Hong Kong 2

21. set, 2019

22 Settembre 2019

HONG KONG 2

 

Torno a parlare di Hong Kong perche’ vedo che purtroppo questa citta’ unica al mondo sta avvicinandosi ad una distruzione senza ritorno. Vorrei mettervi a parte delle mie riflessioni. Anzitutto la causa (almeno apparente) di questo sconquasso. Un giovane ha ucciso la fidanzata a Taiwan ed e’ fuggito a Hong Kong che non ha alcun accordo di estradizone con Taiwan. Il governo della citta’ ha approvato una legge che possa consentire l’estradizione in questi casi in cui non esista un trattato generale. Di per se un problema assolutamente marginale, ma l’opinione pubblica, specie i giovani, ha percepito questa legge come un modo per consentire l’estradizione di cittadini di Hong Kong in Cina, dove gli imputati godono di minori protezioni. Che fosse questo il vero motivo o no, una folla oceanica, specialmente studenti, scese in piazza in maniera pacifica per chiedere l’immediata abrogaazione della legge. Il successo di questa manifestazione fu anche determinato dal fatto che le scuole erano chiuse per le vacanze estive. Se questa e’ stata certamente la scintilla di tutto, secondo me e’ altrettanto sicuro che esistessero ed esistano tuttora motivi di disagio sociale ben piu’ profondi e radicati.

Carrie Lam, la governatrice ha dato scarso peso all’accaduto ed alle successive manifestazioni sempre piu’ violente ed invece ha continuato a farsi vedere in convegni o pranzi di lavoro con industriali e importanti uomini (e donne) di affari che costituiscono la classe dirigente ed il suo bacino elettorale. Il sistema elettorale di HK e’ infatti a suffragio universale indiretto, organizzato in maniera tale da dare di fatto il potere alla ristrettissima elite ricca e potente, con contatti internazionali ed ovvie relazioni di affari con l’establishment di Pechino. Come sapete, le manifestazioni sono diventate sempre piu’ violente, la citta’ paralizzata, le sue infrastrutture principali (metropolitana, aeroporto etc.) fortemente danneggiate ed ovviamente tutte le attivita’ economiche sono ferme. Ci sono stati parecchi feriti da entrambe le parti negli scontri e (si dice) tre morti. Gli arrestati sono piu’ di 1500 di cui quasi un centinaio accusati di riot (rivolta) che comporta una pena fino a dieci anni di carcere. Nonostante tutto cio’, l’ampio uso di lacrimogeni e idranti da parte delle forze dell’ordine e di incendi e bombe molotov da parte dei dimostranti, la situazione non migliora.

Carrie Lam si e’ dimostrata inadeguata dapprima a valutare la situazione e successivamente a fronteggiarla adeguatamente. Se infatti avesse ritirato subito la legge invece di bizantineggiare con le parole forse il fuoco si sarebbe spento. Ognuno di noi sa infatti che questo tipo di situazioni si autoalimentano in una spirale senza fine e diventa ogni giorno piu’ difficile trovare una maniera pacifica per venirne a capo, specie se, come sembra in questo caso, non esistono veri e propri leaders con cui trattare.

Giorni fa e’ stato diffuso un “fuori onda” non si sa se organizzato ad arte oppure trafugato, in cui Carrie Lam diceva “ Non sapete quanto sia difficile servire due padroni: il governo centrale ed il popolo di Hong Kong. Io mi sarei gia’ dimessa se ne avessi avuto la possibilita’”

I dimostranti (o rivoltosi) chiedono l’accettazione di cinque punti: l’abrogazione della legge, l’istituzione di una commissione d’inchiesta pubblica e indipendente che giudichi l’operato della polizia, un’amnistia generale per i dimostranti e la riforma elettorale.

Il primo punto, dopo essere stato oggetto di disquisizioni semantiche fra withdraw e shelved fatte piu’ che altro per “salvare la faccia” e’ stato approvato: la legge non esiste piu’. I dimostranti pero’ a questo punto pretendono l’accettazione totale dei cinque punti e, come succede in questi casi, le richieste andranno ad aumentare piuttosto che esaurirsi. La piu’ importante per i dimostranti sembra che sia la commissione d’inchiesta ma la risposta del governo e’ che una commissione stabile che indaghi su eventuali comportamenti irregolari da parte delle forze dell’ordine gia’ esiste e l’istituzione di una commissione speciale verrebbe percepita come una criminalizzazione della polizia e ne distruggerebbe il morale. L’accettazione della altre richieste e’ ancora piu’ comnplessa, infatti solo la magistratura in un sistema giudiziario libero qual’e’ quello di Hong Kong puo’ decidere su accuse e condanne dopo un processo. Un’amnistia generale e senza processo sarebbe una violazione ancora piu’ grave del diritto. Infine a Hong Kong sono state gia’ fatte in passato riforme elettorali che ovviamente richiedono una riforma costituzionale. L’ultima proposta (non approvata dai cittadini) era stata un elezione a suffragio universale diretto del governatore. scelto da una lista proposta dal governo secondo certe regole ed approvata dal governo centrale. Ovviamente qualunque modifica richiederebbe molto tempo e non potrebbe essere fatta sotto la pressione della piazza.

In questi ultimi giorni, fra alti e bassi, la situazione e’ diventata critica e molti commentatori locali e internazionali cercano di proporre varie soluzioni. Prima di entrare nel merito pero’ e’ necessario qualche richiamo storico, economico e geopolitico.

HK appartiene da sempre alla Cina ed e’ cinese storicamente, etnicamente, culturalmente e linguisticamente. Nel 1842 fu conquistata con le armi dall’Inghilterra che ne fece una sua colonia. Margareth Thatcher, nell’ambito del dissolvimento dell’impero britannico si accordo’ con Deng Xiaoping per la restituzione della sua ultima colonia alla madre patria che ritorno’ cinese il primo ottobre 1997. L’accordo, ancora in vigore prevede un periodo tranasitorio di 50 anni in cui il suo status, rispetto alla madre patria, sara’ quello di “un Paese, due sistemi”. In sostanza, fino al 2047 restera’ a HK il sistema giuridico, sanitario, il welfare, la liberta’ di parola, di manifestazione pacifica, di stampa, la liberta’ di movimento etc. che erano in vigore nel periodo coloniale. Fu concordata una costituzione che dava a HK un embrione di democrazia di cui non aveva mai goduto, neanche sotto la dominazione britannica. Non c’e’ alcun dubbio quindi che HK sia parte della Cina, molto di piu’ di quanto la Catalogna sia parte della Spagna da cui ha una lunga storia indipendente ed una lingua diversa. E’ una situazione inoltre completamente diversa rispetto a quanto possano essere state l’Ungheria o la Cecoslovacchia, stati storicamente sovrani che tentarono di ribellarsi alla sostanziale occupazione sovietica. La sua situazione puo’ essere paragonata in un certo senso a Trieste quando fu occupata e poi riconsegnata all’Italia dalla Iugoslavia.

Nell’anno precedente la restituzione di HK, molti abitanti, non sentendosi sicuri di rientrare sotto il nuovo regime, molto diverso da quello a cui erano ormai abituati, chiesero ed ottennero il passaporto britannico. Altri, sopratutto i Cinesi ricchi, considerando che lo sarebbero stati ancora di piu’, preferirono restare. Ovviamente i poveri e la classe medio-bassa, come sempre accade nel mondo, non ebbe in pratica scelta ed inizio’ la nuova era. Nessun Paese al mondo e tanto meno l’Inghilterra si oppose alla legittimita’ di questa decisione. L’Inghilterra in particolare, garante dell’ applicazione delle clausole di transizione non fece molto per far notare la sua presenza. Hong Kong continuo’ a fiorire economicamente, forte del suo status di essere di fatto la porta di transito del mondo verso la Cina e della Cina verso il mondo da un punto di vista finanziario e commerciale. Essa era, ed e’, di fatto governata da una ristretta elite dell’alta societa’ che si e’ sempre piu’ arricchita (in maniera formalmente legale) approfittando della particolarissima situazione in cui la citta’ si trovava. Il governo cinese la osservava da lontano controllando sostanzialmente, e in maniera rigidissima il rispetto di alcuni principi, primo dei quali l’appartenenza assoluta di HK alla Cina anche se essa era “una provincia a statuto speciale” con liberta’ e poteri piu’ ampi di quelli di cui godono da noi la Sicilia, il Trentino-Alto Adige e la Val d’Aosta. Il tutto per un periodo temporaneo, almeno sulla carta. Ci furono di tanto in tanto dei disordini ma niente di lontanamente paragonabile a quanto sta succedendo oggi. 

