13. nov, 2020

Testo

 

11 novembre 2020

Dove il Covid ha colpito di più?

 

Vi ho parlato più volte dei numerosi pregiudizi da sfatare nei confronti del mondo orientale. Perché la Cina ha avuto così pochi morti? Certamente, essendo una dittatura ci nasconde la verità. Lo dicono tutti, ma su quali basi?

Premetto che in tutti i Paesi del mondo i morti per Covid sono molti di più di quelli che leggiamo nei bollettini. Oggi tutti gli esperti di statistica epidemiologica sono concordi nel dire che riusciremo a saperlo solo quando avremo i dati dell’ eccesso di mortalità. Con questo termine si intende la quantità di morti che si è verificata città per città, regione per regione, o stato per stato, ogni giorno rispetto a quanto si è verificato in passato nello stesso posto e nello stesso giorno. In passato, nel periodo in cui fu pubblicata la famosa foto dei camion con le bare a Bergamo, vi pubblicai questi dati relativamente ad alcuni paesi della bergamasca, da cui si vedeva chiaramente che la curva si impennava velocemente e sensibilmente rispetto a quanto accaduto nei cinque anni passati. Ovviamente si trattava di dati grezzi come ad esempio non depurati dai morti per incidenti d’auto che ovviamente quest’anno sono diminuiti per il lock down o dall’aumento di mortalità dovuta per esempio al fatto che molte persone bisognose di cure (per esempio oncologiche) non hanno potuto accedere normalmente alle strutture ospedaliere. Si tratta però di numeri marginali. Oggi sono disponibili (fonte ISTAT) i dati ancora grezzi dell’eccesso di mortalità relativi alla prima fase del Covid per tutta Italia. Essi ci danno un’idea molto più veritiera e considerano ad esempio anche tutti i morti precedenti alla prima diagnosi del 18 febbraio e tutti i morti in casa o nelle case di riposo prima che potessero avere accesso a un tampone. Inoltre, stando ai dati di eccesso di mortalità relativi a oltre 30 Paesi del mondo nel periodo che va dall’inizio della pandemia alla fine di luglio, l’eccesso di mortalità è stato di quasi 600.000 decessi contro il numero ufficialmente attribuito al Covid pari a 413041 (Fonte “Le Scienze”). Di che cosa sono morte le quasi 200.000 persone mancanti?

La famosa obiezione “molte persone sono morte per altre patologie anche se avevano il Covid, e non per il Covid” viene a  superata, anzi ribaltata. Ciò si potrebbe dire infatti anche per gli anni precedenti relativamente ai morti per le influenze stagionali (situazione assolutamente analoga), per i morti per denutrizione che chiaramente prima di morire avevano anche altre patologie  o per qualsiasi patologia in presenza di contemporanee patologie. Fatta questa premessa che vale per tutto il mondo, per semplicità nel seguito mi riferirò ai dati pubblicati dalle organizzazioni sanitarie nazionali e raccolti dalla WHO (OMS), dalla J. Hopkins University etc.

Cominciamo col dire che l’epidemia di Covid è esplosa nella provincia dell’Hubei, vale a dire un’entità con circa 59 milioni di abitanti, quindi come l’Italia, amministrativamente unitaria. Non appena ci si è resi conto di ciò, essa è stata totalmente isolata dal resto della Cina da parte dell’esercito : niente aerei, treni e strade bloccate dalle forze dell’ordine. Esistono filmati di autobus che cercavano di passare e scontri abbastanza violenti fra passeggeri e polizia. Passavano solo personale medico in missione e trasporti di generi alimentari, materiale farmaceutico e simili.  Lo stesso è poi successo, anche se in maniera più “morbida” fra Italia e Francia etc. In questo modo l’epidemia è rimasta confinata a quella provincia, e le misure sanitarie adottate in maniera strettissima anche in tutte le altre provincie (fino al primo ottobre) hanno permesso lo spegnimento rapido di tutti i focolai comparsi. Per questo motivo la WHO (OMS) pubblicava ogni giorno le sue statistiche separatamente per ogni provincia cinese. I risultati sono sorprendenti.

