La Cina in pillole

20. ago, 2017

Perché non capiamo la Cina – I

Mi è stato chiesto più volte, specialmente dopo la mia ultima nota, perché insisto sul concetto che la Cina “ è un mondo a sé, completamente diverso da quello in cui viviamo e quindi non possiamo applicare ad esso i nostri canoni mentali che sono tutt’altro che universali a parte pochissimi principi”.

Pensavo di averne dato evidenza varie volte anche recentemente nelle prime tre note de ”La Cina in pillole” . Le foto tratte dalla storia comparata del Palace Museum di Taipei danno una notevole evidenza che fin da 2000 anni prima di Cristo la storia del bacino del Mediterraneo si è sviluppata in maniera indipendente e del tutto diversamente da quella Cinese. Non è quindi presumibile che oggi, dopo 4000 anni si possa avere meccanismi mentali uguali e spesso neanche equivalenti. Essi (a mio parere) derivano per larghissima parte dalle stratificazioni successive che si sono accumulate nella nostra storia remota e recente.

“A parte pochissimi principi” ho detto e mi baso sulla mia esperienza di oltre 40 anni di discussioni, spesso molto profonde, con persone di tutte le età, razze, culture, orientamenti politici e religiosi, ceti sociali. L’ho sempre fatto senza alcun preconcetto, con una grande curiosità intellettuale e posso dire in tutta sincerità che da ciascuno di essi ho imparato qualcosa; è stato l’aspetto più bello e formativo del mio lavoro in giro per il mondo.

Ho avuto modo di verificare ad esempio che l’amore di una madre per il figlio è identico sotto tutte le latitudini e i sistemi politici. Anche noi, nel nostro mondo, se ripuliamo l’atteggiamento dei nostri giovani da tutte le incrostazioni superficiali dettate dalle mode e dalle consuetudini del luogo e del momento, ci rediamo conto che esso non differisce da quello dei nostri nonni. Spesso pensiamo che i rapporti genitori – figli nella cultura anglosassone (specie americana) o nei popoli Slavi siano profondamente differenti ma approfondendo un po’ ci rendiamo conto che il dolore di una madre per le sofferenze o la morte di un figlio è sempre uguale anche se espresso con i pianti disperati tipici del nostro sud o con le poche parole di una madre slovena.

Allo stesso modo mi sono reso conto che il concetto di bene e di male è innato in ciascuno di noi. Attenzione, diceva Seneca, “il fatto che io non pratichi il bene non vuol dire che non lo conosca”: siamo esseri umani e non robot! Quest’aspetto è molto più difficile da comprendere ed accettare specialmente quando ci troviamo di fronte ad atteggiamenti di una crudeltà ed efferatezza assoluti. Anche in questo caso però dobbiamo considerare che il male fa notizia e non il bene: i giornali ci inondano di notizie tragiche e ne continuano a parlare per settimane ma esiste tanto bene che ci è sconosciuto oppure appare sulla stampa in un angolo e per un giorno come i casi di immigrati clandestini, ai margini della nostra società, che si sono esposti e talora sono morti per salvare bambini a loro sconosciuti. Tutte, dico tutte le persone con cui ho avuto l’opportunità di parlare in maniera approfondita, sia orientali che mussulmani (molti di meno questi ultimi ma non in numero trascurabile) ho scoperto che condividevano i miei stessi principi.

Non è compito di questa nota approfondire il perché esistano nel mondo questi pochissimi punti che uniscono tutti noi; mi basti solo dire che, secondo la mia esperienza è così.

A parte questo (e poco altro) niente ci unisce e in questa nota, e alcune successive, cercherò di dare evidenza di ciò, e del perché in Cina (e in buona parte dell’Indocina) vivono, pensano, agiscono, in maniera del tutto diversa sia a livello privato sia nella vita pubblica. Ovviamente non voglio scrivere un trattato (e dovrei a mia volta studiare molto per farlo). Cercherò solo di dare alcuni spunti che ciascuno di voi può approfondire se interessato.

Cominciamo dall’“involucro” del mondo Cinese. E’ il Paese dei paradossi:

-           Il secondo Paese al mondo per PIL e il primo per PIL a parità di potere di acquisto          (PPP)

            Allo stesso tempo è molto indietro se si considera il PIL pro-capite (sia assoluto che a PPP)

-           Ha un numero di miliardari secondo solo agli USA

            Ha decine di milioni di poveri al di sotto della soglia di povertà

-           Ha un sistema politico centralizzato

            Si muove sostanzialmente con le regole di un’economia di mercato.

