La grande paura per il Corona virus

6. feb, 2020

5 febbraio 2020

LA GRANDE PAURA PER IL CORONA VIRUS

Ci risiamo, è scoppiata un’altra epidemia in Cina con alcuni casi in Europa e USA. Ogni Paese sta reagendo a modo proprio e sabato scorso il Corriere della Sera ha fatto un titolo a tutta pagina “Virus, è stato di emergenza”: ha detto la verità perché ciò è stato dichiarato in una conferenza stampa improvvisa a tarda serata dal Presidente del Consiglio. Era giustificata? Non ho la competenza per dirlo, forse era sua intenzione diffondere calma invece ha ottenuto, credo, l’effetto contrario. La notizia si è ovviamente diffusa in tutto il mondo e sono stato sommerso da messaggi dei miei amici cinesi pieni di consigli (essenzialmente non uscire da casa) pensando che la nostra situazione fosse paragonabile a quella cinese. Cerchiamo dunque di analizzare gli eventi a mente fredda.

La storia del mondo è costellata di epidemie; ne ricordo solo alcune. La grande peste di Atene a causa della quale morì Pericle assieme alla sua famiglia nel 429 a.C. e che determinò l’inizio del declino della potenza di Atene. Nel 541 d.C. la peste di Giustiniano provocò la morte di quasi metà della popolazione di Costantinopoli e continuò con fasi alterne a colpire per qualche secolo tutta l’area mediterranea causando fra 50 e 100 milioni di morti. La piò nota epidemia dell’antichità è però la peste nera. Essa iniziò all’inizio del quattordicesimo secolo. Sembra accertato che il suo batterio si trasmise dai ratti all’uomo per il tramite delle pulci. Essa, secondo gli studi più accreditati iniziò proprio nell’area di Wuhan che, a causa della sua posizione favorevole sullo Yang Tse era già allora un centro di scambi. Da lì si propagò nell’area caucasica. Si dice che la diffusione successiva fu uno dei primi esempi di guerra batteriologica. Infatti, i Tartari buttarono di proposito i cadaveri degli appestati negli accampamenti genovesi e da lì, attraverso la flotta della repubblica marinara l’epidemia si diffuse in Grecia, Egitto e finalmente arrivò nel 1347 in Sicilia e poi a Genova. Dall’Italia si propagò in Svizzera, Francia, Spagna Inghilterra, Scozia e Irlanda; provocò circa 20 milioni di vittime e finalmente si arrestò proprio per il grande spopolamento causato. Nei tempi moderni non possiamo dimenticare l’epidemia di influenza Spagnola fra il 1917 e il 1919. Essa si diffuse in tutti i continenti colpendo un terzo della popolazione mondiale e causando fra 50 e 100 milioni di morti. Nella mia generazione la prima epidemia che si ricordi fu l’influenza asiatica che negli anni 1977-1960 fese circa due milioni di vittime ed il cui virus era stato isolato per la prima volta in Cina nel 1954. Anch’io ne fui vittima in maniera abbastanza seria. In seguito vi furono altre epidemie piuttosto forti: cito la suina, l’aviaria, l’ebola, e la Sars. Penso che il modo migliore nella nostra analisi sia di partire dall’epidemia di SARS, scoppiata nel Guandong (Cina meridionale) alla fine del 2002 e diffusasi nel mondo durante il 2003. I motivi di ciò sono essenzialmente due.

-          La SARS, Severe Acute respiratory Syndrome è stata causata proprio da un corona virus, chiamato così per la sua forma a corona. Il nuovo corona virus e la SARS hanno in comune circa l’80% del quadro genetico e tra gli aspetti condivisi ci sono le modalità di aggressione del sistema respiratorio. Sembra, ma non è ancora provato, che il nuovo virus sia meno pericoloso della SARS, ma nettamente più contagioso.

-          Come reagì il mondo nell’epidemia di SARS? Un allevatore del Guandong, accusati i sintomi, fu ricoverato in ospedale e lì morì. La causa fu considerata una semplice polmonite, probabilmente virale e non fu fatta alcuna indagine ulteriore o un’autopsia.

-          All’inizio del 2003 ero in Vietnam, dove trascorrevo oltre la metà del mio tempo perché stavamo realizzando un impianto molto importante per l’economia del Paese e ne stavamo negoziando un altro. Un mio collega ebbe una violenta influenza con febbre altissima. Rifiutò di andare all’ospedale (anche all’ospedale francese) e cercò di curarla con i normali febbrifughi e un antibiotico ad ampio spettro. In quelle condizioni nessuna line aerea lo avrebbe accettato e quindi restò in albergo senza ufficializzare le sue condizioni. Ricordo che in un’occasione passai un’intera notte nella sua stanza perché era molto preoccupato, ma contro la sua ostinazione potevo fare ben poco. Quando finalmente la febbre cominciò a scomparire tornò in Italia e lì si recò all’ospedale. Gli furono diagnosticati i residui di una polmonite virale particolarmente ostica che a poco a poco passò. Solamente in seguito, dopo l’identificazione della malattia da parte di Carlo Urbani (che ne morì) si scoprì che il mio collega molto probabilmente aveva avuto (e superato) la famigerata SARS.

-          A questo punto devo per forza parlare di Carlo Urbani, un eroe misconosciuto dei nostri giorni) su cui ho già scritto una nota qualche anno fa. Lo faccio con le parole della moglie, intervistata qualche giorno fa: “Ascoltare la notizia in televisione è stato come tornare a 16 anni fa quando Carlo ricevette quella telefonata. Gli chiesero di andare in ospedale dove un uomo d’affari non riusciva a guarire da una strana infezione. Come sempre non si tirò indietro. Oggi rivivo tutti quei momenti. E ricordo quello che mi raccontava la sera a casa, dopo essere stato via tutta la giornata. “Giuliana è un disastro”.  Carlo (ci eravamo conosciuti in residenza dell’ambasciatore ad Hanoi, eravamo diventati amici ed avevamo un grande progetto in comune, svanito dopo la sua morte) morì il 29 marzo 2003 a Bangkok, dopo aver contratto il virus e salvato il mondo da una gravissima epidemia che causò comunque circa 8000 contagi e 775 morti. Carlo era dirigente della WHO ad Hanoi, un lavoro che non richiedeva di stare in prima linea, ma lui era, e si sentiva, anzitutto un medico infettivologo e non un burocrate. In quei giorni diceva alla moglie “Ho paura che l’infezione non si fermerà e che sarà una strage come la Spagnola del 1918 che uccise centinaia di migliaia di persone”. Oggi, dice la moglie, grazie ai protocolli di sicurezza che lui ha contribuito a mettere in campo, la situazione si sta affrontando in un modo diverso. Chi volesse saperne di più potrebbe cercare su internet l’associazione italiana Carlo Urbani.

-          Ricordo l’epidemia di SARS anche per un altro motivo personale. Come ho detto, noi avevamo un team impegnato a tempo pieno su due iniziative importantissime per il Vietnam e, ovviamente, per la nostra azienda. I viaggi non erano stati bloccati, non c’era alcun divieto (se non i consueti consigli di evitare viaggi non strettamente necessari) da parte delle autorità nazionali e quindi non era invocabile la “forza maggiore”. Sospendere il progetto avrebbe comportato seri danni. Di conseguenza, prendendo il massimo di precauzioni possibili, il nostro team era costretto ad andare e venire. Nessuno si tirò indietro sebbene fosse libero di farlo. Bene, fui assalito da una collega perché entravo in ufficio mettendo a repentaglio la salute di tutti. Fu uno dei pochi casi in cui mi infuriai veramente. “ Come ti permetti – le dissi – se esiste un rischio così grave chiedete all’azienda di bloccare il progetto, altrimenti non ti permettere di parlare in questo modo; io sto rischiando la vita, poco o molto che sia, anche per il tuo stipendio. Devi solo ringraziarmi. Con questo voglio solo far notare come il panico incontrollato possa non solo guastare i rapporti interpersonali ma, peggio, determinare fenomeni di intolleranza come quelli che si stanno verificando in questi giorni. Ogni informazione, specie con i mezzi di oggi, può determinare reazioni non prevedibili e, oltre un certo punto, incontrollabili. Oggi in Cina, le varie aziende del mondo stanno rimpatriando i connazionali dalla provincia di Hubei, dove esiste il vero focolaio ed è stato di fatto dichiarato il coprifuoco. Nel resto dell’immenso Paese gli stranieri continuano a restare, prendendo ovviamente tutte le precauzioni del caso. Non si può, a mio avviso, sigillare il mondo intero se non ci sia una vera emergenza a livello mondiale. Che ne sappiamo noi di quanti casi possano esserci già in India dove una gran parte della popolazione potrebbe morire senza neanche passare da un ospedale? O dall’Africa dove potrebbe già essere presente?

Ho ritenuto necessario parlare di questo precedente perché ritengo che possa essere istruttivo per analizzare la nuova epidemia, ma prima vorrei parlarvi di come, sin dal suo inizio i media se ne siano impadroniti. Certamente tutti voi conoscete l’audio “ O’ cinese c’a tosse” che ha spopolato e dimostrato una volta in più l’ironia con la quale i napoletani sono capaci di affrontare anche gli avvenimenti più seri. Pochi invece conoscono un breve racconto di fanta-politica, scritto sotto forma di diario, che raccoglie notizie  sia su carta stampata che per televisione. L’ho trovato per caso su Internet e secondo me è una testimonianza ben fatta di come un avvenimento del genere potrebbe essere vissuto in Italia. Ve ne do un sommario, prima di dedicarci a cose ben più serie sull’analisi di questa vera emergenza.