Ecco quindi i dati dei morti per milione di abitanti, al 31 maggio scorso, quando in Asia ed Europa la prima fase era sostanzialmente finita. In America non ancora, ma in quella parte del mondo non c’è in realtà stata una soluzione di continuità fra prima e seconda fase. Questi numeri derivano dai dati giornalieri pubblicati dal WHO.

Asia e Australia

Vietnam              circa zero

Cina (es Hubei)    0,13

Tailandia              0,82

Singapore             3,9

Malesia                 4,0

Australia              4,0

Sud Korea           4,77

Giappone           7,02

Hubei                 75,57

 

Europa

Germania           102

Francia                420

Italia                    551

U.K.                      568

Spagna                 621

 

America

Brasile                  132

Canada                  187

USA                       309

 

Si possono immediatamente evidenziare delle differenze macroscopiche. Asia e Australia hanno avuto un tasso di mortalità (morti per milione di abitanti) quasi 100 volte minore di quanto è successo in Europa.

In Europa, la Germania ha avuto un tasso di mortalità circa cinque volte inferiore a quanto successo nel resto del continente

In America l’epidemia è iniziata molto dopo, quindi il 31 maggio è troppo presto per trarne conclusioni, ma si è avviata subito  su una situazione simile a quella europea.

Come potete vedere, l’Hubei ha una mortalità incredibilmente più alta del resto dell’Asia e simile a quello della Germania.

Un’analisi fatta su queste basi porta a conclusioni notevolmente diverse dalla vulgata comune. La Cina è stata brava ad isolare rapidamente la “zona infetta” intorno all’Hubei, molto meglio di quanto non sia successo in Europa e ciò può essere dovuto essenzialmente al governo dirigista.

Per lo stesso motivo la maniera in cui l’epidemia è stata contrastata in Hubei si è rivelata assolutamente disastrosa, come si è pubblicamente detto anche in Cina fin dalla fine di gennaio; tutti i vertici politici, amministrativi e sanitari della provincia sono stati rimossi e alcuni sono sotto processo.

Cerchiamo di capire meglio la situazione dell’Hubei. La Cina, subito dopo la SARS aveva messo a punto una procedura dettagliatissima per evitare che si verificasse la stessa cosa in futuro. E allora perché c’è stato in Hubei un ritardo così grave nel rendersi conto che erano in presenza di un’epidemia, e che questa epidemia si trasmetteva da uomo a uomo? Di questo vi parlerò ora, ma devo premettere che la maggior parte dei Paesi del Mondo si sono “svegliati in ritardo”. Come dichiarano il Prof. Galli e vari altri medici illustri, noi ci siamo svegliati solamente il 18 febbraio per merito della famosa anestesista quando già esistevano migliaia di casi in Italia settentrionale.

In sostanza possiamo dividere il mondo in “Gruppi”. La Cina (primo gruppo) si è svegliata in ritardo, ma poi è stata velocissima a mettere in piedi una procedura che, applicata in maniera assolutamente accurata, ha permesso di soffocare l’epidemia con relativamente pochi morti. Gli altri stati dell’Asia (secondo gruppo) invece quando il primo gennaio hanno saputo dal WHO del focolaio epidemico in Hubei, hanno immediatamente messo in piedi una procedura di protezione. Essi hanno quindi evitato il ritardo che si è verificato in Hubei paradossalmente proprio grazie alle informazioni ricevute dalla Cina. Il terzo gruppo infine include l’Europa e l’America dove abbiamo avuto le stesse informazioni, lo stesso giorno, primo gennaio, ma non abbiamo reagito in alcun modo e quindi ci siamo trovati di fronte ad un’isteresi molto simile a quella cinese. Ad essa si è poi aggiunta l’impossibilità di definire tempestivamente e soprattutto mettere in atto le procedure necessarie ad evitare tanti morti.

Spiegato quindi il mistero del numero dei morti resta la domanda: possiamo attribuire colpe reali ai Cinesi? In maniera più chiara, i Cinesi hanno prodotto in laboratorio questo virus, hanno tenuta consapevolmente  nascosta l’epidemia oppure non sono solo  stati capaci di reagire tempestivamente?

