio…. Attualmente sono 3000 le vittime da coronavirus registrate nella provincia dell’Hubei; è un numero devastante. Ora che l’epidemia è stata contenuta, temo che il compito più importante sarà fornire conforto alle famiglie dei defunti. Se si considera l’evoluzione generale della situazione, dal momento in cui il governo <centrale> è intervenuto per salvare l’Hubei e ha iniziato a mettere in campo una serie di misure per arginare il virus, risulta chiaro che i metodi utilizzati sono stati efficaci.

18 marzo

Oggi pomeriggio ho chiacchierato a lungo con un mio amico medico, che è stato impegnato in prima linea nella battaglia contro il coronavirus. Non ci siamo trovati d’accordo su alcuni punti. Ad esempio il mio amico ritiene che se iniziamo a dare la caccia ai colpevoli in questo momento, nessuno farà niente se d’un tratto la leadership scompare…. <A mio parere>  Ora che siamo giunti alla fine di questa epidemia è il momento di saldare i conti; dobbiamo farlo adesso mentre gli eventi sono ancora chiari nella nostra mente. Individuare i colpevoli è necessario, in quale altro modo potremmo affrontare le migliaia di morti e il numero indefinito di cittadini che hanno sofferto? Come ho già detto altre volte, questa epidemia è il risultato di molteplici fattori e cause, ma ognuno di questi fattori ha finito per concentrarsi in un unico punto. E ora nessuno vuole assumersene la colpa… Quelli che hanno avuto un ruolo in tutto questo, devono caricarsi del loro fardello.

19/20 marzo

Un amico mi ha appena inoltrato un articolo pubblicato sul sito Investigative Web intitolato “Un diario di Wuhan pieno di cattive intenzioni” scritto da Qi Jianhua. <rispondo> signor Qi, lei può anche insultarmi se vuole, ma il suo articolo non fa che diffondere informazioni false e menzogne nel tentativo di ritrarmi in modo che non corrisponde alla realtà. Le suggerisco di cancellare il suo post e di scusarsi pubblicamente. Se non cancella il post e non si scusa, dovrò adire a vie legali per risolvere la questione…. La Cina è un Paese fondato sulla legge. Posso tollerare i vostri attacchi e i vostri insulti…. Ma se mi diffamate, inventate voci e cercate di infangare il mio nome, allora state violando la legge… rimettete le cose a posto altrimenti ci vediamo in tribunale

Oggi pomeriggio <20> ho ricevuto vari messaggi di persone che mi avvertivano che l’articolo di QJ era stato rimosso. Tuttavia alcuni fanatici di sinistra di Shanghai non sembrano aver preso bene la notizia e hanno cominciato a sbraitare e a gridare che FF non ha il coraggio di intentare un'azione legale… Allora ripristinate l’articolo e vediamo cosa succede.

 22 marzo

Oggi un mio amico medico mi ha inoltrato una notizia .Cinquecento medici cinesi e americani hanno formato una squadra che comprende vari specialisti di ambiti diversi. Sono tutti medici impegnati in prima linea. Intendono affrontare le questioni che meritano maggiore attenzione. Il progetto è coordinato dal Massachusetts general hospital, che è connesso Alla Harvard University. E’ la notizia migliore di oggi. Questo virus è un nemico comune della specie umana; non abbiamo altra scelta se non quella di rimanere uniti in un momento tanto difficile

24 marzo

E’ la mia annotazione numero 60; potremmo chiamarla l’ultimo capitolo. La cosa interessante è che i politici della Cina e dell’America si stiano accusando reciprocamente; nel frattempo i medici cinesi e americani hanno unito le forze per individuare il modo migliore per salvare la vita dei pazienti… Nessuno di loro sembra essere politicamente prevenuto; non entra in gioco alcun senso di identità nazionale durante le loro discussioni; condividono semplicemente le esperienze e le informazioni che hanno sul coronavirus….

 

<chiusura del diario >“Ho combattuto la buona battaglia, Ho terminato la corsa, Ho conservato la fede <Da San Paolo>

 

21. lug, 2020

20 LUGLIO 2020

Stiamo assistendo alla morte di Hong Kong. E chi è l’assassino?

Antefatto

L’articolo 23 della Basic Law di HK (di cui vi ho già parlato in passato) prevede che HK “deve promulgare leggi che proibiscano alto tradimento, secessione, sedizione, sovvertimento nei riguardi del Governo Centrale del Popolo, o furto di segreti di stato, che proibisca ad organizzazioni politiche straniere di condurre attività politiche a HK, e che proibisca a organizzazioni politiche di HK di stabilire legami con organizzazioni politiche straniere”. Questo articolo della “costituzione” di HK concordata da UK e Cina non è stato mai posto in essere. Nel 2003 il governo di HK aveva cercato di promulgare una legge in tal senso ma essa era naufragata a causa delle proteste della popolazione.Le recenti gigantesche manifestazioni che hanno paralizzato HK prima del corona virus hanno colto impreparata la Cina che era impossibilitata a muoversi per cercare di non turbare le elezioni politiche a Taiwan in cui tutti i sondaggi prevedevano la vittoria del partito favorevole a mantenere lo status quo fra Taiwan e Cina. Una volta che le elezioni nell’isola andarono diversamente con la vittoria del partito indipendentista, come prevedibile la Cina mise in pratica ciò che il governo locale non aveva fatto nei vent’anni precedenti …. Chiaramente a modo suo. Il 28maggio 2020 l’Assemblea Nazionale del Popolo autorizzò il Comitato Permanente (NPCSC) a scrivere e promulgare una legge per la sicurezza nazionale a HK sulla base di un certo numero di principi raccolti in sette articoli. Un’ampia campagna di stampa dei giornali cinesi supportò questa decisione “a causa delle sempre più frequenti richieste di indipendenza da parte di gruppi di cittadini che si erano resi responsabili di azioni terroristiche”. Questa legge però non poteva essere promulgata sulla base dell’art. 23 della costituzione di HK quindi si ricorse all’escamotage di inserirla nell’Annesso III che non richiedeva approvazione da parte del Parlamento di HK. Quest’aspetto ha suscitato dubbi di incostituzionalità in alcuni giuristi di HK, infatti il punto cruciale è l’art.18 che prevede la possibilità di NPCSC di agire autonomamente nei casi “concernenti la difesa e gli affari esteri, come pure altri aspetti al di fuori dell’autonomia di HK”. Comunque alla fine questa legge, preparata a Pechino senza alcun intervento da parte del governo di HK fu promulgata il 30 giugno 2020 alle 23.00, ora di Pechino, con entrata in vigore immediata. Da notare che questa legge è scritta in cinese e la versione inglese, pubblicata da Xinhua  è un puro riferimento ma non ha alcun valore legale. Questo aspetto, assieme al fatto  che NPCSC è l’unico autorizzato ad un’interpretazione autentica della legge (concetto già applicato in passato), sono due punti essenziali che destano grandi preoccupazioni ai giuristi di HK, come vedremo nel seguito. Il 6 luglio infine, una volta che questa legge fu incardinata a HK furono effettuate alcune modifiche all’art.43. Come chiunque può convenire, non è possibile analizzare e giudicare una legge senza leggerne il testo completo. E’ quindi quantomeno singolare che Mike Pompeo, il 20 maggio abbia dichiarato che la promulgazione della legge sarebbe stata “una campana a morte” per l’autonomia di HK, che il Parlamento americano abbia approvato all’unanimità il primo luglio una mozione, precedentemente approvata dal Senato,  in cui si chiedevano sanzioni contro la Cina per la legge che mette in pericolo l’autonomia della città e riduce le sue libertà. Nancy Pelosi dichiarava che “è necessaria una risposta urgente alla vigliacca promulgazione di una legge che pone fine al principio di un Paese, due sistemi”  e infine il Parlamento europeo abbia condannato il 20 giugno la nuova legge come un assalto globale alla libertà del territorio e chiesto alla EU di imporre sanzioni contro la Cina

Cap. 1.0 - Principi generali: l’autodeterminazione dei popoli

Se ci lasciamo trascinare dai nostri sentimenti il giudizio sui rapporti Cina-Hong Kong è scontato, ma una situazione politica di tale complessità deve essere analizzata, a mio avviso, anche sulla base di concetti razionali per quanto possibile. Cerchiamo quindi di guardare tutto ciò sulla base di alcuni principi generali e della storia. Il principio fondamentale da considerare è “l’autodeterminazione dei popoli”. Secondo questo principio ogni popolo ha diritto di scegliere come organizzarsi, anche in maniera indipendente da altri popoli. Bisogna quindi riferirsi al concetto di “popolo” che ha varie accezioni ma principalmente l’etnia, la lingua e la storia. Questo in teoria. In pratica Woodrow Wilson proclamò che questo principio sarebbe stato uno dei pilastri del Congresso di Versailles nel 1919, ma esso fu spesso disatteso proprio nel caso della Cina che chiedeva la restituzione dello Shandong rimasto invece all’occupante giapponese, e dell’Italia a cui fu assegnato il Sud Tirolo (la provincia di Bolzano). Oggi mentre viene pacificamente accettato il diritto di una colonia o di uno stato occupato ad affrancarsi dall’occupante, diventa molto più discutibile l’autosecessione all’interno di uno stato esistente per il contrasto fra due principi : l’autodeterminazione dei popoli appunto e l’intangibilità dei confini nazionali. La secessione su base etnica, linguistica storica, culturale etc., salvo pochissimi casi non è riconosciuta. Non è compito di questa nota entrare in un’analisi dettagliata di diritto internazionale che comunque lascia sempre il tempo che trova, guidato com’è, questo principio, dalla politica internazionale e dalla convenienza momentanea delle parti in causa. Chiediamoci piuttosto se nei nostri giudizi siamo sicuri di applicare sempre, per quanto possibile, il principio dell’autodeterminazione. Oppure li pieghiamo molto più spesso di quanto si creda a sentimenti, convenienze, analisi senza basi etc. Prima di passare a un’analisi della situazione di Hong Kong da questo punto di vista mi riferirò a situazioni a noi molto più vicine, e cercherò di analizzare la loro problematica da questo punto di vista.