-           Ha nella sua costituzione i principi del maoismo

            Aderisce alle logiche del capitalismo e ai principi millenari del Confucianesimo.

 

E’ quindi un sistema molto complesso da capire e certamente non incasellabile nei nostri canoni. Bisogna quindi vederlo e analizzarlo “dalla Luna” dimenticando ogni luogo comune.

Senza andare a tempi lontani dobbiamo considerare che a metà del XIX secolo ( più o meno in contemporanea con l’inizio delle dominazioni straniere, vedi figure) cominciarono a collassare tutte le basi filosofiche, politiche e culturali su cui si era basata la Cina per millenni: all’inizio del ‘900 crollarono l’impero e tutti i sistemi di governo ad esso collegati. Si dovettero adottare una nuova costituzione e nuovi principi di governo, ci furono convulsioni profonde e guerre intestine violente fino alla presa del potere del Kuomintang che riunificò gran parte della Cina. Nel 1949 Chiang  Kai-shek fu sconfitto definitivamente da Mao Tse Dong e il partito comunista Cinese prese definitivamente il potere (Vedi figure). Il nuovo governo si ritrovò un Paese distrutto, ridotto alla fame e senza riferimenti politici e culturali. Tutto ciò durò, con una serie impressionante di errori e fallimenti, fino alla fine degli anni settanta quando le riforme promosse Da Deng Xiao Ping diedero l’avvio a quarant’anni di sviluppo che nessuno avrebbe potuto immaginare (Figura).  Allo stesso tempo però DXP guidò la Cina con il pugno di ferro: non dimentichiamo che fu lui a decidere e ad assumersi la responsabilità dei fatti di Tienanmen (Vedi Figure).

Come ho detto in precedenza, gli obiettivi che i vari governi si prefiggevano, erano:

-          La riduzione della povertà,

-          Il miglioramento della qualità della vita partendo da un’alimentazione sufficiente,

-          Il miglioramento dell’istruzione e della salute pubblica,

-          La crescita dell’economia,

-          La rinascita di una cultura e di valori cinesi dopo un secolo in cui tutti i principi precedenti erano stati distrutti,

Esistevano però dei limiti oggettivi dettati dal fatto che tutto ciò si doveva applicare a un Paese immenso, con linee di comunicazione inesistenti, con una popolazione di quasi un miliardo di persone. Mai al mondo un Paese aveva dovuto affrontare problemi su una scala così grande.

I miei lettori più assidui ricordano certamente ciò che mi diceva “il grande vecchio” con cui parlavo nelle mie serate di quaranta anni fa:

-          “Ti rendi conto di ciò che vuol dire avere ogni anno un’Italia in più da sfamare?” E si riferiva alla grande natalità,

-          “Il Drago Cinese ritornerà al suo antico splendore se non collasserà prima per guerre intestine causate da disuguaglianze sociali,”

-          “Perché i Cinesi vincano alle Olimpiadi ci vorranno due generazioni: la prima deve mangiare e la seconda potrà gareggiare.”

-          “Ti rendi conto che per andare da Pechino a Canton, se si è fortunati, servono tre o quattro giorni?”

-          “Sai bene che tutta la generazione “della rivoluzione culturale” ha fatto un salto indietro di secoli ed avremo quindi un gigantesco buco generazionale.”

Mi diceva tanto altro ma basta questo per darvi un’idea delle problematiche da affrontare senza punti di riferimento minimamente applicabili.

I passi compiuti sono stati giganteschi, anche se resta moltissimo da fare. Alcuni esempi:

-          La povertà assoluta nel 1990 interessava il 61% della popolazione e oggi il 4%. Oltre 600 milioni di persone ne sono uscite,

-          Esiste una classe media di oltre 200 milioni di persone e oltre un milione di  ultra-ricchi,

-          La mortalità nel primo anno di vita è passata dal 12,2% all’1,8%,

-          La speranza di vita alla nascita è passata da 44,6 a 75,2 anni.

Ovviamente siamo ben lontani da standard di vita analoghi all’Europa Occidentale o agli USA ma i passi compiuti non hanno uguali nel mondo su così larga scala. Per contrasto esistono ancora problemi enormi di disparità sociale e il rischio di un collasso interno è tuttora molto alto. Inoltre l’economia è stata liberalizzata in maniera sostanzialmente analoga a quella europea ma la stretta politica è ancora fortissima. Sostanzialmente è ancora valido ciò che mi diceva il “grande vecchio” sulla possibilità ed i rischi connessi alla rinascita della Cina.