  • Il Messaggero – 7 novembre. Quest’anno, complici le variazioni di temperatura che si susseguono a causa dei cambiamenti climatici, la consueta epidemia invernale di influenza è arrivata in anticipo cogliendo il governo impreparato; la campagna di vaccinazione non è ancora iniziata e le scorte non sono ancora pronte. Si registrano i primi casi abbastanza seri per complicazioni polmonari.
  • Il Mattino – 12 novembre. Ennesimo caso di mala sanità in Campania. Il Sig. Giuseppe Esposito si è presentato venerdì scorso al Presidio ospedaliero di Agropoli con tosse e febbre alta. E’ stato visitato e gli è stata diagnosticata una semplice  influenza. Rimandato a casa le sue condizioni sono peggiorate e ieri pomeriggio la famiglia preoccupata lo ha accompagnato all’ospedale di Salerno dove è arrivato in condizioni critiche. Si è spento qualche ora dopo per una crisi respiratoria.
  • TGR Campania – 16 novembre. Tre casi di complicazioni polmonari conseguenti all’influenza all’ospedale di Salerno ( due in rianimazione) ed un caso analogo all’ospedale Cardarelli di Napoli. La popolazione è in allarme.
  • TG1 e La Sette – 19 novembre. Uno dei due pazienti ricoverati all’ospedale di Salerno è deceduto. Altri cinque casi sono stati segnalati nell’ospedale di Salerno e sette negli ospedali di Napoli. Una folla di gente ha invaso il pronto soccorso di tutti gli ospedali della Campania. 
  • Corriere della Sera -21 novembre. Un altro morto e 25 ricoveri in Campania: è l’inizio di un’epidemia?  Intervista con il Prof. Giardino: non è il caso di parlare di epidemia. Necessario prendere le normali precauzioni, lavarsi bene le mani come norma di prevenzione e recarsi in ospedale ove si registrassero sintomi di febbre alta persistente e soprattutto difficoltà respiratorie. Sembra infatti che quest’anno l’influenza stia presentando questo tipo di complicazioni. Invito la popolazione alla calma.
  • Tutti gli organi di informazione – 28 novembre. E’ epidemia! Sette morti e cento ricoveri per complicazioni polmonari in Campania. Due persone trasportate in eliambulanza all’ospedale Spallanzani di Roma. Interrogazione parlamentare urgente alla Camera. Tutti gli ospedali della Campania sono ormai al collasso. Il Presidente della regione Campania chiede la collaborazione delle altre regioni
  • TG 1 – 2 dicembre. Il Presidente del Consiglio alla Camera dichiara che si stanno studiando le cause di quello che sembra un focolaio di influenza particolarmente grave localizzato solamente in Campania. Nelle altre regioni infatti non si registra una situazione diversa da quelle  delle normali influenze invernali. Ci sono parecchi casi ma le complicazioni, nessuna mortale, sono analoghe a quelle degli anni scorsi. Nel frattempo il numero di ricoveri  è arrivato a trecento e purtroppo bisogna registrare altri quattro decessi. Il governo sta studiando un piano per trasferire una parte dei malati più gravi nelle altre regioni, prevalentemente del Nord perché più attrezzate a trattare il numero crescente di ammalati per i quali non c’è più spazio in Campania.
  • Corriere della sera e La Repubblica – 3 dicembre. I Presidenti della regione di Lombardia e Veneto rilasciano una dichiarazione congiunta in cui ricordano di aver chiesto più volte il trasferimento di poteri e risorse maggiori alle loro regioni che sono più “virtuose”. Il trasferimento negli ospedali del Nord non è una soluzione praticabile perché potrebbe esportare l’epidemia al di fuori della Campania. La popolazione, in subbuglio si rifiuta di accettare i malati temendo la diffusione dei contagi.
  • Comunicato stampa di Palazzo Chigi – 4 Dicembre. Il Presidente del Consiglio ha convocato a Palazzo Chigi i Presidenti delle regioni il 6 dicembre per discutere un piano di emergenza che verrà approntato dal Ministero della Salute.
  • La Repubblica - 5 dicembre. L’ira del Presidente della regione Campania. “Preserviamo l’unità del Paese.” “Anche i nostri concittadini erano al fronte nord orientale nel 1917-18  per difendere la Patria in pericolo. Nessuno disse che sarebbe stato solo un problema del Veneto e si rifiutò di combattere sul Piave”. E’ una vera emergenza che ha bisogno di una risposta nazionale unitaria. I malati hanno ormai saturato tutti gli ospedali ed anche le cliniche private, in base ad un accordo urgente con la Regione. Medici e infermieri sono allo stremo
  • Telegiornale  La Sette – 5 dicembre ore 20.00. I virologi dell’ospedale Spallanzani sono riusciti ad isolare il virus che sta causando questa epidemia. Si tratta di un Corona virus di un tipo nuovo e quindi particolarmente aggressivo. Purtroppo non esiste un vaccino e si può far ricorso solamente a terapie sintomatiche e supporti terapeutici specifici in caso di complicazioni essenzialmente respiratorie.
  • Telegiornale La Sette – 6 dicembre. Enrico Mentana annunzia una diretta non stop in attesa dei risultati della riunione alla Presidenza del Consiglio che si preannunzia molto lunga, a partire dalle ore 21.15
  • Maratona di Mentana – 6 dicembre. Sono presenti giornalisti di vari orientamenti politici ed il virologo Prof. Giardino. Alessandra Sardoni, presidia l’uscita di Palazzo Chigi.  Le posizioni in studio sono molto divaricate. Da un lato si chiede solidarietà alla Campania dalle altre regioni, dall’altra si contesta l’idea di trasferire i malati al di fuori della Campania per non diffondere l’epidemia che fortunatamente sembra localizzata, anche se ci sono quattro casi sospetti: uno in Calabria, due  a Roma ed uno a Firenze. Il Prof Giardino dichiara che fortunatamente il tasso di mortalità di questa influenza è abbastanza basso anche se la sua contagiosità è molto alta. Consiglia un’igiene scrupolosa, di evitare per quanto possibile luoghi affollati, di usare la mascherina per coprire naso e bocca, e di stare a casa al primo apparire anche di un comune raffreddore. In caso di febbre è necessario ricorrere all’ospedale più vicino. A. Sardoni riporta le opinioni che traspaiono da alcune dichiarazioni. La riunione è molto agitata e non si intravede una soluzione. A mezzanotte è annunziata una conferenza stampa del Presidente del Consiglio prevista alle ore 1.30
  • Conferenza stampa del Presidente del Consiglio – ore 2.00 7 dicembre. Un Presidente insolitamente provato e scuro in volto dichiara che il Piano proposto dal Governo non è stato accettato. Ci sono divisioni importanti fra gli stessi ministri del governo giallo-rosso e fra Governo e regioni. Si è deciso solamente che la Protezione civile realizzerà in una settimana due tendopoli di prima accoglienza e smistamento dei malati che si presenteranno. Esse saranno presidiate dalla sanità militare e avvieranno in ospedale solamente i malati bisognosi di soccorso urgente. E’ stata scartata la costruzione di nuovi ospedali per l’impossibilità di realizzarli in tempi compatibili con la situazione. Il dott. Fiaschetti, torinese, è stato nominato commissario all’emergenza, con ampi poteri per fronteggiare la situazione.
  • Conferenza stampa del Presidente del Consiglio, del Ministro della salute e del dott. Fiaschetti – 10 dicembre. E’ stato fatto il punto della situazione. I casi accertati sono 3427. I deceduti 101 ma fortunatamente ci sono 57 persone ormai guarite. E’ possibile sconfiggere il virus. Esistono purtroppo 21 casi al di fuori della Campania. Le tendopoli funzionano bene come centro di prima accoglienza per i malati non gravi che sono ricoverati e sottoposti a monitoraggio continuo. I più gravi sono trasferiti negli ospedali locali dove la situazione è più complessa. Si cerca di dimettere i malati meno gravi, anche di altre patologie, per i quali si stanno organizzando cure domiciliari. Nuovi malati, essenzialmente di patologie diverse non particolarmente gravi saranno ricoverati in altre due tendopoli che saranno realizzate nei prossimi giorni. Si è raggiunto un accordo con le regioni per il trasferimento di personale ospedaliero di varie categorie, ambulanze, macchinari e altri presidi medici dalle altre regioni. Il governo presenterà un decreto legge nell’arco di qualche giorno.
  • Tutte le testate televisive -  edizione speciale interrompendo la normale programmazione – 12 dicembre. Presentato il decreto legge. Tumulti al senato! Chieste le dimissioni del governo. Il piano del governo prevede lo stato di coprifuoco dalle ore 00.00 alle ore 9.00 e dalle ore 11.00 alle ore 24.00 di ogni giorno per i prossimi quattro mesi. E’ vietato entrare e uscire dalla regione Campania (se non previa autorizzazione) come la fornitura di mezzi di prima necessità e lo smaltimento dei rifiuti. La polizia e le forze armate si occuperanno dell’ordine pubblico e di far rispettare le regole.  I trasgressori saranno trattenuti in stato di fermo. Chiuse le scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia, sospese manifestazioni sportive, teatrali etc. Lo scopo è di confinare l’epidemia all’interno della regione ed evitare per quanto possibile che i focolai ormai esistenti in altre regioni si diffondano in maniera epidemica. Le opposizioni insorgono, gridando alla violazione dei diritti civili e della libertà di movimento delle persone sane che sono tuttora la grande maggioranza, alla violazione dei diritti umani e financo al Colpo di stato. La riunione, sospesa più volte, è aggiornata a domani. L’opposizione occupa il Senato. Il presidente del Consiglio si reca dal Capo dello Stato. Dimissioni? Manifestazioni di opposte tendenze in tutta Italia
  • Comunicato del Quirinale – 12 dicembre. Il capo dello Stato, verificata l’eccezionale gravità della situazione per altro mai verificatasi dalla proclamazione della Repubblica, dopo consultazioni con il Presidente del Consiglio che si è dichiarato pronto alle dimissioni ove ciò fosse giudicato utile per una pronta soluzione della gravissima crisi, ha deciso di consultare nella giornata di domani i rappresentanti delle varie forze politiche secondo il calendario seguente.
  • Comunicato del Quirinale – 14 dicembre. Il capo dello Stato, dopo le consultazioni annunziate, ha accolto le dimissioni del Presidente del Consiglio e nominato Presidente del Consiglio il senatore a vita prof. Antonio Settimi che ha accettato ed ha già presentato la lista dei ministri. Essa prevede i segretari dei sei principali partiti presenti in parlamento come vicepresidenti. Tutti gli altri ministri saranno di estrazione “tecnica” . Il prof. Giardino è il nuovo ministro della salute, il dott. Fiaschetti ministro all’emergenza nazionale, e il generale Pistola ministro dell’interno. Giuramento oggi pomeriggio.
  • Tutte le reti televisive – 16 dicembre. Il Presidente del Consiglio si presenta alla Camera dei Deputati. Chiesta la fiducia su pochi punti programmatici che prevedono in sostanza solo l’emergenza sanitaria e le azioni da intraprendere fino a soluzione di essa. Finita l’emergenza, il governo considererà concluso il suo mandato e il Presidente del Consiglio rimetterà il mandato nelle mani del Capo dello Stato. “Siamo – dichiara il prof. Settimi -  in una situazione di emergenza paragonabile allo stato di guerra e chiedo quindi il supporto del Parlamento come se fossimo in guerra, una guerra contro un nemico invisibile ma non per questo meno pericoloso. In questo governo sono rappresentati al massimo livello tutti i Partiti e mi aspetto che tutti voi collaboriate  in spirito unitario, consapevoli che il Paese corre un grave pericolo, che ci potranno essere migliaia di vittime e che l’intera economia nazionale ne subirà le conseguenze. Mi attiverò con i Paesi amici perché non sigillino l’Italia in un isolamento impenetrabile, anzi ci aiutino a evitare il contagio al di fuori nostri confini, collaborando con noi ad una rapida soluzione dell’epidemia, aiutandoci ad evitare un gravissimo crollo della nostra economia. Abbiamo concordato, all’interno del governo, che le misure proposte dal precedente governo siano confermate. Esse saranno oggetto di vari decreti legge una volta che, come spero, ci avrete dato la fiducia”.  Il discorso del Prof. Settimi è stato interrotto da numerose proteste che si sono levate da tutte le parti dell’aula e, cosa mai verificatesi, circa il 20% dei deputati di tutti i partiti hanno abbandonato l’aula immediatamente alla fine del discorso, dichiarando che non avrebbero partecipato al dibattito sulla fiducia ed al successivo voto. Stessa cosa si è verificata nel pomeriggio nell’aula del Senato. Si è verificata una situazione mai successa nella storia della Repubblica: una ribellione diffusa dei parlamentari di tutti i partiti ai loro stessi segretari. La fiducia sarà così ottenuta rapidamente, in mancanza di opposizione, ma si teme che l’opposizione appunto si traferirà nelle piazze. Siamo al collasso del nostro Paese?
  • La novella procede ancora

Nei prossimi giorni parleremo in maniera seria della vera emergenza in Cina.

Mi è sembrato utile però invitarvi a riflettere su questo scenario che, speriamo, non accadrà mai. Come reagirebbe l’Italia di fronte a un’epidemia improvvisa, o di fronte ad una catastrofe altrettanto imprevedibile come una nuova eruzione esplosiva del Vesuvio. Esistono piani di emergenza?  Soprattutto la nostra politica, i nostri mezzi di comunicazione, la nostra popolazione sarebbero pronti a fare un fronte comune. Oppure si spezzetterebbero in parecchi gruppi opposti uno all’altro e capaci di bloccare tutto, come succede ogni volta che si debba realizzare una qualsiasi opera pubblica? La domanda non è p

2. dic, 2019

2/12/2019

 

Le elezioni a Hong Kong

 

Il 26 novembre u.s. sono stato invitato al Rotary Club di Roma per tenere una conferenza dibattito sulla situazione di Hong Kong all’indomani delle elezioni per i consigli distrettuali che hanno avuto un’importanza politica ben superiore al loro valore intrinseco. L’uditorio, importante, qualificato e al corrente del quadro generale ha reso ancor piu’ interessante il dibattito. Ho il piacere di riportare la trascrizione (a memoria) dell’argomento trattato. Questa nota riassume e completa quanto gia’ da me scritto in passato sull’argomernto.

 

Premessa

Per capire i retroscena di questo gravissimo periodo e’ necessario partire dal “cui prodest”. Gran parte della stampa internazionale ha indicato la Cina come “colpevole” di questa crisi, in questo momento, allo scopo di fare un passo avanti nel tentativo di  “normalizzazione” dello status di Hong Kong.

Non sono d’accordo suquest’analisi per una ragione molto piu’ urgente e importante dello status di Hong Kong. Si tratta di Taiwan.

All’inizio dell’anno prossimo ci saranno nell’isola le elezioni politiche e, come al solito, si fronteggiano due partiti: il KMT degli eredi di Chiang Kaishek e il DPP, tradizionalmente supportato dai nativi. Il primo partito e’ in generale favorevole al mantenimento degli attuali rapporti molto nebulosi fra le due Cine, in attesa che lo sviluppo politico della RPC renda possibile (fra molti decenni) un avvicinamento ulteriore fra i due Paesi ed uno staus politico simile a quello di HK. Nel frattempo bisogna mantenere le attuali relazioni di grande collaborazione commerciale pur restando su differenti sponde politiche. Il DPP invece, supportato dagli USA che ritengono l’isola molto importante per la propria strategia nell’area del Pacifico, scalpita per una dichiarazione di indipendenza formale in tempi brevi. Ovviamente gli attuali disordini ad Hong Kong permettono al DPP di asserire che il concetto di “Un Paese, due sistemi” e’ una pura utopia e la RPC in breve tempo “ingoiera’ “ Hong Kong e le sue pretese di semi-indipendenza. E’ meglio dunque approfittare del supporto americano, chiarire una volta per tutte la situazione e dichiarare l’indipendenza.

Cio’ e’ assolutamente inaccettabile sia per il governo, che per tutto il popolo cinese. Infatti per la PRC la riunificazione con Taiwan sara’ il punto finale e supremo del risorgimento nazionale dopo il secolo delle umiliazioni iniziato con la conquista inglese di HK e la colonizzazione di quasi tutta la Cina da parte delle potenze Occidentali e del Giappone. Una dichiarazione di indipendenza di Taiwan, oggi sollecitata da Trump, implicherebbe l’invasione immediata dell’isola dalle truppe del PLA e probabilmente la reazione armata americana con le conseguenze che potete immaginare. Tutto cio’ i Cinesi lo sanno bene, e se ne proccupano, ma Trump e l’Europa non capiscono quanto Taiwan sia cruciale.

 

La storia di Hong Kong in cinque minuti

HK, un piccolo villaggio di pescatori divenne formalmente parte della Cina nel II secolo a.C. e tale rimase, ignorato da tutti, per molti secoli. Nel XVII secolo comincio’ ad arricchirsi in quanto punto di attracco inglese per il commercio con la Cina, in contrapposizione con Macao che lo era per i Portoghesi. A HK si stabili’ pure un piccolo gruppo di sacerdoti Gesuiti e da quel gruppo parti’ Matteo Ricci per la sua penetrazione in Cina. Matteo Ricci (Li Chi Ma) e’ tuttora l’italiano piu’ famoso e rispettato in Cina per la sua opera di scienziato, cartografo, uomo di cultura e filosofo. Al suo seguito si crearono alcune piccole comunita’ di cattolici ben accolti dalle autorita’ locali. Alla sua morte i suoi successori non ebbero altrettanto successo e la religione cattolica scomparve fino al suo ritorno durante il secolo delle umiliazioni, come braccio secolare delle truppe occidentali di conquista. Anche (ma non solo) questo spiega la perdurante ostilita’ dei cinesi verso i cattolici fedeli al Papa di Roma (esiste anche un cattolicesimo nazionale) a differenza delle altre confessioni che non hanno fastidi sostanziali. Per chi possa essere interessato, esiste un bellissimo libretto su Matteo Ricci scritto da Giulio Andreotti.

Torniamo a noi. Nel 1840 il governo imperiale cinese era in decadenza dopo essere stato per millenni la prima potenza economica mondiale. Gli inglesi, con una bilancia commerciale florida, ma passiva nei riguardi della Cina incrementarono l’esportazione di oppio che producevano in India attraverso il porto di HK. Il governo cinese, spaventato per i danni alla salute prodotti dall’oppio, ne vieto’ l’importazione ed inizio’ la prima guerra dell’oppio, vinta facilmente dagli inglesi. Ad essi furono ceduti in perpetuo HK, Kowloon, alcune isolette circostanti, e poco dopo, in affitto per 99 anni i “nuovi territori” retrostanti Kowloon. Fu l’inizio del colonialismo militare della Cina da parte di Inghilterra, Germania, Francia, Giappone, Russia, Stati Uniti, e, da ultima, anche l’Italia. Era l’inizio del secolo delle umiliazioni che termino’ nel 1949 con la proclamazione della RPC. In mezzo ci fu la grave offesa comminata alla Cina nel 1919 al Congresso di Versailles che chiuse la Prima Guerra mondiale.