1.1 Catalogna.

Il 1° ottobre 2017  si è tenuto un referendum per l’indipendenza, preventivamente dichiarato illegale con sentenza unanime della corte costituzionale spagnola. Esso quindi non è stato riconosciuto dal governo centrale che ha ordinato l’intervento delle forze di polizia per impedirne lo svolgimento. Tutti noi abbiamo davanti agli occhi la trasmissione da parte delle reti televisive di tutto il mondo delle forze di polizia che sfondavano le porte delle scuole per sequestrare le schede, disperdevano con la violenza le folle dei votanti ed eseguivano numerosi arresti. Nonostante ciò il referendum ottenne il 43% dei votanti (un record vista la situazione) ed il “si” ottenne oltre il 90% dei voti. Il successivo 10 ottobre il governo della Catalogna dichiarò la costituzione dello stato repubblicano indipendente di Catalogna. Tale risoluzione fu approvata il 27 ottobre dal parlamento catalano. Il governo di Madrid, destituì il presidente Puigdemont che fuggì in Belgio per evitare l’arresto, sciolse il parlamento e commissariò la Catalogna. Gli altri dirigenti politici furono arrestati, processati e credo che siano ancora in carcere. Fu chiesta, ma non ottenuta, l’estradizione di  Puigdemont  che è ancora in esilio.

In quel periodo io sostenni il diritto di effettuare il referendum e riconoscerne i risultati. Forse non sarebbe passato, ma proprio in base al principio dell’autodeterminazione esso era a mio avviso assolutamente legittimo. Infatti la Catalogna ha sicuramente una lingua diversa che viene insegnata nelle scuole assiema al Castigliano (lo Spagnolo) e comunemente parlata dalla popolazione. Ha una letteratura ed una cultura diversa. Quanto alla sua storia, ve la riassumo brevemente. Durante la dominazione carolingia si sviluppò una cultura catalana sotto l’egemonia della contea di Barcellona, di fatto indipendente fin dal X secolo. Con il matrimonio fra Raimondo Berengario IV di Barcellona e Petronilla di Aragona la contea si unì dinasticamente al regno di Aragona. In pratica però la contea di Barcellona e le altra contee catalane adottarono un’entità politica comune, conosciuta come Principato di Catalogna ; esso sviluppò un sistema istituzionale autonomo che limitava il potere reale. Successivamente, attraverso altri matrimoni il potere si spostò verso la Castiglia che diventò dominante. Tuttavia, fino all’avvento dei Borboni la Catalogna continuò a godere di una notevole indipendenza politica e leggi proprie. Dalla fine del XIX secolo si è organizzato un movimento politico di autodeterminazione catalano, inizialmente rivendicando una semplice autonomia per poi passare ad una più radicale posizione indipendentista. Negli anni venti del Novecento ci fu un tentativo di proclamazione della repubblica catalana stroncato prontamente con la forza. Durante la guerra civile la Catalogna sostenne con forza la parte repubblicana, sconfitta da Francisco Franco. All’inizio di questo secolo ripresero le rivendicazioni e arriviamo finalmente ai giorni nostri.

Secondo me il principio di autodeterminazione dei popoli sarebbe in questo caso pienamente applicabile, ma nessun governo democratico Occidentale, né l’Unione Europea e neppure la nostra opinione pubblica nazionale supportarono in alcun modo questa richiesta. Perché? In base a quali principi? Non dimentichiamolo nell’apprestarci a valutare la situazione di Hong Kong.

Al contrario, quando alcuni anni fa la Scozia indisse un referendum per la sua indipendenza dal Regno Unito, esso venne accordato. Gli elettori scelsero, anche se con una maggioranza risicata, di mantenere l’unità e tutto si risolse democraticamente. Forse la situazione si ripresenterà quando la Brexit sarà definitiva. Staremo a vedere. Perché in Catalogna si è usata la violenza per impedire ciò che in Scozia è stato accettato? E chi ha avuto ragione? Vi faccio però un altro esempio, che mi attirerà molte critiche, ma vi prego di leggerlo e riflettere con attenzione.

1.2 Bolzano e l’Alto Adige.

Alla caduta dell’impero romano, questa regione fu via via occupata da popoli germanici: ostrogoti, Longobardi, Bavari. Carlo Magno li sconfisse e pose tutti sotto il dominio Carolingio. Nel XII secolo i Conti del Tirolo presero il potere e Mainardo II diede alla regione i confini, a cavallo delle Alpi, che poi si mantennero sostanzialmente immutati fino al 1918. Nel frattempo, a partire dal 1363 il Tirolo fu assorbito dagli Asburgo che, con l’eccezione del periodo napoleonico, lo mantenne fino al termine della prima guerra mondiale e al disfacimento dell’Impero. Dalla fine dell’impero romano quindi la Provincia di Bolzano non ha avuto alcun legame linguistico, storico o culturale con l’Italia. Perché quindi il Sud Tirolo dovrebbe essere Italiano e non austriaco oppure, come i Tirolesi del Nord e del Sud preferirebbero, separato da Italia e Austria e indipendente? L’unica giustificazione, da parte italiana è che si trova al di sotto della cresta alpina,  e quindi strategicamente necessario. Eppure…. Eppure l’Alto Adige fu annesso all’Italia dal Congresso di Versailles perché l’Italia faceva parte dei vincitori e durante il fascismo ci fu un tentativo di italianizzazione forzata di quelle terre. La storia politica italiana è piena di dichiarazioni di statisti importanti a questo proposito. Lo stesso De Gasperi, autore assieme all’Austriaco Gruber degli accordi famosi poi disattesi per molti anni che posero fine al contenzioso Italia-Austria, all’inizio del ‘900, deputato al Parlamento asburgico, durante una visita in Italia ebbe a dire che, a differenza del Trentino, Bolzano era indubitabilmente germanica. Ma anche successivamente Filippo Turati il 14 luglio 1919 ammoniva la Camera a respingere “l’annessione di oltre un quarto di milione di tedeschi, gelosi della loro stirpe, della loro patria, della loro libertà, seme perenne di discordia e di ribellione”. Il 28 dicembre 1918 il Ministro Bissolati si dimetteva dal Gabinetto Orlando per testimoniare, in modo clamoroso, la sua intransigente opposizione all’annessione. Ma andando a tempi molto più recenti, Giuliano Amato dichiarò nel 1988 “Quella dell’Alto Adige è una vicenda nata e cresciuta con gambe storte e oggi ancora non le abbiamo raddirizzate. E’ nata male perché il passaggio all’Italia dopo la prima guerra mondiale non fu il completamento dei confini risorgimentali, fu un abuso, fumosamente giustificato con ragioni strategiche”. Oggi nella Provincia Autonoma di Bolzano, non più parte della “Regione Trentino – Alto Adige” che non esiste più, si è raggiunta finalmente una certa pace, condita sempre di molta diffidenza, purtroppo dopo vari tentativi di rivolta violenta, repressa anche in questo caso dalle forze dell’ordine, che costò vite umane, il più famoso è Feltrinelli, e numerosi attentati dinamitardi. Anche in questo caso siamo proprio sicuri che gli Alto Atesini (o Sud Tirolesi) non avessero diritto di scegliere il loro futuro con un referendum democratico?

1.3 Budapest e Praga

La situazione è invece completamente diversa ad esempio nel caso delle rivolte di Budapest e di Praga. In questi casi infatti esse erano dirette contro l’oppressione di una potenza straniera (l’URSS) che dominava i due Paesi legittimata solo dalla spartizione effettuata da Churchill, Stalin e Roosevelt nella conferenza di Yalta.

