11. nov, 2016

Testo

Il mondo “di là”  Parte prima. La Cina

 

Tutti sanno che il mondo asiatico, con le dovute distinzioni, è impregnato di religiosità.

Ci sono ovviamente differenze notevoli fra i vari Paesi: per esempio l’Indocina è molto diversa rispetto alle Filippine ed ancora di più rispetto all’Indonesia.

Analogamente in Asia  l’atteggiamento verso il mondo “di là” è molto diverso nelle generazioni più giovani rispetto ai loro genitori, come per altro succede nel mondo occidentale del cui influsso probabilmente risentono.

Strano a dirsi per chi non ha frequentato quella parte di mondo, il Socialismo reale, almeno nell’accezione asiatica ha spesso influito molto marginalmente e talvolta per niente (in Vietnam) sul sentimento religioso della popolazione. Del resto bisognerebbe parlare a lungo sul modo in cui il marxismo è stato recepito in Asia, che non ha niente a che fare con l’ideologia europea, e qualche volta ne parlerò diffusamente.

Per quanto riguarda l’argomento di oggi, mi occuperò solo di Vietnam e Cina raccontando una serie di episodi che mi sono accaduti personalmente in vari periodi della mia vita e che, per motivi diversi, sono rimasti ben impressi nella mia memoria.

Ci tengo a dire che oggi non ho alcuna intenzione di occuparmi di religione, teologia etc. ma solo di raccontarvi di alcuni aspetti della vita locale con speciale riguardo alle relazioni fra il mondo “di qua” e quello “di là” nella percezione della gente comune che mi è capitato di incontrare in molti anni. Lascerò per ultimo. un episodio che mi è avvenuto di recente in Vietnam e mi ha impressionato profondamente.

 

Cominciamo con la Cina

 Nella sua lunga storia la Cina è stata culla di numerose tradizioni filosofiche e religiose o, in senso lato morali. Certo è che su questo argomento, come per altro sempre quando si analizza il mondo cinese, un’omologazione ai parametri o addirittura agli assiomi culturali e filosofici occidentali è impossibile proprio per l’impermeabilità che i due mondi hanno avuto per millenni. Tuttavia il Confucianesimo, il Buddismo ed il Taoismo sono state le tre idee che hanno formato la millenaria storia cinese. Certamente il Confucianesimo ha dominato per due millenni la vita e la politica cinese regolando la vita e i rapporti sociali ed interpersonali sulla base della “pietà filiale”. Esso quindi regolava i rapporti familiari, quelli fra superiori e inferiori, fino ai rapporti fra imperatore e sudditi ed il culto degli antenati.

Ancora oggi, nell’immenso cambiamento della società che si è verificato nell’ultimo ventennio, ci si rende conto che i Cinesi, talvolta addirittura inconsapevolmente, sono permeati di questi principi che per altro si potevano intravedere anche nei decenni precedenti (quelli per intenderci in cui andavano vestiti apparentemente tutti uguali), con l’unica eccezione del periodo della grande tragedia della rivoluzione culturale.

Le religioni ufficialmente riconosciute  sono cinque: Buddismo, Taoismo, Protestantesimo, Cattolicesimo e Islam. Esiste però una “religione tradizionale cinese” un misto di Confucianesimo, Buddismo e taoismo, che non si formalizza in un’organizzazione e quindi non è riconosciuta dallo Stato ma  è probabilmente la pratica più diffusa.