Nel frattempo, come vi ho detto nella nota precedente, Honk Kong sfioriva; diventava sempre piu’ sciatta, piu’ sporca, piu’ disordinata ed anche piu’ povera. Al Peninsula ovviamente coninuava il rito del tea pomeridiano o l’elegantissima cena sul roof garden, i club privati continuavano a mantenere le proprie abitudini, si continuavano a vedere lussuose Rolls Royce guidate da autisti in divisa, ma la decadenza era visibile. Anche durante il breve periodo della SARS c’era stata una crisi, ma la ripresa era stata rapidissima con uno sforzo corale da parte del governo e della popolazione. Mi ricordo in quei giorni il “festival mondiale di fuochi d’artificio” organizzati in varie serate su grandi chiatte nella baia e visibili dal lungo mare o, come nel mio caso, dal roof garden dello Shangrila come di tutti i grandi alberghi.

E siamo arrivati ad oggi. La Cina e’ molto diversa rispetto al momento della transizione: piu’ ricca, con un’economia capitalistica sfrenata, ma con sostanziali limitazioni alla liberta’ degli individui, il “socialismo con caratteristiche cinesi”. L’importanza economica di HK si e’ molto ridotta ed oggi contribuisce solo per il 3% al PIL cinese. La sua importanza come centro manifatturiero e’ sostanzialmente scomparsa, delocalizzata nelle altre aree della Cina in cui il costo del lavoro e’ molto piu’ basso. HK e’ quindi rimasta una citta’ a vocazione turistica e terziaria, essenzialmente finanziaria. Per esempio il Dollaro di HK e’ la settima valuta piu’ scambiata al mondo. Lo sviluppo delle “zone economiche speciali” che si sono in questi decenni moltiplicate in Cina ha sottratto a HK gran parte della sua potenza. La vicina Shenzen (parte della Great Bay Area assieme a HK, Macao, Zhuhai e buona parte del Guandong) fa ormai concorrenza alla California come centro mondiale delle tecnologie innovative. Come ho detto pero’ nella mia nota precedente gli HongKonghesi sono molto malvisti se oltrepassano la frontiera e cercano lavoro altrove. Nonostante cio’ pero’ Hong Kong e’ tuttura essenziale per la Cina e per il Mondo. Ad essa si accede liberamente ad tutto il mondo, c’e’ liberta’ assoluta di movimento dei capitali, dei beni e dei servizi, la borsa e’ fra le piu’ importanti del mondo, certamente piu’ di quella di Shanghai, tutte le banche internazionali e quelle cinesi hanno una loro importantissima sede nel quadrilatero finanziario dell’isola. Inoltre la garanzia del sistema giuridico inglese, la common law, ha un valore inestimabile per chi voglia fare affari con la Cina o adoperare HK come base per stabilirsi in Cina.

E allora perche’ questa crisi? E’ mai possibile che, a fronte di un sogno irrealizzabile di ottenere l’indipendenza dalla madre patria si stia distruggendo questo “apparente” paradiso? Il fatto e’ che dietro questa vetrina luccicante nascono i veri problemi. Crollata l’industria manifatturiera, con le attivita’ portuali e commerciali sempre piu’ automatizzate, Hong Kong e’ rimasta solamente un centro finanziario di importanza strategica per tutto il mondo ma di cui solo una ridottissima parte della popolazine gode i frutti: una citta’ per ricchi, anche per il costo altissimo della vita, non per oltre sette milioni di abitanti. Oggi si ha la sensazione che il sistema giuridico la “rule of law” salvaguardata da una magistratura indipendente indipendente possa essere sostituita dalla “rule by law” vigente in Cina. Cio’ e’ a mio avviso l’aspetto piu’ inaccettabile per noi del mondo cinese, molto di piu’ di qualsiasi altro aspetto ideologico percepito molto spesso attraverso una cattiva informazione. Il crollo di questo principio, o la semplice sensazione che esso possa crollare determinerebbe la distruzione immediata di HK. Mi rendo conto pero’ che una spiegazione e’ necessaria. In parole semplici e senza entrare in troppi dettagli giuridici la “Rule of Law” e’ un principio con solide fondamenta nella filosofia occidentale in base al quale ogni individuo, dal piu’ povero al piu’ potente, che sia Re o Presidente, e’ uguale di fronte alla legge. Cio’ significa che se e’ sospettato di commettere un reato deve essere giudicato e, se colpevole, punito indipendentemente dal suo stato sociale e dal suo ruolo nella comunita’. E’ chiaramente un principio ideale non sempre applicato. Per esempio i nostri parlamentari molto spesso sfuggono alla legge e non solo per il ben noto “fumus persercutionis” ma molto spesso per accordi di “do ut des” fra le parti politiche. Questo principio e’ pero’ parte essenziale del nostro essere ed e’ probabilmente la meno accettabile fra le profonde differenze che abbiamo rispetto al mondo cinese. La “Rule by law” e’ invece un concetto in base al quale l’autorita’ di governo e’ in qualche modo al di sopra della legge ed ha il potere di interpretarla o applicarla quando ritenga opportuno con cio’ limitando i diritti del singolo cittadino. In un senso piu’ largo e’ un metodo di governo che tende a convincere o obbligare i cittadini ad accettare decisioni politiche ritenute necessarie dal governo. Non bisogna equiparare questo sistema al dispotismo di una persona o gruppo di persone per interessi personali o di classe (che sarebbe un’ovvia patologia del sistema come l’esempio che vi ho fatto del nostro Parlamento) ma di un concetto “educativo” delle masse che non possono comprendere quale sia il prevalente bene comune. Questo principio, applicato essenzialmente nella giustizia civile, risulta ripugnante per ciascuno di noi, abituati a ben altri concetti. Dovremmo pero’ chiederci se nel nostro ordinamento abbiamo varcato i limiti che portano alla paralisi di un Paese. Mi riferisco alla TAV, alla TAP, ai ricorrenti movimenti anti-Euro etc. che si protraggono talora per decenni senza arrivare mai ad una soluzione quale essa sia.

Secondo molti osservatori, lo slogan “Liberate Hong Kong; revolution of our times” vuole rivitalizzare lo spirito originale della della citta’ , ritornare a “one country two systems e “difendere le nostre liberta’ civili ed il nostri stile di vita” come hanno detto vari studenti intervistati; non chiedere l’indipendenza. Sono convinto che il governo cinese abbia pienamente capito cio’ e per questo abbia evitato ogni intervento diretto per ristabilire l’ordine, cosa che non avrebbe esitato a fare se avesse ritenuto in pericolo l’unita’ nazionale. Secondo molti osservatori il suffragio universale non sarebbe di per se la richiesta principale ma un mezzo per rimuovere quegli ostacoli che si sono via via accumulati nel governo di Hong Kong. Primo di tutti e’ la proprieta’ assoluta del terreno che e’ il bene indispensabile per una citta’ come HK. A HK vige un sistema che concede ad una minoranza privilegiata di trarre profitti sproporzionati da uan risorsa pubblica essenziale e impone una tassa nascosta alla comunita’, traendone una rendita indebita. 

“A paragone con le grandi citta’ europee o americane noi paghiamo tasse bassissime ma spendiamo gran parte dei nostri reddititi in mutui immobiliari (in media 70% del reddito) o affitti altissimi. Se il terreno fosse di proprieta’ pubblica qualunque cittadino potrebbe utilizzane una parte o partecipare alla sua monetizzazione. Pensate al petrolio o al gas e al reddito che esso genera per il popolo norvegese. Per noi abitanti di HK, il nostro petrolio e’ il terreno. La realta’ e’ invece che i grandi immobiliaristi e le grandi societa’ di cosntruzioni agiscono in maniera monopolistica.”