Vi prego di tenere a mente questi esempi, ma ce ne sarebbero tanti altri in Europa e nel mondo, nell’affrontare sulla base degli stessi principi la questione di Hong Kong. Per chi fosse interessato, vi segnalo il libro “ Minoranze linguistiche fra storia e politica” di cui fa parte il capitolo “Il Sud Tirolo, una prova d’esame per l’Europa”. Anche se a mio avviso non tutto è condivisibile, il libro è sicuramente molto vasto e profondo e dimostra come l’Europa Unita potrebbe essere la soluzione finale di tutti questi problemi.

Cap. 2.0 Hong Kong

2.1 Partiamo dalla storia

Vorrei a questo punto analizzare la situazione di Hong Kong sulla base dei principi utilizzati nei capitoli precedenti. Partiamo quindi da una brevissima storia di questa meravigliosa città. Esistono tracce di abitanti dell’area fin da un’età preistorica, circa 30000 anni fa, ma questa parte non è di nostro interesse. Essa comunque divenne parte dell’impero cinese sotto la dinastia Qin (221-206 a.C.). Era un villaggio di pescatori e produttori di sale marino. Durante la dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) fiorì anche la raccolta delle perle che si mantenne anche in seguito grazie alla sua posizione favorevole fra mare e fiume (il fiume delle Perle appunto). Con lo sviluppo di tutta l’area del Guandong il  porto di Hong Kong crebbe di importanza. Durante l’invasione mongola, la corte imperiale si rifugiò lì fino alla sconfitta e la morte dell’imperatore bambino. Quando la dinastia mongola prese il potere, H.K. continuò a fiorire perché molti profughi dal nord trovarono rifugio nell’area. Di dinastia in dinastia Hong Kong continuò a fiorire e si integrò sempre di più culturalmente e linguisticamente con la regione del Fujian. Ancora oggi i locali parlano Hokkien, il dialetto prevalente nelle regioni costiere meridionali e la loro cucina ha quelle caratteristiche. Non vi è quindi alcun dubbio che dalle sue origini fino al 26 gennaio 1841 Hong Kong fosse una città cinese per lingua, storia e cultura. Che cosa avvenne a quel punto? L’impero britannico che era il leader indiscusso del mondo occidentale, aveva da molto tempo fiorenti commerci con il Celeste Impero da cui importava tè, seta, spezie etc. Esportava anche oggetti di lusso ma la sua bilancia commerciale restava molto negativa. L’unico modo di bilanciarla era l’esportazione dell’oppio di cui si produceva una grande quantità nell’impero, specialmente in India. Sfortunatamente l’oppio era legale nel mondo britannico ma illegale in Cina. Ciò non spaventò il governo di sua maestà, che a seguito di proteste formali cinesi mosse guerra alla Cina per imporre le sue esportazioni. Fu la Prima guerra dell’Oppio. Truppe britanniche occuparono H.K. il 25 gennaio 1841. Il trattato di Nanchino del 26 agosto 1842 obbligò la Cina a cedere Hong Kong che divenne colonia britannica. Questa data segnò per i Cinesi l’inizio del “secolo delle umiliazioni” in cui, come vi ho raccontato in passato, le potenze occidentali e il Giappone si spartirono di fatto la Cina dividendola in “concessioni” di cui anche l’Italia ebbe una piccola parte. Tutto ciò finì al termine della seconda guerra mondiale e con l’avvento al potere di Mao e del PRC. Solo Hong Kong rimase colonia britannica assieme ad alcuni territori circostanti, che erano però in affitto temporaneo. La nuova situazione, specie dopo i disagi della breve occupazione giapponese durante la guerra, portò un’ulteriore crescita a HK per l’arrivo in città di molte famiglie ricche, specialmente da Shanghai, con i loro capitali. Queste, sfruttando la cultura e i metodi cinesi, il basso costo della manodopera locale, e la sua situazione politica favorevole come ultimo “baluardo” occidentale in Oriente, ne fecero una delle città a più alto reddito di tutto il mondo.

Nel periodo della loro dominazione  gli Inglesi trattarono HK con il sistema coloniale di cui avevano larga pratica. I missionari Cristiani fondarono molte scuole e chiese, fra cui l’Hong Kong college of Medicine for Chinese, antesignano della scuola di medicina dell’Università di Hong Kong. Uno dei primi due laureati, nel 1892, fu Sun Yat-Sen il padre della patria e fondatore della Cina di oggi. Dall’Inghilterra arrivò la prima società elettrica nel 1890, come pure molte delle industrie moderne, e la prima banca internazionale moderna, la Hong Kong and Shanghai banking Corporation LTD, ancora oggi una delle più importanti banche del mondo. Ci furono momenti di pace e rivolte violente come quella del 1899 domata a fatica dalle truppe inglesi e quella ancora più violenta del 1967. Nel 1894 un’epidemia di peste fornì al governatore il pretesto per vietare al non-inglesi l’accesso alla più prestigiosa zona residenziale della città. Anche i matrimoni misti erano all’epoca malvisti. Una sola cosa l’impero britannico si rifiutò sempre di concedere ad Hong Kong: una qualsiasi forma di democrazia e di partecipazione al governo della città. I Cinesi avevano diritto all’istruzione, alla sanità e ad arricchirsi secondo le regole e le modalità britanniche, ma erano e dovevano restare sotto l’autocrazia imperiale.

La Thatcher e Deng Xiaoping, nel 1984  raggiunsero un accordo per la definitiva cessione di HK e le aree circostanti 1 Primo luglio 1997. La città avrebbe goduto le prerogative di un sistema capitalista sotto la forma di “Un Paese, due sistemi” per un periodo di 40 anni, trascorsi i quali essa sarebbe stata completamente integrata nello stato cinese. L’accordo, seguito poco dopo da uno analogo per Macao, conveniva ad entrambi: alla Cina perché si compiva un altro passo verso la riunificazione del Paese ed il superamento del secolo delle umiliazioni e all’Inghilterra perché si liberava di ciò che ormai era diventato solo un fardello. Quest’ultima però, come aveva già fatto Nixon nella sua apertura a Mao Zedong, aveva il retro pensiero assolutamente immotivato, fideistico e che si sta dimostrando errato, che per quella data la Cina, arricchendosi, si sarebbe convertita al sistema occidentale. Nessuno pensava, idea ancora molto diffusa, che una civiltà così antica, profonda, radicata su basi diverse dal mondo occidentale, potesse proseguire su una sua strada indipendente. Eppure ce ne erano i segnali. Deng in tutta evidenza aveva Singapore, non New York come suo ideale futuro. E’ lui, non Xi Jinping ad aver posto le basi della Cina di oggi

Comunque solo a questo punto, in vista della cessione, l’Inghilterra concesse una “costituzione” a HK. Essa era, ed è, di tipo occidentale salvo il sistema elettorale che garantiva in perpetuo il mantenimento del potere ai grandi capitalisti, gli immobiliaristi e i professionisti di livello più elevato, a danno della gran maggioranza del popolo che ne restava sostanzialmente escluso.

2.2 Hong Kong muore. Chi è l’assassino?

Arriviamo ai nostri giorni. HK è da tempo scomparsa come potenza industriale, sin da quando altri Paesi, Corea, Tailandia, Vietnam e la stessa Cina, ove il costo del lavoro era enormemente più basso, le fecero una concorrenza spietata. Inoltre c’era un’incompatibilità reciproca fra HK e le nuove citta limitrofe, Shenzhen, Zhuhai etc. dove cominciò a fiorire l’industria avanzata. Restò solamente un grande centro finanziario e commerciale, a quei tempi essenziale per la Cina, ma oggi molto meno. Come vi ho varie volte scritto in passato, si cominciò a creare disoccupazione al punto che essa, combinata con l’altissimo costo delle case, il vero petrolio di HK che ne impediva l’accesso alla popolazione, creò una diffusa insoddisfazione generale. Furono questi i veri motori che spinsero in piazza così tanta gente; solamente pochi erano, e sono, i veri indipendentisti. Purtroppo la parte più evidente e rumorosa dei dimostranti inneggiava a “libertà e indipendenza”, il demonio agli occhi cinesi. La sfortuna di HK è stata di essere entrata nel tritacarne della guerra geopolitica fra USA e Cina, nella quale si è fatta parzialmente trascinare anche l’Europa. A riprova di tutto ciò, fatevi alcune domande “Perché quello che sta succedendo a HK non succede a Macao, che è in condizioni sostanzialmente identiche?”; “Perché nessun Paese occidentale si occupa della libertà e dell’indipendenza di Macao che da un certo punto di vista è in condizioni peggiori, dominata dal sistema mafioso dei Casinò (tutto il mondo è Paese)?”. “Perché, in maniera traslata, ci occupiamo tutti di porre sanzioni a HK e nessuna voce si alza per fare lo stesso nei confronti dell’Arabia Saudita?” Diciamo che forse questo è un primo indizio dei veri motivi per cui il mondo s’interessa a Hong Kong. Ma non risolve un problema che comunque esiste.

2,3 Veniamo dunque al nocciolo e alle conclusioni.