Sotto la dominazione inglese HK fu trattata come una qualsiasi colonia del grande impero, senza alcuna liberta’ e con il governatore proveniente da Londra;assorbi’ pero’ il sistema giudiziario e la burocrazia inglese. In quel periodo trovarono rifugio a HK molti cinesi ricchi che ben presto divennero leaders del commercio e dell’industria che si svilupparono rapidamente. Nel 1967 la classe operaia inizio’ una serie di tumulti per le condizioni di lavoro diventate troppo gravose; dopo sei mesi di lotte il governo cedette, ridusse l’orario di lavoro e creo’ in generale una situazione sociale migliore. La classe ricca invece affiancava il governo e faceva l’occhiolino alla madre patria cinese di cui prevedeva la crescita impetuosa ed il conseguente sviluppo dei commerci. Nel 1972 la RPC deposito’ all’ONU la richiesta di restituzione di HK e Macao, in quanto possedimenti coloniali stranieri. L’Inghilterra che stava smobilitando il suo impero aderi’ alla richiesta e Margaret Thatcher firmo’ con Deng Xiaoping l’accordo di cessione. Deng, in una situazione di debolezza ma con grande pragmatismo lancio’ l’idea di “un Paese, due sistemi” che fu risolutiva per una pacifica soluzione. Il Primo luglio 1997 HK divenne una regione autonoma a statuto speciale della RPC, un po’ come da noi la Sicilia, ma molto piu’ autonoma. Prima della cessione Chris Patten, l’ultimo governatore, regalo’ finalmente alla citta’ una costituzione (concordata con il governo cinese), e nel 1994, ancora sotto il dominio inglese, si celebrarono le prime elezioni che dimostrarono subito la discrasia fra le classi alte, favorevoli all’aristocrazia inglese ed a quella cinese, e il popolo minuto che si sentiva oppresso da entrambe e privo di rappresentanza. Chris Patten pose subito mano ad un nuovo sistema elettorale, ma, nonostante varie modifiche, esso rimase sempre ed e’ tuttora un punto dolente ed uno dei motori della rivolta di questi mesi.

 

HK all’inizio della sua nuova vita

Alla fine degli anni novanta HK era una citta’ ricca: seconda al mondo per PIL pro capite, settima per riserve valutarie, terza per esportazione di prodotti tessili. Allo stesso tempo pero’ era oltre il settantesimo posto nella graduatoria delle disuguaglianze economiche e sociali (una posizione da terzo mondo). Inoltre l’industria era in grande deperimento per la concorrenza prima della Corea, poi della Tailandia ed infine di Cina e Vietnam che avevano un costo piu’ basso della manodopera.

Da un punto di vista politico, la costituzione, in base alla dichiarazione “un Paese due sistemi”, garantiva la permanenza di un regime “capitalistico” come sancito esplicitamente. Il governo cinese, a cui HK manda dei rappresentanti in quanto regione a statuto speciale, garantisce l’unita’ e la sicurezza del Paese e la sua indissolubilita’. Allo stesso tempo ad HK sono in vigore tutti gli elementi di una democrazia liberale di tipo occidentale, vale a dire: stato di diritto, separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, common law di tipo anglosassone, liberta’ di stampa, di opinione, di associazione, di movimento di capitali etc.Il sistema elettorale e’ libero (nessuno contesta questo punto) ancorche’ organizzato in maniera erronea, ma anche da noi, nella libera Italia, ogni partito che va al potere cerca di cambiare il sistema elettorale in maniera che ne venga favorito. Il sistema elettorale vigente e’ molto complicato, ma, per darvene un’idea, vi accenno in maniera semplificata all’elezione del governatore che ha poteri amplissimi. Egli/Ella viene eletto da 1200 grandi elettori divisi in quattro settori di 300 elettori ciascuno. Il primo settore e’ diviso in 17 sub-settori che rappresentano le piu’ importanti categorie industriali e commerciali; il secondo rappresenta le grandi professioni in dieci sub-settori; il terzo ha cinque sub-settori (agricoltura e pesca, lavoro, religioni, welfare sociale, sport e cultura); l’ultimo con sei sub-settori rappresenta i politici (4 subsettori e 183 grandi elettori) mentre gli altri due sub-settori esprimono 117 grandi elettori eletti a suffragio universale. E’ quindi chiaro che il governatore e’ espressione delle classi ricche e potenti, fra cui i grandi immobiliaristi, che hanno in pugno la vita di HK e proteggono i loro interessi. Il popolo, la classe media ed i poveri, non ha di fatto voce in capitolo.Di questo aspetto fondamentale e che sembra impossibile in una regione pur sempre parte della Cina socialista, i media non fanno cenno e come vedremo e’ invece una delle due cause fondamentali di tutto.

 

La peculiarita’ di Hong Kong.

Devo premettere che amo HK, una citta’ che mi ha affascinato fin dalla prima volta che l’ho vista quarant’anni fa. HK e’ l’unico posto al mondo in cui si vedeva (oggi meno) la contiguita’, l’incontro e lo scontro meraviglioso e drammatico fra due civilta’ che sono e saranno diverse per sempre. Due civilta’ nate cinquemila anni fa che si sono sviluppate parallelamente senza mai incontrarsi e facendo percorsi assolutamente diversi. Oggi l’incontro fra un Europeo e un Cinese (per chi scava sotto la superficie) e’ come quello fra un marziano ed un venusiano. E’ possibile parlarsi, capirsi ma non completamente, accettarsi reciprocamente dopo anni di conoscenza purche’ non si abbia la pretesa di convincersi l’un l’altro della bonta’, o peggio della superiorita’, dei propri principi. Personalmente io ho rapporti di vera amicizia con molti cinesi di tutte le eta’ ma sono sempre rimasto fermo sui miei principi pur riconoscendo la profondita’ dei loro. Sopratutto senza la minima ombra di proselitismo. L’unico punto d’incontro, se si riesce a rompere la barriera di diffidenza, giace nel profondo dell’anima dove risiedono i principi basilari ed unificanti dell’essere umano: il concetto di bene e di male, di umanita’, di fratellanza, di amore. Sotto questo punto di vista, ma e’ difficile arrivarci, la sintonia e’ totale. Tornando a HK, secondo una definizione che a me piace molto, essa gode di un “cultural edge effect”, ovvero e’ sul crinale di due culture diverse. HK ha una legge britannica, una cultura e un’etica del lavoro cinese, una burograzia britannica e via di seguito. Tutto cio’, la presenza di culture cosi’ diverse, ha plasmato un equilibrio delicatissimo e molto pragmatico di rapporti sociali. Chi e’ nato a HK o ci vive da molti anni e’ cosciente di questa specialissima situazione e del fatto che se questo confine, questa miscela dovesse scomparire, HK finirebbe di esistere. Se i Cinesi riusciranno a fagocitare HK essa diventera’ una qualsiasi, e non la piu’ importante, delle decine di megalopoli cinesi. Ma vale anche il viceversa: se si riuscisse ad espellere l’influenza della cultura cinese da HK e trasformarla in una citta’ con una visione della vita di tipo anglosassone, essa morirebbe perche’ la sua anima verrebbe distrutta. Nel suo profondo, lo scontro oggi attraversa le famiglie e pone uno contro l’altro genitori e figli, interpreti di due diverse visioni del futuro. I giovani infatti dicono: noi siamo la prima generazione che vive peggio nei nostri padri; anche se riusciremo a sopravvivere a questa crisi progressiva, cosa succedera’ nel 2047? E i loro genitori dicono: e se invece, per ipotesi assurda HK diventasse indipendente sotto l’egida occidentale come potremmo sopravvivere? Diventeremmo una delle tante China towns che oggi esistono nel mondo, in una citta’ che si avvierebbe alla morte?

 

Che cosa vogliono i rivoltosi?

E’ questo il punto cruciale perche’ la maggior parte dei media danno agli avvenimenti una lettura di tipo “ideologico”, una lotta per la liberta’ paragonabile all’insurrezione di Budapest o a quella di Praga. Questa e’ appunto la piu’ profonda delle obiezioni che mi e’ stata rivolta durante il convegno. La situazione e’ secondo me molto diversa e cerchero’ di spiegarlo. I giovani dell’Ungheria e della Cecoslovacchia lottavano contro un oppressore straniero che aveva occupato i loro Paesi in virtu’ di un accordo fra le potenze che, vinta la guerra, si erano spartite il mondo; erano realta’ nazionali storiche che volevano diventare arbitri del proprio destino, opponendosi all’occupazione militare, armata, dell’Unione Sovietica. La situazione a HK e’ molto diversa e piu’ simile a quella della Catalogna o dell’Alto Adige. La Catalogna infatti, unita alla Castiglia in virtu’ di un matrimonio reale, ha cercato varie volte, durante la sua storia, di rendersi indipendente: ha addirittura una lingua diversa. Non si puo’ dire pero’ che Barcellona non sia libera o che non vi sia democrazia. La Cataogna aspira all’indipendenza in base al principio di autodeterminazione dei popoli, contestato dal governo spagnolo. A parte questo aspetto (per altro importante) non si puo’ dire che manchi la liberta’ o la democrazia. Lo stesso in Alto Adige che, dalla caduta dell’impero Romano fino al 1918 non e’ mai stata italiana e tuttora si ritiene la parte meridionale del granducato del Tirolo (vedi anche i libri di Lilli Gruber). Anche in questo caso non e’ in discussione la loro liberta’ e la democrazia. Lo stesso potrebbe dirsi per Corsica, Sardegna, Costa azzurra, oggetti di scambio fra i Savoia ed il governo francese.

Anche a HK il problema non e’, come ho cercato di dimostrare, la democrazia ma qualcosa di molto piu’ concreto e tangibile come cerchero’ di spiegare.

Come sapete la storia e’ cominciata in maniera banale. UN cittadino di HK ha messo incinta una ragazza di Taiwan, la ha uccisa ed ha trovato rifugio a HK dove non esiste trattato di estradizione con Taiwan. IL governo ha emesso una legge che, a suo dire, serviva a evitare che HK diventasse il ricettacolo dei delinquenti del mondo. Tale legge e’stata percepita come un’apertura alla possibilita’ di estradare cittadini di HK in Cina. Da qui sono nate due manifestazioni pacifiche e imponenti per chiederne l’abrogazione. Carrie Lam, la governatrice, reagi’ in maniera sprezzante, ignorando le manifestazioni e mostrandosi impegnata in riunioni e banchetti con i grandi industriali della citta’. Solo dopo, quando le manifestazioni cominciarono a diventare violente, comincio’ a bizantineggiare con acrobazie linguistiche, “shelved” piuttoso che “withdrown” che infuriarono ulteriormente la popolazione. Le manifestazioni, se non si estinguono, fatalmente divengolo violente (vedi i gilet gialli a Parigi) e cosi’ fu anche a HK. Si comincio’ con l’occupazione dell’aeroporto, successivamente della metropolitana e poi cominciarono i danneggiamenti. La polizia a questo punto reagi’ e la situazione peggioro’ ulteriormente. Si arrivo’ alla violenza e alla distruzione. Ci furono molti arresti e l’incriminazione per atti insurrezionali. A questo punto Carrie Lam, si rese conto dei guai in cui si era cacciata e cancello’ la legge. Purtroppo i dimostranti, che potevano ormai chiamarsi rivoltosi, avevano fatti cinque richieste: abrogazione della legge, commissione d’inchiesta indipendente sull’operato della polizia, declassamento dei capi d’imputazione da “insurreazione” a “danneggiamenti”, amnistia generale, suffraggio univerrsale. Per loro non c’era possibilita’ di accordo: o tutto o niente.

La situazione era a un punto morto e qualcuno, sopratutto Joshua Wong, uno dei capi gia’ della “rivolta degli ombrelli” era andato in USA, ricevuto ad altissimo livello ed aveva chiesto il supporto straniero. C’era un altro gravissimo problema: le elezioni previste il 24 novembre. In quella situazione era impossibile organizzarle quindi, se non fosse ritornata la calma, sarebbe stato necessario rinviarle. Cio’ avrebbe creato, come potete immaginare, una reazione internazionale incredibile, accusando la Cina di aver cancellato il simbolo della democrazia a HK. Bisognava quindi riportare la calma. Le reazioni della polizia (l’esercito non e’ mai intervenuto) divennero piu’ dure e i dimostranti, che nel frattempo si erano molto ridotti di numero, si ritirarono all’interno dell’universita’ dove furono assediati dalle forze dell’ordine. A questo punto credo che qualcosa sia successo per il bene di tutti. Le parti si devono esser in qualche modo parlate. La popolazione evito’ di assediare a sua volta gli assedianti e gli studenti nell’universita’ continuarono a resistere per mantenere un presidio.

La calma ritorno’ le elezioni si tennero regolarmente e il fronte anti establishment stravinse.

 

Le ragioni fondamentali della protesta

Come tutti sapete, i dimostranti urlavano “democrazia” ma allo stesso tempo ho cercato di darvi evidenza che a HK la democrazia esiste, allora che cosa vogliono? E qui arriviamo al nocciolo del problema che e’ ingnoto ai piu’. HK e’ una delle citta’ piu’ congestionate al mondo, le aree fabbricabili sono ridottissime, i prezzi delle case (sia in acquisto che in affitto) sono fra i piu’ elevati al mondo. Le aree fabbricabili, purtroppo, sono in mano ai grandi immobiliaristi che costruiscono con il contagocce. Vi cito a questo proposito due interviste interessanti. Nella prima un medico, abbastanza avanti nella carriera, diceva di non essere in grado di acquistare un appartamento ed i suoi infermieri avevano grossi problemi per trovare un alloggio purchessia. Nell’altra, in un certo senso piu’ commovente, un signore diceva “in molti Paesi al mondo le ricchezze del sottosuolo, il petrolio per esempio, appartengono allo stato che poi ne da lo sviluppo in concessione. Il nostro petrolio sono le aree fabbricabili, che il governo dovrebbe espropriare per lanciare un grande piano di case popolari”. Quando i dimostranti chiedono “democrazia” non a caso assieme a “suffragio universale” essi non chiedono diritti che gia’ hanno ma semplicemente di poter influire sulle decisioni del governo, essere cittadini e non sudditi, come li riduce un sistema elettorale che risale al governo inglese. La richiesta di suffragio universale pero’ non e’ nuova; essa e’ stata richiesta piu’ volte, ma richiede un cambio della costituzione. Il governo cinese si e’ dichiarato piu’ volte favorevole al suffragio universale (ovviamente contro il parere della classe alta di HK che “rema contro” ed enfatizza tutte le problematiche), ma a patto che non venga messo in pericolo il concetto di “un Paese” che governa assieme al parallelo “due sistemi” il fragile equilibrio su cui si regge HK. In questo caso la Cina chiede che venga evitato anche il minimo rischio che venga eletto governatore una persona che si dichiari, o operi, contro il concetto di “un Paese”. La proposta di cui si parla, senza arrivare a un accordo, sarebbe quella di un’elezione in una lista di candidati proposti dalla Cina, o in una lista di candidati proposta dai cittadini, ma preliminarmente approvata dalla Cina. In altre parole, una persona come Joshua Wong che sostiene l’indipendenza e chiede il supporto degli Stati Uniti non dovrebbe essere nella lista dei candidati. “Hong Kong e’parte della Cina anche se gode di uno statuto speciale”e’ il confine invalicabile. E del resto, se guardiamo con occhi “neutrali” cos’e’ successo ai governati, regolarmente eletti, della Catalogna che hanno lanciato un referendum per l’indipendenza? Tranne uno che e’ fuggito, tutti gli altri sono in carcere, condannati a pene pesantissime. In Scozia invece non e’ successo niente di tutto cio’.