Paradossalmente (ma non tanto) un supporto a questa posizione e’ giunto dal quotidiano ufficiale cinese People’s Daily che ha criticato gli immobiliaristi accusandoli di voler guadagnare fino all’ultima lira, e ha esortato Lam ad adottare tutti i provvedimenti previsti dalle leggi in vigore, come il diritto di esproprio, per accelerare la costruzione di case popolari e dare una speranza ai giovani. Da questo e da altri segnali, come ad esempio la critica all’uomo notoriamente piu’ ricco di HK si “potrebbe” dedurre che la luna di miele fra Pechino e i tycoons della citta’ stia per finire. Per decenni, prima e dopo il 1997 il credo “small government, big market” e’ stato il principio base della citta’, ma ora a Hong Kong come nel resto del mondo il principio della responsabilita’ sociale d’impresa si sta diffondendo. Pechino pero’ deve essere molto cauta in questi suoi interventi diretti perche’ proprio in virtu’ di “un Paese, due sistemi” deve accettare il fatto che a Hong Kong vige un regime capitalista anche se esso non e’ in contrasto con la responsabilita’ sociale. Deve quindi essere il governo di HK a farsi carico che il periodo della “property egemony” fa parte del passato e che bisogna cambiare. Purtroppo il governo e’ espressione di quella sparuta minoranza!

L’ultimo aspetto che vorrei mettere in risalto e’ l’internazionalizzazione della crisi di Hong Kong. Intendiamoci, a Hong Kong vive e lavora una numerosa comunita’ internazionale appartenente a tutti i Paesi del mondo , specie i piu’ sviluppati, quindi e’ naturale che tutte le Cancellerie si preoccupino della sicurezza dei loro cittadini, come pure della stabilita’ delle svariate attivita’ economiche. Il problema e’ da un lato la richiesta di supporto da parte dei dimostranti a USA, Germania etc. e dall’altro la corrisipondente risposta di questi ultimi e l’ovvia reazione cinese. Angela Merkel, secondo me l’unica statista occidentale di livello internazionale, durante una riunione con Li Keqiang, Primo Ministro cinese, lo ha esortato a fare sforzi per una soluzione pacifica dei problermi, ed ha ricevuto una risposta altrettanto misurata e diplomatica “Stai pur certa che il popolo cinese ha la capacita’ e la saggezza necessaria per risolvere i propri affari interni”. Erano entrambi “atti dovuti”. Purtroppo pero’ un membro del suo governo ha ricevuto a Berlino Joshua Wong, uno dei capi della rivolta ed ha assicurato il suo supporto attirandosi le ire della Cina per l’intromissione in una faccenda assolutamente interna. Che cosa avreste pensato se uno Stato estero si fosse intromesso nei fatti di Genova di anni fa? Piu’ complessa e’ la situazione negli Stati Uniti, dove la presenza di funzionari dell’ambasciata americana durante gli scontri e le varie dichiarazioni politiche sono viste come il fumo negli occhi da parte del governo cinese. Esse sono infatti considerate parte della lunga guerra a tutto campo fra le due potenze globali, come il supporto e la vendita di armi a Taiwan che e’ prossima a elezioni politiche cruciali. Mi ha stupito in questo contesto la dichiarazione di Nancy Pelosi, speaker della Camera USA, una persona che considero molto equilibrata. “I Democratici e i Repubblicani assieme continuano ad essere vicini al popolo di Hong Kong nel chiedere un futuro libero e democratico come e’ loro diritto”. E’ in corso di approvazione una legge bi-partisan che impone al Presidente di verificare ogni anno che Hong Kong continui a mantenere i requisiti di autonomia e liberta’ che le consentono di godere dei benefici e delle prerogative commerciali con gli USA. Il ritiro di tali privilegi, ben lungi dall’aiutare la popolazione, decreterebbe la morte immediata della citta’. E’ questo che vogliamo? E’ questo che vuole il mondo libero?

Per come vi ho descritto lo status giuridico e storico di Hong Kong, sarebbe come se in occasione di uno dei frequenti scontri razziali negli USA fra la minoranza nera e la polizia, l’ambasciatore cinese si recasse sul luogo ed assicurasse la comprensione e l’appoggio del suo governo.  

A queste dichiarazioni ha risposto il direttore del cinese Global Times che, citando le ripetute richieste del governo di tenersi fuori dai problemi interni della citta’ ha scritto “La situazione che si e’ creata nasce da problemi interni di HK. Come ogni movimento di massa esso e’ per gran parte di natura emotiva ed e’ alimentato da interventi altrettanto emotivi”. Ogni intervento esterno non farebbe altro che esasperarli.

Analizzando comunque le varie dichiarazioni si puo’ notare essenzialmente parole di condanna dai Paesi Occidentali mentre esse sono piu’ misurate da parte dei Paesi dell’ASEAN e del Giappone. Una spiegazione potrebbe essere data dalle parole di Gal Luft, condirettore dell’ Institute for the Analysis of Global security di Washington. Egli esordisce con l’affermazione che gli abitanti di HK sarebbero “hopelessly naive” se si aspettassero un supporto del mondo in difesa della loro liberta’. “c’e’ una grande preoccupazione in USA e nell’Occidente. Ci potrebbero essere anche delle sanzioni, e si parla anche di un riaggiustamento dello speciale status economico di HK, ma niente di cio’ e’ veramente risolutivo. In generale l’approccio di Washington alla democrazia e ai diritti umani e’ cinico e selettivo. Semmai, Washington usera’ HK come arma negoziale nel suo conflitto commerciale con la Cina per poi abbandonarla una volta raggiunti i propri obiettivi”;“secondo me la scommessa e’ enorme La Cina non rinunziera’ mai alla sua sovranita’ su Hong Kong. E’ piu probabile che il mondo degli affari internazionale, che fino ad ora ha visto HK come un esempio di stabilita’, cambiera’ atteggiamento e si spostera’ altrove. Niente puo’ distruggere il futuro di HK piu’ che un esodo in massa del mondo degli affari. I dimsotranti stanno giocando col fuoco.” “Pechino cerchera’ di esercitare il massimo di moderazione perche’ e’ consapevole che sono in molti a volerla trascinare nella trappola di Tiananmen con un intervento militare diretto” 

Credo che niente possa sintetizzare la situazione meglio di queste parole.

Per intanto Pechino, dove mi trovo in questi giorni, sta preparando festeggiamenti in grande stile per il settantesiomo anniversario della repubblia il Primo Ottobre. Non permettera’ che niente disturbi quella giornata, e quindi a Hong Kong non succedera’ niente di particolare. Ma dopo?

A chi ama Hong Kong non resta che sperare nella ragionevolezza umana.

   

29. ago, 2019

17/8/2019

LA CRISI DI HONG KONG

 

Devo anzitutto fare una confessione: amo Hong Kong. La ho amata dal primo momento che sono atterrato 40 anni fa sfiorando i grattacieli che incombevano a sinistra e a destra e non ho mai smesso di amarla. Io penso che, più di New York, Hong Kong sia il simbolo del mondo, il punto di scontro (o di incontro) delle due grandi civiltà su cui si è basato lo sviluppo di questo nostro piccolo globo. Ci sono stato un’infinità di volte ed ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo. Ricordo quando il 31 dicembre 1980, quasi a mezzanotte, vi atterrai con mia moglie. Eravamo partiti da una tristissima Pechino, da un aeroporto deserto, ed arrivammo in una città festante. Gli altissimi edifici erano coperti da decorazioni luminose gigantesche raffiguranti i simboli del nostro capodanno, Babbo Natale con le renne, alberi di Natale scintillanti di luci etc. Passando per strade affollatissime trovammo a stento un tavolo nel roof garden dello Shangri-La dove aspettammo il Nuovo anno; l’indomani pomeriggio assistemmo in televisione, come ogni anno da Roma, al concerto di Capodanno a Vienna. Ma Hong Kong non era solo Occidente; bastava andare a Aberdeen e si vedevano i Sampam e le giunche abitate dai pescatori dove, su lunghi fili stesi da poppa a prua erano appesi contemporaneamente abiti ad asciugare e pesci a seccare. Se poi tornavi a Kowloon potevi nel pomeriggio prendere il tea nel salone decorato con stucchi ottocenteschi del Peninsula, ascoltando dal vivo un quartetto d’archi che suonava musica classica. Se sceglievi invece di sederti al tramonto accanto alle gigantesche vetrate dell’ Intercontinental hotel (il nome di oggi) potevi assistere all’illuminarsi dei grattacieli dell’isola di Hong Kong man mano che il buio avanzava e nel canale passavano grandi navi, chiatte da trasporto e di nuovo giunche simili a quelle che da qualche secolo solcavano quelle acque. Ed era bello perdersi nelle viuzze che circondavano Nathan Road dove si vendeva di tutto in piccoli negozi cinesi fra una moltitudine di gente vociante e accanto ad essi altri negozi dove si vendevano gli ultimi ritrovati della tecnologia e gioielli di tutti i tipi (spesso falsi) per i turisti occidentali. Incontravi professionisti vestiti come nella City di Londra accanto a cinesi con i loro pantaloni larghi, e tutta questa gente correva di qua e di là come colonne di formiche. In fondo, dietro i monti, l’immensa Cina misteriosa….

