16. dic, 2017

Testo

La Città Proibita e l’imperatore che non fu mai bimbo

Dopo la chiacchierata su Trump a Pechino ed il suo ingresso alla Città Proibita in una maniera mai avvenuta in passato, voglio parlarvi di questo complesso unico al mondo e della fine dell’“Impero di Mezzo” strettamente legata a quel Palazzo.

Parto con alcuni dati che vi possono dare subito un’idea:

-          La sua costruzione iniziò nel 1406 e fu completata nel 1420. Nel 2020 quindi si celebreranno i 600 anni della sua esistenza ed il governo cinese ha programmato di completare per quella data il grande restauro oggi in corso;

-          Nel 1368, la dinastia Ming a seguito di una rivolta di contadini, un fatto ricorrente e determinante della storia cinese, sconfisse e destituì la precedente dinastia Yuan. Con il secondo imperatore, Yongle, iniziò l’età dell’oro della dinastia. Egli spostò la capitale da Nanchino a Pechino, costruì la Città Proibita, ristrutturò il Gran Canal tuttora esistente che diede nuovo impulso ai commerci, costruì buona parte della grande muraglia, etc.

-          Nel 1644, a seguito di un’altra rivolta dei contadini, i Mancesi superarono la Grande Muraglia ed iniziò il governo della dinastia Qing che terminò nel 1911 e segnò la fine dell’impero.

-          Il complesso della Città Proibita (CP) è grande circa il doppio della Città del Vaticano e circa un milione di operai lavorarono alla sua costruzione. Esso consta di 980 Edifici, tutti di legno, e 9999,5 sale. Si riteneva infatti che l’Imperatore celeste vivesse in un palazzo di 10000 sale, di conseguenza suo figlio, l’imperatore terreno, non poteva superare il padre.  CP è considerato il più grande palazzo antico oggi esistente al mondo.

-          Tutto in questo insieme dei palazzi ha un significato filosofico e rituale preciso. La dimensione, la forma degli edifici, i colori delle decorazioni e l’arredamento esprimono tutti il supremo potere imperiale e un severo sistema gerarchico. Per esempio il giallo, il colore dell’imperatore, è il colore dominante e lo si può vedere praticamente su tutti i tetti ad eccezione della biblioteca il cui tetto è nero (associato all’acqua) e del palazzo dell’erede al trono in cui le formelle sono verdi per simboleggiare la crescita.

-          E’ patrimonio universale dell’Umanità (Unesco 1987) ed è visitato ogni anno da più di quattordici milioni di turisti

Una descrizione dettagliata del complesso sarebbe assolutamente noiosa e mi limiterò a dirvi che esso è circondata da un ampio canale e da alte mura. All’interno si possono individuare due zone: la parte esterna, più formale, che è incentrata su tre sale fra cui, bellissima, la Sala della Suprema armonia. La parte interna invece, più “intima” era dedicata agli affari correnti dello stato e alla vita privata dell’imperatore e della famiglia.

Non vado più oltre nella descrizione di questo sito straordinario perché è facilissimo trovare, anche su internet, decine di pubblicazioni che danno informazioni dettagliatissime. Mi limito a dire solamente che chiunque ne abbia l’occasione dovrebbe documentarsi in anticipo e poi cercare di estraniarsi dalla folla e respirare l’aria di quel periodo storico, cercando di vedere con l’immaginazione le scene della vita in un mondo che non esiste più. Io ho visitato la Città Proibita qualche decina di volte in tutte le stagioni e a tutte le ore del giorno ed ogni volta scoprivo qualcosa di nuovo. Ho avuto però la fortuna di vedere qualcosa che non capiterà più ai turisti di oggi. Mi spiego. Decine di anni fa la CP si era appena salvata per merito di Zhou En Lai (ancorché danneggiata) dalle distruzioni operate dalle Guardie Rosse. Esistevano solo pochissimi turisti stranieri ed il turismo interno non esisteva. Mi ricordo che nel grande piazzale antistante la Porta Sud, all’estremità di Piazza Tien Anmen sostava sempre una lucidissima automobile Anni Cinquanta. Di fronte ad essa un fotografo con una macchina fotografica ancora più antica ed una fila di coppie appena sposate. All’interno c’era un giovane seduto al volante con un gomito poggiato sul finestrino aperto, accanto a lui la giovane moglie sorridente: facevano una fotografia. Era questo il miglior ricordo della prima giornata insieme (allora era proprio così) per i due giovani. Ricordo ancora i loro occhi felici per essere scampati alle tragedie in cui erano vissuti praticamente dalla nascita e per potersi godere quel momento di indimenticabile gioia. Purtroppo non ho alcuna fotografia, altro che nella mia mente, di quella scena e non sono mai riuscito a trovarne una. Se qualcuno riuscisse a farmela avere ne sarei molto grato.