I veri problemi di HK sono in conclusione quelli dei nostri figli: la difficolta’ a trovare un lavoro con il crollo del sistema industriale e la difficolta’ di trovare casa. Per queste cose, molto concrete e condivisibili da tutti essi si ribellano.

Hanno pero’ un problema in piu’, e molto grande: cosa succedera’ nel 2047? E’ un problema che oggi non ha assolutamente soluzione. Ma del resto, come sara’ il mondo, come sara’ la Cina fra vent’anni? Cosa succedera’ a Taiwan fra vent’anni? Nessuno puo’ prevederlo. Io azzardo qualche ipotesi. Se la Cina non collassera’ dall’interno come mi disse il “grande vecchio” di cui vi ho parlato piu’ volte, essa si arricchira’ ulteriormente e tornera’ assieme agli USA, e alla UE se ne sara’ capace, ad essere leader dello sviluppo mondiale. Il suo sistema politico diventera’ simile a quello di Singapore che lo stesso Deng Xiaoping considero’ un obiettivo per il lontano futuro. Gli occidentali considerano Singapore come un faro di democrazia ma non si chiedono come mai il governo passa da padre in figlio. Allo stesso tempo se i legami con Taiwan non si romperanno, anzi come si augura il KMT continueranno a stringersi, prima o poi anche con Taiwan si potra’ creare “un Paese, due sistemi” ma certo questo non potra’ avvenire entri 2047. In questo caso e’ molto probabile che lo status di HK verra’ prorogato fino a quando si trattera’ con Taiwan.

Al di la’ di questo c’e’ solo l’avvertimento terribile di Henry Kissinger, ancora lucidissimo e attivissimo sul palcoscenico internazionale. Kissinger durante le manifestazioni a HK ha detto in un convegno internazionale a New York:

Il conflitto fra USA e Cina sara’ inevitabile e determinera’una catastrofe peggiore delle due guerre mondiali... Mi auguro cher i leaders delle due parti si rendano conto che le sorti del mondo dipendono dalla loro capacita’ di trovare soluzioni che superino le inevitabili difficolta’... Non c’e’ dubbio che molti aspetti della crescita cinese stiano insidiando la superiorita’ americana e questo dualismo universale non e’ mai accaduto nella storia del mondo. Se non si trovera’ una soluzione, il risultato sara’ peggiore della guerra mondiale che ha distrutto la civilta’ europea (ruined the European civilization).

Della situazione di Hong Kong dopo le elezioni vi parlero’ un’altra volta. Tenete intanto presente che si e’ trattato di elezioni per eleggere l’equivalente dei consigli circoscrizionali a Roma, con ben poco valore quindi, eccetto uno: il popolo ha gia’ conquistato 117 grandi elettori per le prossime elezioni del governatore e questi, assieme a qualche altro che riusciranno a racimolare, non saranno sufficienti ad esprimere il governatore, ma potrebbero farne il “king maker”, supportare cioe’, e far vincere, un canditato a loro gradito anche se non il loro candidato.

 

PS. Ad articolo completato, ieri 1 dicembre ho letto la lettera dell’ambasciatore cinese al quotidiano “La Repubblica” ed ho visto il dibattito di “Omnibus”. Visto l’argomento di questa nota, mi corre l’obbligo di fare qualche breve precisazione.

HK e’ parte della Cina ed e’ stata riconosciuta tale dall’ONU a cui fu fatta la richiestanel 1972, dalla Gran Bretagna che ha firmato il trattato e da sostanzialmente tutti i Paesi del Mondo che hanno infatti posto ad Hong Kong un consolato e non un’Ambasciata.

Sono d’accordo con la liberta’ non sindacabile dei nostri Parlamentari di mettersi in contatto con Joshua Wuong e sentire le sue opinioni. Non condivido affatto pero’ la maniera sguaiata, francamente indegna di una dichiarazione ufficiale, con cui la Deputata Meloni si e’ rivolta al Presidente cinese. Per altro non so a quale documento lei si riferisse, ma la lettera che ho letto su Repubblica non mi pare che insulti il Parlamento italiano.

Ricordo che tempo addietro Di Maio incontro’ alcuni rappresentanti dei gilet gialli. La ministra francese per gli affari europei Nathalie Loiseau reagi’ immediatamente ed in maniera ben piu’ violenta “La Francia si guarda bene dal dare lezioni all’Italia. Salvini e Di Maio imparino a fare pulizia in casa loro”. Non mi pare che la Sig.ra Meloni abbia reagito allo stesso modo per una violazione delle prerogative dei parlamentari.

Vi ricordate i fatti di Genova del 2001 e gli avvenimenti della scuola Diaz? Nonostante ci sarebbe stato piu’ di un motivo, nessuno chiese di affidare l’inchiesta sull’operato della polizia ad una commissione indipendente internazionale. Tutti noi italiani ci saremmo ribellati e avremmo considerato la semplice richiesta come una violazione della nostra sovranita’ nazionale. Qual’e’ la differenza con Hong Kong? Io ne vedo solo una: che a HK la polizia non entro’ in piena notte in una scuola dove i dimostranti dormivano, brutalizzandoli in maniera indegna. Cio’ che dico risulta da una dichiarazione all’unanimita della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che il 7 aprile 2015 ha sancito la violazione dell’art.3 sul “divieto di tortura o di trattamenti inumani o degradanti.” Con cio’ voglio dire che e’ sempre valida la frase di Gesu’ di Nazareth “Perche’ guardi la pagliuzza che e’ nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che e’ nel tuo?” Recenti sentenze in Italia ci dimostrano altri avvenimenti in cui le forze dell’ordine italiane commisero atti gravissimi e poi per un decennio non fecero altro che bloccare le indagini.

Ultimo punto (ma ce ne sarebbero anche altri). I rivoltosi di HK che si sono macchiati personalmente di atti particolarmente violenti saranno processati e giudicati secondo il diritto inglese con processo pubblico e tutti i diritti concessi alla difesa. Ove le accuse fossero provate, il massimo della pena prevista sarebbe (cito a memoria) sette anni di carcere. I governati della Catalogna, promotori del referendum vittorioso sull’indipendenza sono stati condannati (anche qui cito a memoria) a quattordici anni di carcere che stanno scontando ormai da vari anni. Non mi pare di avere ascoltato le stesse proteste. Faccio notare che, piu’ o meno nello stesso periodo, il Parlamento scozzese ha indetto un referendum sull’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna, che si e’ svolto senza che nessuno fosse accusato di alcuna azione rivoluzionaria. Esistono due diverse democrazie?

Conclusione: avevo accuratamente evitato di entrare in queste polemiche ma purtroppo devo una volta di piu’ constatare che moltissime persone, anche con ruoli importanti, non sono capaci di un minimo di analisi obiettiva della realta’ del mondo. Ognuno e’ giusto che abbia le sue idee ma non e’ possibile analizzare le situazioni in base a stereotipi, informazioni estremamente lacunose e frasi fatte.

21. set, 2019

22 Settembre 2019

HONG KONG 2

 

Torno a parlare di Hong Kong perche’ vedo che purtroppo questa citta’ unica al mondo sta avvicinandosi ad una distruzione senza ritorno. Vorrei mettervi a parte delle mie riflessioni. Anzitutto la causa (almeno apparente) di questo sconquasso. Un giovane ha ucciso la fidanzata a Taiwan ed e’ fuggito a Hong Kong che non ha alcun accordo di estradizone con Taiwan. Il governo della citta’ ha approvato una legge che possa consentire l’estradizione in questi casi in cui non esista un trattato generale. Di per se un problema assolutamente marginale, ma l’opinione pubblica, specie i giovani, ha percepito questa legge come un modo per consentire l’estradizione di cittadini di Hong Kong in Cina, dove gli imputati godono di minori protezioni. Che fosse questo il vero motivo o no, una folla oceanica, specialmente studenti, scese in piazza in maniera pacifica per chiedere l’immediata abrogaazione della legge. Il successo di questa manifestazione fu anche determinato dal fatto che le scuole erano chiuse per le vacanze estive. Se questa e’ stata certamente la scintilla di tutto, secondo me e’ altrettanto sicuro che esistessero ed esistano tuttora motivi di disagio sociale ben piu’ profondi e radicati.

Carrie Lam, la governatrice ha dato scarso peso all’accaduto ed alle successive manifestazioni sempre piu’ violente ed invece ha continuato a farsi vedere in convegni o pranzi di lavoro con industriali e importanti uomini (e donne) di affari che costituiscono la classe dirigente ed il suo bacino elettorale. Il sistema elettorale di HK e’ infatti a suffragio universale indiretto, organizzato in maniera tale da dare di fatto il potere alla ristrettissima elite ricca e potente, con contatti internazionali ed ovvie relazioni di affari con l’establishment di Pechino. Come sapete, le manifestazioni sono diventate sempre piu’ violente, la citta’ paralizzata, le sue infrastrutture principali (metropolitana, aeroporto etc.) fortemente danneggiate ed ovviamente tutte le attivita’ economiche sono ferme. Ci sono stati parecchi feriti da entrambe le parti negli scontri e (si dice) tre morti. Gli arrestati sono piu’ di 1500 di cui quasi un centinaio accusati di riot (rivolta) che comporta una pena fino a dieci anni di carcere. Nonostante tutto cio’, l’ampio uso di lacrimogeni e idranti da parte delle forze dell’ordine e di incendi e bombe molotov da parte dei dimostranti, la situazione non migliora.

Carrie Lam si e’ dimostrata inadeguata dapprima a valutare la situazione e successivamente a fronteggiarla adeguatamente. Se infatti avesse ritirato subito la legge invece di bizantineggiare con le parole forse il fuoco si sarebbe spento. Ognuno di noi sa infatti che questo tipo di situazioni si autoalimentano in una spirale senza fine e diventa ogni giorno piu’ difficile trovare una maniera pacifica per venirne a capo, specie se, come sembra in questo caso, non esistono veri e propri leaders con cui trattare.

Giorni fa e’ stato diffuso un “fuori onda” non si sa se organizzato ad arte oppure trafugato, in cui Carrie Lam diceva “ Non sapete quanto sia difficile servire due padroni: il governo centrale ed il popolo di Hong Kong. Io mi sarei gia’ dimessa se ne avessi avuto la possibilita’”

I dimostranti (o rivoltosi) chiedono l’accettazione di cinque punti: l’abrogazione della legge, l’istituzione di una commissione d’inchiesta pubblica e indipendente che giudichi l’operato della polizia, un’amnistia generale per i dimostranti e la riforma elettorale.

Il primo punto, dopo essere stato oggetto di disquisizioni semantiche fra withdraw e shelved fatte piu’ che altro per “salvare la faccia” e’ stato approvato: la legge non esiste piu’. I dimostranti pero’ a questo punto pretendono l’accettazione totale dei cinque punti e, come succede in questi casi, le richieste andranno ad aumentare piuttosto che esaurirsi. La piu’ importante per i dimostranti sembra che sia la commissione d’inchiesta ma la risposta del governo e’ che una commissione stabile che indaghi su eventuali comportamenti irregolari da parte delle forze dell’ordine gia’ esiste e l’istituzione di una commissione speciale verrebbe percepita come una criminalizzazione della polizia e ne distruggerebbe il morale. L’accettazione della altre richieste e’ ancora piu’ comnplessa, infatti solo la magistratura in un sistema giudiziario libero qual’e’ quello di Hong Kong puo’ decidere su accuse e condanne dopo un processo. Un’amnistia generale e senza processo sarebbe una violazione ancora piu’ grave del diritto. Infine a Hong Kong sono state gia’ fatte in passato riforme elettorali che ovviamente richiedono una riforma costituzionale. L’ultima proposta (non approvata dai cittadini) era stata un elezione a suffragio universale diretto del governatore. scelto da una lista proposta dal governo secondo certe regole ed approvata dal governo centrale. Ovviamente qualunque modifica richiederebbe molto tempo e non potrebbe essere fatta sotto la pressione della piazza.

In questi ultimi giorni, fra alti e bassi, la situazione e’ diventata critica e molti commentatori locali e internazionali cercano di proporre varie soluzioni. Prima di entrare nel merito pero’ e’ necessario qualche richiamo storico, economico e geopolitico.

HK appartiene da sempre alla Cina ed e’ cinese storicamente, etnicamente, culturalmente e linguisticamente. Nel 1842 fu conquistata con le armi dall’Inghilterra che ne fece una sua colonia. Margareth Thatcher, nell’ambito del dissolvimento dell’impero britannico si accordo’ con Deng Xiaoping per la restituzione della sua ultima colonia alla madre patria che ritorno’ cinese il primo ottobre 1997. L’accordo, ancora in vigore prevede un periodo tranasitorio di 50 anni in cui il suo status, rispetto alla madre patria, sara’ quello di “un Paese, due sistemi”. In sostanza, fino al 2047 restera’ a HK il sistema giuridico, sanitario, il welfare, la liberta’ di parola, di manifestazione pacifica, di stampa, la liberta’ di movimento etc. che erano in vigore nel periodo coloniale. Fu concordata una costituzione che dava a HK un embrione di democrazia di cui non aveva mai goduto, neanche sotto la dominazione britannica. Non c’e’ alcun dubbio quindi che HK sia parte della Cina, molto di piu’ di quanto la Catalogna sia parte della Spagna da cui ha una lunga storia indipendente ed una lingua diversa. E’ una situazione inoltre completamente diversa rispetto a quanto possano essere state l’Ungheria o la Cecoslovacchia, stati storicamente sovrani che tentarono di ribellarsi alla sostanziale occupazione sovietica. La sua situazione puo’ essere paragonata in un certo senso a Trieste quando fu occupata e poi riconsegnata all’Italia dalla Iugoslavia.