Per quanto riguarda il Cattolicesimo,  ne esistono due forme: l’ associazione patriottica cattolica cinese” che non ammette ufficialmente il primato del Papa ed è pienamente riconosciuta dallo Stato, e la Chiesa Cattolica in comunione con Roma che opera in clandestinità. La storia del Cattolicesimo in Cina è estremamente interessante, a partire dal gesuita Matteo Ricci (XVII secolo), forse l’occidentale più venerato in Cina e la cui tomba è tenuta in grande onore al centro di Pechino (Fig. 1). Uno dei grandi problemi ostativi all’accettazione governativa di una sola chiesa cattolica è costituito dalla nomina dei vescovi che tanti conflitti e tanti morti provocò in Europa molti secoli fa. Una quindicina di anni fa si era vicini ad una soluzione ma poi tutto saltò, forse per la grande opposizione di una parte della Curia di Roma.  Stiamo però andando fuori tema e forse di questo argomento affascinante in cui i due mondi si confrontano ve ne parlerò in seguito. E’ importante dirvi però che il Cardinale Parolin, attuale segretario di Sato vaticano, aveva quasi  portato in porto le trattative quando improvvisamente fu nominato Nunzio Pontificio in Venezuela. Fu quindi sostituito, generando un grande sospetto dal lato Cinese e quindi andò tutto a monte.

 

Sulla Cina voglio raccontarvi due episodi. Il primo, brevissimo, risale all’inizio degli anni ottanta.

Si era appena fuori dalla rivoluzione culturale, padri e figli ancora stentavano a parlarsi perché i primi diffidavano dei secondi e tutti speravano che Deng Xiao Ping avrebbe portato una nuova primavera. Inutile dire che tutta una generazione, mi riferisco alle persone al di sotto di 30-35 anni erano di un’ignoranza spaventosa. La cultura, le scuole, gli insegnamenti anche minimi erano praticamente stati  cancellati  per vari anni e perfino all’interno delle famiglie i genitori colti evitavano di insegnare alcunché ai figli e di mostrare la loro cultura per evitare di essere denunziati da loro o dai vicini di casa e quindi processati e deportati.

Ho conosciuto in quel periodo una persona molto anziana (forse più di 80 anni)  con cui la sera riuscivamo a scambiare qualche parola. Era una persona affascinante, che aveva studiato inglese e francese all’epoca delle legazioni (aveva persino conosciuto Ciano e la moglie Edda Mussolini), e aveva letto molti classici della letteratura occidentale. Mi diceva che durante il periodo buio, per salvarsi, era stato costretto a distruggere tutti i libri e a nascondere la sua cultura e la conoscenza delle lingue straniere. Da lui imparai tanto della vita e della cultura cinese, delle enormi differenze fra noi e loro che dureranno per secoli. Lui auspicava che fossero durate per sempre per evitare una fatale omologazione di tipo “coloniale” che sarebbe stata dannosa per tutti. Ognuna delle parti aveva da imparare dall’altra qualcosa dall’altra.

 Come aveva ragione!

Lui fu capace di predirmi moltissimo di quello che ho poi visto in questi giorni. Spero che riposi in pace da qualche parte.

Dicevo che l’ignoranza imperava, al punto che il governo decise di fare dei corsi e degli esami di convalida dei titoli di studio ottenuti nel periodo critico.

Andiamo all’episodio. Un giorno un interprete, un giovanotto simpaticissimo debitamente autorizzato, mi portò a visitare un tempio a qualche ora di distanza da Pechino. Era in stato di completo abbandono ma ciò che più mi colpì fu la presenza di centinaia di statue del Buddha, per lo più piccole, e molte di esse avevano la testa distrutta probabilmente durante un’incursione delle Guardie Rosse. Chiesi qualche informazione su questo tempio ma il mio interlocutore (come mi aspettavo) mi rispose che non sapeva assolutamente niente. Un’altra cosa mi colpì: la presenza di numerose iscrizioni. Chiesi informazioni anche su queste ma non ebbi risposta. Pensai che non fosse autorizzato a dirmi niente e gli chiesi “ me le puoi leggere?”

La risposta fu precisa “Non le so leggere!” . Lasciai perdere.