Vi parlerò ora, in tre o quattro note, di alcuni aspetti specifici della società cinese confrontandoli con il passato. Per ultimo vi parlerò del problema più complesso e cioè le politiche sociali, il partito unico, il confucianesimo etc.

 

Il matrimonio

Nella Cina tradizionale il matrimonio era un accordo fra le famiglie, generalmente raggiunto con l’aiuto di intermediari. Esso era gestito dal capo famiglia o del clan allargato e serviva a sancirne l’alleanza e a migliorare il livello economico e sociale delle famiglie (o clan) di provenienza, e della nuova famiglia. Nel 1950 fu promulgata la prima legge sul matrimonio, in seguito sostituita da quella attuale del 1980 che è stata modificata ed aggiornata varie volte.

Vi do anzitutto due riferimenti utili:

-          Una mia discussione all’inizio degli anni ottanta con una ragazza che stava per sposarsi <vedi “La mia Asia del 14/10/2016>,

-          Un bellissimo romanzo “Le canzoni dell’aglio” scritto da Mo Yan, premio Nobel per la letteratura nel 2012. Esso è ambientato nel 1987 in un piccolo villaggio della provincia dello Shandong (dove l’autore è nato). Questo libro mostra in maniera coinvolgente che i rapporti sociali, le usanze e i soprusi nelle zone rurali erano identici a quelli di secoli prima.

Oggi la situazione è cambiata moltissimo, specie nelle grandi metropoli, dove l’emancipazione della donna è arrivata a livelli analoghi ai nostri e di questo darò conto in una prossima nota riferita ad un caso specifico.

Su una cosa la tradizione ancora resiste ed è addirittura incentivata. Mi riferisco ai doveri dei figli nei riguardi dei genitori e dei nonni e viceversa. I rapporti familiari seguono ancora per larga parte il principio confuciano dell’amore e del rispetto filiale necessario per mantenere l’armonia generazionale. Esso è ancora un cardine del sistema sociale di assistenza, di derivazione confuciana, e non ancora sostituito da un sistema di welfare generalizzato.

A questo proposito vi invito a leggere una nota da me scritta nella sezione “La Cina in pillole” il 17 luglio 2017 quando vi parlavo del gruista che aveva avuto un incidente. A quel tempo il welfare pubblico, garantito dallo Stato, non esisteva e non era neanche concepibile.

 

La politica del figlio unico

 

Questo è un argomento più spinoso ma, per gradi, vorrei arrivare a quelli veramente difficili. Si è sempre parlato, quando si discute della barbarie cinese, dell’obbligo di un solo figlio, di aborti forzati etc. Ho esaminato a lungo la stampa; ho visto qualcosa di vero e molto di falso. Vorrei fare chiarezza e dare a chi mi legge qualche informazione per giudicare i fatti e le situazioni in cui si sono verificati. Ognuno poi giudicherà come vuole ma almeno su basi più concrete e reali.

Parto da alcune baggianate che ho letto di recente sulla situazione attuale:

-          Non è vero che c’è stata una parziale liberalizzazione, le donne devono ancora oggi chiedere il permesso prima di tentare una nuova gravidanza:

-          Le donne in età fertile devono “indossare” la spirale per evitare gravidanze;

-          Sono sempre esistiti ed esistono ancora gli aborti forzati.

 

Vi racconto alcune esperienze personali risalenti a meno di un anno fa.

-          A maggio scorso ho rivisto dopo molti mesi una mia vecchia amica. Indossava un vestito ampio, ma mi sembrava diversa: aveva il viso più rotondo e luminoso e un po’ di pancia; in altre parole mi sembrava incinta. Non è più giovanissima ed ha già un figlio di una decina d’anni. Non dissi niente: poteva essere semplicemente ingrassata e non sarebbe stato carino farglielo notare. Prima di salutarmi però mi disse “non noti niente?” e mi diede la conferma. Stava arrivando un figlio, inaspettato ma non per questo meno gradito e si stava godendo la gravidanza. Le feci gli auguri consueti ed accarezzai il suo “pancino”. Dovrebbe arrivare fra non molto, è a casa e soffre il caldo.

Evidentemente, essendo una gravidanza inaspettata, non aveva chiesto alcun permesso e molto probabilmente non aveva la spirale.