A HK esistono varie categorie di parti sociali. Gli stranieri lì residenti, rappresentanti delle grandi società finanziarie, industriali e commerciali. Per loro è essenziale che HK resti nella situazione attuale, che garantisce un sistema economico e giuridico occidentale con un’enorme facilità di scambi con la Cina. HK è ancora oggi il maggior ponte fra Occidente e PRC. Che cosa succederà da qui a vent’anni in Cina, e di conseguenza a HK è assolutamente imprevedibile. L’unica cosa che può danneggiarli è la distruzione della pace sociale, come è avvenuto l’anno scorso.

La stessa cosa sostanzialmente vale per la comunità imprenditoriale cinese lì residente. Cosa c’è di meglio che poter fare affari immensi con la madrepatria vista l’affinità di lingua, cultura, metodologia di lavoro etc., coperti da un ombrello giuridico occidentale? Non per nulla ingentissimi capitali cinesi delocalizzati in maniera più o meno trasparente fuori dai confini, tornano a HK per essere reinvestiti in Cina come capitali esteri.

I grandi immobiliaristi sanno che la loro posizione di rendita, qualunque cosa succederà a HK, è destinata a cambiare. Certamente la Cina, se si impossesserà di HK non permetterà una speculazione così selvaggia, ma è altrettanto certo che il problema della casa è fondamentale ovunque e ormai si tratta di una bomba già innescata. Molte persone “illuminate” proposero alla governatrice durante la crisi recente, di lanciare una grande campagna di esproprio per la costruzione di case popolari. Se ne avesse avuto la forza, o la capacità, questo fatto, come accaduto varie volte in passato, avrebbe contribuito grandemente a calmare le acque.

Anche molti professionisti, non medici e grandi tecnici, ma per esempio avvocati vedrebbero il loro futuro in pericolo.

Tutti questi hanno interesse a che HK resti come è sempre stata negli ultimi vent’anni. Esiste una minoranza educata nelle migliori scuole di HK e occidentalizzata per aver frequentato per esempio le grandi università americane grazie alle capacità finanziarie delle famiglie, che è abbagliata dal luccichio del mondo occidentale senza vederne gli aspetti negativi e quindi sostiene (ottenendo appoggio all’estero) l’indipendenza di Hong Kong. Del resto, diciamocelo francamente, quanti di noi, della mia generazione, non sono rimasti abbagliati dal mito americano, dal Rock’n Roll, dall’ascensore sociale che permetteva di arricchirsi in un attimo, dalla libertà pressoché assoluta che vi regnava, dai colori, dalla vitalità, contrapposte alla vita grigia (anche se con la speranza di un futuro migliore) nella quale vivevano le nostre famiglie con il mito della “Vespa” o al massimo della “Cinquecento”. Poi, diventati adulti, molti di noi si resero conto che non era tutto oro ciò che luccicava, che nei favolosi USA esistevano problemi giganteschi, la sanità, la sicurezza sociale, la povertà, di cui non avevamo notizia e che forse era meglio tenersi cara la nostra Europa o anche la nostra Italia con tutti i suoi difetti.

Questi giovani, certamente una minoranza, che appare maggioranza perché i partecipanti a una manifestazione sono sempre spinti ognuno dai propri motivi, sono quelli che vogliono l’indipendenza.

Essi non si rendono conto però che, senza la Cina, HK è destinata a una morte sicura e che forse i veri assassini sono proprio quelli che apparentemente li sostengono, anch’essi ognuno per i propri motivi.  HK dipende in tutto e per tutto dalla Cina, le risorse naturali a partire dall’acqua, le risorse alimentari ed i commerci. Se la Cina decidesse di lasciarla al suo destino, essa sarebbe immediatamente sostituita da Singapore come punto di ingresso verso la grande Cina ed i capitali internazionali si trasferirebbero lì in un attimo. Di cosa vivrebbe HK? Si dice: la Cina in questa maniera si suiciderebbe. Siete sicuri? Vent’anni fa HK contribuiva grandemente al PIL cinese, ma oggi con la grande crescita economica del Paese il suo contributo è assolutamente minimo e paragonabile a quello degli altri distretti della “Great Bay Area”, la regione oggi strettamente integrata dal gigantesco sistema viario e ferroviario di cui vi ho già parlato. Gli USA hanno già dichiarato che porrebbero enormi sanzioni a HK (già deliberate) e alla stessa Cina a causa della nuova legge. Ma non lo stanno facendo comunque? E’ inutile utilizzare un’arma che stanno già utilizzando ampiamente. La Cina si è ormai rassegnata al “decoupling” fra le economie mondiali e l’unica cosa sicura è una grande riduzione della crescita mondiale, se non la crisi. Il vero campo di battaglia è l’Europa, non Hong Kong. Ed è l’Europa a rischiare di diventare colonia di uno o dell’altro.

Gli Inglesi dicono di esser disponibili a dare il passaporto britannico ai “profughi” e altrettanto fa Taiwan. La Cina protesta, ma è un atto dovuto. Se centomila (ed è un numero enorme) giovani di HK si rifugiassero all’estero, non credo che la Cina si opporrebbe nei fatti. Si troverebbe automaticamente liberata dagli oppositori e le resterebbe solamente da far tornare di nuovo ricca HK come lo era nel passato e totalmente integrata nel mondo cinese.

2.4 Dobbiamo rassegnarci?

Non dico questo, ma cerchiamo di analizzare HK secondo i canoni che vi ho proposto per la Catalogna, la Scozia, Bolzano, e ne potrei aggiungere anche altri. Secondo quei principi Hong Kong è assolutamente cinese. Essa è stata occupata in maniera militare e colonialista dall’impero inglese, che aveva occupato anche altre parti della Cina. Finalmente la Cina, dopo un secolo si è riappropriata di quasi tutte le parti dei territori che le erano stati sottratti. Essi sono oggi assolutamente Cinesi. Restano solo Hong Kong e Taiwan. Il primo è tornato alla madre patria e gode oggi di maggiori libertà di quanto non goda la Catalogna o Bolzano. Bene, esaminate tutto ciò senza preconcetti: perché HK dovrebbe essere indipendente e non la Catalogna, la Scozia o il Tirolo? 

Ho detto all’inzio di questa nota che per me l’unico principio valido in questi casi è l’autodeterminazione dei popoli. Questo principio vale anche per Hong Kong, che pur essendo indubbiamente cinese ha assunto oggi una significativa impronta occidentale.

 Per chi conosce Hong Kong veramente, questa impronta è assai meno profonda e diffusa di quanto possa sembrare a un occidentale che ci arrivi di passaggio. Il modo di discutere e concludere affari, il modo di vedere la vita continua ad essere essenzialmente cinese, ma l’aria che si respira è europea. E’ questo che rende Hong Kong la città più affascinante del mondo.  La soluzione più ovvia e per me preferibile, sarebbe anche in questo caso un referendum a suffragio universale diretto. Si o no! E si porrebbe fine alle discussioni. Vincerebbe quasi certamente il no se si riuscisse a far votare la gran maggioranza delle persone. Ma mentre lo dico, mi rendo conto che ciò sarebbe impossibile. Conosco troppo bene quel mondo per non esserne certo. E’ lo stesso motivo per cui in tutti i contratti internazionali è prevista una clausola di arbitrato ma essa non è mai stata applicata (o forse una volta sola). Ed è lo stesso motivo per cui tutti i memorandum o gli accordi iniziano con la frase “In uno spirito di amicizia e cooperazione le Parti hanno concordato quanto segue…”. Nella cultura cinese non esiste il “si” o il “no”, non esiste il vincitore o lo sconfitto, ma solo l’accordo dopo estenuanti trattative in cui in apparenza hanno vinto tutti. Il referendum è l’esatto contrario. E, a parte questo, la Cina non lo accetterebbe per lo stesso motivo per cui gli Italiani inneggiarono alla “libertà di Trento e Trieste” che significava la liberazione dell’Italia storica dallo straniero. Questo sentimento è radicato e unificante anche in Cina. Per questo Taiwan è ancora così importante, ancora più importante di Hong Kong. Ed è per questo che il partito degli eredi di Chiang Kai-shek, il nemico sconfitto da Mao, ha sempre sostenuto l’unità della Cina in un futuro più o meno lontano.

In conclusione chiedo a voi, e mi piacerebbe veramente avere una risposta: sareste favorevoli a un tale referendum a Barcellona, Edimburgo, Bolzano e Hong Kong? E in caso negativo, perché? Penso che sarebbe importante, da un punto di vista culturale per noi occidentali verificare serenamente quanto siamo disponibili a dare valore universale ai nostri principi o, viceversa, quanto riteniamo che il mondo debba essere diviso come una mela in due parti assolutamente inconciliabili e fra i quali sia impossibile un dialogo.