Nell’anno precedente la restituzione di HK, molti abitanti, non sentendosi sicuri di rientrare sotto il nuovo regime, molto diverso da quello a cui erano ormai abituati, chiesero ed ottennero il passaporto britannico. Altri, sopratutto i Cinesi ricchi, considerando che lo sarebbero stati ancora di piu’, preferirono restare. Ovviamente i poveri e la classe medio-bassa, come sempre accade nel mondo, non ebbe in pratica scelta ed inizio’ la nuova era. Nessun Paese al mondo e tanto meno l’Inghilterra si oppose alla legittimita’ di questa decisione. L’Inghilterra in particolare, garante dell’ applicazione delle clausole di transizione non fece molto per far notare la sua presenza. Hong Kong continuo’ a fiorire economicamente, forte del suo status di essere di fatto la porta di transito del mondo verso la Cina e della Cina verso il mondo da un punto di vista finanziario e commerciale. Essa era, ed e’, di fatto governata da una ristretta elite dell’alta societa’ che si e’ sempre piu’ arricchita (in maniera formalmente legale) approfittando della particolarissima situazione in cui la citta’ si trovava. Il governo cinese la osservava da lontano controllando sostanzialmente, e in maniera rigidissima il rispetto di alcuni principi, primo dei quali l’appartenenza assoluta di HK alla Cina anche se essa era “una provincia a statuto speciale” con liberta’ e poteri piu’ ampi di quelli di cui godono da noi la Sicilia, il Trentino-Alto Adige e la Val d’Aosta. Il tutto per un periodo temporaneo, almeno sulla carta. Ci furono di tanto in tanto dei disordini ma niente di lontanamente paragonabile a quanto sta succedendo oggi. 

Nel frattempo, come vi ho detto nella nota precedente, Honk Kong sfioriva; diventava sempre piu’ sciatta, piu’ sporca, piu’ disordinata ed anche piu’ povera. Al Peninsula ovviamente coninuava il rito del tea pomeridiano o l’elegantissima cena sul roof garden, i club privati continuavano a mantenere le proprie abitudini, si continuavano a vedere lussuose Rolls Royce guidate da autisti in divisa, ma la decadenza era visibile. Anche durante il breve periodo della SARS c’era stata una crisi, ma la ripresa era stata rapidissima con uno sforzo corale da parte del governo e della popolazione. Mi ricordo in quei giorni il “festival mondiale di fuochi d’artificio” organizzati in varie serate su grandi chiatte nella baia e visibili dal lungo mare o, come nel mio caso, dal roof garden dello Shangrila come di tutti i grandi alberghi.

E siamo arrivati ad oggi. La Cina e’ molto diversa rispetto al momento della transizione: piu’ ricca, con un’economia capitalistica sfrenata, ma con sostanziali limitazioni alla liberta’ degli individui, il “socialismo con caratteristiche cinesi”. L’importanza economica di HK si e’ molto ridotta ed oggi contribuisce solo per il 3% al PIL cinese. La sua importanza come centro manifatturiero e’ sostanzialmente scomparsa, delocalizzata nelle altre aree della Cina in cui il costo del lavoro e’ molto piu’ basso. HK e’ quindi rimasta una citta’ a vocazione turistica e terziaria, essenzialmente finanziaria. Per esempio il Dollaro di HK e’ la settima valuta piu’ scambiata al mondo. Lo sviluppo delle “zone economiche speciali” che si sono in questi decenni moltiplicate in Cina ha sottratto a HK gran parte della sua potenza. La vicina Shenzen (parte della Great Bay Area assieme a HK, Macao, Zhuhai e buona parte del Guandong) fa ormai concorrenza alla California come centro mondiale delle tecnologie innovative. Come ho detto pero’ nella mia nota precedente gli HongKonghesi sono molto malvisti se oltrepassano la frontiera e cercano lavoro altrove. Nonostante cio’ pero’ Hong Kong e’ tuttura essenziale per la Cina e per il Mondo. Ad essa si accede liberamente ad tutto il mondo, c’e’ liberta’ assoluta di movimento dei capitali, dei beni e dei servizi, la borsa e’ fra le piu’ importanti del mondo, certamente piu’ di quella di Shanghai, tutte le banche internazionali e quelle cinesi hanno una loro importantissima sede nel quadrilatero finanziario dell’isola. Inoltre la garanzia del sistema giuridico inglese, la common law, ha un valore inestimabile per chi voglia fare affari con la Cina o adoperare HK come base per stabilirsi in Cina.

E allora perche’ questa crisi? E’ mai possibile che, a fronte di un sogno irrealizzabile di ottenere l’indipendenza dalla madre patria si stia distruggendo questo “apparente” paradiso? Il fatto e’ che dietro questa vetrina luccicante nascono i veri problemi. Crollata l’industria manifatturiera, con le attivita’ portuali e commerciali sempre piu’ automatizzate, Hong Kong e’ rimasta solamente un centro finanziario di importanza strategica per tutto il mondo ma di cui solo una ridottissima parte della popolazine gode i frutti: una citta’ per ricchi, anche per il costo altissimo della vita, non per oltre sette milioni di abitanti. Oggi si ha la sensazione che il sistema giuridico la “rule of law” salvaguardata da una magistratura indipendente indipendente possa essere sostituita dalla “rule by law” vigente in Cina. Cio’ e’ a mio avviso l’aspetto piu’ inaccettabile per noi del mondo cinese, molto di piu’ di qualsiasi altro aspetto ideologico percepito molto spesso attraverso una cattiva informazione. Il crollo di questo principio, o la semplice sensazione che esso possa crollare determinerebbe la distruzione immediata di HK. Mi rendo conto pero’ che una spiegazione e’ necessaria. In parole semplici e senza entrare in troppi dettagli giuridici la “Rule of Law” e’ un principio con solide fondamenta nella filosofia occidentale in base al quale ogni individuo, dal piu’ povero al piu’ potente, che sia Re o Presidente, e’ uguale di fronte alla legge. Cio’ significa che se e’ sospettato di commettere un reato deve essere giudicato e, se colpevole, punito indipendentemente dal suo stato sociale e dal suo ruolo nella comunita’. E’ chiaramente un principio ideale non sempre applicato. Per esempio i nostri parlamentari molto spesso sfuggono alla legge e non solo per il ben noto “fumus persercutionis” ma molto spesso per accordi di “do ut des” fra le parti politiche. Questo principio e’ pero’ parte essenziale del nostro essere ed e’ probabilmente la meno accettabile fra le profonde differenze che abbiamo rispetto al mondo cinese. La “Rule by law” e’ invece un concetto in base al quale l’autorita’ di governo e’ in qualche modo al di sopra della legge ed ha il potere di interpretarla o applicarla quando ritenga opportuno con cio’ limitando i diritti del singolo cittadino. In un senso piu’ largo e’ un metodo di governo che tende a convincere o obbligare i cittadini ad accettare decisioni politiche ritenute necessarie dal governo. Non bisogna equiparare questo sistema al dispotismo di una persona o gruppo di persone per interessi personali o di classe (che sarebbe un’ovvia patologia del sistema come l’esempio che vi ho fatto del nostro Parlamento) ma di un concetto “educativo” delle masse che non possono comprendere quale sia il prevalente bene comune. Questo principio, applicato essenzialmente nella giustizia civile, risulta ripugnante per ciascuno di noi, abituati a ben altri concetti. Dovremmo pero’ chiederci se nel nostro ordinamento abbiamo varcato i limiti che portano alla paralisi di un Paese. Mi riferisco alla TAV, alla TAP, ai ricorrenti movimenti anti-Euro etc. che si protraggono talora per decenni senza arrivare mai ad una soluzione quale essa sia.

Secondo molti osservatori, lo slogan “Liberate Hong Kong; revolution of our times” vuole rivitalizzare lo spirito originale della della citta’ , ritornare a “one country two systems e “difendere le nostre liberta’ civili ed il nostri stile di vita” come hanno detto vari studenti intervistati; non chiedere l’indipendenza. Sono convinto che il governo cinese abbia pienamente capito cio’ e per questo abbia evitato ogni intervento diretto per ristabilire l’ordine, cosa che non avrebbe esitato a fare se avesse ritenuto in pericolo l’unita’ nazionale. Secondo molti osservatori il suffragio universale non sarebbe di per se la richiesta principale ma un mezzo per rimuovere quegli ostacoli che si sono via via accumulati nel governo di Hong Kong. Primo di tutti e’ la proprieta’ assoluta del terreno che e’ il bene indispensabile per una citta’ come HK. A HK vige un sistema che concede ad una minoranza privilegiata di trarre profitti sproporzionati da uan risorsa pubblica essenziale e impone una tassa nascosta alla comunita’, traendone una rendita indebita. 

“A paragone con le grandi citta’ europee o americane noi paghiamo tasse bassissime ma spendiamo gran parte dei nostri reddititi in mutui immobiliari (in media 70% del reddito) o affitti altissimi. Se il terreno fosse di proprieta’ pubblica qualunque cittadino potrebbe utilizzane una parte o partecipare alla sua monetizzazione. Pensate al petrolio o al gas e al reddito che esso genera per il popolo norvegese. Per noi abitanti di HK, il nostro petrolio e’ il terreno. La realta’ e’ invece che i grandi immobiliaristi e le grandi societa’ di cosntruzioni agiscono in maniera monopolistica.”

Paradossalmente (ma non tanto) un supporto a questa posizione e’ giunto dal quotidiano ufficiale cinese People’s Daily che ha criticato gli immobiliaristi accusandoli di voler guadagnare fino all’ultima lira, e ha esortato Lam ad adottare tutti i provvedimenti previsti dalle leggi in vigore, come il diritto di esproprio, per accelerare la costruzione di case popolari e dare una speranza ai giovani. Da questo e da altri segnali, come ad esempio la critica all’uomo notoriamente piu’ ricco di HK si “potrebbe” dedurre che la luna di miele fra Pechino e i tycoons della citta’ stia per finire. Per decenni, prima e dopo il 1997 il credo “small government, big market” e’ stato il principio base della citta’, ma ora a Hong Kong come nel resto del mondo il principio della responsabilita’ sociale d’impresa si sta diffondendo. Pechino pero’ deve essere molto cauta in questi suoi interventi diretti perche’ proprio in virtu’ di “un Paese, due sistemi” deve accettare il fatto che a Hong Kong vige un regime capitalista anche se esso non e’ in contrasto con la responsabilita’ sociale. Deve quindi essere il governo di HK a farsi carico che il periodo della “property egemony” fa parte del passato e che bisogna cambiare. Purtroppo il governo e’ espressione di quella sparuta minoranza!

L’ultimo aspetto che vorrei mettere in risalto e’ l’internazionalizzazione della crisi di Hong Kong. Intendiamoci, a Hong Kong vive e lavora una numerosa comunita’ internazionale appartenente a tutti i Paesi del mondo , specie i piu’ sviluppati, quindi e’ naturale che tutte le Cancellerie si preoccupino della sicurezza dei loro cittadini, come pure della stabilita’ delle svariate attivita’ economiche. Il problema e’ da un lato la richiesta di supporto da parte dei dimostranti a USA, Germania etc. e dall’altro la corrisipondente risposta di questi ultimi e l’ovvia reazione cinese. Angela Merkel, secondo me l’unica statista occidentale di livello internazionale, durante una riunione con Li Keqiang, Primo Ministro cinese, lo ha esortato a fare sforzi per una soluzione pacifica dei problermi, ed ha ricevuto una risposta altrettanto misurata e diplomatica “Stai pur certa che il popolo cinese ha la capacita’ e la saggezza necessaria per risolvere i propri affari interni”. Erano entrambi “atti dovuti”. Purtroppo pero’ un membro del suo governo ha ricevuto a Berlino Joshua Wong, uno dei capi della rivolta ed ha assicurato il suo supporto attirandosi le ire della Cina per l’intromissione in una faccenda assolutamente interna. Che cosa avreste pensato se uno Stato estero si fosse intromesso nei fatti di Genova di anni fa? Piu’ complessa e’ la situazione negli Stati Uniti, dove la presenza di funzionari dell’ambasciata americana durante gli scontri e le varie dichiarazioni politiche sono viste come il fumo negli occhi da parte del governo cinese. Esse sono infatti considerate parte della lunga guerra a tutto campo fra le due potenze globali, come il supporto e la vendita di armi a Taiwan che e’ prossima a elezioni politiche cruciali. Mi ha stupito in questo contesto la dichiarazione di Nancy Pelosi, speaker della Camera USA, una persona che considero molto equilibrata. “I Democratici e i Repubblicani assieme continuano ad essere vicini al popolo di Hong Kong nel chiedere un futuro libero e democratico come e’ loro diritto”. E’ in corso di approvazione una legge bi-partisan che impone al Presidente di verificare ogni anno che Hong Kong continui a mantenere i requisiti di autonomia e liberta’ che le consentono di godere dei benefici e delle prerogative commerciali con gli USA. Il ritiro di tali privilegi, ben lungi dall’aiutare la popolazione, decreterebbe la morte immediata della citta’. E’ questo che vogliamo? E’ questo che vuole il mondo libero?

Per come vi ho descritto lo status giuridico e storico di Hong Kong, sarebbe come se in occasione di uno dei frequenti scontri razziali negli USA fra la minoranza nera e la polizia, l’ambasciatore cinese si recasse sul luogo ed assicurasse la comprensione e l’appoggio del suo governo.  

A queste dichiarazioni ha risposto il direttore del cinese Global Times che, citando le ripetute richieste del governo di tenersi fuori dai problemi interni della citta’ ha scritto “La situazione che si e’ creata nasce da problemi interni di HK. Come ogni movimento di massa esso e’ per gran parte di natura emotiva ed e’ alimentato da interventi altrettanto emotivi”. Ogni intervento esterno non farebbe altro che esasperarli.