-          Un’altra mia giovane amica “single” scoprì inaspettatamente di essere in attesa. Non voleva parlarne con i genitori perché temeva i loro rimproveri ed era sicura che le avrebbero detto di tenere il bimbo, come del resto voleva il suo boy-friend. Dopo moltissime esitazioni decise di abortire: era veramente all’inizio della gravidanza e non c’erano rischi significativi. Andò all’ospedale e il medico sostanzialmente rifiutò adducendo tutta una serie di rischi. Finalmente si decise di parlarne a cuore aperto con la madre, medico anch’essa, che capì la situazione e la fece tornare nella sua città dove interruppe la gravidanza.

Non me lo saprei mai aspettato, nel Paese dell’aborto libero!

-          Ultimo esempio: un’altra mia amica, una giovane donna cinese, appena sposata fu mandata a Milano per aprire una filiale della sua società. Stette lì un anno e poi, visto l’ottimo risultato, fu inviata a Houston per fare lo stesso. Il marito era contrario ma come rinunciare al sogno americano, la stessa illusione per ogni giovane! Era lì ormai da tre anni e il suo matrimonio stava andando a rotoli. Come suo “vecchio zio” (la tradizione confuciana…..) le dissi che doveva prendere una decisione: tornare a casa o divorziare, non poteva nascondere la testa sotto la sabbia e continuare a soffrire e a far soffrire il marito. Decise di tornare “per fare un bambino”. Le diedi qualche consiglio e ovviamente restammo in contatto. Dopo qualche mese di attesa cominciava a scoraggiarsi. A maggio ero a Pechino, mi disse di essere incinta e la invitai a pranzo l’indomani per festeggiare. La sera ero in albergo e ricevetti un suo messaggio: la sua gravidanza era in grave pericolo pur essendo proprio all’inizio e il medico le aveva prescritto il letto. Fortunatamente la cosa si è risolta ma il medico le ha detto che deve stare a casa, a riposo per tutta la gestazione. Non ha avuto alcun problema in ufficio e passa la giornata a casa, molto annoiata per la verità. A lei ho chiesto oggi la conferma finale circa l’obbligatorietà della spirale. Vi allego la risposta (vedi figura). E’ molto interessante e ci si può fidare perché dopo tanti anni di permanenza all’estero ha perso l’abitudine della prudenza.

Mi rendo conto che è stata una premessa molto lunga ma credo che essa possa darvi un’idea concreta e di prima mano della situazione oggi in Cina e nelle grandi città. Il resto sono chiacchiere.  Conosco molto meno la situazione nelle campagne.

 

Andiamo però a parlare della situazione storica che, come ho detto, è piena di luci ed ombre.

La crescita demografica è sempre stata un grande problema in Cina. Subito dopo il 1949 esisteva una convinzione generalizzata che una popolazione numerosa fosse un punto di forza e simbolo di benessere secondo la tradizione confuciana: più bambini significa più felicità. I bambini avuti presto portano presto la felicità. Lo stesso Mao Tse Dong era contrario ad ogni politica di controllo delle nascite, però già all’inizio degli anni cinquanta  l’economista Ma Yinchu aveva indicato i rischi di una crescita eccessiva. Nel 1953 ci fu il primo censimento generale e si scoprì che la popolazione cinese era di 602 milioni invece dei 450 milioni presunti. In seguito a ciò fu incentivato l’uso dei contraccettivi e l’aborto (fino ad allora vietato) venne legalizzato. Mao però restò della sua opinione che una maggior popolazione fosse una risorsa, convinto che “il grande balzo in avanti” avrebbe risolto ogni problema. Il fallimento di quell’iniziativa e la crescita tumultuosa della popolazione (arrivata a 949 milioni nel 1977) portò alla conclusione che qualcosa bisognava fare e si cominciò con l’educazione: era meglio sposarsi ed avere figli in età matura, allontanare le gravidanze fra di loro e ridurre il numero dei figli. Non ci furono risultati significativi e si arrivò alla prima formulazione della “politica del figlio unico” che venne via via aggiustata ad intervalli di pochi anni secondo l’esperienza raggiunta.

Non voglio qui farvi la storia della politica della famiglia in Cina. I principi generali erano però i seguenti:

-          Bisognava fare “un’application” prima della gravidanza;

-          Erano permessi da uno a tre figli secondo le varie province, situazioni ed etnie;

-          Si creava un sistema di incentivi e di sanzioni per ogni deroga alla legge. Le famiglie che la rispettavano avevano maggiori opportunità di accedere all’istruzione, alla sanità, alla distribuzione di alloggi e di posti di lavoro etc. Quelle che non la rispettavano avevano multe pecuniarie (spesso molto alte) e perdite significative di vantaggi.  