Vi prego di rispondermi con un breve commento sul sito o con un’analisi più elaborata via mail. Da parte mia mi impegno a pubblicare gli interventi di tutti durante la pausa estiva, qualunque ne sia l’opinione ( a meno che qualcuno preferisca evitarne la pubblicazione per motivi propri)

Chiudo con un estratto di un articolo del prestigioso quotidiano britannico  “Guardian” del 16 settembre 2019 intitolato “La verità circa il governo britannico a HK”. Ve ne cito alcune frasi, ben più dure di quanto io abbia detto. “<I giovani, oggi> guardano l’ UK come una madre superiore e benevola che ha il dovere di proteggere la sua ex colonia nei riguardi della madrepatria Cina. Nonostante non l’abbiano mai sperimentato, la nostalgia per l’impero è altissima. Vista come un’età dell’oro in cui HK era al suo top e non c’era alcun pericolo di interazione con la madrepatria, percepita come inferiore politicamente e socialmente.”…. “La realtà era molto diversa: HK fu costruita sulla base di una chiara gerarchia razziale in cui i Bianchi Inglesi e i loro interessi finanziari erano prevalenti su quelli dei locali, che erano considerati come manodopera economica e conveniente”… “ Dopo il consolidamento della PRC negli anni ’60 il fervore della ribellione prese piede fra i giovani che soffrivano il loro status di colonia britannica come una differenziazione razziale.” … “ Una serie di dispute per le cattive condizioni di lavoro in una fabbrica determinarono una violenta reazione della polizia, che a sua volta determinò una serie di proteste della sinistra contro il governo britannico al grido di Abbasso l’imperialismo britannico” …. “ Il governo rispose con la legge marziale, accordò poteri eccezionali alla polizia, bandì le pubblicazioni, chiuse le scuole.., circa 5000 persone furono arrestate e 36 uccise”, …” E’ quindi ben strano che il governo britannico si sia posto su un piedistallo ed abbia sostenuto che il governo locale e la PRC non siano credibili nella loro capacità di badare al territorio”…” La gente dovrebbe avere una visione più obiettiva della storia. Il governo inglese a HK non fu un’utopia degna di essere glorificata. La città era ricca, ma , dura, molto più brutale di quanto non sia oggi nella vita di tutti i giorni, molto distante da ciò che i giovani oggi, pensano che essa sia stata”

L’ultima frase, permettetemi è una mia personale dichiarazione d’amore verso Hong Kong.

Il miracolo di Hong Kong, l’unico posto al mondo dove le due più antiche civiltà della storia umana vengono a contatto intimo, si confrontano, si incontrano e si scontrano senza mai realmente combattersi scomparirebbe per sempre. Hong Kong con il suo enorme e ineguagliabile fascino dovrebbe essere lasciata vivere indisturbata e non fatta oggetto di scontro fra le grandi potenze. Solo chi “ha vissuto Hong Kong” può rendersi conto di ciò che l’umanità perderebbe con la sua morte. Ci affanniamo tutti per proteggere un reperto storico, uno delle migliaia esistenti al mondo o per salvare una specie animale o vegetale, perché nessuno si muove per la scomparsa di qualcosa che è immateriale quindi non conservabile in un museo, ma unica e irripetibile.

APPENDICE – La nuova legge sulla sicurezza nazionale

Abbiamo fin qui analizzato la situazione di Hong Kong e le sue possibili soluzioni, sulla base di principi generali che dovrebbero essere applicabili in tutto il mondo, e non solo a Hong Kong. Esiste però un altro problema molto più importante da considerare. E’ stata promulgata una nuova legge che ha un peccato originale: essa è stata fatta in Cina mentre si sarebbe dovuto farla a Hong Kong come previsto dalla Basic Law. In oltre vent’anni essa però non è stata fatta e i fatti di questo ultimo anno hanno dimostrato che ce ne era bisogno. Infatti più di una volta, e in maniera molto esplicita e violenta i dimostranti hanno invocato l’indipendenza dalla Madrepatria e chiesto l’aiuto straniero. Ciò è sicuramente contrario alla costituzione di Hong Kong come in tutto il mondo. Di questo dobbiamo ora parlare.

 Una sintesi della legge

Art. 1  Questa legge è promulgata in accordo alla Costituzione della PRC, della Basic law della regione ad amministrazione speciale di H.K., la costituzione della PRC, e della decisione del Congresso nazionale del Popolo di completare il sistema legale di H.K. e mettere in vigore un meccanismo di salvaguardia della sicurezza nazionale allo scopo di: assicurare una risoluta, piena e fedele attuazione della politica di  “un Paese, due Sistemi” con il quale il popolo di H.K. amministra H.K. con un alto grado di autonomia; salvaguardare la sicurezza nazionale; prevenire, sopprimere e punire i reati di secessione, sovversione, organizzazione ed attuazione di attività terroristiche, e collusione con Paesi stranieri o organizzazioni straniere che mettano in pericolo la sicurezza nazionale in relazione alla regione ad amministrazione speciale di H.K: mantenere la prosperità e la stabilità di H,K., proteggere i diritti legittimi e gli interessi di H.K. <ho trascurato di esplicitare ogni volta “regione a statuto speciale di…”>

Art. 3 Il governo Centrale del Popolo ha la responsabilità gerarchica per le questioni di sicurezza nazionale relative a H.K. E’ obbligo di H.K. in base alla Costituzione di salvaguardare la sicurezza nazionale e di comportarsi di conseguenza.

Art, 4 I diritti umani devono essere rispettati e protetti nel salvaguardare la sicurezza nazionale a H.K.. I diritti e le libertà, incluse la libertà di parola, di stampa, di pubblicità, di associazione, di assemblea, di corteo e dimostrazione di cui godono i residenti in base alla Basic Law, alle convenzioni internazionali applicabili a H.K. devono essere protetti in accordo alla legge.

Art. 5 Bisogna aderire allo stato di diritto nel prevenire, sopprimere, e imporre sanzioni per i reati che mettono in pericolo la sicurezza nazionale……. Una persona è presunta innocente fino ad una condanna del sistema giudiziario.

Art. 9 …….. Il governo di H.K. dovrà prendere le misure necessarie per rafforzare la comunicazione pubblica, la guida, la supervisione e la regolamentazione, per ciò che concerne la sicurezza nazionale, incluso per quanto riguarda le scuole, le università le organizzazioni sociali, i media e internet.

Art.12 <Il governo di> H.K. istituirà il comitato di salvaguardia della sicurezza nazionale. Esso deve essere responsabile principale della salvaguardia della sicurezza nella Regione. Sarà sotto la supervisione e risponderà al Governo Centrale del Popolo.

Art.13. Il Chief Executive <Il Capo del Governo di H.K.> sarà il presidente del Comitato ……. Gli altri membri saranno …… Il Segretario generale sarà nominato dal Governo centrale del Popolo su proposta del Chief Executive

Art. 14  …… Nessuna istituzione, organizzazione, o individuo della regione, deve interferire con i lavori del Comitato. Le ionformazioni relative ai lavori del comitato non sono soggette a diffusione. Le decisioni prese dal Comitato non sono suscettibili di controllo giurisdizionale .

Art. 15 Il Comitato deve avere un consulente, che sarà designato dal governo centrale del Popolo, e fornirà opinioni su ciò che riguarda i doveri e le funzioni del Comitato.

Art. 18 Il Dipartimento di giustizia di H.K. costituirà una sezione specializzata responsabile per il il giudizio dei reati contro la sicurezza nazionale o ad essa collegati….. Il suo capo sarà nominato dal Chief executive, previa  un’opinione scritta dell’ ufficio istituito sulla base dell’art.48 seguente.

<Gli articoli successivi definiscono in maniera dettagliata i reati di secessione. Sovversione, e attività terroristiche, e le relative pene.>

Art. 38  Questa legge si applica <anche> a reati commessi a danno di H.K. al di fuori di H.K. e da persone che non sono residenti ad H.K.

Art. 40 <Il governo di> H.K. ha giurisdizione sui reati previsti in questa legge ad eccezione di quanto specificato nell’Art. 55

Art.48 Il Governo Centrale del Popolo creerà ad H.K. un ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale

<Seguono la descrizioni e le attribuzioni dell’ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale>

Art. 55 L’ufficio per la salvaguardia della sicurezza nazionale, dopo approvazione da parte del Governo Centrale del Popolo, su richiesta del governo di H.K. o dell’ufficio stesso, eserciterà la giurisdizione su un caso concernente reati contro la sicurezza nazionale previsti in questa legge, se: il caso è complesso per il coinvolgimento di un Paese straniero o di elementi stranieri, che possano rendere difficile l’esercizio della giurisdizione da parte di H.K.: un situazione grave in cui il governo della regione non sia in grado di esercitare la giurisdizione; un pericolo grave e imminente alla sicurezza nazionale.

Art. 57 <Nei casi previsti dall’art.55>  Il codice e la procedura penale della PRC e le altre leggi nazionali <incluso l’investigazione, il processo, la definizione della pena ..> verranno adottati nei casi previsti dall’art.55

Art. 65 Il Potere di interpretazione di questa legge è esercitato dal comitato permanente del Congresso nazionale del popolo.