Negli anni tutto ciò è andato lentamente svanendo. Poco a poco, dopo il passaggio alla Cina, qualcosa cambiava lentamente ma inesorabilmente; Hong Kong diventava più sciatta, più sporca, meno vitale, e quell’immagine di città pazza e protesa in avanti lentamente spariva mentre una certa malinconia diventava la sensazione dominante. E’ difficile da spiegare, ma a Hong Kong, ad ogni istante, ad ogni angolo di strada passavi in un attimo da un occidente già post industriale ad un Oriente che correva istancabilmente qua e là, proteso ad incrementare i suoi commerci. A Hong Kong infatti si comprava e si vendeva di tutto in senso letterale.

Come mai questa mescolanza unica al mondo?  HongKong divenne ufficialmente parte dell’impero cinese nel 214 a.C. A parte sporadici contatti con i commercianti portoghesi, essa divento’ nel 1700 uno dei centri principali della Compagnia Britannica delle Indie orientali che ne fece ben presto il centro di esportazione in Cina di enormi quantita’ di oppio. Il blocco di tali importazioni fu la causa dello scoppio della prima guerra dell’oppio e la conquista da parte degli inglesi dell’isola di Hong Kong che divenne una colonia della corona Britannica. Alla fine della seconda guerra dell’oppio la penisola di Kowloon e l’isola di Stonecutter subirono la stessa sorte. Era l’inizio del colonialismo Occidentale e Giapponese in Cina. Nel 1898 infine la Gran Bretagna ottenne la cessione (questa volta solo per 99 anni) dei “nuovi territori”. A parte la breve occupazione giapponese durante la seconda guerra mondiale, il periodo britannico determino’ il massimo sviluppo di Hong Kong, ne creo’ il mito che ancora permane e da un certo punto di vista pose le premesse di quanto sta accadendo.

I tempi e le situazioni storiche cambiarono, l’impero britannico si dissolse gradualmente e Hong Kong divenne solamente un peso per il Regno Unito. Margareth Thatcher e Deng Xiaoping videro quindi una comune convenienza nel ritorno di Hong Kong alla madre Patria che avvenne il Primo luglio 1997. Ci fu allora una spettacolare cerimonia che culmino’ alla mezzanotte con la bandiera inglese che veniva definitivamente ammainata e quella cinese che veniva issata. Allo stesso tempo le truppe cinesi entravano a Hong Kong e quelle inglesi si ritiravano. Il governatore Patten, salutato da una gran folla si imbarcava sul Panfilo Britannia assieme al Pricipe Carlo. Fu un momento emozionante e commovente: un pezzo di storia ed un intero mondo scomparivano, sostituiti da un altro e si andava verso un futuro ignoto. Ho ancora, e custodisco con amore, quel filmato.

Qual’era lo status di Hong Kong? Durante il periodo coloniale Hong Kong non godette mai di un regime democratico ed infatti il governatore era nominato da Londra, si applicavano leggi inglesi e perfino il genio civile di Londra era incaricato di approvare i progetti degli edifici pubblici. Godeva quindi del sistema giuridico britannico (la Common law), e cosi’ pure del sistema educativo e sanitario organizzato dagli inglesi. La cosa piu’ importante: godeva di un’economia fiorente in quanto centro finanziario e commerciale per gli scambi con la Cina. Sostanzialmente tutti godevano di una vita decorosa e non esisteva (a parte poche frange) una reale poverta’. Proprio per questo ancora oggi l’aspettativa di vita ad Hong Kong e’ in cima alle graduatorie mondiali.

Cosa e’ cambiato? Cerchero’ di darvene una brevissima spiegazione sfuttando le parole della Basic Law (la Costituzione) di Hong Kong, frutto di un accordo fra U.K. e Cina al momento del passaggio dei poteri.

-          Art.1     La regione amministrativa speciale di Hong Kong (RASHK) e' una parte inalienabile della RPC

-          Art.2 Il Congresso Nazionale del Popolo (Pechino) autorizza RASHK ad esercitare un alto grado di autonomia ed esercitare un potere esecutivo, legislativo e giudiziario indipendente,.... in accordo con le disposizioni di questa Basic Law

-          Art. 5 Il sistema e le politiche socialiste non saranno praticate nella RASHK ed il precedente sistema capitalista e modo di vita rimarranno inalterate per 50 anni

-          Art.12 La RASHK e' una regione amministrativa locale della RPC, con un alto grado di autonomia e dipende direttamente dal governo centrale

-          Art.14 Il governo centrale e' responsabile della difesa della RASHK. Il governo della RASHK e' responsabile dell'ordine pubblico nella regione. Le forze militari cinesi adresidenti nella RASHK per la difesa non interferiscono negli affari locali della Regione. Il governo della RASHK puo', quando necessario, chiedere al governo centrale assistenza da parte del contingente militare per il mantenimento dell'ordine pubblico ed in caso di disastri naturali

-          Art. 27 I residenti a HK hanno liberta' di parola, di stampa e di pubblicazioni; liberta' di associazione, di "procession" e di dimostrazione; e il diritto e la liberta' di formare ed iscriversi a sindacati, e di scioperare

-          Art. 45 Il CEO della RASHK viene scelto per elezione o attraverso consultazioni tenute localmente  e nominatro dal governo centrale. Il metodo di scelta dipende dalla situazione specifica della RASHK...... L'obiettivo finale e' la scelta del CEO mediante suffraggio universale da parte di un comitato rappresentativo scelto in accordo a procedure democratiche......

-          Annex 1 Il CEO e' eletto da un comitato ampiamente rappresentativo in accordo con la Legge e nominato dal governo centrale.... Esso e' composto da 1200 persone rappresentative dei seguenti settori; 1) Industria, commercio e finanza, 300 persone; Professioni 300 persone; lavoro, servizi sociali, religioni ed altri settori 300 persone; <rappresentanti di altre categorie essenzialmente politiche incluso i rappresentanti di HK agli organi politici del governo centarle. 300 persone.                             

Ed infine non bisogna dimenticare che nel 2047 il doppio regime e’ destinato a finire e, a meno di modifiche, Hong Kong tornerà ad essere una provincia cinese come le altre dopo duecento anni.

 

Cosa e’ successo in questi giorni e cosa succedera’?  Non staro’ a raccontarvi gli avvenimenti perche’ sono stati abbondantemente coperti da televisioni e giornali. Mi limitero’ solo ad una breve cronologia. Questa proposta di legge nacque da un caso abbastanza banale di un omicidio a Taiwan per fatti privati e successiva fuga del presunto colpevole a Hong Kong. Gran parte dell’opinione pubblica e alcuni giuristi ritennero pero’ che questa legge aprisse la porta all’estradizione verso la Cina di persone sospettate di reati gravi, non solo di cittadinanza cinese, ma anche di cittadini di Hong Kong. Essi avrebbero quindi subito una grave riduzione dei loro diritti alla luce delle grandi differenze fra i due sistemi giuridici. E’ questa l’intenzione della legge? Nasce da una decisione autonoma del governo di HK o e’ stata “suggerita” dal governo cinese? Sarebbe interesse della Cina impantanarsi in una situazione del genere in questo momento in cui  ha ben altri problemi da affrontare e con le elezioni politiche a Taiwan alle porte?  Non lo sapremo mai e nessuna ipotesi e’ possibile.E’ cosa nota pero’ che, di tanto in tanto, qualche persona Cinese potente e sospettata di “delitti” politici o soprattutto finanziari, improvvisamente scompare e lo si rivede in giro solamente dopo qualche mese. Nella realta’ egli viene ricondotto in Cina, piu’ o meno forzatamente, e trattenuto li’ fino a quando non viene raggiunto un accordo senza clamore. Il governo cinese non ha alcun interesse all’estradizione di chi si macchia di reati comuni a HK. Ovviamente siamo ben lontani dalla legalita’ .