 

Le opposizioni sono sempre state molto forti specie nelle zone rurali dove esisteva ancora la concezione tradizionale che il figlio maschio era preferibile alla femmina. Queste idee non erano semplicemente frutto di una cultura atavica ma avevano un fondamento pratico per almeno due motivi:

-          L’assenza di un vero sistema pensionistico ( vedi anche la mia vecchia nota citata precedentemente) per cui il figlio maschio avrebbe garantito cure ai genitori anziani;

-          Il sistema di distribuzione delle terre in Cina (introdotto nel 485 d.c. ed ancora in vigore) secondo cui i maschi avevano diritto ad una quantità di terre doppia di quella delle figlie femmine.

Questa politica ha raggiunto dei risultati concreti. Il tasso di fecondità delle donne è sceso da 2,8 figli a 1,5 e si stima che la popolazione cinese, oggi pari a 1,4 miliardi sarebbe stata 400 milioni di persone in più. Si può dire quindi che da questo punto di vista gli obiettivi siano stati raggiunti.

 

Il grande quesito è quindi: è stata una scelta positiva oppure l’ennesima sopraffazione delle libertà individuali?

Vi ho fornito dei dati abbastanza obiettivi e ognuno è libero di farsi la propria idea. Vorrei però sottolineare una serie di punti derivanti dalle mie valutazioni.

-          Dobbiamo considerare il problema basandoci sulle situazioni reali e non su principi filosofici/morali astratti. Nessun popolo al mondo ha mai dovuto affrontare problemi di questa dimensione. L’alternativa era lasciare che tutto andasse come stava andando dagli anni ’50 agli anni ’70 con ciò condannando a morte sicura per fame, malattie e stenti milioni di persone ogni anno, specialmente bambini e vecchi, oppure limitare le libertà individuali e assicurare almeno le minime condizioni di una vita accettabile alla popolazione. Non esisteva nient’altro a parte queste due alternative. Non dimentichiamo che tante libertà sono privilegi dei popoli ricchi. Un solo esempio: il lavoro minorile che noi oggi giustamente condanniamo come una delle più grandi barbarie era assolutamente normale e accettato in Italia negli anni ’50. Anche in quel caso l’alternativa per molti bambini sarebbe stata la morte certa.

-          Ovviamente ci sono stati molti aspetti negativi e certamente anche parecchi abusi, a cui vorrei far cenno. Testimonianza ne è il fatto che la legge sul figlio unico sia stata modificata varie volte nei trent’anni della sua applicazione ma si percorreva un terreno assolutamente inesplorato e non esistevano riferimenti precedenti.

-          Il sistema pensionistico cinese era (ed è) ancora allo stato embrionale e quindi, come nella loro tradizione pluri-secolare, la cura degli anziani era affidata ai familiari delle successive generazioni. Ciò era perfettamente funzionale all’epoca delle tradizionali famiglie allargate e numerose e dei clan. La situazione si è oggi ribaltata per vari motivi. In una famiglia che abbia osservato le regole si è creata una struttura di tipo 4-2-1. Quattro “nonni” hanno generato due “figli” e questi solo un “nipote” che deve affrontare un carico insostenibile. Altro aspetto: una coppia che abbia avuto un figlio e questo sia morto in giovane età si trova abbandonata a se stessa se la loro età non le permette più di generarne un altro Hanno fatto scalpore una serie di iniziative giudiziarie, respinte, volte a chiedere al governo un indennizzo per questi casi. Inoltre le immense migrazioni interne di cui abbiamo parlato e continueremo a parlare fanno si che spesso i genitori si trovino lontani dai figli e nell’impossibilità di avvicinarsi, creando problemi analoghi ai precedenti.

-          In Cina si è creata una sproporzione fra i sessi che è unica al mondo. Il valore tipico alla nascita è di circa 105 nuovi nati maschi ogni 100 femmine: nel 2015 in Cina esso è stato di 115 maschi ogni cento femmine (vedi figura). Perché? Sicuramente i valori tradizionali sulla maggior importanza del maschio si sono aggiunti al problema del supporto agli anziani, a carico come ho detto del figlio maschio, della distribuzione dei terreni agricoli etc. Ciò ha creato un problema immediato, nell’impossibilità per vari maschi di trovare moglie, con tutte le conseguenze che si possono facilmente immaginare.