Torniamo a noi dopo l’ennesima digressione. Passavamo attraverso la porta ed il profondo arco che conduceva al di là delle alte mura. Di fronte, incombente, il ritratto di Mao affiancato da quelli di Marx, Engels, Lenin e Stalin. Finalmente dentro, poca gente intorno. Ci aggiravamo nei viali da un padiglione all’altro. Entravamo in ciascuno di essi e ci avvicinavamo al trono, ai letti imperiali, alle grandi decorazioni, alle strutture lignee con i decori dai colori brillanti. Eravamo liberi di sostare, respirarne l’aria, rivedere il film di una storia gloriosa e tragica. Oggi purtroppo ciò non è più possibile! L’immensa folla di turisti e la necessità di preservare questi beni preziosi ha reso necessario vietare l’ingresso nelle innumerevoli sale, specie le più importanti. E’ possibile solo farsi largo fra la calca e dare una rapida occhiata all’interno attraverso vetri abbastanza sporchi, spintonati di qua è di là. L’atmosfera è quasi perduta, ma comunque vi consiglio caldamente di visitare la Città Proibita e prendervi tutto il tempo necessario.

Vi ho allegato alcune fotografie che per lo più provengono da un libro che comprai all’epoca e conservo gelosamente. Vi allego inoltre tre links che potrebbero darvi un’idea di questo straordinario monumento. Il primo è brevissimo, circa sette minuti ed è una panoramica dell’insieme e dell’interno delle varie sale:

https://youtu.be/iYynK-K-3uU

Il secondo, diviso in due parti con due indirizzi diversi, è un vero e proprio documentario che fa uso anche di spezzoni di film per darvi una sensazione dell’ambiente di quei tempi, dalla gloria alla distruzione ed alla ricostruzione. Se avete tempo ne vale la pena:

https://youtu.be/sHypO2ISPas

https://youtu.be/Cx-C6cEYoeU

In questi ambienti si chiuse un periodo di storia ed iniziò un tentativo di frattura con il passato parzialmente riuscito, anche se oggi i fili di una grande civiltà si stanno rapidamente ricomponendo dopo due secoli di periodi bui. E mi riferisco alla caduta dell’impero ed al bimbo che ne fu vittima.

Passiamo all’imperatore bambino

Bisogna ritornare al 1815 quando dopo il congresso di Vienna il commercio mondiale crebbe rapidamente e la Cina offrì mercati illimitati all’Europa. Le potenze europee cercarono di approfittare di una tendenza esistente e rendere la Cina dipendente dall’oppio. Quando il regime dei Qing cercò di bandire la tratta dell’oppio nel 1838 la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Cina e ne ebbe facilmente ragione, fino al trattato di Nanchino che permise agli Europei l’accesso illimitato ai porti cinesi e alla Gran Bretagna il dominio di Hong Kong. Ma non bastò e ben presto si scatenò la seconda guerra dell’oppio terminata con il trattato di Tianjin che asservì e umiliò i Cinesi imponendo ad esempio che tutti i documenti ufficiali cinesi fossero scritti in inglese etc. I Cinesi non hanno ancora oggi dimenticato tutto ciò.