Ad onor del vero, dopo manifestazioni sempre piu’ imponenti, tale legge fu “shelved”. Di fatto fu abolita, ma non fu “withdrawn” o “cancelled”. Si dice che “shelved” implicava la possibilita’ di metterla di nuovo in vigore. Vero, ma anche cancellandola si poteva promulgarla di nuovo. E allora? Secondo me la governatrice, e tutta la classe abbiente che appoggia la Cina <vedi il sistema elettorale>, non voleva “perdere la faccia” dimostrando di cedere alla folla. Speravano che le cose a poco a poco si calmassero. Ed invece si complicarono. Dall’abolizione di una legge si passo’ alla richiesta di un sistema democratico di tipo occidentale, ed allo stesso tempo di una commissione indipendente che indagasse sull’operato della polizia e ad un’amnistia per le persone che, a causa di queste manifestazioni, sono accusate di reati molto gravi. Nessuna reazione dalla governatrice. Carrie Lam  invece di azioni sostanziali o, come minimo, di rivolgersi al popolo, continuava a parlare con l’alta borghesia finanziaria e industriale che la supporta nel corso di pranzi le cui foto erano pubblicate. E questa e’ stata la scintilla che ha portato all folle oceaniche che hanno invaso le strade. Infatti ai dimostranti originari (studenti, come a Tienanmen) si andavano unendo altre categorie, fra cui i “civil servant” gli impiegati di stato che erano stati sempre fedeli al sistema, e tutte le classi giovani o di mezza eta’.

E’ venuto alla fine al pettine il vero, grande problema, che era stato alla base dell due grandi manifestazioni a HK di questo decennio, nelle quali alle promesse non era succeduta alcuna azione: il declino dei giovani e della classe media che non riescono a comprare una casa, sia pure minuscola, e talvolta perfino a  trovare lavoro. Siamo quindi di fronte ad un problema enorme e la cui soluzione richiederebbe interventi di ampio respiro da parte di una classe politica locale ben piu’ lungimirante.  Hong Kong, come dicevo, ha prosperato come unica, grande porta verso la Cina. Si riteneva, fino a pochi anni fa, che tale ruolo, in una posizione assolutamente strategica, le avrebbe garantito un futuro sempre migliore, ed invece in pochi anni tutto è cambiato a causa della grandissima crescita cinese e della sua apertura alle relazioni internazionali. Negli ultimi anni Shanghai si sta sempre piu’ affermando come centro finanziario cinese e la “Great Bay Area” Shenzhen, Macao, Zhuhai, ma soprattutto la prima come grande polo di sviluppo dell’industria del futuro. Hong Kong fa ufficialmente parte di questo polo, ma ne resta ai margini e cio’ crea disoccupazione o sotto-occupazione. Gli abitanti di Hong Kong sono ovviamente riluttanti a trasferirsi, pedendo cosi’ i privilegi di cui ancora godono, e la classe dirigente, ricchissima e con forti agganci a Pechino, manovra i suoi capitali a proprio esclusivo vantaggio senza alcun freno. Resta il “ problema della casa” che purtroppo affligge tutti i giovani e meno giovani di tutto il mondo. La casa oggi a Hong Kong ha prezzi assolutamente inaccessibili alla gente normale. Chi è fortunato la possiede da generazioni e si adatta con figli e nipoti, chi e’ ricco dispone di abitazioni fantastiche, gli stranieri hanno appartamenti pagati dalle aziende di appartenenza; e gli altri? Si arrangiano. Hong Kong, come tutti sanno ha problemi di spazio che la rendono “la citta’ piu’ verticale del mondo”, ma i pochi terreni disponibili sono proprieta’ dei grandi immbiliaristi che ovviamente edificano con il contagocce ed in funzione del mercato di alto e medio livello. Esistono ancora terreni disponibili, ma bisognerebbe cambiare il “piano regolatore” ed a cio’ si oppone l’oligarchia che di fatto controlla Hong Kong. Su questo punto si era ribellata la popolazione in passato e oggi non si accontenta piu’ di vuote promesse.

Hong Kong gode ancora di una stampa libera (spesso bloccata in Cina) e quindi la fonte migliore per capire la situazione è proprio la lettura dei giornali locali. Ho letto anche la stampa cinese e quella internazionale ma mi sono parse entrambe molto di parte (ovvio) ma anche male informate. Vi faccio leggere quindi alcuni, pochi, estratti dell’enorme quantità pubblicata ogni giorno.

-          26 luglio Prima conferenza stampa dell’Alto Rappresentante di Pechino per Hong Kong e Macao.  Ci sono tre linee che non possono essere in alcun modo valicate: mettere in pericolo la sicurezza nazionale, mettere in dubbio l’autorità del governo centrale <di Pechino> e la Basic law, e utilizzare Hong Kong come base per danneggiare la Cina... Il governo di Hong Kong ha verificato le sue mancanze, e prestera’ attenzione alle differenti opinioni. Alcuni esponenti stranieri hanno fatto dichiarazioni irresponsabili. Non e’ necessaria una commissione indipendente che investighi sull’operato della polizia. Essa ha fatto di tutto per proteggere la societa’ e mantenere la stabilità.

-          3 Agosto Chandran Nair CEO del Global Institute for Tomorrow. Le dimostrazioni hanno colto tutti di sorpresa, ma ora bisogna trovare una soluzione che potrebbe risolvere i problemi alla radice attraverso dieci punti. 1) ammissione degli errori commessi dal governo, 2) Ritirare formalmente la legge sull'estradizione, 3) Istituzione di una commissione che affronti e risolva i problemi giurisdizionali, 4) Amnistia per dimostranti e poliziotti coinvolti negli incidenti, 5) Analisi di che cosa non ha funzionato in questi anni, 6) Istituire periodiche assemblee popolari per avere il polso dei problemi dal punto di vista della cittadinanza, 7) Rivedere la maniera in cui le leggi vengono scritte (spesso ad HK è stato necessario emendarle subito dopo la promulgazione, 8) Cambiare la legge elettorale, 9) lanciare un programma "una casa per tutte le famiglie entro il 2030", 10) Sviluppare un programma di welfare generalizzato. <bello, ma saremmo nel Paese dei sogni>

-          3 agosto. Ex direttore ed ora editorialista di SCMP. Molti vedono un grande pericolo che l’esercito cinese (PLA) intervenga a HK. Tale preoccupazione è aumentata dopo il 21 luglio quando i dimostranti hanno deturpato lo stemma cinese esposto sull’edificio della rappresentanza del governo centrale. Il capo del contingente del PLA di stanza a HK ha dichiarato che attacchi di tale violenza non saranno tollerati e che il PLA e’ determinato a proteggere la sovranita’ della Cina e salvaguardare la stabilita’ di HK. Nonostante cio’ le proteste stanno crescendo e molti pensano al bagno di sangue di Tienanmen 30 anni fa. La situazione tuttavia è molto diversa; allora Deng Xiaoping ebbe paura che il Partito Comunista stesse per perdere il controllo del Paese, anche per la spaccatura profonda all’interno del Comitato Centrale. Oggi questo pericolo non esiste e Pechino non puo’ e non vuole creare lo stop alla sua crescita che le sanzioni occidentali crearono allora. Probabilmente i Cinesi stanno aspettando che la protesta si esaurisca da se, anche perche’ l’importanza di HK nell’economia nazionale si e’ fortemente ridotta rispetto al passato ed e’ stata addirittura superata da Shenzen. E’ purtroppo molto piu’ probabile invece che HK divenga un altro anello della contesa fra USA e Cina, come dimostra la presenza di diplomatici americani fra i dimostranti. Lo stesso ex leader del governo di HK ha accusato gli USA e Taiwan di orchestrare le proteste. < Come vedrete in seguito il problema di HK e’ al centro del dibattito politico a Taiwan dove l’anno prossimo si terranno le elezioni politiche>

-          4 Agosto Alice Wu Former associate director at UCLA. Dov’è finita Carrie Lam? Gli studenti portano in giro i professori in una maniera che ricorda le guardie rosse di Mao, la città sprofonda nei gironi dell’inferno dantesco, e nel frattempo Carrie Lam pranza con gli uomini d’affari nell’agio della sua residenza ufficiale. Questa passività aggressiva non è il modo adatto a dare speranza ai giovani. E il video diffuso dalla televisione in cui si vede il PLA che compie esercitazioni anti rivolta e parla in Cantonese <il dialetto di HK> non deve essere preso alla leggera. Il comandante della guarnigione di HK ha appena detto che le sue truppe sono pronte a proteggere in ogni momento la sovranita’ della Cina. E’ tempo che i leaders che si sono candidati o pensano di candidarsi  al posto di CEO  di HK si facciano avanti subito, prima che sia troppo tardi.