Analizzando comunque le varie dichiarazioni si puo’ notare essenzialmente parole di condanna dai Paesi Occidentali mentre esse sono piu’ misurate da parte dei Paesi dell’ASEAN e del Giappone. Una spiegazione potrebbe essere data dalle parole di Gal Luft, condirettore dell’ Institute for the Analysis of Global security di Washington. Egli esordisce con l’affermazione che gli abitanti di HK sarebbero “hopelessly naive” se si aspettassero un supporto del mondo in difesa della loro liberta’. “c’e’ una grande preoccupazione in USA e nell’Occidente. Ci potrebbero essere anche delle sanzioni, e si parla anche di un riaggiustamento dello speciale status economico di HK, ma niente di cio’ e’ veramente risolutivo. In generale l’approccio di Washington alla democrazia e ai diritti umani e’ cinico e selettivo. Semmai, Washington usera’ HK come arma negoziale nel suo conflitto commerciale con la Cina per poi abbandonarla una volta raggiunti i propri obiettivi”;“secondo me la scommessa e’ enorme La Cina non rinunziera’ mai alla sua sovranita’ su Hong Kong. E’ piu probabile che il mondo degli affari internazionale, che fino ad ora ha visto HK come un esempio di stabilita’, cambiera’ atteggiamento e si spostera’ altrove. Niente puo’ distruggere il futuro di HK piu’ che un esodo in massa del mondo degli affari. I dimsotranti stanno giocando col fuoco.” “Pechino cerchera’ di esercitare il massimo di moderazione perche’ e’ consapevole che sono in molti a volerla trascinare nella trappola di Tiananmen con un intervento militare diretto” 

Credo che niente possa sintetizzare la situazione meglio di queste parole.

Per intanto Pechino, dove mi trovo in questi giorni, sta preparando festeggiamenti in grande stile per il settantesiomo anniversario della repubblia il Primo Ottobre. Non permettera’ che niente disturbi quella giornata, e quindi a Hong Kong non succedera’ niente di particolare. Ma dopo?

A chi ama Hong Kong non resta che sperare nella ragionevolezza umana.

   

29. ago, 2019

17/8/2019

LA CRISI DI HONG KONG

 

Devo anzitutto fare una confessione: amo Hong Kong. La ho amata dal primo momento che sono atterrato 40 anni fa sfiorando i grattacieli che incombevano a sinistra e a destra e non ho mai smesso di amarla. Io penso che, più di New York, Hong Kong sia il simbolo del mondo, il punto di scontro (o di incontro) delle due grandi civiltà su cui si è basato lo sviluppo di questo nostro piccolo globo. Ci sono stato un’infinità di volte ed ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo. Ricordo quando il 31 dicembre 1980, quasi a mezzanotte, vi atterrai con mia moglie. Eravamo partiti da una tristissima Pechino, da un aeroporto deserto, ed arrivammo in una città festante. Gli altissimi edifici erano coperti da decorazioni luminose gigantesche raffiguranti i simboli del nostro capodanno, Babbo Natale con le renne, alberi di Natale scintillanti di luci etc. Passando per strade affollatissime trovammo a stento un tavolo nel roof garden dello Shangri-La dove aspettammo il Nuovo anno; l’indomani pomeriggio assistemmo in televisione, come ogni anno da Roma, al concerto di Capodanno a Vienna. Ma Hong Kong non era solo Occidente; bastava andare a Aberdeen e si vedevano i Sampam e le giunche abitate dai pescatori dove, su lunghi fili stesi da poppa a prua erano appesi contemporaneamente abiti ad asciugare e pesci a seccare. Se poi tornavi a Kowloon potevi nel pomeriggio prendere il tea nel salone decorato con stucchi ottocenteschi del Peninsula, ascoltando dal vivo un quartetto d’archi che suonava musica classica. Se sceglievi invece di sederti al tramonto accanto alle gigantesche vetrate dell’ Intercontinental hotel (il nome di oggi) potevi assistere all’illuminarsi dei grattacieli dell’isola di Hong Kong man mano che il buio avanzava e nel canale passavano grandi navi, chiatte da trasporto e di nuovo giunche simili a quelle che da qualche secolo solcavano quelle acque. Ed era bello perdersi nelle viuzze che circondavano Nathan Road dove si vendeva di tutto in piccoli negozi cinesi fra una moltitudine di gente vociante e accanto ad essi altri negozi dove si vendevano gli ultimi ritrovati della tecnologia e gioielli di tutti i tipi (spesso falsi) per i turisti occidentali. Incontravi professionisti vestiti come nella City di Londra accanto a cinesi con i loro pantaloni larghi, e tutta questa gente correva di qua e di là come colonne di formiche. In fondo, dietro i monti, l’immensa Cina misteriosa….

Negli anni tutto ciò è andato lentamente svanendo. Poco a poco, dopo il passaggio alla Cina, qualcosa cambiava lentamente ma inesorabilmente; Hong Kong diventava più sciatta, più sporca, meno vitale, e quell’immagine di città pazza e protesa in avanti lentamente spariva mentre una certa malinconia diventava la sensazione dominante. E’ difficile da spiegare, ma a Hong Kong, ad ogni istante, ad ogni angolo di strada passavi in un attimo da un occidente già post industriale ad un Oriente che correva istancabilmente qua e là, proteso ad incrementare i suoi commerci. A Hong Kong infatti si comprava e si vendeva di tutto in senso letterale.

Come mai questa mescolanza unica al mondo?  HongKong divenne ufficialmente parte dell’impero cinese nel 214 a.C. A parte sporadici contatti con i commercianti portoghesi, essa divento’ nel 1700 uno dei centri principali della Compagnia Britannica delle Indie orientali che ne fece ben presto il centro di esportazione in Cina di enormi quantita’ di oppio. Il blocco di tali importazioni fu la causa dello scoppio della prima guerra dell’oppio e la conquista da parte degli inglesi dell’isola di Hong Kong che divenne una colonia della corona Britannica. Alla fine della seconda guerra dell’oppio la penisola di Kowloon e l’isola di Stonecutter subirono la stessa sorte. Era l’inizio del colonialismo Occidentale e Giapponese in Cina. Nel 1898 infine la Gran Bretagna ottenne la cessione (questa volta solo per 99 anni) dei “nuovi territori”. A parte la breve occupazione giapponese durante la seconda guerra mondiale, il periodo britannico determino’ il massimo sviluppo di Hong Kong, ne creo’ il mito che ancora permane e da un certo punto di vista pose le premesse di quanto sta accadendo.

I tempi e le situazioni storiche cambiarono, l’impero britannico si dissolse gradualmente e Hong Kong divenne solamente un peso per il Regno Unito. Margareth Thatcher e Deng Xiaoping videro quindi una comune convenienza nel ritorno di Hong Kong alla madre Patria che avvenne il Primo luglio 1997. Ci fu allora una spettacolare cerimonia che culmino’ alla mezzanotte con la bandiera inglese che veniva definitivamente ammainata e quella cinese che veniva issata. Allo stesso tempo le truppe cinesi entravano a Hong Kong e quelle inglesi si ritiravano. Il governatore Patten, salutato da una gran folla si imbarcava sul Panfilo Britannia assieme al Pricipe Carlo. Fu un momento emozionante e commovente: un pezzo di storia ed un intero mondo scomparivano, sostituiti da un altro e si andava verso un futuro ignoto. Ho ancora, e custodisco con amore, quel filmato.

Qual’era lo status di Hong Kong? Durante il periodo coloniale Hong Kong non godette mai di un regime democratico ed infatti il governatore era nominato da Londra, si applicavano leggi inglesi e perfino il genio civile di Londra era incaricato di approvare i progetti degli edifici pubblici. Godeva quindi del sistema giuridico britannico (la Common law), e cosi’ pure del sistema educativo e sanitario organizzato dagli inglesi. La cosa piu’ importante: godeva di un’economia fiorente in quanto centro finanziario e commerciale per gli scambi con la Cina. Sostanzialmente tutti godevano di una vita decorosa e non esisteva (a parte poche frange) una reale poverta’. Proprio per questo ancora oggi l’aspettativa di vita ad Hong Kong e’ in cima alle graduatorie mondiali.

Cosa e’ cambiato? Cerchero’ di darvene una brevissima spiegazione sfuttando le parole della Basic Law (la Costituzione) di Hong Kong, frutto di un accordo fra U.K. e Cina al momento del passaggio dei poteri.

-          Art.1     La regione amministrativa speciale di Hong Kong (RASHK) e' una parte inalienabile della RPC

-          Art.2 Il Congresso Nazionale del Popolo (Pechino) autorizza RASHK ad esercitare un alto grado di autonomia ed esercitare un potere esecutivo, legislativo e giudiziario indipendente,.... in accordo con le disposizioni di questa Basic Law

-          Art. 5 Il sistema e le politiche socialiste non saranno praticate nella RASHK ed il precedente sistema capitalista e modo di vita rimarranno inalterate per 50 anni

-          Art.12 La RASHK e' una regione amministrativa locale della RPC, con un alto grado di autonomia e dipende direttamente dal governo centrale

-          Art.14 Il governo centrale e' responsabile della difesa della RASHK. Il governo della RASHK e' responsabile dell'ordine pubblico nella regione. Le forze militari cinesi adresidenti nella RASHK per la difesa non interferiscono negli affari locali della Regione. Il governo della RASHK puo', quando necessario, chiedere al governo centrale assistenza da parte del contingente militare per il mantenimento dell'ordine pubblico ed in caso di disastri naturali

-          Art. 27 I residenti a HK hanno liberta' di parola, di stampa e di pubblicazioni; liberta' di associazione, di "procession" e di dimostrazione; e il diritto e la liberta' di formare ed iscriversi a sindacati, e di scioperare

-          Art. 45 Il CEO della RASHK viene scelto per elezione o attraverso consultazioni tenute localmente  e nominatro dal governo centrale. Il metodo di scelta dipende dalla situazione specifica della RASHK...... L'obiettivo finale e' la scelta del CEO mediante suffraggio universale da parte di un comitato rappresentativo scelto in accordo a procedure democratiche......

-          Annex 1 Il CEO e' eletto da un comitato ampiamente rappresentativo in accordo con la Legge e nominato dal governo centrale.... Esso e' composto da 1200 persone rappresentative dei seguenti settori; 1) Industria, commercio e finanza, 300 persone; Professioni 300 persone; lavoro, servizi sociali, religioni ed altri settori 300 persone; <rappresentanti di altre categorie essenzialmente politiche incluso i rappresentanti di HK agli organi politici del governo centarle. 300 persone.                             

Ed infine non bisogna dimenticare che nel 2047 il doppio regime e’ destinato a finire e, a meno di modifiche, Hong Kong tornerà ad essere una provincia cinese come le altre dopo duecento anni.

 

Cosa e’ successo in questi giorni e cosa succedera’?  Non staro’ a raccontarvi gli avvenimenti perche’ sono stati abbondantemente coperti da televisioni e giornali. Mi limitero’ solo ad una breve cronologia. Questa proposta di legge nacque da un caso abbastanza banale di un omicidio a Taiwan per fatti privati e successiva fuga del presunto colpevole a Hong Kong. Gran parte dell’opinione pubblica e alcuni giuristi ritennero pero’ che questa legge aprisse la porta all’estradizione verso la Cina di persone sospettate di reati gravi, non solo di cittadinanza cinese, ma anche di cittadini di Hong Kong. Essi avrebbero quindi subito una grave riduzione dei loro diritti alla luce delle grandi differenze fra i due sistemi giuridici. E’ questa l’intenzione della legge? Nasce da una decisione autonoma del governo di HK o e’ stata “suggerita” dal governo cinese? Sarebbe interesse della Cina impantanarsi in una situazione del genere in questo momento in cui  ha ben altri problemi da affrontare e con le elezioni politiche a Taiwan alle porte?  Non lo sapremo mai e nessuna ipotesi e’ possibile.E’ cosa nota pero’ che, di tanto in tanto, qualche persona Cinese potente e sospettata di “delitti” politici o soprattutto finanziari, improvvisamente scompare e lo si rivede in giro solamente dopo qualche mese. Nella realta’ egli viene ricondotto in Cina, piu’ o meno forzatamente, e trattenuto li’ fino a quando non viene raggiunto un accordo senza clamore. Il governo cinese non ha alcun interesse all’estradizione di chi si macchia di reati comuni a HK. Ovviamente siamo ben lontani dalla legalita’ .

Ad onor del vero, dopo manifestazioni sempre piu’ imponenti, tale legge fu “shelved”. Di fatto fu abolita, ma non fu “withdrawn” o “cancelled”. Si dice che “shelved” implicava la possibilita’ di metterla di nuovo in vigore. Vero, ma anche cancellandola si poteva promulgarla di nuovo. E allora? Secondo me la governatrice, e tutta la classe abbiente che appoggia la Cina <vedi il sistema elettorale>, non voleva “perdere la faccia” dimostrando di cedere alla folla. Speravano che le cose a poco a poco si calmassero. Ed invece si complicarono. Dall’abolizione di una legge si passo’ alla richiesta di un sistema democratico di tipo occidentale, ed allo stesso tempo di una commissione indipendente che indagasse sull’operato della polizia e ad un’amnistia per le persone che, a causa di queste manifestazioni, sono accusate di reati molto gravi. Nessuna reazione dalla governatrice. Carrie Lam  invece di azioni sostanziali o, come minimo, di rivolgersi al popolo, continuava a parlare con l’alta borghesia finanziaria e industriale che la supporta nel corso di pranzi le cui foto erano pubblicate. E questa e’ stata la scintilla che ha portato all folle oceaniche che hanno invaso le strade. Infatti ai dimostranti originari (studenti, come a Tienanmen) si andavano unendo altre categorie, fra cui i “civil servant” gli impiegati di stato che erano stati sempre fedeli al sistema, e tutte le classi giovani o di mezza eta’.

E’ venuto alla fine al pettine il vero, grande problema, che era stato alla base dell due grandi manifestazioni a HK di questo decennio, nelle quali alle promesse non era succeduta alcuna azione: il declino dei giovani e della classe media che non riescono a comprare una casa, sia pure minuscola, e talvolta perfino a  trovare lavoro. Siamo quindi di fronte ad un problema enorme e la cui soluzione richiederebbe interventi di ampio respiro da parte di una classe politica locale ben piu’ lungimirante.  Hong Kong, come dicevo, ha prosperato come unica, grande porta verso la Cina. Si riteneva, fino a pochi anni fa, che tale ruolo, in una posizione assolutamente strategica, le avrebbe garantito un futuro sempre migliore, ed invece in pochi anni tutto è cambiato a causa della grandissima crescita cinese e della sua apertura alle relazioni internazionali. Negli ultimi anni Shanghai si sta sempre piu’ affermando come centro finanziario cinese e la “Great Bay Area” Shenzhen, Macao, Zhuhai, ma soprattutto la prima come grande polo di sviluppo dell’industria del futuro. Hong Kong fa ufficialmente parte di questo polo, ma ne resta ai margini e cio’ crea disoccupazione o sotto-occupazione. Gli abitanti di Hong Kong sono ovviamente riluttanti a trasferirsi, pedendo cosi’ i privilegi di cui ancora godono, e la classe dirigente, ricchissima e con forti agganci a Pechino, manovra i suoi capitali a proprio esclusivo vantaggio senza alcun freno. Resta il “ problema della casa” che purtroppo affligge tutti i giovani e meno giovani di tutto il mondo. La casa oggi a Hong Kong ha prezzi assolutamente inaccessibili alla gente normale. Chi è fortunato la possiede da generazioni e si adatta con figli e nipoti, chi e’ ricco dispone di abitazioni fantastiche, gli stranieri hanno appartamenti pagati dalle aziende di appartenenza; e gli altri? Si arrangiano. Hong Kong, come tutti sanno ha problemi di spazio che la rendono “la citta’ piu’ verticale del mondo”, ma i pochi terreni disponibili sono proprieta’ dei grandi immbiliaristi che ovviamente edificano con il contagocce ed in funzione del mercato di alto e medio livello. Esistono ancora terreni disponibili, ma bisognerebbe cambiare il “piano regolatore” ed a cio’ si oppone l’oligarchia che di fatto controlla Hong Kong. Su questo punto si era ribellata la popolazione in passato e oggi non si accontenta piu’ di vuote promesse.