La storia del “virus in laboratorio” è nata dalle dichiarazioni del Presidente Trump che ha affermato ripetutamente di averne le prove e che le avrebbe mostrate al momento opportuno. Non le ha mai comunicate, neanche in questi giorni in cui ne avrebbe un bisogno estremo. Del resto tutti i maggiori virologi del mondo (tranne due per quanto ne so) hanno escluso questa possibilità.

Resta il secondo dubbio:  lo hanno tenuto nascosto, almeno nei suoi effetti? E perché lo avrebbero dovuto fare? Per una reazione d’impulso contro gli USA atto ad allargare l’epidemia fino a loro? Chi conosce solo un pochino i cinesi, sa benissimo che essi non sono capaci di alcuna decisione impulsiva, sono giocatori di scacchi, non di poker. E del resto come hanno reagito tutti i governanti europei? E come mai i Paesi dell’Asia orientale più vicini alla Cina non hanno avuto grandi problemi? La realtà è che, a parte i Paesi vicini alla Cina, i più esposti, abbiamo tutti reagito in ritardo e certo non in maniera dolosa.

Ho cercato di andare più a fondo per quanto potessi fare senza andare in Cina, e quindi comunicando essenzialmente per telefono o, in maniera molto discreta attraverso internet. Dalle indagini effettuate sembra accertato che i primissimi casi si siano verificati a partire dal 15 novembre. Molti credono però che nessuno di essi sia il vero paziente 0 e che forse l’origine sia stata addirittura in Guandong (dove è nata la SARS) e non in Hubei. Il virus si sarebbe poi spostato in Hubei attraverso un contagiato asintomatico.  All’inizio il contagio è passato assolutamente inosservato. Sembra che la prima persona a rendersene conto e rivelare che esisteva un virus potenzialmente pericoloso sia stata la dottoressa Ai Fen, il medico responsabile del Pronto soccorso dell’ospedale centrale di Wuhan, dopo aver curato alcuni pazienti, fra il 18 e il 27 dicembre 2019, che mostravano sintomi simili a quelli della SARS. I suoi resoconti sono arrivati a Li Wenliang che li ha confrontati con osservazioni analoghe e resi “pubblici” su Wechat il 20 dicembre. Il 3 gennaio egli è stato accusato dalla polizia di diffondere informazioni false via internet e costretto a firmare un’ammissione di colpa. Tornato al lavoro, è stato contagiato ed è morto il 7 febbraio. In parallelo il 31 dicembre è stato pubblicato un articolo intitolato “Caso sospetto di un virus di origine sconosciuta a Wuhan” e tra parentesi c’era la parola SARS. L’esistenza del virus era divenuta pubblica e si diffuse immediatamente in tutta la Cina. Come vi ho già raccontato, il 3 gennaio ero a Pechino e si parlava apertamente del “morbo di Wuhan”. Il povero oculista ha fatto quindi le spese della disorganizzazione già evidente, con reazioni diverse da parte delle autorità. Probabilmente Wechat  (molto simile a Facebook), si diffonde molto di più di quanto non faccia un articolo scientifico con diffusione limitata e qualificata e questo potrebbe spiegarlo.