-          7 agosto Cheah Cheng Hye. Value Partners Group  Il problema fondamentale e' cambiare la legge elettorale in modo che il Governo ed il CEO siano realmente espressione della maggioranza. Il suffragio universale porrebbe fine a una crisi che è di natura sociale, economica e politica. Bisogna ricordare che molti anni fa Pechino non si oppose a un'elezione a suffragio universale del CEO, ma essa non fu approvata dall'ufficio legislativo perche' il Ceo sarebbe dovuto essere eletto in una lista di due o tre candidati proposta da Pechino. Si arrivo' quindi ad un'elezione indiretta da parte di 1200 "grandi elettori" rappresentativi dei vari gruppi sociali. Ora, analizziamo quali sono i "paletti" posti da Pechino che non dovranno mai essere superati: una dichiarazione di indipendenza e il tentativo di sovvertire il sistema politico della Cina. Su questa base esiste certamente lo spazio per proporre un sistema maggiormente rappresentativo. Forse si dovrebbe evitare una semplice copia della democrazia di tipo Occidentale, ma si potrebbe optare per un sistema piu' adatto alla cultura asiatica "executive led democratic system"  che probabilmente sarebbe piu' accettabile a Pechino. Ma sarebbe accettabile dalla popolazione di HK? L'autore pensa di si, se spiegata adeguatamente. Il punto piu' difficile sarebbe quello di creare una classe politica capace di governare e dotata di sufficiente carisma. Non bisogna dimenticare che durante il periodo coloniale il governo era totalmente in mano agli inglesi e non esisteva alcuna democrazia. Nessuno ha quindi un’abitudine al governo. < Credo che l'autore abbia in mente un sistema simile a quello di Singapore, studiato a lungo dalla leadership cinese fin dai tempi di Deng Xiaoping e forse obiettivo finale della storia politica cinese>.

-          8 agosto  Michael Chugani, giornalista televisivo. Ci stiamo rapidamente avvicinando al Primo ottobre. Non è un anniversario come un altro, Pechino sta preparando il settantesimo anniversario della Repubblica con grandi celebrazioni il cui tema è il Patriottismo. HK sara’ il guastafeste? Pechino ha sofferto quando il suo emblema nazionale è stato deturpato e come se non bastasse, è stata umiliata quando una sua bandiera è stata buttata in mare. Ricordate che i Cinesi sono stati storicamente umiliati dalle potenze occidentali, oggi la Cina reagisce ad ogni offesa alla dignita’ nazionale. Cosa accadra’ il primo ottobre, dureante le celebrazioni a HK. Carrie Lam e’ convinta che con la riapertura delle scuole tutto si risolvera’, ma non lo credo. Il Primo luglio, anniversario della riunificazione, le elite furono costrette a partecipare alla cerimonia dell’alzabandiera guardandola su uno schermo, chiusi nel convention center, mentre migliaia di persone dimostravano in citta’ e deturpavano l’emblema nazionale. E cosa succedera’ il Primo ottobre?  Come potrà Pechino tollerare scene di guerriglia e gas lacrimogeni durante le celebrazioni, in una città che è parte della Cina? Cosa dira’ al mondo? Per Pechino, questo non è più una sommossa (riot) ma gia’ una rivoluzione (revolution) e infatti pensa che i radicali vogliano l’indipendenza da Pechino, ma in realta’ la maggioranza chiede semplicemente modifiche, restando nell’ambito del sistea esistente. Purtroppo sarebbe necessario un leader carismatico che goda della fiducia della gente e certo non lo e’ Carrie Lam

-          9 agosto Albert Cheng, commentatore politico. La sospetta collusione fra la polizia e i gangster delle Triadi (la storica mafia Cinese) ha infuriato anche i piu’ moderati. Se Pechino alla fine interverra’ verra’ sancita la morte di “un Paese, due sistemi” e ne soffriranno sette milioni di abitanti di HK. A fronte di proteste sempre piu’ dure da parte dei dimostranti, la polizia ha drammaticamente accresciuto la violenza della repressione e si e’ oggi creato un circolo vizioso. Lam ha creato questo problema e deve essere lei a smetter di nascondersi dietro la polizia e rispondere alle richieste della popolazione. Lam deve inoltre assumersi la responsabilita’ delle decisioni erronee prese dal suo governo. Se e’ difficile accettare tutte le richieste dei dimostranti, e’ opinione gererale a tutti i livelli che e’ necessario ritirare  “withdraw” la legge sull’estradizione e insediare una commissione indipendente per valutare l’operato della polizia. Sembra però che la parola “withdraw” sia un tabu’ per Lam. Queste proposte sono appoggiate anche da parte delle elite. Inoltre, per mettere fine a questa drammatica situazione e’ opportuno proclamare un’amnistia per tutte le parti coinvolte in questi scontri, dimostranti e polizia. Lam dovrebbe infine sostituire alcuni elementi del suo governo. Lam e’ nativa di HK; se essa ha un po’ di amore per la sua patria, dovrebbe risolvere i problemi con coraggio.

-          9 agosto Alex Lo. Commentatore politico. E’ questa la fine di HK? Il governo e i dimostranti si accusano a vicenda di volere la fine di HK. La tragedia e’ che entrambi hanno qualche ragione. Carrie Lam ha dichiarato “ Questa serie di violenze estreme sta spingendo HK verso una situazione molto pericolosa. Esse mettono in pericolo la sovranita’ nazionale e il concetto di un Paese, due sistemi. La prosperita’della citta’ ne sta gia’ risentendo: hotel, linee aeree, agenzie di viaggio, negozi riportano perdite notevoli. La popolazione è stressata e depressa. L’opposizione è convinta che tutto cio’ sia causato dalla legge sull’estradizione che ormai non esiste piu’. Nelle strade si vedsono scritte “Liberate Hong Kong” e “revolution today”. I nostri giovani sono oggi in grado di minare le fondamenta di HK, ma sono sicuri di poetr ricostruire quanto generazioni di persone hanno creato fino ad oggi?E’ naturale che i giovani pensino che il tempo gioca a loro favore, ma non e’ cosi’. Pensate al 2047 <l’anno in cui la transizione sara’ finita e HK diverra’ Cinese>

-          9 Agosto Lawrence J. Lau Landau Professor of economics. Stiamo attraversando la peggior crisi di HK e dobbiamo mettere da parte le nostre differenze e cercare insieme di salvare ciò che è possibile della nostra citta. Cio’ di cui abbiamo bisogno immediato e’ il ripristino della legge e dell’ordine in modo da tornare alla vita normale. Non c’e’ spazio per le Guardie Rosse di Mao o per le camicie brune del nazismo. Nessuno qui vuole un’escalation delle violenze e nessuno vuole l’intervento del PLA, ma senza risolvere il primo punto non fermeremo il secondo. Se cio’ avverra’, sara’ la fine di “un Paese, due sistemi”, ci saranno sanzioni internazionali e sara’ la fine di HK come centro finanziario, logistico e turistico. Tutto cio’ avvantaggera’ Singapore  e gli indipendentisti di Taiwan trarranno vantaggio dal nostro fallimento. Gli abitanti di HK, quelli che non saranno in grado di emigrare, ne saranno le vittime.  La legge sull’estradizione è morta. Vogliamo che l’errore sia ammesso? Ma quale leader cinese ha mai ammesso il fallimento del “grande balzo in avanti” di Mao o quale leader americano ha mai ammesso che la guerra in Iraq e’ stata un errore?