Hong Kong gode ancora di una stampa libera (spesso bloccata in Cina) e quindi la fonte migliore per capire la situazione è proprio la lettura dei giornali locali. Ho letto anche la stampa cinese e quella internazionale ma mi sono parse entrambe molto di parte (ovvio) ma anche male informate. Vi faccio leggere quindi alcuni, pochi, estratti dell’enorme quantità pubblicata ogni giorno.

-          26 luglio Prima conferenza stampa dell’Alto Rappresentante di Pechino per Hong Kong e Macao.  Ci sono tre linee che non possono essere in alcun modo valicate: mettere in pericolo la sicurezza nazionale, mettere in dubbio l’autorità del governo centrale <di Pechino> e la Basic law, e utilizzare Hong Kong come base per danneggiare la Cina... Il governo di Hong Kong ha verificato le sue mancanze, e prestera’ attenzione alle differenti opinioni. Alcuni esponenti stranieri hanno fatto dichiarazioni irresponsabili. Non e’ necessaria una commissione indipendente che investighi sull’operato della polizia. Essa ha fatto di tutto per proteggere la societa’ e mantenere la stabilità.

-          3 Agosto Chandran Nair CEO del Global Institute for Tomorrow. Le dimostrazioni hanno colto tutti di sorpresa, ma ora bisogna trovare una soluzione che potrebbe risolvere i problemi alla radice attraverso dieci punti. 1) ammissione degli errori commessi dal governo, 2) Ritirare formalmente la legge sull'estradizione, 3) Istituzione di una commissione che affronti e risolva i problemi giurisdizionali, 4) Amnistia per dimostranti e poliziotti coinvolti negli incidenti, 5) Analisi di che cosa non ha funzionato in questi anni, 6) Istituire periodiche assemblee popolari per avere il polso dei problemi dal punto di vista della cittadinanza, 7) Rivedere la maniera in cui le leggi vengono scritte (spesso ad HK è stato necessario emendarle subito dopo la promulgazione, 8) Cambiare la legge elettorale, 9) lanciare un programma "una casa per tutte le famiglie entro il 2030", 10) Sviluppare un programma di welfare generalizzato. <bello, ma saremmo nel Paese dei sogni>

-          3 agosto. Ex direttore ed ora editorialista di SCMP. Molti vedono un grande pericolo che l’esercito cinese (PLA) intervenga a HK. Tale preoccupazione è aumentata dopo il 21 luglio quando i dimostranti hanno deturpato lo stemma cinese esposto sull’edificio della rappresentanza del governo centrale. Il capo del contingente del PLA di stanza a HK ha dichiarato che attacchi di tale violenza non saranno tollerati e che il PLA e’ determinato a proteggere la sovranita’ della Cina e salvaguardare la stabilita’ di HK. Nonostante cio’ le proteste stanno crescendo e molti pensano al bagno di sangue di Tienanmen 30 anni fa. La situazione tuttavia è molto diversa; allora Deng Xiaoping ebbe paura che il Partito Comunista stesse per perdere il controllo del Paese, anche per la spaccatura profonda all’interno del Comitato Centrale. Oggi questo pericolo non esiste e Pechino non puo’ e non vuole creare lo stop alla sua crescita che le sanzioni occidentali crearono allora. Probabilmente i Cinesi stanno aspettando che la protesta si esaurisca da se, anche perche’ l’importanza di HK nell’economia nazionale si e’ fortemente ridotta rispetto al passato ed e’ stata addirittura superata da Shenzen. E’ purtroppo molto piu’ probabile invece che HK divenga un altro anello della contesa fra USA e Cina, come dimostra la presenza di diplomatici americani fra i dimostranti. Lo stesso ex leader del governo di HK ha accusato gli USA e Taiwan di orchestrare le proteste. < Come vedrete in seguito il problema di HK e’ al centro del dibattito politico a Taiwan dove l’anno prossimo si terranno le elezioni politiche>

-          4 Agosto Alice Wu Former associate director at UCLA. Dov’è finita Carrie Lam? Gli studenti portano in giro i professori in una maniera che ricorda le guardie rosse di Mao, la città sprofonda nei gironi dell’inferno dantesco, e nel frattempo Carrie Lam pranza con gli uomini d’affari nell’agio della sua residenza ufficiale. Questa passività aggressiva non è il modo adatto a dare speranza ai giovani. E il video diffuso dalla televisione in cui si vede il PLA che compie esercitazioni anti rivolta e parla in Cantonese <il dialetto di HK> non deve essere preso alla leggera. Il comandante della guarnigione di HK ha appena detto che le sue truppe sono pronte a proteggere in ogni momento la sovranita’ della Cina. E’ tempo che i leaders che si sono candidati o pensano di candidarsi  al posto di CEO  di HK si facciano avanti subito, prima che sia troppo tardi.

-          7 agosto Cheah Cheng Hye. Value Partners Group  Il problema fondamentale e' cambiare la legge elettorale in modo che il Governo ed il CEO siano realmente espressione della maggioranza. Il suffragio universale porrebbe fine a una crisi che è di natura sociale, economica e politica. Bisogna ricordare che molti anni fa Pechino non si oppose a un'elezione a suffragio universale del CEO, ma essa non fu approvata dall'ufficio legislativo perche' il Ceo sarebbe dovuto essere eletto in una lista di due o tre candidati proposta da Pechino. Si arrivo' quindi ad un'elezione indiretta da parte di 1200 "grandi elettori" rappresentativi dei vari gruppi sociali. Ora, analizziamo quali sono i "paletti" posti da Pechino che non dovranno mai essere superati: una dichiarazione di indipendenza e il tentativo di sovvertire il sistema politico della Cina. Su questa base esiste certamente lo spazio per proporre un sistema maggiormente rappresentativo. Forse si dovrebbe evitare una semplice copia della democrazia di tipo Occidentale, ma si potrebbe optare per un sistema piu' adatto alla cultura asiatica "executive led democratic system"  che probabilmente sarebbe piu' accettabile a Pechino. Ma sarebbe accettabile dalla popolazione di HK? L'autore pensa di si, se spiegata adeguatamente. Il punto piu' difficile sarebbe quello di creare una classe politica capace di governare e dotata di sufficiente carisma. Non bisogna dimenticare che durante il periodo coloniale il governo era totalmente in mano agli inglesi e non esisteva alcuna democrazia. Nessuno ha quindi un’abitudine al governo. < Credo che l'autore abbia in mente un sistema simile a quello di Singapore, studiato a lungo dalla leadership cinese fin dai tempi di Deng Xiaoping e forse obiettivo finale della storia politica cinese>.

-          8 agosto  Michael Chugani, giornalista televisivo. Ci stiamo rapidamente avvicinando al Primo ottobre. Non è un anniversario come un altro, Pechino sta preparando il settantesimo anniversario della Repubblica con grandi celebrazioni il cui tema è il Patriottismo. HK sara’ il guastafeste? Pechino ha sofferto quando il suo emblema nazionale è stato deturpato e come se non bastasse, è stata umiliata quando una sua bandiera è stata buttata in mare. Ricordate che i Cinesi sono stati storicamente umiliati dalle potenze occidentali, oggi la Cina reagisce ad ogni offesa alla dignita’ nazionale. Cosa accadra’ il primo ottobre, dureante le celebrazioni a HK. Carrie Lam e’ convinta che con la riapertura delle scuole tutto si risolvera’, ma non lo credo. Il Primo luglio, anniversario della riunificazione, le elite furono costrette a partecipare alla cerimonia dell’alzabandiera guardandola su uno schermo, chiusi nel convention center, mentre migliaia di persone dimostravano in citta’ e deturpavano l’emblema nazionale. E cosa succedera’ il Primo ottobre?  Come potrà Pechino tollerare scene di guerriglia e gas lacrimogeni durante le celebrazioni, in una città che è parte della Cina? Cosa dira’ al mondo? Per Pechino, questo non è più una sommossa (riot) ma gia’ una rivoluzione (revolution) e infatti pensa che i radicali vogliano l’indipendenza da Pechino, ma in realta’ la maggioranza chiede semplicemente modifiche, restando nell’ambito del sistea esistente. Purtroppo sarebbe necessario un leader carismatico che goda della fiducia della gente e certo non lo e’ Carrie Lam

-          9 agosto Albert Cheng, commentatore politico. La sospetta collusione fra la polizia e i gangster delle Triadi (la storica mafia Cinese) ha infuriato anche i piu’ moderati. Se Pechino alla fine interverra’ verra’ sancita la morte di “un Paese, due sistemi” e ne soffriranno sette milioni di abitanti di HK. A fronte di proteste sempre piu’ dure da parte dei dimostranti, la polizia ha drammaticamente accresciuto la violenza della repressione e si e’ oggi creato un circolo vizioso. Lam ha creato questo problema e deve essere lei a smetter di nascondersi dietro la polizia e rispondere alle richieste della popolazione. Lam deve inoltre assumersi la responsabilita’ delle decisioni erronee prese dal suo governo. Se e’ difficile accettare tutte le richieste dei dimostranti, e’ opinione gererale a tutti i livelli che e’ necessario ritirare  “withdraw” la legge sull’estradizione e insediare una commissione indipendente per valutare l’operato della polizia. Sembra però che la parola “withdraw” sia un tabu’ per Lam. Queste proposte sono appoggiate anche da parte delle elite. Inoltre, per mettere fine a questa drammatica situazione e’ opportuno proclamare un’amnistia per tutte le parti coinvolte in questi scontri, dimostranti e polizia. Lam dovrebbe infine sostituire alcuni elementi del suo governo. Lam e’ nativa di HK; se essa ha un po’ di amore per la sua patria, dovrebbe risolvere i problemi con coraggio.

-          9 agosto Alex Lo. Commentatore politico. E’ questa la fine di HK? Il governo e i dimostranti si accusano a vicenda di volere la fine di HK. La tragedia e’ che entrambi hanno qualche ragione. Carrie Lam ha dichiarato “ Questa serie di violenze estreme sta spingendo HK verso una situazione molto pericolosa. Esse mettono in pericolo la sovranita’ nazionale e il concetto di un Paese, due sistemi. La prosperita’della citta’ ne sta gia’ risentendo: hotel, linee aeree, agenzie di viaggio, negozi riportano perdite notevoli. La popolazione è stressata e depressa. L’opposizione è convinta che tutto cio’ sia causato dalla legge sull’estradizione che ormai non esiste piu’. Nelle strade si vedsono scritte “Liberate Hong Kong” e “revolution today”. I nostri giovani sono oggi in grado di minare le fondamenta di HK, ma sono sicuri di poetr ricostruire quanto generazioni di persone hanno creato fino ad oggi?E’ naturale che i giovani pensino che il tempo gioca a loro favore, ma non e’ cosi’. Pensate al 2047 <l’anno in cui la transizione sara’ finita e HK diverra’ Cinese>

-          9 Agosto Lawrence J. Lau Landau Professor of economics. Stiamo attraversando la peggior crisi di HK e dobbiamo mettere da parte le nostre differenze e cercare insieme di salvare ciò che è possibile della nostra citta. Cio’ di cui abbiamo bisogno immediato e’ il ripristino della legge e dell’ordine in modo da tornare alla vita normale. Non c’e’ spazio per le Guardie Rosse di Mao o per le camicie brune del nazismo. Nessuno qui vuole un’escalation delle violenze e nessuno vuole l’intervento del PLA, ma senza risolvere il primo punto non fermeremo il secondo. Se cio’ avverra’, sara’ la fine di “un Paese, due sistemi”, ci saranno sanzioni internazionali e sara’ la fine di HK come centro finanziario, logistico e turistico. Tutto cio’ avvantaggera’ Singapore  e gli indipendentisti di Taiwan trarranno vantaggio dal nostro fallimento. Gli abitanti di HK, quelli che non saranno in grado di emigrare, ne saranno le vittime.  La legge sull’estradizione è morta. Vogliamo che l’errore sia ammesso? Ma quale leader cinese ha mai ammesso il fallimento del “grande balzo in avanti” di Mao o quale leader americano ha mai ammesso che la guerra in Iraq e’ stata un errore?

-          10 agosto Justin Bong Kwan Avvocato. La campagna di violenze del 21 luglio da parte di persone con magliette bianche contro i dimostranti e passanti innocenti, ha evidenziato l’entrata in campo delle TRIADI <la tradizionale e storica mafia cinese>, ed ha creato ulteriore allarme nella popolazione. Tutti pensano, infatti, a una collusione del governo e la polizia con le Triadi. Le Triadi sono oggi sinonimo di crimine organizzato che e’ inaccettabile in una societa’ basata sui valori della legge. Molti pensano che le Triadi siano solo in cerca di benefici economici immediati, ma non e’ sempre stato cosi. In passato le Triadi hanno spesso avuto un ruolo politico. Cio’ è avvenuto frequentemente nel periodo imperiale e uno dei primi atti dell’amministrazione britannica nel 1840 fu la criminalizzazione di quest’organizzazione e l’arresto dei suoi membri principali nel 1840. Esse pero’ parteciparono attivamente alla caduta definitiva dell’impero nel 1911. Si stima oggi che a HK vi siano circa centomila affiliati alle Triadi.