Il primo gennaio fu chiuso il mercato del pesce di Huanan, ritenuto la fonte del virus. Non si pensava ancora  che si potesse trasmettere per contatto diretto da uomo a uomo e soprattutto per via respiratoria. Questo errore è stato fatale. Il “morbo di Wuhan” si diffonde rapidamente. In un’intervista il dott. Peng Zhiyong, direttore dell’ospedale Zhongnasn dell’università di Wuhan dichiara “Il 10 gennaio i nostri 16 letti in terapia intensiva erano già tutti occupati. Resomi conto della gravità, mi sono rivolto all’amministrazione dicendo che dovevamo riferire quanto stava accadendo. Loro hanno trasmesso un report alla commissione municipale per la salute di Wuhan. Il 12 gennaio la commissione ha inviato all’ospedale un team di tre esperti. In seguito all’osservazione clinica dei pazienti essi hanno ritenuto che il virus assomigliasse in qualche modo a quello della SARS, tuttavia hanno continuato ad attenersi ai protocolli standard. Il 10 gennaio viene sequenziato il virus ed il 16 gennaio cominciano ad arrivare in Hubei i kit per i test. Il 14 gennaio si tiene una teleconferenza alla commissione nazionale per la salute. In un rapporto si dice “ … Va ancora individuata l’origine del nuovo coronavirus, né è stato compreso il modo in cui esso si trasmette. Dobbiamo mantenere l’allerta alta per accertare se il virus abbia la capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Da quando il Ministero della Salute Tailandese ha confermato alcuni casi di contagio provenienti da Wuhan, le misure per contenere l’epidemia hanno subito modifiche considerevoli….la diffusione del virus può aumentare rapidamente….non possiamo nemmeno escludere che si diffonda fuori dalla Cina. Il 16 gennaio ci si rende conto che molti medici degli ospedali di Wuhan sono stati contagiati senza essere stati al mercato del pesce ed il 20 gennaio finalmente il dott. Zhong Nanshan dichiara ufficialmente e pubblicamente che il virus si può trasmettere da uomo a uomo dopo averlo negato solo pochi giorni prima. Il 23 gennaio comincia la quarantena. 20 giorni di ritardo fatali.

Questa quindi la storia. Burocrazia, rapporti, commissioni, valutazioni, incertezze…. Il tutto aggravato dal fatto che si era in prossimità del Capodanno cinese quando tutti, funzionari di altissimo livello e privati cittadini sono occupati alla lunga sequenza di funzioni che vanno da 15 giorni prima fino a 15 giorni successivi. Ne è una prova il gigantesco banchetto con 40.000 invitati tenutosi a Wuhan il 20 gennaio, quando l’esistenza del “morbo di Wuhan”  era nota in tutta la Cina.

Ma possiamo buttare la croce addosso alla Cina? Siamo onesti, tutta l’Asia, l’America e noi stessi in Europa avevamo le stesse informazioni, ma solo in Asia Orientale hanno agito. Peggio, ammettiamo pure che noi non ce ne fossimo resi conto fino al 23 gennaio, cosa abbiamo fatto fino al 18 febbraio?  Almeno questo secondo mese di inerzia totale è da attribuire esclusivamente a noi.         

L’inerzia però può spiegare solo una parte della differenza di mortalità fra l’Europa e il resto dei Paesi asiatici con sistemi di governo simili ai nostri. E il resto? L’unica spiegazione che so dare è la diversa percezione dell’importanza del bene comune che noi diamo rispetto a tutte le culture asiatiche. L’individualismo piò o meno esasperato e tutto ciò che ne consegue ha determinato l’enorme differenza di mortalità fra i Paesi dell’Asia e quelli Europei. In fondo proprio questo atteggiamento spiega il perché si stia verificando una seconda ondata così violenta. Sarebbe bastata una maggior prudenza e consapevolezza per ridurla a ben poca cosa anche a fronte dei metodi di diagnosi e cura messi a punto

E su questo dobbiamo riflettere

Chiudo con i dati della mortalità il 9 novembre ricavati dal sito” statistichecoronavirus.it” che, per quanto ne so, adopera, in maniera più facilmente consultabile, i dati della J.Hopkins University. In questo modo abbiamo una fonte diversa dal WHO.  Non ho purtroppo i dati disaggregati della Cina. A parte il caso dell’Australia i  nuovi dati sono congruenti con i precedenti e confermano la validità di quanto detto fino ad ora.

Asia e Australia

Vietnam              0,4

Cina (es Hubei) 0,14

Tailandia              0,87

Singapore            4,8

Malesia                 9,2

Australia              35,0 ???

Sud Korea           8,5

Giappone           14,4

Hubei                  

 

Europa

Germania           137

Francia                593

Italia                    691

U.K.                     727

Spagna                 834

 

America

Brasile                  769

Canada                283

USA                      722