-          10 agosto Justin Bong Kwan Avvocato. La campagna di violenze del 21 luglio da parte di persone con magliette bianche contro i dimostranti e passanti innocenti, ha evidenziato l’entrata in campo delle TRIADI <la tradizionale e storica mafia cinese>, ed ha creato ulteriore allarme nella popolazione. Tutti pensano, infatti, a una collusione del governo e la polizia con le Triadi. Le Triadi sono oggi sinonimo di crimine organizzato che e’ inaccettabile in una societa’ basata sui valori della legge. Molti pensano che le Triadi siano solo in cerca di benefici economici immediati, ma non e’ sempre stato cosi. In passato le Triadi hanno spesso avuto un ruolo politico. Cio’ è avvenuto frequentemente nel periodo imperiale e uno dei primi atti dell’amministrazione britannica nel 1840 fu la criminalizzazione di quest’organizzazione e l’arresto dei suoi membri principali nel 1840. Esse pero’ parteciparono attivamente alla caduta definitiva dell’impero nel 1911. Si stima oggi che a HK vi siano circa centomila affiliati alle Triadi.

-          10 agosto David Dodwell osservatore politico Carrie Lan ha ritenuto di dare priorita' alla legge sull'estradizione. Sarebbe stato meglio che si fosse dedicata a trovare lo spazio per progetti di edilizia pubblica a HK., usando provvedimenti di emergenza se necessario. Mi rendo conto che oggi è necessario porre fine alla violenza dell'ultimo periodo, ma per far ciò bisognerebbe lanciare allo stesso tempo un programma di riforme costituzionali capaci di rispondere ai bisogni reali dei cittadini. Nel frattempo bisogna dare un chiaro segnale che si sta ponendo rimedio al piu' grave dei problemi: quello della casa. Una task force messa in piedi nel 2018 dopo anni di oblio ha chiaramente descritto i termini del problema. Ora, in una situazione di chiara emergenza, il governo ha il dovere di usare i suoi poteri in casi di questo genere per rimuovere gli ostacoli che sono evidenti. Dagli studi fatti, risulta che sono necessari 1200 ettari di aree abitative di cui 800 immediatamente. Sono state ampiamente trovate soluzioni possibili a questa emergenza, ma tutte respinte dal CEO per problemi burocratici relativi agli espropri dei proprietari, per lo piu' immobiliaristi il cui unico obiettivo è il proprio guadagno. Invece di affrontare questi "poteri forti" Carrie Lam si e' dedicata allo studi di una nuova grande isola artificiale a sud-est di Lantau. Quest’opera grandiosa, a parte i problemi tecnici, costerebbe 1000 miliardi di HK$ e richiederebbe piu' di dieci anni per essere pronta per l'edilizia. Nelle attuali circostanze emrgenziali Carrie Lam dovrebbe mettere da parte i suoi progetti grandiosi e dedicarsi a progetti più realistici scontrandosi con chi si oppone per il proprio interesse personale. Gli immobiliaristi dovrebbero essere obbligati a utilizzare i loro terreni oppure cederli. Si sono arricchiti abbastanza e non e' piu' tempo di speculazioni

-          10 Agosto Raymond Young CEO of Chinese Manufacturers association. HK sta attraversando la sua crisi piu' grave fin dai giorni dell'epidemia di SARS nel 2003. I dimostranti hanno fatto cinque richieste: amnistia per tutti i dimostranti arrestati, elezioni a suffragio universale per il CEO e l'ufficio legislativo, commissione d'inchiesta indipendente, ritiro (withdraw) formale della legge sull'estradizione, e declassificazione a "riot" degli incidenti del 12 giugno. La mossa piu' logica da parte del CEO sarebbe oggi quella di "withdraw" senza altre precisazioni, la legge sull'estradizione, e declassificare gli incidenti del 12 giugno. Cio' basterebbe <secondo l'autore> a togliere vento alle vele dei dimostranti e dare fiato alla maggioranza dei dimostranti a cui basta la soluzione di questi due punti. <L'autore non menziona il problema della casa>

-          12 agosto. Paul Yip. Professore di scienze sociali.  La fiducia e il rispetto reciproco con il governo e fra i cittadini sono stati distrutti negli ultimi due mesi. Le azioni del governo e della rappresentanza cinese non hanno migliorato la situazione. Esiste, è evidente, un problema generazionale con differenti esperienze e diversi valori ma questi continui scontri non fanno che peggiorare la situazione. La nostra linea telefonica di supporto psicologico in questo periodo ha registrato un incremento del 30% delle chiamate, e purtroppo le chiamate di persone ad alto rischio sono raddoppiate e il rischio prevalente è il suicidio. Sia le persone che hanno partecipato alle proteste, sia coloro che si sono astenuti, sono ormai senza speranza sul futuro immediato e piu' lontano. Molti di loro evidenziano anche problemi nel dialogo all'interno delle famiglie e tendono ad isolarsi per ridurre ogni contatto. Entrambe le parti, rivoltosi e "astenuti" vogliono sinceramente una migliore HK ma e' del tutto scomparsa la capacita' di dialogo amichevole. Vi sono molti casi in cui la polizia cerca di calmare in maniera amichevole i più violenti, ma anche i tutori dell’ordine sono stanchi, esasperati e non preparati a fronteggiare questo genere di situazioni quindi spesso reagiscono in maniera esagerata. Dobbiamo assolutamente evitare di arrivare al fondo prima di riemergere. Stiamo rischiando di distruggere i valori che in nostri padri hanno faticosamente costruito per generazioni

-          12 agosto Alice Wu Negli ultimi giorni e' diventato sempre piu' chiaro che Pechino si e' posto alla guida della situazione. L'invito rivolto a 500 uomini d'affari e politici di HK a partecipare a una conferenza a Shenzen è stato accolto in massa, e cio' è avvenuto mentre 12000 uomini delle forze speciali di polizia erano stati mossi ai confini di HK. Ufficialmente è stato un supporto al CEO Carrie Lam e alle forze di polizia di HK, ma in pratica è stato un invito pressante a serrare i ranghi intorno al governo e dimostrare ufficialmente il supporto della classe dirigente. ma il tentativo di creare questo "muro contro muro" e' la soluzione giusta per calmare gli animi? E' vero che la rappresentante del governo di Pechino, unica a parlare in assenza di Carrie Lam, ha dichiarato di voler prendere in considerazione le richieste del popolo, ma Carrie ne è risultata di fatto esautorata e ridotta a un CEO fantoccio nelle mani di altri. E' forse questo il sentiero pericoloso per il quale HK si stava avviando di cui ha parlato Carrie in maniera criptica qualche giorno fa?

-          12 agosto. Alex Lo Commentatore politico. E' improbabile che HK vada incontro ad un bagno di sangue, piuttosto ad un progressivo dissanguamento. E' questo il vero, terribile, scenario. Nel 2047, finito il periodo transitorio, HK diventera' niente di piu' che un'appendice della grande Shenzen. In quel momento infatti la "Great Bay area" <di cui vi ho parlato a proposito del grande ponte HK-Shenzen-Macao> diventera' una grande area metropolitana totalmente integrata, una delle piu' grandi, più avanzate e più efficienti del mondo. Shenzen diventera' il principale "hub hi-tech" dell'Asia-Pacific, paragonabile solo alla California. Fino allora Hong Kong, incapace di diversificare la sua economia a causa del cattivo governo, della scarsa lungimiranza della classe dirigente e dell'opposizione, continuerà nel suo tasso di crescita negativo. Nessuna riforma politica ha avuto successo e non si riesce ad approvare nessuna politica di lungo o medio periodo, ragion per cui il Governo è paralizzato. Il bilancio della citta' e' sistematicamente passivo e si fa ricorso alle riserve che nel 2047 saranno esaurite. Il turismo e' solo una pallida ombra di cio' che era nei periodi di gloria perche' ne' i Cinesi e neppure gli stranieri sono piu' interessati a venire qui. La disoccupazione e' a livelli record. Nel primo periodo dopo l'unificazione ricevemmo numerosi aiuti economici dala Cina, ma ormai "Pechino e' stanca dell'incapacita' e dell'ingratitudine di HK" parecchi concittadini tentano di entrare legalmente o illegalmente a Shenzhen e trovare lavoro li', ma sono discriminati e accusati di sfruttare i servizi, la scuola e la sanita' locale. Ci sono cortei anti-HK al grido di "tornate a casa porci HonKonghesi". Questo e' cio' che ci aspetta.