Chi è interessato al testo completo della legge può facilmente trovarlo su internet oppure chiedermelo per mail o sul sito. Si tratta in sostanza di una legge abbastanza comprensibile e accettabile volta a contrastare i tentativi dei dimostranti di allargare l’autonomia di H.K. che è di per se temporanea secondo gli accordi internazionali, per arrivare, secondo una minoranza, ad una vera indipendenza. Ed in effetti le organizzazioni dei giuristi e degli avvocati di H.K. hanno messo in rilievo, per quanto ho avuto modo di verificare, solamente gli aspetti che ho indicato nell’antefatto più uno di particolare importanza. Il sistema giuridico di H.K. si basa sui principi della “common law” ben diversa dal sistema dei codici del diritto latino a cui si sta gradualmente ispirando il diritto cinese. Chiunque abbia dovuto discutere e firmare un contratto basato sulla common law ne conosce le difficoltà. A ciò si aggiunge la non separazione dei poteri all’interno della PRC. La stessa “basic law” di H.K. riconosce la specificità della situazione nel momento in cui sancisce “che il sistema socialista e le sue politiche non sono applicabili a H.K..” Questa legge cerca per quanto può di barcamenarsi fra i due sistemi come ad esempio nella definizione estremamente dettagliata (tipica della common law) dei reati presi in considerazione. Gli stessi reati sono definiti in maniera molto più generica nel sistema giuridico cinese. I nodi arrivano al pettine però quando si arriva all’interpretazione della legge. La parola finale spetterà all’autorità cinese che, in perfetta buona fede, non potrà che chiarirla sulla base dei principi propri del sistema cinese, arrivando molto probabilmente ad una definizione ben diversa da quella che darebbero giuristi di H.K. basate sulle pratiche a loro familiari. Ancora di più: in alcuni casi (arrt.55) l’imputato verrà giudicato in Cina. Sarà a questo punto estremamente difficile la difesa perché gli avvocati di H.K. hanno a loro volta ben poca familiarità del sistema giuridico cinese e dovrebbero appoggiarsi inevitabilmente ad avvocati locali. Lo stesso fatto che solo il testo in cinese della legge ha valore legale, per gli enormi problemi di efficace traduzione in inglese della lingua cinese,  renderebbe /renderà particolarmente difficile coglierne tutte le sfumature per chi, a Hong Kong, non ha familiarità con il linguaggio giuridico cinese. Mi rendo conto che, nella logica di “un Paese” la scelta della sola lingua cinese ha un senso, ma anche in questo caso, chiunque abbia familiarità con contratti particolarmente complessi e controparte cinese, sa bene l’importanza di avere le due lingue contrattuali “cinese e inglese” ugualmente valide.

A parte questo, molti commentatori internazionali di quella parte del mondo, essenzialmente Singapore, riconoscono che la definizione dei reati e la necessità di leggi specifiche era importante e coperta in maniera analoga anche a Singapore e Taiwan per parlare di Paesi di cultura analoga ma sistemi politici differenti. Si fa notare poi che lo stesso “USA Patriot act” promulgato dopo l’11 settembre ed ancora in vigore, prevede azioni straordinarie in casi di sovversione delle istituzioni del Paese e non si può negare che la parte più attiva dei “dimostranti/rivoltosi” chiedono l’indipendenza di H.K. ed il supporto di Paesi esteri in questa loro richiesta. Ritengo però che non è la legge in sé che bisogna analizzare ma i suoi presupposti, le sue giustificazioni, soprattutto le conseguenze del fatto che la situazione di H.K. sia solo un tassello di una battaglia geopolitica molto più vasta. Di ciò ho parlato nel capitolo precedente.

Buone vacanze.

6. feb, 2020

5 febbraio 2020

LA GRANDE PAURA PER IL CORONA VIRUS

Ci risiamo, è scoppiata un’altra epidemia in Cina con alcuni casi in Europa e USA. Ogni Paese sta reagendo a modo proprio e sabato scorso il Corriere della Sera ha fatto un titolo a tutta pagina “Virus, è stato di emergenza”: ha detto la verità perché ciò è stato dichiarato in una conferenza stampa improvvisa a tarda serata dal Presidente del Consiglio. Era giustificata? Non ho la competenza per dirlo, forse era sua intenzione diffondere calma invece ha ottenuto, credo, l’effetto contrario. La notizia si è ovviamente diffusa in tutto il mondo e sono stato sommerso da messaggi dei miei amici cinesi pieni di consigli (essenzialmente non uscire da casa) pensando che la nostra situazione fosse paragonabile a quella cinese. Cerchiamo dunque di analizzare gli eventi a mente fredda.

La storia del mondo è costellata di epidemie; ne ricordo solo alcune. La grande peste di Atene a causa della quale morì Pericle assieme alla sua famiglia nel 429 a.C. e che determinò l’inizio del declino della potenza di Atene. Nel 541 d.C. la peste di Giustiniano provocò la morte di quasi metà della popolazione di Costantinopoli e continuò con fasi alterne a colpire per qualche secolo tutta l’area mediterranea causando fra 50 e 100 milioni di morti. La piò nota epidemia dell’antichità è però la peste nera. Essa iniziò all’inizio del quattordicesimo secolo. Sembra accertato che il suo batterio si trasmise dai ratti all’uomo per il tramite delle pulci. Essa, secondo gli studi più accreditati iniziò proprio nell’area di Wuhan che, a causa della sua posizione favorevole sullo Yang Tse era già allora un centro di scambi. Da lì si propagò nell’area caucasica. Si dice che la diffusione successiva fu uno dei primi esempi di guerra batteriologica. Infatti, i Tartari buttarono di proposito i cadaveri degli appestati negli accampamenti genovesi e da lì, attraverso la flotta della repubblica marinara l’epidemia si diffuse in Grecia, Egitto e finalmente arrivò nel 1347 in Sicilia e poi a Genova. Dall’Italia si propagò in Svizzera, Francia, Spagna Inghilterra, Scozia e Irlanda; provocò circa 20 milioni di vittime e finalmente si arrestò proprio per il grande spopolamento causato. Nei tempi moderni non possiamo dimenticare l’epidemia di influenza Spagnola fra il 1917 e il 1919. Essa si diffuse in tutti i continenti colpendo un terzo della popolazione mondiale e causando fra 50 e 100 milioni di morti. Nella mia generazione la prima epidemia che si ricordi fu l’influenza asiatica che negli anni 1977-1960 fese circa due milioni di vittime ed il cui virus era stato isolato per la prima volta in Cina nel 1954. Anch’io ne fui vittima in maniera abbastanza seria. In seguito vi furono altre epidemie piuttosto forti: cito la suina, l’aviaria, l’ebola, e la Sars. Penso che il modo migliore nella nostra analisi sia di partire dall’epidemia di SARS, scoppiata nel Guandong (Cina meridionale) alla fine del 2002 e diffusasi nel mondo durante il 2003. I motivi di ciò sono essenzialmente due.

-          La SARS, Severe Acute respiratory Syndrome è stata causata proprio da un corona virus, chiamato così per la sua forma a corona. Il nuovo corona virus e la SARS hanno in comune circa l’80% del quadro genetico e tra gli aspetti condivisi ci sono le modalità di aggressione del sistema respiratorio. Sembra, ma non è ancora provato, che il nuovo virus sia meno pericoloso della SARS, ma nettamente più contagioso.

-          Come reagì il mondo nell’epidemia di SARS? Un allevatore del Guandong, accusati i sintomi, fu ricoverato in ospedale e lì morì. La causa fu considerata una semplice polmonite, probabilmente virale e non fu fatta alcuna indagine ulteriore o un’autopsia.

-          All’inizio del 2003 ero in Vietnam, dove trascorrevo oltre la metà del mio tempo perché stavamo realizzando un impianto molto importante per l’economia del Paese e ne stavamo negoziando un altro. Un mio collega ebbe una violenta influenza con febbre altissima. Rifiutò di andare all’ospedale (anche all’ospedale francese) e cercò di curarla con i normali febbrifughi e un antibiotico ad ampio spettro. In quelle condizioni nessuna line aerea lo avrebbe accettato e quindi restò in albergo senza ufficializzare le sue condizioni. Ricordo che in un’occasione passai un’intera notte nella sua stanza perché era molto preoccupato, ma contro la sua ostinazione potevo fare ben poco. Quando finalmente la febbre cominciò a scomparire tornò in Italia e lì si recò all’ospedale. Gli furono diagnosticati i residui di una polmonite virale particolarmente ostica che a poco a poco passò. Solamente in seguito, dopo l’identificazione della malattia da parte di Carlo Urbani (che ne morì) si scoprì che il mio collega molto probabilmente aveva avuto (e superato) la famigerata SARS.