Ma a noi interessa in questo momento la fine del sistema cinese che era ormai sull’orlo del collasso. Sembra di leggere un romanzo assolutamente di fantasia, ma è la realtà. Alla fine del XIX secolo emerse un nuovo leader: l’imperatrice Cixi, concubina dell’imperatore Xianfeng e madre dell’imperatore bambino Tongshi morto poi prematuramente a 18 anni di vaiolo. Non c’erano successori naturali e Cixi fece eleggere imperatore suo nipote Guanxu di quattro anni, lo adottò come figlio, e riuscì ad avere il controllo del governo per 47 anni. Successivamente, per la forte pressione occidentale, fu costretta ad abbandonare il potere e Guanxu, libero di governare, tentò di essere il “vero imperatore”. Ciò non andava bene a Cixi che riuscì a prendere di nuovo il controllo e fare imprigionare il giovane Guanxu, con la scusa di una cospirazione. In punto di morte essa chiamo a succederle il 7 febbraio 1906 PU Yi, figlio del fratello dell’imperatore in carcere (che poi provvidenzialmente morì per avvelenamento). Questo fatto cambiò e distrusse la vita del bimbo che altrimenti sarebbe trascorsa serena ed ignorata dal mondo. Pu Yi fu all’improvviso sottratto alla madre, ai fratelli e divenne imperatore sotto la reggenza del padre. La rivolta di Wuchang nel 1911 portò alla proclamazione dell’indipendenza della repubblica di Cina, all’abdicazione dell’imperatore bambino ed alla fine della storia imperiale cinese. Ma a questo punto (siamo in Cina!) fu consentito a Pu yi di vivere nella CP “come se” fosse ancora imperatore, assieme alla sua corte. E qui comincia la sua vita privata che interessa a noi.

La Città Proibita era gestita esclusivamente dagli eunuchi e il bimbo fu posto sotto la tutela di quattro concubine (le “madri adottive”) del precedente imperatore e vide la madre vera per la prima volta solo dopo aver compiuto dieci anni. Essa però, dopo inutili discussioni con le concubine imperiali su come allevare il figlio, si suicidò per disperazione. Il padre invece poteva visitare il figlio ogni due mesi, ma solo per qualche minuto. Pu Yi vide per la prima volta altri bambini quando, a sette anni, ricevette la visita del fratello e della sorella, che però si rivolgevano a lui come “vostra maestà”. Dovunque Pu Yi andasse era seguito da un corteo silenzioso di eunuchi, pronti a servirlo in ogni necessità. Quando voleva mangiare era pronto per lui un banchetto e via così. Questa era la sua vita: studio con precettori privati e giocava da solo, sempre circondato da eunuchi. Questi concordarono con il governo britannico di inserire a corte un precettore inglese, Reginald Johnston, ufficialmente per insegnargli l’inglese ma in realtà per controllarlo e riferire. I due però diventarono realmente amici e Pu Yi fu molto influenzato dalla presenza di quest’uomo. A 15 anni cercò di scappare dalla sua “prigione” ma non vi riuscì. Al compimento dei 16 anni i suoi tutori decisero che doveva prender moglie e gli furono presentate le foto di quattro giovinette. Lui scelse Wen Xiu, ma i tutori lo convinsero a scegliere “liberamente” Wan Rong che divenne imperatrice. Sembra che la prima notte di nozze Pu Yi fosse stato assalito da una crisi di panico e fosse fuggito dalla camera nuziale. E’ possibile che non abbia mai consumato il matrimonio ma certamente non ebbe figli e comunque riuscì, col consenso della moglie, a sposare anche Wen Xiu. Anche questo matrimonio restò comunque senza figli. Si dice che l’imperatore fosse omosessuale e forse anche impotente e non ci sarebbe da stupirsene vista la maniera in cui trascorse la sua infanzia.

Nel 1924 Pu Yi, temendo per la sua vita visto che poteva essere comunque considerato un simbolo da alcune delle fazioni in lotta e riportato sul trono suscitando le reazioni della fazione avversa, fu convinto dagli onnipresenti eunuchi, a fuggire nell’ambasciata giapponese che lo accolse a braccia aperte. Qualche mese dopo lui e la sua corte furono trasferiti a Tianjin, nella concessione giapponese. Pu Yi, convinto di aver trovato la felicità, ebbe a dire successivamente “sono entrato nelle fauci della tigre”: A Tianjin lui e Wan Rong ebbero un’intensa vita di società: per la prima volta il giovane “vedeva il mondo” e la cosa lo affascinava, ma il rapporto con la moglie non funzionava ed ella lo aveva soprannominato “eunuco”. Andava meglio con Wen Xiu che però non accettava il suo ruolo subordinato a Wan Rong e ben presto ritornò a Pechino dove visse, senza risposarsi, fino al 1950.