-          10 agosto David Dodwell osservatore politico Carrie Lan ha ritenuto di dare priorita' alla legge sull'estradizione. Sarebbe stato meglio che si fosse dedicata a trovare lo spazio per progetti di edilizia pubblica a HK., usando provvedimenti di emergenza se necessario. Mi rendo conto che oggi è necessario porre fine alla violenza dell'ultimo periodo, ma per far ciò bisognerebbe lanciare allo stesso tempo un programma di riforme costituzionali capaci di rispondere ai bisogni reali dei cittadini. Nel frattempo bisogna dare un chiaro segnale che si sta ponendo rimedio al piu' grave dei problemi: quello della casa. Una task force messa in piedi nel 2018 dopo anni di oblio ha chiaramente descritto i termini del problema. Ora, in una situazione di chiara emergenza, il governo ha il dovere di usare i suoi poteri in casi di questo genere per rimuovere gli ostacoli che sono evidenti. Dagli studi fatti, risulta che sono necessari 1200 ettari di aree abitative di cui 800 immediatamente. Sono state ampiamente trovate soluzioni possibili a questa emergenza, ma tutte respinte dal CEO per problemi burocratici relativi agli espropri dei proprietari, per lo piu' immobiliaristi il cui unico obiettivo è il proprio guadagno. Invece di affrontare questi "poteri forti" Carrie Lam si e' dedicata allo studi di una nuova grande isola artificiale a sud-est di Lantau. Quest’opera grandiosa, a parte i problemi tecnici, costerebbe 1000 miliardi di HK$ e richiederebbe piu' di dieci anni per essere pronta per l'edilizia. Nelle attuali circostanze emrgenziali Carrie Lam dovrebbe mettere da parte i suoi progetti grandiosi e dedicarsi a progetti più realistici scontrandosi con chi si oppone per il proprio interesse personale. Gli immobiliaristi dovrebbero essere obbligati a utilizzare i loro terreni oppure cederli. Si sono arricchiti abbastanza e non e' piu' tempo di speculazioni

-          10 Agosto Raymond Young CEO of Chinese Manufacturers association. HK sta attraversando la sua crisi piu' grave fin dai giorni dell'epidemia di SARS nel 2003. I dimostranti hanno fatto cinque richieste: amnistia per tutti i dimostranti arrestati, elezioni a suffragio universale per il CEO e l'ufficio legislativo, commissione d'inchiesta indipendente, ritiro (withdraw) formale della legge sull'estradizione, e declassificazione a "riot" degli incidenti del 12 giugno. La mossa piu' logica da parte del CEO sarebbe oggi quella di "withdraw" senza altre precisazioni, la legge sull'estradizione, e declassificare gli incidenti del 12 giugno. Cio' basterebbe <secondo l'autore> a togliere vento alle vele dei dimostranti e dare fiato alla maggioranza dei dimostranti a cui basta la soluzione di questi due punti. <L'autore non menziona il problema della casa>

-          12 agosto. Paul Yip. Professore di scienze sociali.  La fiducia e il rispetto reciproco con il governo e fra i cittadini sono stati distrutti negli ultimi due mesi. Le azioni del governo e della rappresentanza cinese non hanno migliorato la situazione. Esiste, è evidente, un problema generazionale con differenti esperienze e diversi valori ma questi continui scontri non fanno che peggiorare la situazione. La nostra linea telefonica di supporto psicologico in questo periodo ha registrato un incremento del 30% delle chiamate, e purtroppo le chiamate di persone ad alto rischio sono raddoppiate e il rischio prevalente è il suicidio. Sia le persone che hanno partecipato alle proteste, sia coloro che si sono astenuti, sono ormai senza speranza sul futuro immediato e piu' lontano. Molti di loro evidenziano anche problemi nel dialogo all'interno delle famiglie e tendono ad isolarsi per ridurre ogni contatto. Entrambe le parti, rivoltosi e "astenuti" vogliono sinceramente una migliore HK ma e' del tutto scomparsa la capacita' di dialogo amichevole. Vi sono molti casi in cui la polizia cerca di calmare in maniera amichevole i più violenti, ma anche i tutori dell’ordine sono stanchi, esasperati e non preparati a fronteggiare questo genere di situazioni quindi spesso reagiscono in maniera esagerata. Dobbiamo assolutamente evitare di arrivare al fondo prima di riemergere. Stiamo rischiando di distruggere i valori che in nostri padri hanno faticosamente costruito per generazioni

-          12 agosto Alice Wu Negli ultimi giorni e' diventato sempre piu' chiaro che Pechino si e' posto alla guida della situazione. L'invito rivolto a 500 uomini d'affari e politici di HK a partecipare a una conferenza a Shenzen è stato accolto in massa, e cio' è avvenuto mentre 12000 uomini delle forze speciali di polizia erano stati mossi ai confini di HK. Ufficialmente è stato un supporto al CEO Carrie Lam e alle forze di polizia di HK, ma in pratica è stato un invito pressante a serrare i ranghi intorno al governo e dimostrare ufficialmente il supporto della classe dirigente. ma il tentativo di creare questo "muro contro muro" e' la soluzione giusta per calmare gli animi? E' vero che la rappresentante del governo di Pechino, unica a parlare in assenza di Carrie Lam, ha dichiarato di voler prendere in considerazione le richieste del popolo, ma Carrie ne è risultata di fatto esautorata e ridotta a un CEO fantoccio nelle mani di altri. E' forse questo il sentiero pericoloso per il quale HK si stava avviando di cui ha parlato Carrie in maniera criptica qualche giorno fa?

-          12 agosto. Alex Lo Commentatore politico. E' improbabile che HK vada incontro ad un bagno di sangue, piuttosto ad un progressivo dissanguamento. E' questo il vero, terribile, scenario. Nel 2047, finito il periodo transitorio, HK diventera' niente di piu' che un'appendice della grande Shenzen. In quel momento infatti la "Great Bay area" <di cui vi ho parlato a proposito del grande ponte HK-Shenzen-Macao> diventera' una grande area metropolitana totalmente integrata, una delle piu' grandi, più avanzate e più efficienti del mondo. Shenzen diventera' il principale "hub hi-tech" dell'Asia-Pacific, paragonabile solo alla California. Fino allora Hong Kong, incapace di diversificare la sua economia a causa del cattivo governo, della scarsa lungimiranza della classe dirigente e dell'opposizione, continuerà nel suo tasso di crescita negativo. Nessuna riforma politica ha avuto successo e non si riesce ad approvare nessuna politica di lungo o medio periodo, ragion per cui il Governo è paralizzato. Il bilancio della citta' e' sistematicamente passivo e si fa ricorso alle riserve che nel 2047 saranno esaurite. Il turismo e' solo una pallida ombra di cio' che era nei periodi di gloria perche' ne' i Cinesi e neppure gli stranieri sono piu' interessati a venire qui. La disoccupazione e' a livelli record. Nel primo periodo dopo l'unificazione ricevemmo numerosi aiuti economici dala Cina, ma ormai "Pechino e' stanca dell'incapacita' e dell'ingratitudine di HK" parecchi concittadini tentano di entrare legalmente o illegalmente a Shenzhen e trovare lavoro li', ma sono discriminati e accusati di sfruttare i servizi, la scuola e la sanita' locale. Ci sono cortei anti-HK al grido di "tornate a casa porci HonKonghesi". Questo e' cio' che ci aspetta.

-          13 agosto Winston Mok Uomo d’affari privato. Perche’ la gioventu’ di HK e’ cosi’ infuriata? La legge sull’estradizione e’ stata dichiarata morta da tempo ma la situazione peggiora ogni giorno.In realta’, al di la’ dei problemi contingenti, sono i problemi economici a trainare la disperazione e la disillusione della generazione piu’ giovane. Di solito la gioventu’ nei Paesi in via di sviluppo  si aspetta una standard di vita migliore di quello dei propri genitori, mentre l’opposto capita nei Paesi sviluppati, incluso HK. Inoltre in molte citta’, dall’Australia a Canada, i giovani sono costretti a combattere con i costi proibitivi della casa. Infine, come si è visto alla re-elezione di Obama e durante la Brexit, esiste una chiara divisione di valori e interessi fra le varie generazioni. Una volta una laurea era un passaporto per un ingresso decoroso nella middle-class, mentre oggi anche i laureati devono affrontare un futuro incerto. Tutto ciò in un mondo in cui l’uno per cento della popolazione prospera a spese della middle class <niente di nuovo sotto il sole diremmo in Italia>. La specificita’ di HK consiste pero’ nel fatto che, a differenza delle altre nazioni, per un giovane e’ assolutamente impossibile possedere una casa. Inoltre HK ha oggi una ridottissima base industriale e quindi poche opportunta’ di lavoro. Infatti, HK è stata sempre un centro di servizi, essenzialmente finanziari per la Cina, ma oggi le migliori opportunita’ sono riservate ai Cinesi “veri” specie quelli educati all’estero con una migliore conoscenza dell’inglese e del Mandarino. In un paese dove anche un medico altamente specializzato fatica ad avere una casa, c’e’ certamente qualcosa di sbagliato. Hong Kong e’ una bomba innescata. Tutto cio’ risale al periodo coloniale, e Pechino, che dovrebbe essere un Paese socialista, ha totalmente fallito nel governare la classe media e quella dei lavoratori. HK è oggi un esperimento paleo capitalista fallito con gigantesche disparità sociali, e la gioventù non può essere pacificata senza una rivisitazione del contratto sociale. A differenza di Singapore, HK non ha mai potuto contare sulla saggezza di uno stato forte, e cosa si puo’ fare oggi?

-          13 agosto Joice Ng. Giornalista Carrie Lam ha tenuto una conferenza stampa in cui ha detto " HK è seriamente ferita e ci vorra' molto tempo perche' si riprenda... Voi dimostranti volete veramente farla precipitare in un abisso? .... Mettiamo da parte le nostre divergenze e guardiamo per un istante la nostra citta', la nostra casa. Ripeto, possiamo veramente farla precipitare in un abisso che trascinera' tutti noi? Dobbiamo fermare la violenza, ristabilire la legge, e poi avere un dialogo sincero che ristabilisca l'armonia. Io, come CEO di questa citta' sono responsabile di ricostruire l'economia di HK, di prestare la massima attenzione ai bisogni dei miei concittadini, e far ripartire HK.Questo è il mio impegno e la mia responsabilita' verso tutti voi". Carrie Lam non ha pero' risposto alla domanda se fosse stata Pechino a impedirle di rispondere attivamente alle proteste dei dimostranti. Carrie Lam non riusciva a trattenere le lacrime dicendo queste parole. Cosa vorra' dire?

-          14 agosto. Minxin Pei. Professore al Claremont McKenna College. La situazione di HK sta diventando devastante, e le parole del governo cinese ricordano molto quelle che precedettero il massacro di Tienanmen. Il contingente del PLA a HK, nelle parole del suo comandante “e’ determinato a proteggere la sovranita’ nazionale, la sicurezza, la stabilita; e la prosperita’ di HK”. E il portavoce del governo cinese per gli affari di HK e Macao has ammonito “i criminali di non scambiare la prudenza per debolezza. Il governo e’ fermo nella sua determinazione di preservare la prosperita’ e la stabilita’ di HK”. E il direttore ha rincarato la dose “Il governo cinese ha metodi e potenza sufficienti per domare ogni sorta di sommossa”. Tutto cio’ e’ avvenuto essattamente due mesi dopo la dichiarazione del ministro della difesa cinese secondo cui la stabilita’ della Cina dopo i fatti di Tienanmen ha dimostrato che quella fu la scelta corretta. Queste dichiarazioni non solo dimostrano l’irriggidimento delle posizioni, ma anche il potere crescente di chi, nel governo cinese, propone un controllo totale di HK fin da ora. Contyro ogni previsione (e come successe a Tienanmen) questa radicalizzazione e’ contemporanea al maggior supporto alle dimostrazioni da parte della classe media. Si sta comunque diffondendo l’idea che l’unica maniera per ristabilire l’ordine a HK e’ la forza, anche se Xi Jinping preferirebbe aspettare la fine delle celebrazioni di 70 anni della repubblica Cinese . Il vero problema e’ che a questo punto i leaders di HK e la stessa polizia potrebbero rifiutarsi di agire e sarebbe quindi necessario far scendere in campo il contingente cinese ad HK ed eventuali rinforzi. I cittadini di HK quasi certamente opporrebbero la massima resistenza, ci sarebbero molte vittime e questa sarebbe la fine definitiva della teoria “ un Paese due sistemi” portata avanti fino ad ora e l’assunzione diretta del controlla da parte della Cina. <Tutto cio’ determinerebbe il successo degli indipendentisti del PPP alle elezioni politiche dell’anno venturo a Taiwan e la sconfitta del KMT, favorevole alla soluzione di HK>. Se le truppe cinesi dovessero occupare HK, ci sarebbe un esodo immediato degli stranieri, e subito dopo delle elite con doppio passaporto o green card (fino ad ora gli unici supporters della Cina). L’economia di HK collasserebbe istantaneamente.

E chiudo qui salvo aggiornamenti per seguire l’evoluzione degli eventi.

Volevo aggiungere una cosa che vi ho accennato. Perché Taiwan potrebbe essere interessata a ciò che succede a Hong Kong? Non tutti sanno che l’anno prossimo si terranno nell’isola le elezioni generali. Due partiti si fronteggiano: il PPP, oggi al governo, e il Kuomintang. Il primo è il partito indipendentista, appoggiato dagli Americani che vorrebbe proclamare l’indipendenza della “Repubblica di Taiwan”, interrompendo “l’equivoca ma funzionante” politica adottata fino ad oggi. Il Kuomintang invece è il partito storico che, persa nel 1949 la guerra con Mao, emigrò con oltre 200.000 persone nell’isola. Secondo quest’ultimo la politica odierna è l’unica possibile perché entrambi i popoli si ritengono cinesi e parti di una sola Patria. Oggi i tempi non sono maturi per alcun passo avanti, ma i rapporti economici e gli scambi fra i due Paesi sono giganteschi. Prima o poi la Cina continentale evolverà fino a un punto che sarà possibile un accordo intermedio e successivamente una unione avendo come obiettivo il sistema di Singapore, con un governo forte (ben diverso dalle democrazie occidentali) e maggiori libertà rispetto a quelle attuali in Cina. Lo stesso Deng Xiaoping guardava infatti a Singapore come un possibile obiettivo futuro. A questo punto, il crollo del fragile equilibrio odierno di HK confermerebbe la teoria del PPP, secondo cui nessun accordo è possibile con la Cina. Essi vincerebbero a man bassa le elezioni e costringerebbero la Cina ad azioni quasi certamente violente con gravi ripercussioni per la pace mondiale. A questo punto vi invito a guardare un’intervista della DK tedesca al candidato del Kuomintang che da un’altra visione degli eventi.  

https://youtu.be/Yv8zLUuXOY4 (subito dopo la pubblicità) Il video è molto interessante.

29. ago, 2019

I primi scontri