-          A questo punto devo per forza parlare di Carlo Urbani, un eroe misconosciuto dei nostri giorni) su cui ho già scritto una nota qualche anno fa. Lo faccio con le parole della moglie, intervistata qualche giorno fa: “Ascoltare la notizia in televisione è stato come tornare a 16 anni fa quando Carlo ricevette quella telefonata. Gli chiesero di andare in ospedale dove un uomo d’affari non riusciva a guarire da una strana infezione. Come sempre non si tirò indietro. Oggi rivivo tutti quei momenti. E ricordo quello che mi raccontava la sera a casa, dopo essere stato via tutta la giornata. “Giuliana è un disastro”.  Carlo (ci eravamo conosciuti in residenza dell’ambasciatore ad Hanoi, eravamo diventati amici ed avevamo un grande progetto in comune, svanito dopo la sua morte) morì il 29 marzo 2003 a Bangkok, dopo aver contratto il virus e salvato il mondo da una gravissima epidemia che causò comunque circa 8000 contagi e 775 morti. Carlo era dirigente della WHO ad Hanoi, un lavoro che non richiedeva di stare in prima linea, ma lui era, e si sentiva, anzitutto un medico infettivologo e non un burocrate. In quei giorni diceva alla moglie “Ho paura che l’infezione non si fermerà e che sarà una strage come la Spagnola del 1918 che uccise centinaia di migliaia di persone”. Oggi, dice la moglie, grazie ai protocolli di sicurezza che lui ha contribuito a mettere in campo, la situazione si sta affrontando in un modo diverso. Chi volesse saperne di più potrebbe cercare su internet l’associazione italiana Carlo Urbani.

-          Ricordo l’epidemia di SARS anche per un altro motivo personale. Come ho detto, noi avevamo un team impegnato a tempo pieno su due iniziative importantissime per il Vietnam e, ovviamente, per la nostra azienda. I viaggi non erano stati bloccati, non c’era alcun divieto (se non i consueti consigli di evitare viaggi non strettamente necessari) da parte delle autorità nazionali e quindi non era invocabile la “forza maggiore”. Sospendere il progetto avrebbe comportato seri danni. Di conseguenza, prendendo il massimo di precauzioni possibili, il nostro team era costretto ad andare e venire. Nessuno si tirò indietro sebbene fosse libero di farlo. Bene, fui assalito da una collega perché entravo in ufficio mettendo a repentaglio la salute di tutti. Fu uno dei pochi casi in cui mi infuriai veramente. “ Come ti permetti – le dissi – se esiste un rischio così grave chiedete all’azienda di bloccare il progetto, altrimenti non ti permettere di parlare in questo modo; io sto rischiando la vita, poco o molto che sia, anche per il tuo stipendio. Devi solo ringraziarmi. Con questo voglio solo far notare come il panico incontrollato possa non solo guastare i rapporti interpersonali ma, peggio, determinare fenomeni di intolleranza come quelli che si stanno verificando in questi giorni. Ogni informazione, specie con i mezzi di oggi, può determinare reazioni non prevedibili e, oltre un certo punto, incontrollabili. Oggi in Cina, le varie aziende del mondo stanno rimpatriando i connazionali dalla provincia di Hubei, dove esiste il vero focolaio ed è stato di fatto dichiarato il coprifuoco. Nel resto dell’immenso Paese gli stranieri continuano a restare, prendendo ovviamente tutte le precauzioni del caso. Non si può, a mio avviso, sigillare il mondo intero se non ci sia una vera emergenza a livello mondiale. Che ne sappiamo noi di quanti casi possano esserci già in India dove una gran parte della popolazione potrebbe morire senza neanche passare da un ospedale? O dall’Africa dove potrebbe già essere presente?

Ho ritenuto necessario parlare di questo precedente perché ritengo che possa essere istruttivo per analizzare la nuova epidemia, ma prima vorrei parlarvi di come, sin dal suo inizio i media se ne siano impadroniti. Certamente tutti voi conoscete l’audio “ O’ cinese c’a tosse” che ha spopolato e dimostrato una volta in più l’ironia con la quale i napoletani sono capaci di affrontare anche gli avvenimenti più seri. Pochi invece conoscono un breve racconto di fanta-politica, scritto sotto forma di diario, che raccoglie notizie  sia su carta stampata che per televisione. L’ho trovato per caso su Internet e secondo me è una testimonianza ben fatta di come un avvenimento del genere potrebbe essere vissuto in Italia. Ve ne do un sommario, prima di dedicarci a cose ben più serie sull’analisi di questa vera emergenza.