Nel 1931 il Giappone occupò la Manciuria e chiese a Pu Yi di collaborare alla formazione di uno stato indipendente, il Manchukuo). Egli accettò e si introdusse clandestinamente nel territorio. Fu raggiunto dalla moglie che ebbe una relazione con una guardia del corpo e fu segregata nelle sue stanze. Lì divenne dedita all’oppio ed iniziò la sua distruzione fisica e mentale. Chiunque si avvicinava a Pu Yi era destinato alla distruzione! Pu Yi comunque fu nominato reggente e poi imperatore del nuovo stato, riconosciuto solo da Giappone, Germania e Italia. Ben presto si rese conto però di essere di nuovo solamente un fantoccio e non l’erede di una gloriosa dinastia. Ebbe a questo punto una nuova moglie Yuling che era entrata, a soli sette anni al servizio di corte nel 1927. Essa nel 1937 fu scelta come concubina imperiale di quinto livello. Sei anni dopo essa morì, ufficialmente di febbre tifoide ma in realtà, come Pu Yi sospettò, avvelenata da un medico giapponese perché sobillava l’imperatore a ribellarsi contro i “burattinai”. Un’ altra vittima quindi della maledizione di Pu Yi. Essa comunque dopo la morte fu nominata, magra consolazione, “concubina di secondo livello”. Successivamente nel 2004 i discendenti della casata Qing la elevarono al rango di “Concubina di primo livello”, cioè “Nobile Consorte Imperiale”.

Pu Yi ebbe una quarta moglie, Li Yuqin, che nel 1943 fu scelta come concubina imperiale a 15 anni. Essa, dopo la resa del Giappone nel 1945, fu abbandonata …. E si salvò dalla maledizione!  Visse da sola lavorando in una libreria, nel 1957 divorziò formalmente, si sposò con un tecnico ed ebbe due figli, uno dei quali ebbe a dire “mia madre aveva il diritto di perseguire la sua felicità”: aveva resistito alla pressioni delle autorità comuniste che cercavano di dissuaderla dal divorziare dall’imperatore. Morì nel 2001 di cirrosi epatica.

Pu Yi invece fu preso prigioniero dai Sovietici e successivamente “trasferito in Giappone” con un piccolo seguito. E così si mise in viaggio di nuovo senza aver più rivisto la prima moglie che, distrutta dalla droga, morì in una prigione cinese a 40 anni. Un’altra vittima!

Pu Yi era stato ingannato. Non andò mai in Giappone ma in Russia dove rimase cinque anni. Fu trattato abbastanza bene, perché Stalin pensava che potesse tornargli utile. Nel 1950 fu costretto a lasciare la sua comoda vita in Russia per tornare in Cina dove fu rinchiuso in prigione per nove anni, fece umili lavori, e fu costretto ad una “rieducazione” sperando sempre di essere liberato. E così fu nel 1959 quando tornò a vivere nella casa di suo padre a Pechino dove in realtà non aveva mai vissuto. Visitò la Città Proibita dove era cominciata la sua disgraziata storia e gli fu assegnato lì un lavoro come giardiniere….. di quello che, senza che lui lo volesse, era stato il suo palazzo imperiale. Nel 1962 Mao gli concesse di sposare Li Shuxian, un’infermiera, membro del Partito Comunista Cinese, che lo aveva curato in prigionia. Essa fu la quinta e ultima moglie e si sposarono con gli auguri di Zhou Enlai che non lo aveva mai perso di vista. Pu Yi ebbe finalmente un po’ di pace nell’ultima fase della sua vita ma anche in questo caso senza discendenti. Morì nel 1967 durante la rivoluzione culturale e si dice che fosse stato assassinato dalle guardie rosse, ma non ci sono prove: ufficialmente morì per un tumore. Il suo corpo fu cremato e poi, ultima beffa del destino, dopo una nonna terribile che distrusse la sua vita, dopo una madre disperata, quattro madri “adottive”, eunuchi come tutori e cinque concubine, il mausoleo in cui riposano le sue ceneri prima della rivoluzione comunista era un cimitero per concubine ed eunuchi imperiali!

L’ultima moglie, morto Pu Yi, si sottrasse alla luce dei riflettori ed ebbe difficoltà economiche. Anche questa volta Zhou Enlai venne in suo soccorso assegnandole un aiuto finanziario. Morì per un tumore all’età di 73 anni, esprimendo nel testamento il desiderio di essere tumulata assieme a Yuling, l’unica donna che Pu Yi aveva scelto veramente, opponendosi anche ai Giapponesi, e che lo aveva realmente supportato fino alla tragica morte. Non è stata accontentata.

Così finisce la storia di questa bambino, travolto dal vortice della storia senza avere alcuna colpa e costretto ad essere al centro degli tragici avvenimenti dei primi cinquant’anni del secolo ventesimo.