30. ago, 2018

Testo

Il San Valentino cinese

 

Sette o otto anni fa, ancora non ero in pensione, mi trovavo a Pechino in uno dei miei soliti incontri. L’ultimo giorno mi venne a trovare il Presidente della società per la solita chiacchierata conclusiva. Finimmo molto presto e lui gentilmente mi chiese “ Visto che partirai domattina, cosa pensi di fare? Vorresti andare alla Città Proibita o alla Grande Muraglia?” .“No – risposi – mi piacerebbe rivedere il Palazzo d’Estate che non ho più visto da molti anni”. Il mio amico acconsentì volentieri e mi mise a disposizione una macchina e la solita interprete/accompagnatrice.

Era una giornata luminosa e gelida, un forte vento da nord aumentava la sensazione di freddo. Non avevo problemi perché, sotto il cappotto, indossavo il solito abbigliamento “a strati sovrapposti” tipico del luogo. La mia accompagnatrice, una ragazza molto giovane e mingherlina, indossava invece solamente una giacchettina azzurro chiaro e palesemente sotto la camicetta non indossava i soliti due o tre maglioni in cui erano infagottati tutti i Cinesi durante l’inverno.

Appena arrivati e scesi dalla macchina le dissi “Guidami tu perché io non sono più venuto qui da molti anni”. E lei “ Scusami ma non sono mai stata qui”. Ne fui molto sorpreso ma ricordavo abbastanza bene i luoghi e mi avviai sul lungo lago. Mi godevo lo spettacolo, l’aria tersa e una volta tanto abbastanza pulita. Non c’era molta gente visto il giorno feriale e le poche persone intorno camminavano con il collo insaccato fra le spalle e le mani in tasca. Guardai la mia compagna e mi resi conto che era intirizzita anche perché in quel momento eravamo sul lato più battuto dal vento. Le chiesi se sentisse freddo e gentilmente mi rispose di no. Chiaramente mentiva e alle mie insistenze ammise di essere troppo leggera, ma pensava di andare in un luogo chiuso. Mi mise le mani sotto il braccio per scaldarsi un po’ e continuammo la nostra passeggiata.

Rimasi silenzioso ritornando con la memoria ai miei soggiorni di trent’anni prima. Allora le giovani coppie di fidanzatini nelle grandi città durante i giorni festivi andavano a spasso ma qualsiasi contatto fisico, anche semplicemente tenersi per mano, era rigorosamente vietato nell’austera e puritana Pechino. A Shanghai e a Canton era un po’ diverso ma qui no. Gli stranieri non potevano parlare con nessuno oltre gli interpreti/guardiani e meno che mai con le donne pena l’espulsione. La prostituzione mi dicevano che esistesse ma estremamente nascosta e si raccontava che i diplomatici stranieri usassero uno stratagemma molto divertente per potersi “intrattenere”.

Tutto ciò era contrario alla natura dei cinesi che sono da sempre molto espansivi e tendenzialmente promiscui. Ne è una prova il fatto che oggi la prostituzione è assolutamente dilagante.

Ma allora erano altri tempi e mi tornò alla memoria una sera in cui fummo invitati in “gita premio” proprio qui, al Summer Palace che distava circa quattr’ore dalla nostra cittadina. Era il tramonto e chiacchieravamo piacevolmente con il nostro anfitrione quando un altoparlante cominciò a ripetere una volta dopo l’altra lo stesso avviso a noi incomprensibile. Quando chiedemmo spiegazioni Mr. Wu ci disse “ E’ l’avviso che i cancelli all’interno stanno per chiudersi e bisogna affrettarsi all’uscita” e poi ridacchiando “ Sapete qui i giovani vanno il giro qua e là e qualche volta capita che una coppia “si perda” in un luogo isolato, quindi vengono avvistai che è tempo di ritornare!”.  Ed oggi una ragazza cammina in pubblico appesa al braccio di un uomo che potrebbe essere suo padre! Come era cambiata questa città e chissà cosa sarebbe diventata in futuro.

 

Parto da questi ricordi personali di un tempo che fu per dirvi che i giovani in Cina tendono a essere allegri, a modo loro romantici prima di essere assaliti dalla smania di accumulare ricchezza tipica del mondo di oggi. Tutto ciò è dimostrato da una festa che si celebra ogni anno il settimo giorno del settimo mese del calendario cinese (quest’anno il 17 agosto) ed è la festa degli innamorati, l’equivalente del nostro San Valentino (che però spesso viene anch’esso celebrato giusto per non fare mancarsi niente). Essa è legata a un’antichissima leggenda di cui si ha notizia già in documenti del 1500 A. C., diffusa in tante varianti in tutta l’Asia orientale. Ve la voglio raccontare perché rappresenta benissimo ancora oggi le tradizioni di questo mondo.

Niu Lang era un bambino che cresceva felice in campagna con i genitori e i fratelli aiutando la famiglia a guardare le bestie. Un giorno i genitori sfortunatamente morirono e nella casa della famiglia il fratello maggiore e sua moglie cominciarono a trattarlo male. Un giorno un vecchio signore (in realtà un essere celeste) lo accompagnò in una capanna vicino alla quale c’era una mucca (anch’essa di origine celeste) ammalata. Il giovane decise di abbandonare la famiglia e vivere da solo. Curò la mucca e cominciò a coltivare un campicello vicino la casa. Passò il tempo e Zhi Nu, una fata celeste si accorse di lui, si innamorò della sua purezza e serenità e scese sulla terra. I due giovani si innamorarono, si sposarono ed ebbero un bimbo e una bimba. La famigliola viveva felice, lui lavorando in campagna e lei tessendo e curando i figli. Un brutto giorno però il dio del cielo se ne accorse e ordinò alla regina madre di richiamarla in cielo. La fata dovette abbandonare la famiglia e tornare da dove era venuta. La vecchia mucca però, in segno di riconoscenza verso il giovane che l’aveva curata molti anni prima lo aiutò a volare anche lui in cielo con i bambini  per riunirsi alla moglie. C’era quasi riuscito quando la regina madre se ne accorse, si tolse dai capelli una forcina d’oro e la batté sul tavolo. A quel punto un argenteo fiume impetuoso apparve d’incanto e separò i due giovani che cominciarono a piangere disperatamente. Migliaia di uccelli del cielo, commossi, crearono con le loro ali un ponte che permise alla famiglia di riabbracciarsi. La regina madre ebbe pietà di un amore così profondo e ordinò che ogni anno il settimo giorno del settimo mese (Qi Xi) i due giovani innamorati potessero incontrarsi di nuovo.

Ancora oggi alzando gli occhi al cielo in una calda sera d’estate si possono vedere il fiume d’argento (la Via Lattea) ed ai due estremi Niu Lang (la stessa Altair) e Zhi Nu (Vega) che si guardano splendenti  l’un l’altro.

Questa ricorrenza, ancora molto sentita nelle campagne, è meno popolare nelle grandi metropoli. Secondo la tradizione, le ragazze preparano dei ricami e dei dolci da regalare al fidanzato e pregano Zghi Nu di dar loro un amore eterno.

Via allego inoltre un filmato con la ricetta di un dolce tipico di questa ricorrenza

https://www.dropbox.com/s/54coygpplxotvtb/How%20to%20make%20cake%20for%20Double%20Seventh%20Day%20Festival%20