  • Il Messaggero – 7 novembre. Quest’anno, complici le variazioni di temperatura che si susseguono a causa dei cambiamenti climatici, la consueta epidemia invernale di influenza è arrivata in anticipo cogliendo il governo impreparato; la campagna di vaccinazione non è ancora iniziata e le scorte non sono ancora pronte. Si registrano i primi casi abbastanza seri per complicazioni polmonari.
  • Il Mattino – 12 novembre. Ennesimo caso di mala sanità in Campania. Il Sig. Giuseppe Esposito si è presentato venerdì scorso al Presidio ospedaliero di Agropoli con tosse e febbre alta. E’ stato visitato e gli è stata diagnosticata una semplice  influenza. Rimandato a casa le sue condizioni sono peggiorate e ieri pomeriggio la famiglia preoccupata lo ha accompagnato all’ospedale di Salerno dove è arrivato in condizioni critiche. Si è spento qualche ora dopo per una crisi respiratoria.
  • TGR Campania – 16 novembre. Tre casi di complicazioni polmonari conseguenti all’influenza all’ospedale di Salerno ( due in rianimazione) ed un caso analogo all’ospedale Cardarelli di Napoli. La popolazione è in allarme.
  • TG1 e La Sette – 19 novembre. Uno dei due pazienti ricoverati all’ospedale di Salerno è deceduto. Altri cinque casi sono stati segnalati nell’ospedale di Salerno e sette negli ospedali di Napoli. Una folla di gente ha invaso il pronto soccorso di tutti gli ospedali della Campania. 
  • Corriere della Sera -21 novembre. Un altro morto e 25 ricoveri in Campania: è l’inizio di un’epidemia?  Intervista con il Prof. Giardino: non è il caso di parlare di epidemia. Necessario prendere le normali precauzioni, lavarsi bene le mani come norma di prevenzione e recarsi in ospedale ove si registrassero sintomi di febbre alta persistente e soprattutto difficoltà respiratorie. Sembra infatti che quest’anno l’influenza stia presentando questo tipo di complicazioni. Invito la popolazione alla calma.
  • Tutti gli organi di informazione – 28 novembre. E’ epidemia! Sette morti e cento ricoveri per complicazioni polmonari in Campania. Due persone trasportate in eliambulanza all’ospedale Spallanzani di Roma. Interrogazione parlamentare urgente alla Camera. Tutti gli ospedali della Campania sono ormai al collasso. Il Presidente della regione Campania chiede la collaborazione delle altre regioni
  • TG 1 – 2 dicembre. Il Presidente del Consiglio alla Camera dichiara che si stanno studiando le cause di quello che sembra un focolaio di influenza particolarmente grave localizzato solamente in Campania. Nelle altre regioni infatti non si registra una situazione diversa da quelle  delle normali influenze invernali. Ci sono parecchi casi ma le complicazioni, nessuna mortale, sono analoghe a quelle degli anni scorsi. Nel frattempo il numero di ricoveri  è arrivato a trecento e purtroppo bisogna registrare altri quattro decessi. Il governo sta studiando un piano per trasferire una parte dei malati più gravi nelle altre regioni, prevalentemente del Nord perché più attrezzate a trattare il numero crescente di ammalati per i quali non c’è più spazio in Campania.
  • Corriere della sera e La Repubblica – 3 dicembre. I Presidenti della regione di Lombardia e Veneto rilasciano una dichiarazione congiunta in cui ricordano di aver chiesto più volte il trasferimento di poteri e risorse maggiori alle loro regioni che sono più “virtuose”. Il trasferimento negli ospedali del Nord non è una soluzione praticabile perché potrebbe esportare l’epidemia al di fuori della Campania. La popolazione, in subbuglio si rifiuta di accettare i malati temendo la diffusione dei contagi.
  • Comunicato stampa di Palazzo Chigi – 4 Dicembre. Il Presidente del Consiglio ha convocato a Palazzo Chigi i Presidenti delle regioni il 6 dicembre per discutere un piano di emergenza che verrà approntato dal Ministero della Salute.
  • La Repubblica - 5 dicembre. L’ira del Presidente della regione Campania. “Preserviamo l’unità del Paese.” “Anche i nostri concittadini erano al fronte nord orientale nel 1917-18  per difendere la Patria in pericolo. Nessuno disse che sarebbe stato solo un problema del Veneto e si rifiutò di combattere sul Piave”. E’ una vera emergenza che ha bisogno di una risposta nazionale unitaria. I malati hanno ormai saturato tutti gli ospedali ed anche le cliniche private, in base ad un accordo urgente con la Regione. Medici e infermieri sono allo stremo
  • Telegiornale  La Sette – 5 dicembre ore 20.00. I virologi dell’ospedale Spallanzani sono riusciti ad isolare il virus che sta causando questa epidemia. Si tratta di un Corona virus di un tipo nuovo e quindi particolarmente aggressivo. Purtroppo non esiste un vaccino e si può far ricorso solamente a terapie sintomatiche e supporti terapeutici specifici in caso di complicazioni essenzialmente respiratorie.
  • Telegiornale La Sette – 6 dicembre. Enrico Mentana annunzia una diretta non stop in attesa dei risultati della riunione alla Presidenza del Consiglio che si preannunzia molto lunga, a partire dalle ore 21.15
  • Maratona di Mentana – 6 dicembre. Sono presenti giornalisti di vari orientamenti politici ed il virologo Prof. Giardino. Alessandra Sardoni, presidia l’uscita di Palazzo Chigi.  Le posizioni in studio sono molto divaricate. Da un lato si chiede solidarietà alla Campania dalle altre regioni, dall’altra si contesta l’idea di trasferire i malati al di fuori della Campania per non diffondere l’epidemia che fortunatamente sembra localizzata, anche se ci sono quattro casi sospetti: uno in Calabria, due  a Roma ed uno a Firenze. Il Prof Giardino dichiara che fortunatamente il tasso di mortalità di questa influenza è abbastanza basso anche se la sua contagiosità è molto alta. Consiglia un’igiene scrupolosa, di evitare per quanto possibile luoghi affollati, di usare la mascherina per coprire naso e bocca, e di stare a casa al primo apparire anche di un comune raffreddore. In caso di febbre è necessario ricorrere all’ospedale più vicino. A. Sardoni riporta le opinioni che traspaiono da alcune dichiarazioni. La riunione è molto agitata e non si intravede una soluzione. A mezzanotte è annunziata una conferenza stampa del Presidente del Consiglio prevista alle ore 1.30
  • Conferenza stampa del Presidente del Consiglio – ore 2.00 7 dicembre. Un Presidente insolitamente provato e scuro in volto dichiara che il Piano proposto dal Governo non è stato accettato. Ci sono divisioni importanti fra gli stessi ministri del governo giallo-rosso e fra Governo e regioni. Si è deciso solamente che la Protezione civile realizzerà in una settimana due tendopoli di prima accoglienza e smistamento dei malati che si presenteranno. Esse saranno presidiate dalla sanità militare e avvieranno in ospedale solamente i malati bisognosi di soccorso urgente. E’ stata scartata la costruzione di nuovi ospedali per l’impossibilità di realizzarli in tempi compatibili con la situazione. Il dott. Fiaschetti, torinese, è stato nominato commissario all’emergenza, con ampi poteri per fronteggiare la situazione.
  • Conferenza stampa del Presidente del Consiglio, del Ministro della salute e del dott. Fiaschetti – 10 dicembre. E’ stato fatto il punto della situazione. I casi accertati sono 3427. I deceduti 101 ma fortunatamente ci sono 57 persone ormai guarite. E’ possibile sconfiggere il virus. Esistono purtroppo 21 casi al di fuori della Campania. Le tendopoli funzionano bene come centro di prima accoglienza per i malati non gravi che sono ricoverati e sottoposti a monitoraggio continuo. I più gravi sono trasferiti negli ospedali locali dove la situazione è più complessa. Si cerca di dimettere i malati meno gravi, anche di altre patologie, per i quali si stanno organizzando cure domiciliari. Nuovi malati, essenzialmente di patologie diverse non particolarmente gravi saranno ricoverati in altre due tendopoli che saranno realizzate nei prossimi giorni. Si è raggiunto un accordo con le regioni per il trasferimento di personale ospedaliero di varie categorie, ambulanze, macchinari e altri presidi medici dalle altre regioni. Il governo presenterà un decreto legge nell’arco di qualche giorno.
  • Tutte le testate televisive -  edizione speciale interrompendo la normale programmazione – 12 dicembre. Presentato il decreto legge. Tumulti al senato! Chieste le dimissioni del governo. Il piano del governo prevede lo stato di coprifuoco dalle ore 00.00 alle ore 9.00 e dalle ore 11.00 alle ore 24.00 di ogni giorno per i prossimi quattro mesi. E’ vietato entrare e uscire dalla regione Campania (se non previa autorizzazione) come la fornitura di mezzi di prima necessità e lo smaltimento dei rifiuti. La polizia e le forze armate si occuperanno dell’ordine pubblico e di far rispettare le regole.  I trasgressori saranno trattenuti in stato di fermo. Chiuse le scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia, sospese manifestazioni sportive, teatrali etc. Lo scopo è di confinare l’epidemia all’interno della regione ed evitare per quanto possibile che i focolai ormai esistenti in altre regioni si diffondano in maniera epidemica. Le opposizioni insorgono, gridando alla violazione dei diritti civili e della libertà di movimento delle persone sane che sono tuttora la grande maggioranza, alla violazione dei diritti umani e financo al Colpo di stato. La riunione, sospesa più volte, è aggiornata a domani. L’opposizione occupa il Senato. Il presidente del Consiglio si reca dal Capo dello Stato. Dimissioni? Manifestazioni di opposte tendenze in tutta Italia
  • Comunicato del Quirinale – 12 dicembre. Il capo dello Stato, verificata l’eccezionale gravità della situazione per altro mai verificatasi dalla proclamazione della Repubblica, dopo consultazioni con il Presidente del Consiglio che si è dichiarato pronto alle dimissioni ove ciò fosse giudicato utile per una pronta soluzione della gravissima crisi, ha deciso di consultare nella giornata di domani i rappresentanti delle varie forze politiche secondo il calendario seguente.
  • Comunicato del Quirinale – 14 dicembre. Il capo dello Stato, dopo le consultazioni annunziate, ha accolto le dimissioni del Presidente del Consiglio e nominato Presidente del Consiglio il senatore a vita prof. Antonio Settimi che ha accettato ed ha già presentato la lista dei ministri. Essa prevede i segretari dei sei principali partiti presenti in parlamento come vicepresidenti. Tutti gli altri ministri saranno di estrazione “tecnica” . Il prof. Giardino è il nuovo ministro della salute, il dott. Fiaschetti ministro all’emergenza nazionale, e il generale Pistola ministro dell’interno. Giuramento oggi pomeriggio.
  • Tutte le reti televisive – 16 dicembre. Il Presidente del Consiglio si presenta alla Camera dei Deputati. Chiesta la fiducia su pochi punti programmatici che prevedono in sostanza solo l’emergenza sanitaria e le azioni da intraprendere fino a soluzione di essa. Finita l’emergenza, il governo considererà concluso il suo mandato e il Presidente del Consiglio rimetterà il mandato nelle mani del Capo dello Stato. “Siamo – dichiara il prof. Settimi -  in una situazione di emergenza paragonabile allo stato di guerra e chiedo quindi il supporto del Parlamento come se fossimo in guerra, una guerra contro un nemico invisibile ma non per questo meno pericoloso. In questo governo sono rappresentati al massimo livello tutti i Partiti e mi aspetto che tutti voi collaboriate  in spirito unitario, consapevoli che il Paese corre un grave pericolo, che ci potranno essere migliaia di vittime e che l’intera economia nazionale ne subirà le conseguenze. Mi attiverò con i Paesi amici perché non sigillino l’Italia in un isolamento impenetrabile, anzi ci aiutino a evitare il contagio al di fuori nostri confini, collaborando con noi ad una rapida soluzione dell’epidemia, aiutandoci ad evitare un gravissimo crollo della nostra economia. Abbiamo concordato, all’interno del governo, che le misure proposte dal precedente governo siano confermate. Esse saranno oggetto di vari decreti legge una volta che, come spero, ci avrete dato la fiducia”.  Il discorso del Prof. Settimi è stato interrotto da numerose proteste che si sono levate da tutte le parti dell’aula e, cosa mai verificatesi, circa il 20% dei deputati di tutti i partiti hanno abbandonato l’aula immediatamente alla fine del discorso, dichiarando che non avrebbero partecipato al dibattito sulla fiducia ed al successivo voto. Stessa cosa si è verificata nel pomeriggio nell’aula del Senato. Si è verificata una situazione mai successa nella storia della Repubblica: una ribellione diffusa dei parlamentari di tutti i partiti ai loro stessi segretari. La fiducia sarà così ottenuta rapidamente, in mancanza di opposizione, ma si teme che l’opposizione appunto si traferirà nelle piazze. Siamo al collasso del nostro Paese?
  • La novella procede ancora

Nei prossimi giorni parleremo in maniera seria della vera emergenza in Cina.

Mi è sembrato utile però invitarvi a riflettere su questo scenario che, speriamo, non accadrà mai. Come reagirebbe l’Italia di fronte a un’epidemia improvvisa, o di fronte ad una catastrofe altrettanto imprevedibile come una nuova eruzione esplosiva del Vesuvio. Esistono piani di emergenza?  Soprattutto la nostra politica, i nostri mezzi di comunicazione, la nostra popolazione sarebbero pronti a fare un fronte comune. Oppure si spezzetterebbero in parecchi gruppi opposti uno all’altro e capaci di bloccare tutto, come succede ogni volta che si debba realizzare una qualsiasi opera pubblica? La domanda non è p