-          Ma come è successo? E’ inutile girarci intorno. Gli aborti selettivi, gli infanticidi delle bambine e gli abbandoni di esse sono i principali fattori responsabili di tutto ciò. Prova ne sia il fatto che il tasso internazionale di mortalità infantile delle femmine  rispetto ai maschi è 0,78 mentre in Cina nel 1995 era di 1,34. E’ ipotizzabile l’infanticidio alla nascita sia stato più frequente dell’aborto selettivo e ciò sarebbe confermato dal fatto che fino a qualche anno fa era assolutamente vietato per legge di informare i genitori circa il sesso del nascituro. Una spiegazione più realistica è però che nelle grandi metropoli questa problematica non sia esistita oppure lo sia stata in maniera ridotta (conosco tantissime famiglie con un’unica figlia femmina) mentre essa sia esplosa nelle immense zone rurali dove sistemi ecografici o radiografici erano rarissimi. Non bisogna inoltre dimenticare che numerosi funzionari essenzialmente medio-bassi abbiano commesso enormi abusi per i motivi più vari approfittando dei loro poteri.

Su questo tema bisogna anche citare il problema dei “bambini fantasma”. Quando cioè una donna riusciva a nascondere la propria gravidanza, essa non dichiarava all’anagrafe il nuovo nato (specie se femmina), creando appunto una persona destinata a restare “un fantasma” per tutta la vita senza alcun diritto.

-          Per cercare almeno di limitare questo problema in una delle varie modifiche alla legge sulla pianificazione familiare, nel 2001 fu inserito un articolo che trattava esplicitamente l'argomento. Lo cito “Sono proibiti maltrattamenti e discriminazioni nei confronti di donne che diano alla luce figlie femmine o soffrano di infertilità. Sono proibite discriminazioni e abbandoni di neonate femmine” A questo proposito è interessante e ben noto che un famoso (e molto ricco) regista ha avuto otto figli, L'unica penalizzazione è stata una multa pari a più di un milione di dollari!

Qual è la situazione attuale? In passato solo 3 cinesi su 10 sostenevano la necessità di abbandonare questa politica (questo dato sembra realistico secondo molte fonti internazionali), nel 2014  invece 9 cinesi su 10 chiedevano una liberalizzazione o come minimo un alleggerimento della legge. Ciò indica che la popolazione riteneva ragionevole una limitazione delle libertà individuali a vantaggio del bene comune e che recentemente si era convinta che tutti i benefici possibili fossero stati ormai raggiunti.

Oggi assistiamo al fatto che nelle grandi città le giovani coppie non vogliono un secondo figlio e molte rinunziano anche al primo (in Cina lo chiamano “il nido vuoto”). Perché? Per gli stessi motivi per cui in Italia la popolazione è in grande decrescita. Entrambi i genitori lavorano, il costo della vita cresce, non si vuole rinunziare a tante tentazioni che ci sono “inflitte” ogni giorno dalla pubblicità (l’ultimo modello di cellulare etc.), la difficoltà di affidare i figli quando i genitori lavorano e i nonni abitano a migliaia di chilometri di distanza etc. Questo avviene molto di meno o non avviene del tutto nelle zone rurali.

E allora perché non c’è una liberalizzazione completa delle nascite? Il governo cinese ha un’enorme paura di un improvviso “baby boom” incontrollabile che non è ancora pronto ad affrontare. Ancora tutto il sistema di welfare è in corso di definizione, esistono giganteschi problemi di inurbamento, di cui parleremo al prossima volta etc. E’ preferibile, come è del resto normale in quel mondo, un rilassamento estremamente graduale. Hanno ragione? Difficile dirlo ma non dimentichiamo che parliamo di un Paese di 1,4 miliardi di abitanti (oltre venti volte l’Italia) e qualunque cosa succeda da quelle parti ha conseguenze planetarie.

 

Non dimenticate, e chiudo, che Andrew Wilson in un articolo sul Guardian del 24 novembre 2015 intitolato “ Può il nostro pianeta sostenere la nuova politica dei due figli in Cina” ha scritto che la crescita della popolazione cinese potrebbe costituire una sfida ardua per il mondo, già in affanno per i problemi ambientali che si stanno manifestando.

In altre parole le libertà individuali sono belle fino a quando non toccano la nostra vita.

 

C’è di che riflettere.