-          13 agosto Winston Mok Uomo d’affari privato. Perche’ la gioventu’ di HK e’ cosi’ infuriata? La legge sull’estradizione e’ stata dichiarata morta da tempo ma la situazione peggiora ogni giorno.In realta’, al di la’ dei problemi contingenti, sono i problemi economici a trainare la disperazione e la disillusione della generazione piu’ giovane. Di solito la gioventu’ nei Paesi in via di sviluppo  si aspetta una standard di vita migliore di quello dei propri genitori, mentre l’opposto capita nei Paesi sviluppati, incluso HK. Inoltre in molte citta’, dall’Australia a Canada, i giovani sono costretti a combattere con i costi proibitivi della casa. Infine, come si è visto alla re-elezione di Obama e durante la Brexit, esiste una chiara divisione di valori e interessi fra le varie generazioni. Una volta una laurea era un passaporto per un ingresso decoroso nella middle-class, mentre oggi anche i laureati devono affrontare un futuro incerto. Tutto ciò in un mondo in cui l’uno per cento della popolazione prospera a spese della middle class <niente di nuovo sotto il sole diremmo in Italia>. La specificita’ di HK consiste pero’ nel fatto che, a differenza delle altre nazioni, per un giovane e’ assolutamente impossibile possedere una casa. Inoltre HK ha oggi una ridottissima base industriale e quindi poche opportunta’ di lavoro. Infatti, HK è stata sempre un centro di servizi, essenzialmente finanziari per la Cina, ma oggi le migliori opportunita’ sono riservate ai Cinesi “veri” specie quelli educati all’estero con una migliore conoscenza dell’inglese e del Mandarino. In un paese dove anche un medico altamente specializzato fatica ad avere una casa, c’e’ certamente qualcosa di sbagliato. Hong Kong e’ una bomba innescata. Tutto cio’ risale al periodo coloniale, e Pechino, che dovrebbe essere un Paese socialista, ha totalmente fallito nel governare la classe media e quella dei lavoratori. HK è oggi un esperimento paleo capitalista fallito con gigantesche disparità sociali, e la gioventù non può essere pacificata senza una rivisitazione del contratto sociale. A differenza di Singapore, HK non ha mai potuto contare sulla saggezza di uno stato forte, e cosa si puo’ fare oggi?

-          13 agosto Joice Ng. Giornalista Carrie Lam ha tenuto una conferenza stampa in cui ha detto " HK è seriamente ferita e ci vorra' molto tempo perche' si riprenda... Voi dimostranti volete veramente farla precipitare in un abisso? .... Mettiamo da parte le nostre divergenze e guardiamo per un istante la nostra citta', la nostra casa. Ripeto, possiamo veramente farla precipitare in un abisso che trascinera' tutti noi? Dobbiamo fermare la violenza, ristabilire la legge, e poi avere un dialogo sincero che ristabilisca l'armonia. Io, come CEO di questa citta' sono responsabile di ricostruire l'economia di HK, di prestare la massima attenzione ai bisogni dei miei concittadini, e far ripartire HK.Questo è il mio impegno e la mia responsabilita' verso tutti voi". Carrie Lam non ha pero' risposto alla domanda se fosse stata Pechino a impedirle di rispondere attivamente alle proteste dei dimostranti. Carrie Lam non riusciva a trattenere le lacrime dicendo queste parole. Cosa vorra' dire?

-          14 agosto. Minxin Pei. Professore al Claremont McKenna College. La situazione di HK sta diventando devastante, e le parole del governo cinese ricordano molto quelle che precedettero il massacro di Tienanmen. Il contingente del PLA a HK, nelle parole del suo comandante “e’ determinato a proteggere la sovranita’ nazionale, la sicurezza, la stabilita; e la prosperita’ di HK”. E il portavoce del governo cinese per gli affari di HK e Macao has ammonito “i criminali di non scambiare la prudenza per debolezza. Il governo e’ fermo nella sua determinazione di preservare la prosperita’ e la stabilita’ di HK”. E il direttore ha rincarato la dose “Il governo cinese ha metodi e potenza sufficienti per domare ogni sorta di sommossa”. Tutto cio’ e’ avvenuto essattamente due mesi dopo la dichiarazione del ministro della difesa cinese secondo cui la stabilita’ della Cina dopo i fatti di Tienanmen ha dimostrato che quella fu la scelta corretta. Queste dichiarazioni non solo dimostrano l’irriggidimento delle posizioni, ma anche il potere crescente di chi, nel governo cinese, propone un controllo totale di HK fin da ora. Contyro ogni previsione (e come successe a Tienanmen) questa radicalizzazione e’ contemporanea al maggior supporto alle dimostrazioni da parte della classe media. Si sta comunque diffondendo l’idea che l’unica maniera per ristabilire l’ordine a HK e’ la forza, anche se Xi Jinping preferirebbe aspettare la fine delle celebrazioni di 70 anni della repubblica Cinese . Il vero problema e’ che a questo punto i leaders di HK e la stessa polizia potrebbero rifiutarsi di agire e sarebbe quindi necessario far scendere in campo il contingente cinese ad HK ed eventuali rinforzi. I cittadini di HK quasi certamente opporrebbero la massima resistenza, ci sarebbero molte vittime e questa sarebbe la fine definitiva della teoria “ un Paese due sistemi” portata avanti fino ad ora e l’assunzione diretta del controlla da parte della Cina. <Tutto cio’ determinerebbe il successo degli indipendentisti del PPP alle elezioni politiche dell’anno venturo a Taiwan e la sconfitta del KMT, favorevole alla soluzione di HK>. Se le truppe cinesi dovessero occupare HK, ci sarebbe un esodo immediato degli stranieri, e subito dopo delle elite con doppio passaporto o green card (fino ad ora gli unici supporters della Cina). L’economia di HK collasserebbe istantaneamente.

E chiudo qui salvo aggiornamenti per seguire l’evoluzione degli eventi.

Volevo aggiungere una cosa che vi ho accennato. Perché Taiwan potrebbe essere interessata a ciò che succede a Hong Kong? Non tutti sanno che l’anno prossimo si terranno nell’isola le elezioni generali. Due partiti si fronteggiano: il PPP, oggi al governo, e il Kuomintang. Il primo è il partito indipendentista, appoggiato dagli Americani che vorrebbe proclamare l’indipendenza della “Repubblica di Taiwan”, interrompendo “l’equivoca ma funzionante” politica adottata fino ad oggi. Il Kuomintang invece è il partito storico che, persa nel 1949 la guerra con Mao, emigrò con oltre 200.000 persone nell’isola. Secondo quest’ultimo la politica odierna è l’unica possibile perché entrambi i popoli si ritengono cinesi e parti di una sola Patria. Oggi i tempi non sono maturi per alcun passo avanti, ma i rapporti economici e gli scambi fra i due Paesi sono giganteschi. Prima o poi la Cina continentale evolverà fino a un punto che sarà possibile un accordo intermedio e successivamente una unione avendo come obiettivo il sistema di Singapore, con un governo forte (ben diverso dalle democrazie occidentali) e maggiori libertà rispetto a quelle attuali in Cina. Lo stesso Deng Xiaoping guardava infatti a Singapore come un possibile obiettivo futuro. A questo punto, il crollo del fragile equilibrio odierno di HK confermerebbe la teoria del PPP, secondo cui nessun accordo è possibile con la Cina. Essi vincerebbero a man bassa le elezioni e costringerebbero la Cina ad azioni quasi certamente violente con gravi ripercussioni per la pace mondiale. A questo punto vi invito a guardare un’intervista della DK tedesca al candidato del Kuomintang che da un’altra visione degli eventi.  

https://youtu.be/Yv8zLUuXOY4 (subito dopo la pubblicità) Il video è molto interessante.

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