Durante il viaggio di ritorno mi resi conto che non mentiva e  che mi aveva fatto capire una cosa assolutamente drammatica. Se a chiunque di noi in Italia che sappia leggere e scrivere mettiamo in mano un testo di filosofia, può capirne poco, o forse niente, ma lo può leggere. A poco a poco, se è interessato, un barlume di quello che legge può entrare nella sua mente e nel suo animo. Ma con gli ideogrammi questo non è possibile. Se non conosci quel carattere e quelli correlati ad argomenti che non ti sono stati insegnati ti è stata chiusa una porta; non riesci a leggere

Questo aveva fatto la rivoluzione culturale: aveva cancellato una generazione e forse ci sarebbero voluti molti decenni per ritrovare le proprie radici. A quell’epoca tutto ciò che aveva a che fare con le ”pratiche di pensiero”, la morale, la religione, era stato cancellato  e gli stessi genitori avevano paura di esternare ai figli un qualunque concetto di questo tipo. Nel Paese di Confucio, della pietà filiale e della struttura rigidamente gerarchica della società!

 

Facciamo un salto in avanti di 30 anni.

Mi è capitato più volte di toccare l’argomento religioso (in senso molto lato, non di teologia o di una religione specifica) e mi sono sentito dire “ il Partito ci insegna che la religione non ha senso ed il mondo “di là” non esiste". In Cina ho imparato a dare enorme importanza alle sfumature, in questo caso alle prime quattro parole della frase “… Il Partito ci insegna….” quasi a prendere velatamente e molto discretamente la distanza fra la posizione ufficiale e la posizione personale, intima, del mio interlocutore.

Una volta, un paio d’anni fa, volevo visitare una città dove non ero stato da tanti anni, e mi accompagnò una giovane signora che chiamerò Lin.  Era la persona che più chiaramente ed esplicitamente mi aveva fatto il discorso che ho appena riferito. Facemmo la visita, molte fotografie, e mi portò anche in un tempio Buddista che non avevo mai visto. C’era una moltitudine di persone e feci molte fotografie (Fig.2). A un certo punto le dissi “fermati, ti faccio una foto con lo sfondo del tempio”, “No, scusami, ma non è bello, è un luogo sacro, fotografa solo il tempio” fu la risposta con mia grande sorpresa. “Scusami” risposi, ed entrammo.

All’interno c’era poca gente ed un’atmosfera di diffusa religiosità. I turisti locali erano fuori, ed io ero l’unico straniero.  Come mi capita spesso in circostanze simili, mi fermai a meditare in raccoglimento per una decina di minuti. La ragazza mi osservava silenziosa. A un certo punto, vinto l’imbarazzo, si inginocchiò a pregare nella maniera solita dei Buddisti. Esprimeva una fede intima e profonda, anche se per l’imbarazzo di qualche minuto prima non aveva comprato i bastoncini di incenso. Attesi che finisse, fece l’offerta rituale, uscimmo in silenzio, e una volta fuori mi guardò con un sorriso complice, liberatorio e felice. Non dicemmo una parola, ma si creò una nuova sintonia fra di noi.

“Il partito ci insegna ….” mi era molto più chiaro. Andammo a pranzo in un ristorantino, diremmo noi “casereccio” scherzando e ridendo  come due ragazzini (Fig.3).

Mi rendo conto che devo chiarire un punto. Non era la paura a renderla così restia, anzi proprio il Partito in questo periodo tiene in grande considerazione i gruppi sociali degli intellettuali, inclusi quelli legati alle religioni ufficiali  e li ammette alla vita politica attiva. Credo che il problema sia più che altro una forma di imbarazzo ad avviarsi per sentieri che non avevano percorso da bambini. A questo proposito, ma non ne parlerò oggi, vi anticipo che una volta mi trovai ad affrontare questo argomento in maniera esplicita e diretta, quando, a cena un’altra giovane donna di punto in bianco mi chiese “ qual' è per te la religione vera?” Domanda di una difficoltà estrema se si prescinde da stereotipi e assiomi semplicistici e si tiene conto del fatto che eravamo due persone con una cultura ed una storia (personale e nazionale) totalmente diversa fin dall’età della pietra.

Ci trovammo coinvolti in una discussione interessante e coinvolgente che durò fino a tarda sera.

Mi sono dilungato troppo e del Vietnam  che è ancora più interessantevi parlerò fra qualche giorno